Amare: una icona di bellezza vitale che genera bellezza interiore, una chiave che apre noi credenti all'esperienza di Cristo risorto. In quel delicato equilibrio tra l'esperienza profonda personale della preghiera e l'incontro con l'altro nasce l'espansione del modo in cui la natura divina si accosta alla natura umana trasfigurandola dall'interno. La visione del soprannaturale prende forma nelle creature immagine che siamo e che accostiamo. Ogni evento di amore consegnato è come una figura senza più ombre: icona appunto, che rende liturgico il muoversi della vita umana: è una realtà, l'amore, che non prende più luce dall'esterno, in quanto è illuminata dal di dentro. Possano i nostri occhi creare dimore di luce della divina presenza nella vita nostra e dei fratelli, cenacoli di accoglienza del Mistero e fronti di libertà nuova nella testimonianza della Parola che ricrea. Si possa dire anche di noi ciò che la Scrittura dice degli eletti in prospettiva escatologica: «Vedranno la faccia del Signore porteranno il suo nome sulla fronte. Non vi sarà più notte e non avranno più bisogno di luce di lampada né di luce di sole, perché il Signore Dio li illuminerà e regneranno nei secoli dei secoli» (Ap 22,4-5). Preghiamo ogni giorno perché possiamo diventare gli uni per gli altri, come Mosè per i suoi, icona di bellezza umana nel tempo fecondo del nostro peregrinare: «Gli Israeliti, guardando in faccia Mosè, vedevano che la pelle del suo volto era raggiante» (Es 34,35). buona domenica sr teresa della + o.carm.