Fermati sul monte
1 Re 19,11
"Fuggisti dopo avermi
ferito, ti
cercai, ti eri involato!" (san Giovanni della Croce)
I
santi si avvicinarono alla fiamma del desiderio interiore scoprendola
nel profondo della loro umanità e furono bruciati e purificati da essa
nel loro incontro. Teresa d’Avila capì che era l’acqua offerta da Gesù
alla donna samaritana, molto più fuoco che acqua, a far crescere il
desiderio. “Quanto assetati diventiamo grazie a questa sete!” E
Giovanni della Croce: “Dove
ti nascondesti in gemiti lasciandomi, o Diletto? Come il cervo
fuggisti, dopo avermi ferito; ti uscii dietro gridando: ti eri
involato!”. Qui è la nostra umanità, in questo svegliarsi in mezzo a
una
storia d’amore. Qualcuno ha toccato il nostro cuore, lo ha ferito e ci
ha reso bramosi di appagamento. Chi ci ha fatto questo, e dove se n’è
andato? Domande che accompagnano il
viaggio di ogni essere umano, e
muovono ogni passo... dal camminare carponi del bambino
al
pellegrinaggio
del Papa in Terra Santa, dallo scrutare le stelle a posare i piedi
sulla luna... ogni passo! I nostri desideri -
dice Giovanni della Croce - sono simili a un bambino piccolo: quando
poniamo loro attenzione, li plachiamo per un po’, ma di lì a poco
tornano e
rumorosamente disturbano la pace della casa;
oppure, i nostri desideri sono simili a un giorno con
l’amato a
lungo
desiderato; ma
il giorno si traduce in una grande delusione! Come non avvertire il
nostro essere uomini in questa fame che ci divora? Fame di qualcosa di
profondo che solo Dio è in
grado di nutrire? Teresa di Lisieux
trova i suoi desideri profondi catturati nell’immagine del cielo: domenica senza
fine, rifugio eterno, eterna spiaggia. L’eterna
spiaggia:
espressione particolarmente evocativa a rappresentare il
desiderio del cuore. Lei che aveva scelto di vivere tutto, di mangiare
il pane dell'incredulità alla mensa dei peccatori, di essere una
pallina da gioco nelle mani del Cristo bambino, anelava all'eterna
spiaggia, nonostante la muraglia della notte si fosse alzata nella sua
fede. L'eterna spiaggia: espressione di tutto ciò che possiamo
desiderare e che non riusciamo talvolta a delineare al nostro sguardo
interiore. Come ancora lei dice: "Io
mi sentivo incapace a esprimere in un linguaggio umano i segreti del
cielo, e dopo aver scritto pagina su pagina, mi resi conto che avevo
appena cominciato. Gli orizzonti sono così vari e tante le sfumature di
infinita varietà…” (SS.189).
Ci capita
di arrivare continuamente a una
meta, affascinati da una promessa di
appagamento, ma continuamente torniamo via delusi. Chissà che la
spiaggia da noi trovata non sia un angolo nascosto di quel mare per noi
ancora sconosciuto che si chiama Altrove? Usando l’immagine di Teresa,
noi arriviamo a molte spiagge ma ogni volta ci rendiamo conto che non
siamo giunti a quella "giusta". Se però le nostre labbra sanno di
amaro, non sarà forse che il mare l'abbiamo trovato, ma per noi non è
la spiaggia giusta perché aspettavamo il mare fosse dolce? Svegliamo il
nostro uomo che si è assopito: l'acqua del mare non può essere che
salata!! Siamo arrivati sull'eterna spiaggia dell'OGGI di Dio... le sue
acque stanno toccando le nostre rive... OGGI. sr teresa della
+ o.carm.