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radicali-piemonte · gruppo radicale piemontese

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  • Categoria: Radicali
  • Data di creazione: Oct 6, 2000
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#11172 Da: AssRad A.Aglietta <larosanelpugno@...>
Data: Dom 1 Lu 2007 8:49 am
Oggetto: EMMA BONINO A TORINO
larosanelpugno@...
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Mercoledì 4 Luglio 2007

Sala delle Colonne del Comune di Torino

Via Palazzo di Città, 1

ore 17:00

 incontro:

"Torino, la Rosa nel Pugno un anno dopo"

con

il Ministro delle Politiche Europee e del Commercio Estero

 Emma Bonino


Saranno presenti, tra gli altri:


Bruno MELLANO ed Enrico BUEMI (deputati RnP),
Gianluigi BONINO (capogruppo RnP in Comune),
Massimo GUERRINI (presidente RnP della I Circoscrizione),
Diego CASTAGNO (vicepresidente RnP VIII Circoscrizione), 
Igor BONI (presidente Associazione radicale Adelaide Aglietta),
Silvio VIALE (segretario Associazione radicale Adelaide Aglietta),
Nicoletta CASIRAGHI (Federazione dei Liberali),
Giorgio CARDETTI (segretario provinciale Sdi),
Giulio MANFREDI (direzione nazionale Radicali Italiani)
,
Alessandro FREZZATO (consiglio generale Associazione Luca Coscioni).


Associazione Radicale Adelaide Aglietta

Via Garibaldi, 18/55 – 10122 Torino – tel.: 011/2309006 – fax: 011/2309003

www.associazioneaglietta.it 

 email: larosanelpugno@...

 mailing list: http://it.groups.yahoo.com/group/radicali-piemonte

 



#11173 Da: "claudio bellavita" <claudio.bellavita@...>
Data: Dom 1 Lu 2007 10:42 am
Oggetto: Fw: Wi Max
clalb1
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    su questo argomento si potrebbe fare un pò di  casino all'università e altrove, io nel mio piccolo,ho cominciato

Wi max è un sistema, per ora limitato a aree non troppo estese (un comune, non una regione) che consente di usare i telefonini nell'area senza riccorrere alle reti dei ponti radio. Di fatto, se il comune lo installasse, le telefonate urbane tra cellulari sarebbero gratuite. Ci sarà tra breve un'asta per acquisire i diritti. Probabilmente ci si butterà Telecom e le major dei telefonini per comprare e buttare nel cassetto. Facciamo un odg per chiedere che partecipi il comune?

#11174 Da: GIOGIA <giogia@...>
Data: Dom 1 Lu 2007 10:59 am
Oggetto: Democratici deboli nella guerra al terrorismo
giogia@...
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L’Opinione delle Libertà, Edizione 137 del 29-06-2007

La campagna di Giuliani

“Democratici deboli nella guerra al terrorismo”

di Sandra Giovanna Giacomazzi

“Molte persone credono che il primo attacco
contro l’America sia avvenuto l’undici settembre
2001. Non è così. Fu nel 1993. Prima dell’undici
settembre i terroristi islamici avevano già
ucciso più di 500 americani”. Sono queste le
parole che l’ex sindaco di New York ha usato come
incipit per affrontare l’argomento dell’impegno
contro il terrorismo davanti ad un gruppo di 650
leader politici e uomini d’affari ad una
conferenza-pranzo alla Regent University,
un’università conservatrice e cristiana fondata
dal leader religioso Pat Robertson.

Secondo Giuliani, l’errore di Clinton fu di
trattare l’attacco al World Trade Center come un
atto criminale anziché un attacco terroristico. E
che quest’errore ha imbaldanzito i terroristi a
commettere altri atti come quelli al complesso
residenziale Khobar Towers in Saudi Arabia, alle
due ambasciate in Kenya e Tanzania e all’USS Cole
ormeggiata nello Yemen. “Osama Bin Laden ci ha
fatto una dichiarazione di guerra e non l’abbiamo sentito”.

Giuliani dice tutto ciò con il senno del poi,
precisando di non voler dare la colpa a nessuno
per le decisioni prese prima dell’undici
settembre, ma a quelli che, dopo quella data,
continuano a non percepire il messaggio. Critica,
invece, e senza mezzi termini, i Democratici che
abbandonerebbero Iraq dando addirittura ai
terroristi un “calendario per il ritiro”,
accusandoli di debolezza e ingenuità.

