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Fermati sul monte
1 Re 19,11
L’oscuro amore di Dio Teresa d’Avila. Una donna di grande forza che ci aiuta a capire, parlandoci della sua esperienza, quanto sia "duro" , oggi come allora, lottare con le proprie tendenze interiori; vere e proprie battaglie che si scatenavano nella sua anima non appena lei attendeva, pregando, alle sue profondità. “…Ascoltare la Sua voce è più penoso che non udire” (Il Castello interiore, Seconde mansioni, cap.1, n. 2). “Andare verso se stessi” dovrebbe essere come andare a casa; potremmo pensare che le battaglie intorno sono una cosa, ma nell’anima tutto è armonioso. Invece lei diceva che andando nella sua interiorità, scopriva di essere in guerra con se stessa. La preghiera getta luce negli angoli più nascosti dell’anima. Le costrizioni, le passioni, i modi inautentici di vivere, i falsi idoli, e i falsi dèi, tutto diventa chiaro come la persona diventa fondata nella verità. Questa esperienza non confortevole può intimorire e indebolire, portare alla tentazione di abbandonare il viaggio. Il richiamo di Teresa al coraggio e alla determinazione nella ricerca di una vita di preghiera non è troppo drammatico. La porta della conoscenza di sé, la porta del castello interiore, è la preghiera e la riflessione. Senza uno sforzo di preghiera, noi rimaniamo impotenti, bloccati alla periferia della nostra vita, e chiediamo ad altri e alla creazione di Dio di dirci ciò che soltanto Dio può dirci: ciò che siamo. Senza una verità centrale che emerga nella nostra vita noi viviamo con molti “centri”, frammentati e spezzettati, chiedendo a ciascuno di soddisfare i desideri del nostro cuore. Questa battaglia penosa a entrare in noi stessi nella preghiera è l’unico antidoto a una morte sicura, stretti nell’abbraccio degli idoli. Gli scrittori moderni possono avere simpatia per Teresa che ha narrato tutte le difficoltà della sua vita, includendo anche di essere troppo lodata e ingiustamente criticata; soffriva la contraddizione degli uomini buoni che pensavano che le sue esperienze di preghiera venissero dal diavolo e quotidianamente doveva combattere con una salute precaria. Un’esperienza molto difficile si levò per l’appunto quando la sua relazione con il Signore divenne più intima. Cominciò a esaminare tutto il suo viaggio e a chiedersi se era radicato nella sua immaginazione piuttosto che la realtà della presenza di Dio nella sua vita. Avendo impiegato tutta la vita e le migliori energie a seguire la chiamata ricevuta, cominciò a domandarsi se era tutta una illusione. Noi siamo una passione inutile? Sono i desideri immensi del nostro cuore o la fame della nostra anima che ci fa sentire frustrati? Oppure è tutto realtà, un amore che ci aspetta uguale alla nostra brama? Queste domande si fanno sentire al cuore del viaggio umano. Il tempo e la perseveranza, e la grazia di Dio, hanno risposto ai dubbi di Teresa. Più tardi racconterà l’assenza di dubbi tanto dolorosi e la sicurezza di una profonda relazione con il Signore, libera da preoccupazioni. Ma persino nella condizione che lei identifica come “matrimonio spirituale” ancora riferisce che confida di soffrire di più. E non era così dura con se stessa come quando era chiusa in sé e bloccata alla periferia della sua vita: sapeva che attraverso la croce sarebbe emersa la vita. Teresa non costruì croci artificiali nella sua vita, ma non scansò neppure le croci presenti alla sua vita. Aveva imparato ad avere fiducia nell’amore talvolta oscuro di Dio. E noi? www.januacoeli.it | |||
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