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Fermati sul monte
1 Re 19,11
Una nuova spiritualità Testimoni contemporanei del Carmelo che hanno mantenuto la fede in mezzo a spregevoli sofferenze sono le vittime del campo di concentramento, Tito Brandsma e Edith Stein. Brandsma resistette alla propaganda nazista e Stein si identificò con il suo popolo perseguitato. Furono presi nei flutti del ventesimo secolo, potente espressione del male sociale. Nella loro esperienza di essere strappati a ogni sicurezza e sostegno, questi carmelitani testimoniarono la possibilità di una fede, speranza e amore vissuti nelle peggiori condizioni. Riconoscendo la loro testimonianza, la Chiesa conferma l’autenticità della loro vita e li mette fra coloro che hanno rischiato tutto nel seguire Cristo. Una “nuova spiritualità” per completare la “nuova evangelizzazione”: l’opportunità unica di ascoltare lo Spirito nei diversi contesti esistenziali e l’opportunità di essere chiamati a rispondere. Giovanni Paolo II ha ampliato l’immagine della notte oscura di Giovanni della Croce per includere le sofferenze del mondo moderno: “La nostra epoca ha conosciuto tempi di angoscia che ci ha fatto capire meglio questa espressione e che inoltre ci ha donato una sorta di carattere collettivo. La nostra epoca parla del silenzio e dell’assenza di Dio. Ha conosciuto così tante calamità, così tante sofferenze inflitte dalle guerre, dalla distruzione di così tanti esseri innocenti. Il termine notte oscura è usato ora per tutta la vita e non proprio per una fase del cammino spirituale. La dottrina dei santi è invocata a risposta di questo mistero insondabile della sofferenza umana. Mi riferisco a questo specifico mondo della sofferenza … sofferenza fisica, morale e spirituale, come la malattia, - come le piaghe della fame, come la guerra, l’ingiustizia, la solitudine, la mancanza di significato nella vita, la vera fragilità dell’umana esistenza, la triste conoscenza del peccato, l’apparente assenza di Dio - sono tutte esperienze di purificazione per chi crede che possono essere chiamate notte della fede. A questa esperienza Giovanni della Croce ha dato il nome simbolico ed evocativo di notte oscura, e si riferisce esplicitamente alla condizione e oscurità del mistero della fede. Egli non cerca di dare al problema spaventoso della sofferenza una risposta in modo speculativo; ma alla luce della Scrittura e dell’esperienza egli scopre e distingue qualcosa della meravigliosa trasformazione che Dio effettua nell’oscurità; da allora “egli conosce come separare il bene da male saggiamente e perfettamente” (Cantico B 23,5). Nell’analisi finale, noi guardiamo con la vita il mistero della morte e risurrezione in Cristo in tutta verità”. (Maestro nella fede, Lettera Apostolica di Giovanni Paolo II). La fede non elimina la notte, ma la illumina... sr teresa della + o.carm.
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