Parlando ad una comunità ebraica nel Maryland, il
candidato repubblicano per la Casa Bianca ha
citato il conflitto in corso fra le fazioni
palestinesi Hamas e Fatah: “quello che è successo
a Gaza è un microcosmo di quello che potrebbe
succedere a Baghdad, col rischio poi di
infiammare tutta la regione”. E così ha ribadito
il suo impegno in Iraq respingendo ogni forma di
ritiro o riduzione delle truppe: “Se le forze
statunitensi dovessero ritirarsi dall’Iraq, il
paese esploderebbe com’è esplosa Gaza dopo il ritiro israeliano”.

Tutto ciò mentre a tarda sera nel Senato, Richard
Lugar, senatore repubblicano dell’Indiana, ha
tenuto un discorso di ben 45 minuti, rompendo i
ranghi repubblicani con l’amministrazione Bush,
suggerendo un ridimensionamento dell’impegno
militare in Iraq.  Lugar, uno dei repubblicani
con più anzianità nel Senato ed ex presidente
della commissione di relazioni estere, ha
dichiarato che, poiché la strategia in Iraq non
sta funzionando, gli Stati Uniti dovrebbero
ridurre il numero delle truppe ingaggiate. “E’ la
mia opinione che i costi e i rischi a continuare
su questo sentiero superano i benefici potenziali
che potremo raggiungere. Persistere
indefinitivamente con la strategia del “surge”, o
incremento, serve solo a rimandare le politiche
di aggiustamento che avranno una possibilità
maggiore di proteggere i nostri interessi vitali nel lungo termine”.

Una valutazione così schietta è stata una vera
sorpresa, anche se la sua posizione al riguardo
era già nota, Aveva anche scritto una lettera a
Bush nel mese di gennaio esprimendo i suoi dubbi.
Però, secondo il portavoce di Lugar, Andy Fisher,
il senatore ci teneva ad esprimere la sua
preoccupazione pubblicamente prima della
revisione che Bush farà a settembre. La
maggioranza dei repubblicani, invece, sono
disposti ad aspettare fino a settembre per vedere
se sta funzionando o no l’incremento delle truppe
ordinato da Bush recentemente.  Pochi hanno
divaricato dalla politica dell’amministrazione
Bush, chiesto un cambiamento in Iraq o
abbracciato la proposta dei democratici di
fissare una data specifica per il ritiro. Secondo
alcuni, però, la critica di Lugar potrebbe
offrire una copertura politica per altri
repubblicani che volessero sfidare la politica di Bush in Iraq.

Giuliani ha sempre riconosciuto che fra lui e gli
altri candidati repubblicani, c’era poca
differenza nelle loro posizioni riguardo al
terrorismo e la politica da seguire nel
Medioriente, che era la sua esperienze di sindaco
di New York a fornirgli una carta di preparazione
in più per affrontare le responsabilità
presidenziali. Dopo l’effetto Lugar, vedremo se sarà ancora così.



Sandra Giovanna Giacomazzi
39-333-752-4602
Italian Perspectives
http://www.giogia.com/ListaItaliana.html
Overseas Perspectives
www.giogia.com
http://www.upublish.com/books/giacomazzi.htm

#11175 Da: "Guido Ferretti" <ferrettiguido@...>
Data: Dom 1 Lu 2007 2:40 pm
Oggetto: Re: [Y!G radicali-piemonte] Fw: Wi Max
gferretti26
Invia email Invia email
 
WI-MAX consente anche il collegamento di aree non servite dall'ADSL alla rete internet e la sua più importante applicazione sarebbe quella di favorire il lavoro da casa, riducendo il pendolarismo e consentendo risparmi energetici e riduzioni di traffico. Ma esistono molte altre implicazioni di interessa ambientale, che non possono essere abbandonate alla libera iniziativa del mercato, senza, almeno, regole lungimiranti, certe e applicabili. E' una tecnologia di estremo interesse sociale, in vista della crisi energetica che ci aspetta.
Guido

 
Il 01/07/07, claudio bellavita <claudio.bellavita@...> ha scritto:

    su questo argomento si potrebbe fare un pò di  casino all'università e altrove, io nel mio piccolo,ho cominciato

 
Wi max è un sistema, per ora limitato a aree non troppo estese (un comune, non una regione) che consente di usare i telefonini nell'area senza riccorrere alle reti dei ponti radio. Di fatto, se il comune lo installasse, le telefonate urbane tra cellulari sarebbero gratuite. Ci sarà tra breve un'asta per acquisire i diritti. Probabilmente ci si butterà Telecom e le major dei telefonini per comprare e buttare nel cassetto. Facciamo un odg per chiedere che partecipi il comune?



