Gesù usciva. Un tale gli corse incontro. Nel suo viaggio verso l'uomo Dio incontra chi gli corre incontro e si inginocchia davanti a lui per chiedere. chiedere cosa? di avere qualcosa in più oltre tutto il resto. Un uomo che possiede molti beni, che mette gli occhi sulla vita eterna. Come se dicesse: Quanto costa che la compro? Un digiuno al giorno, cinque opere di carità, settanta preghiere... qualsiasi prezzo, me lo dici e io la compro... Gesù placidamente lo rimanda a ciò che possiede già: l'osservanza dei comandamenti. Lo sguardo del Maestro è uno sguardo intenso, lo sguardo di chi si innamora. Lui sa che quel tale potrebbe passare un ponte: dall'avere all'essere. E gli lancia la sfida. Hai tutto, ti manca la cosa più importante, quella che costa più di tutto il resto: Vendi tutto, non possedere più, poi vieni con me... è un ponte che cambia l'esistenza, dal qui all'altrove... ma quel tale si rattrista, si ferma al vendere tutto ciò che ha, parlava di vita eterna ma non ascolta neanche il frutto della vendita, cioè il tesoro in cielo. Se ne va, afflitto. Può una fune entrare nella cruna di un ago? No. Per entrarvi è necessario assottigliarsi e diventare da fune filo... Pietro e gli altri si rendono conto di aver lasciato tutto ciò che avevano per seguire Gesù. Tutto si lascia per tutto riavere centuplicato, e non a lungo termine, al presente: non si hanno più beni esclusivi, ma tutti i beni possibili sono propri nella misura in cui si accostano con cuore libero, senza diritti di proprietà... è la pienezza del dono che trasforma la bramosia del possesso nella bramosia del nulla avere per sé, finché la fune, sfibrata dalla persecuzione, entrerà nella cruna dell'ago...
Chiedo scusa, ma una scarica di tensione elettrica ha bruciato gran parte degli elettrodomestici e tutte le schede esistenti in casa: caldaia, lavatrici, fax, pc... Solo ora siamo riuscite a rimettere in auge un vecchio computer. Gli allegati della Parola della domenica non ci sono. sr teresa della + o.carm.
Gli altri dieci si sdegnarono con Giacomo e Giovanni... Chiunque di noi si sarebbe irritato di fronte a una proposta del genere, soprattutto perché sapeva di "scarto" nei loro riguardi. Gesù, che conosce fin dove arriva il cuore dell'uomo, li chiama a sé e li aiuta a capire quel desiderio. È insita nell'uomo la tentazione del potere come indispensabile per un riconoscimento del proprio valore. In fondo è il voler fugare la sensazione della debolezza, della incertezza, la pretesa del non sentire in sé la fragilità delle proprie risorse. Chi è al potere, ha maggiori probabilità di mettere a tacere percezioni poco piacevoli come l'inutilità, il non avere un nome, il riuscire. Ma quanta illusione! La sensazione della precarietà si placa nel servire, nel non voler apparire, nel donarsi al di là di ogni preconcetto. E allora si diventa grandi, perché non si teme più! Giovanni starà accanto a Gesù, con la testa appoggiata al suo petto nell'ultima cena a ricevere la confidenza del suo cuore, accanto a Gesù sotto la croce, accanto a sua madre. E saprà attendere che Pietro entri nella tomba vuota, anche se lui è arrivato per primo... L'amore perfetto scaccia il timore... perché chi teme non è perfetto nell'amore...
Gesù insegna. La folla, gli scribi, i discepoli, i ricchi, la vedova. Gesù parla, osserva, insegna. La folla ascolta, gli scribi passeggiano, i ricchi danno il superfluo, la vedova si valuta due spiccioli. Piccoli squarci di vita, di quella vita quotidiana che ti offre di scrivere pagine memorabili o pagine anonime. Gli scribi e i ricchi ostentano, la vedova furtivamente offre tutto di sé. Ma nulla sfugge allo sguardo amorevole di Cristo. Nulla che non sia pienamente umano. Gesù chiede alla folla e ai discepoli di osservare per imparare. Osservare gli uomini, osservare la vita, osservare per poi capire. Quando tutti considereremo maestri per il fatto che ci offrono la possibilità di "imparare", allora avremo guadagnato quei due spiccioli che fanno di noi un tesoro. E quando li lasceremo nel cuore di Dio, li ritroveremo tra le nostre dita, come la farina nella giara che non diminuisce e come l'olio nell'orcio che non viene meno. Perché Lui non si lascia vincere in generosità! sr teresa della + o.carm.
