Caro Voluisse,
sono una vecchia conoscenza di questo gruppo. Io non
so come ne uscirai tu, ne se ne uscirai oggi o domani.
Quello che posso dirti e' come ne sono uscito io, con
tutti i limiti che ne derivano. Quello che segue e'
quindi il mio percorso.
Ero a pezzi come te e anche peggio. Sono passato a un
passo dal suicidio per dirtela tutta nel 2004. Il mio
anonimato totale e' una garanzia in piu' per credere
che non sto a giocare con le parole o a fare il
melodramma. Che me ne verrebbe che tanto nessuno sa
chi sono?
Poi un giorno preciso (ce l'ho scritto sulla mia
vecchia agenda 2005) ne sono uscito. A volte mi chiedo
veramente perche'. Un po' sicuramente conta l'eta', ho
piu' di 40 anni e insomma, qualcosa e' cambiato
rispetto a quando ne avevo 20. Un po' conta il fatto
che alcune cose sono cambiate nella mia vita. Ma,
beninteso, sono cambiate perche' le ho fatte cambiare
io, con molta tigna, andando avanti ad occhi chiusi,
come in apnea. Non tutte le cose che avrei voluto
cambiare, ma alcune si. Vorrei cambiare molto altro,
non ci sono riuscito, ma almeno qualcosa ho cambiato.
Non e' stata una di quelle situazioni in cui si scrive
la mia vita e' completamente cambiata come nelle
pubblicita' weightwatchers. Si, e' cambiata, ma
lentamente, e poi non proprio del tutto. Ci vuole
sempre un po' di tensione. Se smetti di spingere si
ferma tutto di nuovo perche' non esiste discesa.
Ma in gran parte il motivo per cui ne sono uscito e'
stata la realizzazione oggettiva e improvvisa di chi
erano quelle donne su cui fondavo il mio godere. Mi
sono reso conto che erano esseri umani proprio come
me, non entita' kundalini esistenti solo nella
fantasia, ma donne vere che avevano il mio stesso
diritto alla vita e si sono invece ritrovate nella
merda o peggio giu' da un ponte.
Ti consiglio di andare al documento "L'altra faccia
della medaglia", segnalato dall'amico Coltivello
perche' sta tutto li il mio punto di vista personale
su questa cosa che e' la PD: quello che una volta mi
piaceva di colpo mi ha fatto orrore e quell'orrore non
mi ha mai piu' abbnadonato. Al punto che ti garantisco
che dopo avere letto quel documento ho provato un tale
orrore per quello che ho fatto per anni da non
riuscire ad avere contatti fisici con la mia compagna
per un po' (tuttora).
Naturalmente mi rendo conto che si possono avere tante
reazioni di fronte ad un docuemnto del genere. Negare:
sono balle. Oppure discolparsi: in fondo non e' colpa
mia, io non c'entro niente con tutto questo. Infine
distinguere: si, sara' vero per alcune, ma per altre
no. Fai pure. Qui e' come la penso io detto con molta
franchezza e onesta'.
Ho l'impressione che in quel documento vi sia un fondo
di moralismo che ne sminuisce l'effetto. Ma se un
documento dice cose vere nel modo sbagliato, penso che
nel dubbio preferisco non sentirmi corresponsabile di
questa orripilante carneficina. Tu non puoi sapere
cosa pensa proprio quella ragazza che hai guardato
ieri, quale e' la sua storia, dove vive, se veramente
non ha subito quello stupro che molti dicono
all'origine di molti disturbi della sessualita'. Ma e'
una ragazza che vive da qualche parte, che ha avuto
un'esistenza fatta di attimi proprio come la tua. Il
colpo a salve in uno dei fucili del plotone di
esecuzione a me non basterebbe per non sentirmi
colpevole di omicido, e' questo il punto.
Come l'autrice di quel documento "Non chiedo la
censura, o la proibizione delle pellicole
pornografiche. Chiedo di uscire dalla logica dello
spettatore. Che ci basti ascoltare il nostro corpo.
