Zaccheo. Un uomo che fa simpatia. Non per il suo operato, ma per la vivacità del
suo sentire, per la lucidità del volere. Sente di voler vedere. Pensa. Cerca.
Sale. Aspetta. E ottiene. Più di quanto si aspettava. Perché Dio sorprende
sempre. Quando l'uomo pensa che non ci sia altro da fare, Dio fa di più. Zaccheo
voleva vedere Gesù. Ha ottenuto di vedere Gesù. Gli basta. Gesù che fa? Prende
l'iniziativa lui. Risponde al suo intento, non a ciò che è espresso, perché
Zaccheo non chiama, non parla... Gesù cerca Zaccheo dove lui si trova, alza lo
sguardo per rispondere alla sua ricerca in maniera completa. Lo incontra.
Abbiamo qui la dinamica di ogni incontro con l'umanità di Cristo. Gesù vede,
chiama per nome, invita. E l'uomo si sente guardato, risponde, va. Due identità
separate e distinte che si cedono vicendevolmente. Gesù scende in casa di un
peccatore, il peccatore sale alla dignità di Gesù. Stupendo l'agire di Dio! un
agire che fa mormorare alla grande quelli che sanno tutto: sanno chi è Gesù,
sanno chi è Zaccheo, sanno quello che dovrebbe fare Gesù e sanno quello che
dovrebbe fare Zaccheo. Gli unici che davvero sanno sono invece Gesù e Zaccheo.
Gesù perché è Gesù e conosce il cuore e la storia di Zaccheo, Zaccheo perché,
non avendo nulla da perdere, si coinvolge senza timore di scoprirsi. Non teme il
giudizio degli altri perché hanno ragione di mormorare! E non teme il giudizio
di Gesù perché chiede di ospitarlo in casa sua! Le meraviglie degli incontri di
grazia: il ribaltarsi delle situazioni più scabrose. A Dio piacciono le cose
difficili, i cuori appassionati, quelli che non stanno a guardare la vita che
scorre, ma la prendono a piene mani senza timore di farsi male. Auguri a tutti
noi, banda di peccatori meravigliosamente salvati dall'albero della croce!
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