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Fermati sul monte
1 Re 19,11
Una Presenza più vicina L'amore di Dio che non è sempre un’alta esperienza di unità di tutta la creazione. Nella notte oscura l’amore di Dio si rivolge a noi in un modo che sembra ci sia negato. Nella notte Dio sembra venire contro di noi. Niente nell’amore è oscuro o distruttivo, Giovanni lo ribadisce, ma poiché, per ciò che noi siamo, abbiamo bisogno di purificazione, l’amore è sperimentato come oscuro. Giovanni dà a questo proposito una descrizione forte del momento nella vita in cui le consolazioni scompaiono e la preghiera è tutto, ma resta impossibile. Il desiderio è ancora presente ma è esausto e va in cerca di sollievo. Il teologo Karl Rahner commentava che tutte le sinfonie nella vita rimangono incomplete. In ogni relazione, in ogni possesso affiora sempre incompiutezza. Questa frustrazione del desiderio e la lusinga di qualcosa di più o al di là è il disagio causato dal continuo invito da parte di Dio ad una comunione profonda. Quando ciò che si desiderava sfuma, la persona entra in una specie di oscuramento. Lo psicologo Carl Jung osservava che non riusciamo a distinguere i simboli di Dio e i simboli di noi stessi. Quando l’individuo perde il simbolo di Dio, la personalità comincia a disintegrarsi. Questa condizione oscura rimane fin quando un nuovo simbolo di Dio emerge o si sviluppa una nuova relazione con un vecchio simbolo di Dio. Il consiglio di Giovanni della Croce durante queste crisi della vita è molto utile. Egli ci assicura che l’amore di Dio è comunque presente nella nostra vita ma non lo abbiamo ancora sperimentato come amore inizialmente; è necessario allora avere pazienza, fiducia e perseveranza. Questa attività amorosa di Dio ci libera dagli idoli e ci ristora nella salute dell’anima. Gli dèi stanno morendo nella notte e l’anima ha bisogno di sostenere un processo di afflizione. La strada sbagliata potrebbe risolvere o sanare la condizione artificialmente, o rinnegarla del tutto. Siamo chiamati ad affrontare la condizione, ad entrare in essa con pazienza, e là dove il cuore si strugge irrobustirsi per essere attenti all’arrivo dell’amore. Giovanni le chiama “attenzioni dell’amore” nell’oscurità; è il tempo di essere un orologio nella notte. La contemplazione è un’apertura all’amore trasformante di Dio, specialmente quando egli si avvicina in maniera camuffata. Un’esperienza intensa che Giovanni chiama notte dello spirito è simultaneamente la forte esperienza del nostro peccato, la finitezza della condizione umana, e la trascendenza di Dio che mai emerge. Mentre in questa condizione le parole sono senza significato, Giovanni scrive che è questo il tempo di “mettere la nostra bocca nella polvere”. Tutto ciò che si può fare è amare ciò che ci si presenta. In questo deserto il pellegrino continua il viaggio nella vita, consegnandosi solo alla guida di una vera fede biblica. Questa fede purificata è il contesto per una giusta relazione con Dio. Come per Teresa di Lisieux, scomparendo il pensiero del cielo, il pellegrino non desidera possedere l’oggetto della sua speranza, e rimette questa speranza in ciò che non possiede. La notte diventa un’esperienza illuminante e una vera guida, migliore del giorno. La fiamma che una volta bruciava ora si cauterizza e guarisce. L’assenza che lo conduce alla ricerca dell’Amato si è rivelata una Presenza compassionevole nascosta nel desiderio. sr teresa della + o.carm.
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