Terza Domenica di Avvento, domenica Gaudete... Perché rallegrarci?! Siamo alle porte di Betlemme ormai. Ci incamminiamo? Non ci sono scuse per dire: ho da fare, aspetta un attimo... così facendo, passa la vita. Lascia stare, c'è qualcosa di più importante per la tua vita, vai a Cristo; fermati un attimo, è quasi Natale. Non andare a fare regali, perché il regalo c'è già, Gesù. E se quest'anno regalassi ai tuoi un vangelo invece che panettoni e gioielli? il vangelo della tua presenza e del tuo ascolto? E se il vangelo lo regalassi a te? ... buona preparazione a Natale!
Beati... è la parola che ci ricrea oggi, se solo lo vogliamo...
e in questa atmosfera di beatitudine si trova Emanuela, la nostra postulante, che domani inizierà il noviziato. Una preghiera per il suo cammino: che possa davvero aprirsi nei sentieri del regno che porta fin dentro il cuore del mondo che è Cristo attraverso una scelta di povertà, di non appartenenza, di rinuncia al diritto di proprietà.. sì, per essere pienamente dono. Vi regala un sorriso nella preghiera per dirvi la sua vicinanza. un caro saluto. A domani le foto sr teresa della + o.carm.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio. Se si legge questa parola in un certo modo, vien fuori una sorta di cantilena che rammenta il gioco di due persone che stanno sedute su una tavola e vanno una su e una giù. Perché tanta fatica per ascoltare e imparare? Quando ci troviamo di fronte a una persona, basta pensare prima di accostarla: NON GIUDICARE, ascolta!!!!!!!!!
E poi si risolve tutto su una constatazione, sollevandosi dai singoli consigli o comandi che si voglia al criterio che ci viene proposto:Gesù ci chiede il primo passo, sempre.E in questo sta il ritorno "beato" di ciò che siamo e operiamo. Pensiamoci........ buona domenica sr teresa della + o.carm.
Ogni giorno hai fame di qualcosa. E a tutti i costi tenti di saziarti. Di sicuro non sempre sei soddisfatto... qualche volta mangi la prima cosa che ti capita, qualche volta ti arrangi con quello che ti offrono, altre volte pur cercando non trovi ciò che ti piacerebbe... Fame...
Da quale fame sei preso in questo periodo? Di quali cibi spesso fai indigestione?
In questa settimana potremmo cercare di individuare quali morsi della fame ci fanno più penare. E quale digiuno si richiede al nostro vivere.
Per imparare a nutrirci della volontà del Padre, proviamo a seguire un menu particolare per ogni settimana della nostra Quaresima.
un caro saluto e buon cammino sr teresa della + o.carm.
MENU della I settimana di Quaresima
Colazione ogni mattina leggi una pagina del vangelo di Luca
Pranzo
Primo piatto: non dire di no a chi ti chiede qualcosa che ti costa
Pietanza: fai un gesto di cortesia a chi reputi estraneo
Contorno: dedica dieci minuti alla lettura di un testo spirituale
Metà mattina-pomeriggio: poni maggiore attenzione alle persone che ami
Senza di me non potete far nulla... Meditiamo, ci basta e ci avanza se riusciamo a portare con noi questa certezza! che libertà di cuore... Senza di me non potete far nulla...e poi allora potremo meditare: Farete cose più grandi di me...
... è sera, si accendono le luci dell'ultimo incontro con gli amici prima di tornare al Padre. C'è una strana atmosfera
tutt'intorno e in cuore, una stretta... più si è vicini, più si corre il rischio di perdersi. La familiarità non basta a capire,
si chiede qualcosa di più. Uno sguardo innamorato può penetrare il senso di quelle parole: Questo è il mio corpo!
Uno sguardo capace di fede può assaporare il vino della mensa pensando che sia sangue di Gesù. Un granello di fede che si stacca dalla Roccia e fa di questa sera il culmine di ogni sera. FATE QUESTO IN MEMORIA DI ME. E noi lo facciamo,
Gesù. Anche questa sera come quella sera. Ci laveremo i piedi gli uni gli altri per ricordarci che tu sei l'unico Signore della nostra vita, il Dio santo, il Dio forte, il Dio lmmortale, Gesù di Nazareth di Galilea. sr teresa della + o.carm.