Non si possono fare dibattiti di idee sul porno senza
fare un dibattito sulla carne umana. Non chiedo
l'abolizione della pornografia, di cui si trovavano
già tracce negli affreschi pompeiani. Chiedo la
creazione di un osservatorio destinato a vigilare sul
rispetto delle persone umane utilizzate sui set porno.
Sono una "reazionaria”? Sono una sessualmente
frustrata perché chiedo per degli esseri umani gli
stessi riguardi che abbiamo per gli animali? Noi ci
indigniamo per il massacro delle piccole foche, per
lo sgozzamento dei polli, persino per gli animali
maltrattati nelle riprese porno! ". Concordo al 100%,
tanto per chiarire che non sono un moralista
bacchettone. Ma fino a che non sara' cosi', per me il
porno andrebbe completamento tolto di mezzo. Senza se
e senza ma.
Caro V., questa e' la strada che ho percorso io. Ne
sono uscito, ho risolto i miei problemi con la PD non
so fino a quando ma per un anno e mezzo si (dire per
sempre porta sfortuna).
Veniamo a te. Tu rispolveri tutti i sintomi che ho
sentito in tanti (me compreso) su questo e altri
forum: autocommiserazione ("una inutilissima laurea in
lettere, sono disoccupato", "Per quanto riguarda la
mia vita sessuale: pressoché inesistente". Questa era
la mia preferita ti confesso - a proposito, lo e'
tuttora, ma un po' meno, inesistente), una sotterranea
autostima di se stessi, per quanto possa sembrare
paradossale, ma a leggere per bene e' intuibile ("sono
una persona pragmatica"), la ricerca di scuse
francamente prive di logica per non muovere un dito
("tutti sanno che scarico... e non saprei spiegare la
fine degli approvvigionamenti" tutti chi? E perche'
adesso te ne frega del parere degli amici?), un certo
aucompiacimento nelle analisi ("correlazione tra la PD
ed i disordini alimentari"), l'attesa del successo
"letterario" della propria prosa (mi leggeranno? L'ho
scritto bene il mio pezzo no? sembri dire). Di solito,
dopo la lettura di un commento come questo viene
inarrestabile il "hai ragione, sono proprio un pezzo
di merda". E tutto continua come prima naturalmente.
Il punto che vorrei comunicarti e' tutto qui: l'errore
che ho fatto per anni e' stato quello di confondere il
carnefice (io che passavo le giornate a cercare
un'orgasmo invece di sbattermi di qua e di la per
risolvere i miei problemi) con la vittima. E parlo non
solo della nostra compagna che ci aspetta e non ci
trova, ma della nostra famiglia che dece mantenerci,
della societa' intera che deve dare da mangiare un
essere che non le da' nulla indietro. Oltre a tutte
quelle ragazze distrutte naturalmente. Ragazze che non
avranno la possibilita' come te e come me di starsene
al calduccio sotto un tetto e forse non hanno mai
avuto la mamma che le mantiene a trent'anni perche' il
pupo poverino ci ha i problemi.
Mi spiace sembrarti molto duro, ma il fatto e' che ho
imparato su me stesso che l'ultima cosa di cui abbiamo
bisogno noi dipendenti da qualcosa, sia dipendenza,
droga o alcohol o gioco, e' l'autocommiserazione.
Forse abbiamo bisogno di uno psicologo anche se costa
caro. A me e' servito almeno ma ad altri no. Un giorno
le dissi "non capisco perche' tutto sommato ho le
capacita', la forza, la possibilita' di vivere una
vita normale io che non ho il problema di mettere
insieme il pranzo con la cena, e non riesco a farlo")
e lei mi disse, sorridendo e guardando un po' da
un'altra parte "o forse proprio per questo...". Gia',
il nostro problema e' proprio che non dobbiamo piu'
rispondere alle esigenze piu' elementari, ma a quelle
a livello superiore: la gratificazione professione, il
rapporto di coppia, etc. Nessuno starebbe ad
autocommiserarsi se sentisse il fiato di un leone che
lo rincorre! Pensaci! non fare il fesso!
Un saluto a tutti. Vi leggo sempre con grande amicizia
e sperando che la vostra vita continui a migliorare
nel complesso, come sembra.
perlo