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Fermati sul monte
1 Re 19,11
Un'ansia mai sazia la ricerca di Dio...
La ricerca di Giobbe è un’ansia mai sazia. Deve capire, non può subire. Accettare sì, ma con ragioni che valgano. Quel suo: «Verrei a sapere le parole che mi risponde e capirei che cosa mi deve dire» (23,5) è indice della lotta terribile che lo avvolge. «Giobbe si imbatte nel mistero di Dio. È costretto a perdere la fede o a credere in un Dio diverso ma in questo secondo caso Giobbe si vede obbligato a prendere le distanze da tutta una teologia che ha da sempre nutrito la sua vita e quella del suo popolo. Ecco, ormai chiari, i veri termini del dibattito». (B. MAGGIONI). Ciò che sta vivendo contiene un messaggio, ma egli non riesce a decifrarlo. Eppure è solo in questa chiarezza di motivazione al suo dolore che la pace potrà diventare il suo pane. «Egli adotta la realtà del male lasciandola nella sua forza di scandalo, nella sua provocazione bruta vanamente coperta dai veli retributivi» (G. RAVASI). Per questo non tollera gli amici che volendo salvare le certezze tradizionali restano nell’orizzonte mentale in cui sono abituati a vivere e invece di comprendere la sofferenza di Giobbe si mettono a fianco di Dio e pretendono di parlare in suo nome. Le parole taglienti di chi invece sta cercando disperatamente il volto di Dio riportano la vicenda al suo nucleo fondamentale: non servono all’uomo sentenze di cenere e difese di argilla (cfr 13,12), è necessario il coraggio della vita. È ingenuo pensare che tutto vada bene nel mondo perché Dio guida con giustizia ogni cosa ed è da atei pensare che bene e male sono il frutto del capriccio di Dio o del caos. Ostinarsi a credere nella bontà di Dio accettando la realtà così com’è non è una risposta, ma il giusto modo di porsi di fronte al problema. «Non tanto dunque: perché c’è il male?; quanto piuttosto: come vivere in una situazione di contraddizione?» (B. MAGGIONI) sr teresa della + o.carm.
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