A 72 anni, il vecchio eponimo di Brecht Rolf Hochhuth dedica
finalmente una piece teatrale al dorato mondo della consulenza
industriale europea. E McKinsey kommt spopola nella magica Berlino;
mentre ancora i tedeschi si chiedono come mai nel loro bel Paese
cogestito da sindacati e politici di gran spessore democristiani e
socialisti -- come mai, dicevo -- la Mannesmann gli sia stata portata
via dagli inglesi di Vodafone:
http://www.zdf.de/ZDFde/inhalt/25/0,1872,2097785,FF.html
Al di là di questo, però è interessante e bello che il mondo
del teatro e della letteratura si inizino a popolare di opere come
questa; o come il racconto di Lewis Pinault "Diavolo di un
consulente" sulla sua vita di consulente di direzione internazionale.
Su McKinsey, avevamo aperto un dialogo sul sito di Antonio
(Tombolini) che ritrovate qui:
http://www.antoniotombolini.com/cgi-bin/500/general.pl?read=8785
E che vi invito a riprendere ed estendere su questo nuovo Forum.
L'Italia risanata dell'anno 2033
di Geminello Alvi
Se nel 2033 l'Italia ancora esisterà, del che potrebbe
dubitarsi come dell'esistenza dell'euro, qualcuno certo sul
Corriere della Sera s'occuperà ancora della sua economia. Ecostui,
nostro successore, se sarà finitamale, inizierà così la sua
nota:«Gli italiani nel 2003 avevano avuto due decenni per
accorgersi che la loro economia era in declino. Erano in verità molto
aiutati a non badarvi dall'abitudine ad agire per dispetto,
intenti nella guerra civile dei loro odi. Del resto proprio quanto
in una generazione ci ha così impoverito, allora alleviava
l'inizio del disastro. I profitti non mancavano, anzi erano
alti, ma in essi c'era poca industria, tanto meno epica...».
«...Troppi industriali aspiravano alla politica, lucravano dalla
finanza, ricercavano con puntiglio nicchie dove non vi fosse
troppa concorrenza a dargli pensiero. Perciò il di più di
profitti non divenne crescita, e l'esportazioni tornarono quelle
che la Penisola aveva in quota mondiale nel commercio del Settecento.
Intanto le banche, perse in vicende tutte romane di pomodori pelati e
giornali di sinistra, pativano guai che un notista d'allora chiamò
papalini, degni dei sonetti del Belli.
Mentre a loro volta i lavoratori esecravano l'euro, per il
diminuire del loro potere d'acquisto. E volentieri votavano gli
scioperi selvaggi. Non volevano vedere che in Italia si lavorava da
anni in minor proporzione e meno che altrove in Occidente...».
«...La produttività minore spiegava i salari più bassi,
impoveriti anche dalle tasse che servivano a pagare pensioni. Per
le quali come per l'altre prebende statali, i sindacati li
facevano scioperare in gottose e cupe sfilate. L'impoverirsi dei
redditi riguardava tuttavia quella parte che viveva soltanto di
redditi da lavoro. Per l'altra, più vasta, c'era
abbondanza di pensioni, di rendite, prebende, tanto che i patrimoni
grandi o minuti seguitavano a crescere come i prezzi della casa e
della terra.
Le rendite e l'impigrirsi nel litigio rovinarono...».
Efiniamo qui perché è Natale e vogliamo farci il dono di non
escludere che il nostro postero fra trent'anni concluda magari
altrimenti:«Nei primi anni Duemila l'Italia pareva condannata
a perdersi. I dispetti, l'avversioni senza disegno, come solo
l'isteria vanesia di soubrette e comici tv potevano concepirle,
dilagava invece della politica, già del suo immiserita. Peraltro
evitare il declino non era affare di anni. Sarebbe dipeso dalla
tenacia di noi allora confusi trentenni, che in una generazione
rimediammo all'impigrirsi dell'imprese, all'uso d'una
parte solo esigua del lavoro, alle rendite. Guai che avevano trovato
nella crescita del debito pubblico il loro lievito, e a cui dunque
solo la riforma dello Stato, il rifarlo tagliando le spese, avrebbe
posto rimedio...».
«...Mantenere l'avanzo primario in media al 5-6% è stato il
vincolo più prezioso di questi anni. Ha permesso oggi, nel
2033, di ritrovarci con un debito dimezzato, e costretto
l'economia a riformarsi. La fine della spesa statale in pensioni
ha permesso di diminuire le tasse sul lavoro, rinforzato i redditi
dei lavoratori, che hanno ritrovato dignità. Giovandosi anche
delle misure di conversione di una parte del debito in valori
immobiliari, per cui diminuirono le rendite, e i valori abnormi di
terre e case».
