Dio mi chiama a seguirlo, ogni giorno. Il mio nome è sulle sue labbra e nel suo cuore. Riconoscerlo: è possibile?
Eliseo sta lavorando. E accade qualcosa di grande: un profeta si accosta a lui e gli dona la sua profezia, quel mantello che dice la sua identità. Vale anche per noi. Mentre stiamo lavorando, qualcuno, inviato da Dio, ci passa accanto e le nostre spalle si caricano di un peso maggiore. Riconosciamo in esso il mantello che Dio ha scelto per noi o non piuttosto cerchiamo di liberarci dalla responsabilità di essere profeti?
Lasciati i buoi, Eliseo corre dietro a Elia. Gli attrezzi per arare diventano legna da ardere per cuocere un paio di buoi da dare alla gente. Quando accoglieremo quel mantello, scopriremo il senso del nostro vivere, e potremo offrire a tutti come carne da mangiare gli attrezzi del mestiere. Entrare a servizio di colui che ci passa accanto non è difficile: salutare e andare ogni volta è semplicissimo, se il decimosecondo paio di buoi lo guidiamo noi, cioè se i vincoli con le cose, con le persone, con la realtà li abbiamo annodati noi liberamente ... diventa tutto un problema invece se abbiamo fatto degli attrezzi per arare tutto ciò che siamo: in tal caso restiamo lì ad arare, e non ci sarà banchetto con la gente, né servizio di profezia perché alla nostra vita basterà il fare solchi nel piccolo spazio del nostro terreno.
L'augurio per ciascuno di noi, fare nostra la Parola pronunciata su di noi: "Va' e torna, perché sai bene cosa ho fatto di te... Saluta la tua vita perché ora la tua vita è mia... e di tutti coloro ai quali io la darò..." buona domenica sr teresa della + o.carm.