Perché Gesù ci chiama pecore? Ci sarà un segreto in questa creatura vivente che richiami una realtà trascendente? Lui si paragona a un agnello, muto di fronte a chi lo tosa. La pecora ha una mitezza insita nella sua natura che la rende particolarmente avvicinabile da chiunque. Altro aspetto rilevante: non si trova mai da sola, sta sempre con altre. Il pastore è uno solo, e la sua voce è quindi inconfondibile. Le parole di Gesù sono convincenti se ci si pone su questo piano. L’uomo pacificato, che non ha più bisogno di difendere un’immagine fittizia e non ha paura di essere qual è, si sente vicino a chiunque altro, non ha bisogno di emergere e non ha bisogno di scomparire. La voce che si leva autorevole per la sua vita è quella non dei compagni che come lui conoscono il muoversi ma non conoscono la meta, ma quella del pastore. Le mie pecore ascoltano la mia voce. Io le conosco ed esse mi seguono. Ascoltare come riconoscere è diverso da udire suoni o sillabe estranee. La conoscenza è qualcosa di profondo che comporta lo stare insieme. E non c’è dubbio sul chi debba andare avanti: Colui che conosce la strada, la strada della vita eterna, la strada di una vita che fluisce incessantemente ed è capace di fecondità. Quale sicurezza stare nella mano del Pastore, nessun timore di dispersione e di rapimento! L’uomo che cerca sicurezze ovunque e si appoggia a sostegni fallaci ha la possibilità di percepirsi protetto. Ma perché questo avvenga è necessario lasciar cadere le pretese di avanzare da solo. I rischi sono terribili per una vita inerme. La forza dell’uomo sta in quell’accostarsi alla mano di Cristo che fa di una solitudine una terra abitata e di una singolarità un gruppo. Che la sua voce diventi per noi la strada verso la vita! buona domenica sr teresa della + o.carm.
Chi è quest’uomo che perdona i peccati? Tocca a noi rispondere a questa domanda. Chi è quest’uomo? È solo un uomo per te oppure credi che sia il Figlio di Dio venuto nel mondo? Se perdona i peccati, è Dio. E allora noi tutti, farisei dinome Simone o ancora senza nome, apriamo il nostro cuore e versiamo un po’ d’amore in un catino, riempiamo di olio profumato il v xzasetto della nostra mente prima di invitare Gesù in casa nostra, così che, se venisse un peccatore a portarci il peso di se stesso, mentre noi siamo a tavola, saremo capaci di andargli incontro! buona domenica sr teresa della + o.carm.
Il nome di Giovanni è significativo: DIO FA GRAZIA...
Possiamo in questo giorno pensare al nostro nome. Quale significato ha per noi? Quale messaggio nascosto custodisce per la nostra vita? Un nome non è mai qualcosa di confuso,
ci definisce, è la sintesi di ciò che siamo. Nel nome è racchiuso tutto di noi, come in uno scrigno. Per nome il Signore ci chiama. Quando lo sento pronunciare mi giro...
In settimana proviamo a cercare il perché del nostro nome: chi ce lo ha messo, per quale motivo, che significato ha, quale significato può avere a partire da oggi...
Nel buio di una notte senza stelle, la notte del non senso, tu, Verbo della
vita, come lampo nella tempesta della dimenticazna sei entrato nei limiti del
dubbio a riparo dei confini della precarietà per nascondere la luce. Parole
fatte di silenzio e di quotidianità le tue parole umane, foriere dei segreti
dell'Altissimo: come ami lanciati nelle acque della morte per ritrovare lì
l'uomo, inabissato nelle sue ansiose follie, e riaverlo, predato, per
l'attraente fulgore del perdono. A te, Oceano di pace e ombra dell'eterna
gloria, io rendo grazie: mare calmo alla mia riva che aspetta l'onda, che io ti
cerchi! e l'amicizia dei fratelli mi protegga quando la sera scenderà sul mio
desiderio di te.
buona domenica sr teresa della + o.carm.
www.januacoeli.it
Anima mia... Ci capita mai di stare a tu per tu con quell'uomo interiore che in noi corre e si logora al punto da ignorarsi?
La folla potremmo anche essere noi, e quell'uno tra la folla, uno dei nostri pensieri, un desiderio velato da tempo sotto la scusa del da farsi!. Impeccabili nel proseguire il cammino, quanti pensieri di questo genere si perdono in noi oppure vengono attaccati e tacciati di non veridicità? La richiesta che si leva a Gesù è abbastanza semplice tutto sommato, almeno sembra. Ma perché Gesù se la prende tanto? Dividere l'eredità, prima che il padre muoia, è come voler spaccare in due se stessi! Pericolosa l'abbondanza! L'abbondanza di chi si trova sommerso di beni, e non sa riconoscerli e collocarli. Sarà opportuno cominciare a guardare con serenità a ciò che è eredità e ciò che non lo è?! In tal caso, l'eredità è una persona, una storia, e sempre si troveranno spazi per raccogliere i frutti del proprio vivere. Altro segnale di morte nell'uomo ricco: il chiudersi a riccio, pensando a sé, senza un attimo di dubbio che esistano anche modalità di condivisione. Se due più due fa quattro ancora oggi, forse fa quattro anche tre più uno. Vigilanti sì, ma non addormentati! Alza gli occhi intorno e guarda, anima mia: la vita è qui, a portata di mano! Non basta permetterti di chiudere, devi scegliere come aprire! buona domenica sr teresa della + o.carm.
