1 Re 19,11
«Poche famiglie a Beslan hanno perso così tanti bimbi come è successo ai Totyev: quattro bambini. Il pianto che arriva dal numero 44 di via Pervomaiskaya si sente a un isolato di distanza. In casa, Raya Totyeva piange, riversa sul corpo senza vita della sua figlia 12/enne, Lyuba, appena arrivato dall'obitorio di Vladikavkaz. Altri tre dei suoi figli, 14, 11 e 8 anni, sono dispersi. Centinaia di piccoli corpi mutilati giacciono negli obitori dei piccoli centri della regione, scrive Jeremy Page del Times, e la signora Totyeva sta per perdere ogni speranza di ritrovarli vivi».
Solo il silenzio della preghiera e di una prossimità partecipativa può comprendere il pianto di Rachele: Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande; Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più (Mt 2,18) . Le pagine della crudeltà umana continuano a scrivere sulle pagine vive dei fratelli le sillabe del rancore e della vendetta, i discorsi di chi per fare giustizia compie le ingiustizie più aberranti. Fratelli da amare, da perdonare, da sanare, da offrire. Fratelli che giacciono esanimi, feriti nella loro dignità, e strappano lacrime di muto e aspro dolore, e fratelli che infieriscono senza sentimento né pietà. Fratelli: Abele, Caino. Uno con il segno del sangue che grida dal suolo, l'altro con il sigillo sulla fronte, accovacciato vicino alla sua ira. Quando faremo tacere il nostro Caino inquieto di fronte ad Abele gradito? Che non si spenga mai nel nostro giorno il desiderio di rispondere alla terribile domanda di Dio, rivolta a noi ogni volta che la terra sgomenta per il sangue di figli grida verso il cielo, ogni volta che l'amore resta crocifisso tra i chiodi del rifiuto e dell'incredulità, ogni volta che un nome viene sepolto oltre i confini della premura:
sr teresa della + o.carm.