«...Il che generò nel momento più delicato l'aumento di
domanda interna, che compensò il calo di quell'esterna. Aumentò
l'uso del lavoro disponibile e tornò una crescita superiore a quella
europea. Oggi non esiste più l'Inps, ma un sistema di mutue; in tutto
il mondo l'agricoltura biodinamica, l'industria alimentare e delle
energie rinnovabili ci sono invidiate; soppresse le Regioni, l'Italia
è Confederazione come doveva essere dal Risorgimento; una prospera
area economica s'è amalgamata a noi nell'Europa orientale grazie
alla nuova rete di trasporti e infrastrutture …». Scriverà così
il nostro postero? Nel caso più benigno, che, come tutto quanto va a
finir bene, a immaginarlo prima, non ci si crede. Ma questa voglia di
sorprendersi, il desiderio di giovare non solo al proprio
particolare, di sentirsi in un'epica fraterna è quanto
dovrebbe scuoterci. L'Italia è una nazione non buona, come finge di
credersi; resiste in cattività nei suoi vizi. Per smetterli le
sinistre dovrebbero finire le loro ipocrisie stataliste; le destre
trovare il coraggio d'un liberismo che bruci le rendite.
«Certo, er penziere è un gran penziere santo, e vvederemo che diavolo
n'essce. Però, bbeato chi cciarriva! e intanto maggna, cavallo mio,
ché ll'erba cresce. Ma in quest'altri trent'anni, Angelo, dimme, che
se fa…?». Gioacchino Belli, Sonetto 1347 del 10 novembre 1834.
(- Corriere Economia, 22.12.2003)
Le "povere" agenzie di viaggio minacciano Alitalia di non vendere
più i biglietti della compagnia nazionale che dal 1 gennaio
corrisponderà alle agenzie -- società di intermediari -- l'1%
del
prezzo del biglietto.
Appena 5 anni fa, Alitalia pagava il 7,5%:
http://it.news.yahoo.com/031205/26/2k2x2.html
Ora, esattamente come nessuno era contento di pagare cifre senza
senso per potersi spostare in un Paese lungo 1500 km da una città
all'altra (come -- per esempio -- accade ancora oggi in Francia) per
pagare lo stipendio ad una pletora di dirigenti e di altri
nullafacenti della nostra Compagnia di Stato; nessuno è più
disposto a pagare ridicole rendite alle agenzie di viaggio.
Che devono trasformarsi: da passivi redditieri e proattivi consulenti
per le vacanze e il tempo libero; e tornare ad essere società di
imprenditori.
C'è Internet.
Potete andare da Palermo a Londra con pochi euro con Ryanair:
http://www.ryanair.com/italian/; e potete acquistare il biglietto da
Alitalia per andare a Sidney direttamente sul sito:
http://www.alitalia.it/it/home.htm
Alitalia lo chiama ancora "elettronico"; ma presto lo chiamerà
solo biglietto.
Continueremo ad avere bisogno di una grande (ed amata) Compagnia di
bandiera: e sconsiglierei qualsiasi avventata privatizzazione. Diamo
semplicemente a Mengozzi l'autonomia necessaria a rivoluzionare
l'impresa, snellirla completamente. E teniamoci stretta la nostra
amata Alitalia in concorrenza con tutte le altre.
Un'impresa moderna, del XXI secolo, fa solo 4 cose: Produce, Vende,
Comunica ed Innova. Tutto il resto deve essere eliminato. Sappiamo
che è dura, ma ce la faremo.
Auguri ad Alitalia. E buon lavoro alle nuove agenzie di viaggio che
rimarranno a lavorare in modo nuovo.
Sarebbe lungo, e non è questo il luogo, affrontare la questione
della qualità nella produzione industriale del latte; e Ferruccio
Biraghi lo ha fatto e continua a farlo nella pratica della sua
impresa:
www.biraghi.it
Qualche considerazione di carattere generale, invece, merita la crisi
Parmalat dal punto di vista finanziario e manageriale. Lo fa oggi
Osvaldo De Paolini sul suo giornale:
http://www.finanzaemercati.it/art.pic1?ID=66519
E si chiede quale sia l'effettivo valore di "un gruppo strutturato in
235 società", con decine di valute di riferimento" in cui "i
margini delle attività italiane sarebbero assai meno ricchi da
quanto
non emerga dai bilanci".
Possiamo augurarci che il Gruppo emiliano ce la faccia, e non si
debba vedere un altro gruppo alimentare italiano passare in mani
estere. Ma la considerazione generale è che, ancora una volta, gli
altri imprenditori italiani che assistono alle vicende Parmalat
capiscono che finanza significa "235 società", Isole Cayman, e
castelli societari inestricabili.
E non, come dovrebbe essere, un sistema moderno ed efficace per
finanziare la propria impresa comunicando con il pubblico, al quale
richiedere di investire nella propria impresa.
Ecco. Ma se vogliamo salvare le nostre imprese dal ritorno ad una
situazione premoderna in cui a dettare le regole sono le banche,
dobbiamo augurarci che si sviluppi la finanza d'impresa; che proprio
in questi giorni si appresta ad aprirsi a nuove prospettive con le
imminenti norme sui bond aziendali per le PMI voluti da Giulio
Tremonti.