Dov'è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore...
Utile come indicazione per ritrovare il proprio cuore! Quale tesoro cerchiamo? o meglio quale tesoro abbiamo da custodire? ... sulle rive del mare nel silenzio di un'alba che viene a risollevare le speranze di una notte insonne o su una balza erbosa di una radura montuosa ... sarà possibile tentare di capire dove abbiamo nascosto il tesoro di ciò che siamo. E se il tesoro non lo trovassimo più?! Seguiamo i movimenti del cuore, e lui ci condurrà. Che sia il tesoro che Dio ha nascosto nel campo della nostra esistenza, il tesoro di ciò che siamo, e non il tesoro che vorremmo avere o essere ... buona caccia al tesoro! sr teresa della + o.carm.
Come Maria mettiamoci in viaggio verso la montagna per raggiungere in fretta ciò che la Parola di Dio ci ha indicato come spazio di esistenza. In fretta Maria va da Elisabetta. Il progetto di Dio prevede diverse presenze concomitanti. Chi è incaricato di compiere una parte del progetto sa che altri sono chiamati a lavorare allo stesso progetto. Maria va in fretta. Non si ferma su se stessa, su ciò che ha ricevuto lei, ma va là dove qualcuno può aver bisogno di lei. Due donne, depositarie di una maternità straordinaria, che custodiscono in segreto i segreti del Re! La voce di Maria nella casa di Elisabetta fa sussultare il bambino nel grembo, ed allora lo Spirito riempie quel grembo di esperienza nuova: "Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore". Non c’è bisogno di raccontare, di spiegare… dove lo Spirito passa con il suo soffio toglie il velo del non conosciuto. E non è più possibile tacere allora ciò che fa di noi persone meravigliose: "L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l'umiltà della sua serva. D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente e Santo è il suo nome..." La propria vita diventa come il rotolo spiegato di un progetto di amore, un'occasione per narrare le meraviglie dell'Onnipotente e per leggere nel proprio essere "servi" la beatitudine di chi porta con sé il Verbo. Maria condivide con Elisabetta l'attesa: tre mesi di stupore e di vita che cresce...
Poteva una donna come questa vedere la corruzione della carne? Tutto di lei era santo. Creatura unica, nuova Eva, redenta prima ancora di nascere perché parlasse all'uomo di se stesso in versione "integrale"... Oggi la celebriamo assunta in cielo. La tenda del Verbo è stata smontata dai lidi terreni per essere stesa nei pascoli eterni! Nel nostro OGGI lasciamoci portare in cielo, quando i nostri occhi non vedono che terra, lasciamoci portare in alto, là dove lo sguardo diventa trasparente e la vita ritrova il suo splendore.
Auguri di bellezza nella distensione dell'essere un pugnetto di creta scolpito dallo Spirito sr teresa della + o.carm.
Gesù passava… L’umanità di Cristo è senza dubbio la più interessante se si pensa a quanto rispetto e attenzione nei confronti degli altri abbia nutrito in ogni circostanza… Gesù passava, insegnando, mentre camminava… Nessuna cattedra, nessuna altezza, la semplicità di un uomo che cammina verso la sua meta e strada facendo lascia di sé qualcosa di prezioso che può essere utile peraltri. Quante persone passano accanto a noi, e ci lasciano qualcosa di sé! E magari noi non facciamo caso a quei volti, a quelle voci, a quei gesti… E quante volte passiamo noi accanto agli altri, e lasciamo di noi una scia di vita! Questo essere itineranti sarà un invito a non restare fermi nelle nostre oasi di comodità o di sicurezze conquistate a fatica? Gesù passa oggi nella nostra vita. Ci accorgiamo di ciò che ci lascia? sr teresa della + o.carm.
Essere discepoli: identità non facile. Andare a lui richiede il coraggio di non sentirsi maestri. La verità è una: seguire Gesù implica il lasciare tutto il resto, e per primi se stessi. Prendi la tua croce ogni giorno? Quale croce? La croce della sofferenza? No. Cristo non ti propone la sofferenza. Croce equivale a dire: Ama fino alla fine, ama senza condizioni, consumati nell'amore. Riformulata la domanda allora ti senti chiedere: Ami anche se ti fanno fuori ogni giorno? Ami senza attenderti nulla in ricambio? Se hai un amore così a disposizione ogni giorno, costruirai te stesso e chi ti è accanto. Metti amore e troverai amore, dice san Giovanni della Croce. Rinuncia ad avere amore, sii amore e l'amore ti travolgerà... buona domenica sr teresa della + o.carm.