In occasione della solennità del Corpo e Sangue del Signore inviamo una riflessione un po' più approfondita sul questo mistero che
ci rapisce nella sua insondabile immensità e "piccolezza". Ritroviamoci in questo Pane come fratelli seduti all'unica Mensa.
Con la Cena e la Croce, inseparabili, il popolo di Dio è entrato nel possesso delle antiche promesse, la vera terra oltre il mare, oltre il deserto, oltre il fiume, terra dove scorre il latte e il miele di una libertà capace di obbedienza. Tutte le grandi realtà dell’economia antica trovano in quest’ora (cfr Gv 17,1) il loro compimento: dalla promessa fatta ad Abramo (Gn 17,1-8) alla Pasqua dell’Esodo (Es 12,1-51). È un momento decisivo in cui si raccoglie tutto il passato del popolo, e si innalza al Padre la prima e più nobile eucaristia della nuova alleanza che si sia mai celebrata: sull’altare della croce la fecondità del compimento di tutto ciò che era atteso.
Attratti e penetrati dalla presenza del Verbo fatto carne, i cristiani vivono nella peregrinazione del tempo il loro Pesach, il passaggio dalla schiavitù del peccato alla libertà dei figli di Dio: nella conformità a Cristo, diventano capaci di proclamare le opere meravigliose della sua ammirabile luce, offrendo l’eucaristia della propria corporeità: sacrificio vivente, santo e gradito in un culto spirituale (Rom 12,1) che si addice al popolo di sua conquista, stirpe eletta, sacerdozio regale (cfr 1Pt 2,9). sr teresa della + o.carm.