Ne parliamo al prossimo corso del Quality College del Cnr in
programma a gennaio, dal 26 al 30, a Palermo. E ne parliamo, anche,
con Francesco Giavazzi.
Per iscriversi al corso: www.qualitas1998.net
Gigantesco aumento della produttività negli Stati Uniti: +9.4% in
un anno! E', finalmente, l'effetto delle tecnologie dell'informazione
in un Paese interamente cablato: chi sta fermo è perduto, e noi
siamo fermi.
Ecco l'articolo del New York Times del 3 dicembre su questo fenomeno
che gli economisti stentano a spiegare.
Productivity Grew at Fastest Rate Since 1983
By KENNETH N. GILPIN
Published: December 3, 2003
American workers churned out goods and services in the third quarter
at the strongest pace in 20 years, the government reported today, but
economists noted that the sharp gains were unsustainable.
Productivity — the amount an employee produces for each hour
worked —
rose at a 9.4 percent annual rate in the third quarter, the Labor
Department said. That rate was stronger than the 8.1 percent gain
initially estimated a month ago for the July-September period. And it
is up from a 7 percent growth rate posted in the second quarter of
the year.
Most private analysts had expected the productivity figures would be
revised higher: the consensus among economists was a gain of 9.2
percent. But no one expects those sorts of gains to continue.
"Clearly, 9.4 percent is a blip," said Louis Crandall, chief
economist at Wrightson & Associates in New York. "What we are seeing
right now is not trend productivity growth. We are seeing that
corporations had a lot of potential operating leverage in their
business because the pace of economic activity had been so low in the
early part of the year."
Meanwhile, another economic report today showed that in the nation's
service sector continued to grow in November but that the pace had
slowed somewhat.
In its productivity report, the Labor Department said companies'
output surged at a 10.3 percent annual rate in the third quarter, the
biggest increase since the third quarter of 1983, a rate that was
even better than the previous estimate of 8.8 percent.
Meanwhile, workers' hours increased at a 0.8 percent rate in the
quarter, the best showing since the first quarter of 2000.
And unit labor costs fell at a 5.8 percent rate in the quarter.
The combination of rising output and lower costs is a big reason why
corporate profits were as strong as they were in the third quarter,
economists said.
"Businesses were able to increase margins and hold prices down," said
Sung Won Sohn, chief economist at Wells Fargo Bank. "This is very
good news for the economy as well as corporate profits. But employers
have probably squeezed as much as they can out of this orange."
Since productivity gains move a bit erratically from quarter to
quarter, most analysts prefer to look at the measure on a year-over-
year basis.
Even using that standard, productivity was up an extremely strong 5
percent.
"Is that sort of increase sustainable?," Mr. Crandall asked. "It is
probably on the high side."
Gains in productivity will begin to subside as employers begin to
hire more workers.
The nation's payroll employment outside the farming sector has risen
in each of the last three months, and most analysts expect the Labor
Department will report on Friday that the economy added about 150,000
new jobs during November.
"The fact that we are seeing hiring pick up in some sectors suggests
there is less operating leverage in the system," Mr. Crandall
said. "It is a sign that cyclical productivity growth is slowing."
While hiring may be on the rise in the economy generally, people
should not expect the nation's manufacturers, which continue to
operate with a great deal of idle capacity, to be big generators of
job growth.
"Robust gains for the manufacturing sector would be an increase of
10,000 to 20,000 a month," Mr. Crandall said.
"The issue there is whether manufacturing jobs can be preserved," he
said. "I think we will see some small net positives, enough to offset
the ongoing erosion due to productivity gains and outsourcing."
In a separate report, the Institute for Supply Management said today
that activity in the nation's service sector, which now accounts for
more than two-thirds of the United States' overall economic output,
expanded during November, but at a slower pace than in October.
The institute's index for retail, financial services, construction
and other nonmanufacturing businesses fell to 60.1 last month from
64.7 in October.
Most Wall Street economists had been expecting a more modest dip in
the index. Still, the reading was the eighth straight where the index
has stood above 50, and any reading above that level indicates
expansion.
Whether or not the nation's productivity gains are sustainable at
these levels, economists said the increased efficiency of the
American work force strongly suggests that inflation is not likely to
be a problem for some time.
"I would argue that the non-inflationary speed limit for economic
growth is a lot higher than people contend," said David Rosenberg,
chief economist at Merrill Lynch & Company. "It may be 4 percent, or
higher."
Mr. Rosenberg added that "from a central bank's standpoint, these
numbers are a source of comfort that a low inflation environment is
here to stay."
The Federal Reserve Board's policymaking body is scheduled to hold
meetings in Washington next week to consider whether to change its
monetary policy. At past meetings this year, the Fed has said it
expected interest rates to remain low for "a considerable period."
As a result, there is an overwhelming consensus among economists that
despite strength in recent data, the Fed will keep the overnight
federal funds rate, the short-term interest rate it most directly
controls, steady at 1 percent.