#11176 Da: "Andrea Carapellucci" <a.carapellucci@...>
Data: Dom 1 Lu 2007 5:30 pm
Oggetto: Rif: [Y!G radicali-piemonte] Fw: Wi Max
caropellucci
Invia email Invia email
 
Palazzo Nuovo è già connesso in WiFi (credo che sia il protocollo anteriore al WiMax). Provo a parlarne con I compagni del politecnico...
 
Andrea C.
 
-------Messaggio originale-------
 
Data: 01/07/2007 12.42.14
Oggetto: [Y!G radicali-piemonte] Fw: Wi Max
 

    su questo argomento si potrebbe fare un pò di  casino all'università e altrove, io nel mio piccolo,ho cominciato

Wi max è un sistema, per ora limitato a aree non troppo estese (un comune, non una regione) che consente di usare i telefonini nell'area senza riccorrere alle reti dei ponti radio. Di fatto, se il comune lo installasse, le telefonate urbane tra cellulari sarebbero gratuite. Ci sarà tra breve un'asta per acquisire i diritti. Probabilmente ci si butterà Telecom e le major dei telefonini per comprare e buttare nel cassetto. Facciamo un odg per chiedere che partecipi il comune?

 
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#11177 Da: "Ass.Radicale Satyagraha" <associazione.radicale@...>
Data: Dom 1 Lu 2007 6:25 pm
Oggetto: IMPORTANTISSIME NOVITA' PER IL CONGRESSO
associazione...
Invia email Invia email
 
IMPORTANTISSIME NOVITA' PER IL CONGRESSO !!
 
NE PARLEREMO MARTEDI' SERA ALLA RIUNIONE
ORE 21 IN VIA PO,18  BAR DELLE ALPI
 
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#11178 Da: "claudio bellavita" <claudio.bellavita@...>
Data: Dom 1 Lu 2007 8:09 pm
Oggetto: audience nostre iniziative
clalb1
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Un tema per il prossimo congresso. I radicali continuano a fare manifestazioni perchè i media si occupano poco delle loro campagne. Sul blog di Beppe Grillo entrano tutti i giorni 500.000 italiani. Non sarà che il nostro metodo di comunicare è un pò invecchiato?

#11179 Da: rosanna degiovanni <rosannadegiovanni@...>
Data: Dom 1 Lu 2007 9:09 pm
Oggetto: pdl violenza donne
rosannadegiovanni@...
Invia email Invia email
 
a Fossano è terminata ieri, sabato 30 giugno, la raccolta firme con un altro buon risultato: 308. Con quelle raccolte la settimana scorsa fanno 600..non male direi
Nei prossimi giorni, dopo averle fatte certificare ve le porto. C'è un termine entro cui vanno consegnate?

saluti a tutti
rosanna



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#11180 Da: claudia pagliano <claudiapagliano@...>
Data: Dom 1 Lu 2007 9:31 pm
Oggetto: Re: [Y!G radicali-piemonte] pdl violenza donne
claudiapagliano
Invia email Invia email
 
Al comitato stanno procedendo a radunare e certificare i moduli per una consegna che sarà prossima, anche se non mi pare che abbiano fissato una data (ben prima della scadenza di settembre, in ogni caso). Stanno stringendo i tempi, comunque, tant'è che sabato al pride già ci chiedevano i moduli per portarli subito in comune. Direi che saranno felici di vedersi arrivare 600 firme già certificate!
fammi sapere quando passi da torino.

ps: è possibile comunque che ti chiami qualcuno del comitato: la settimana scorsa, andando a prendere i moduli, avevo lasciato il tuo numero.

 
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================================================
- ...lei dove abita?
- Nel cuore degli uomini.

Don DeLillo, Americana, 1971


----- Messaggio originale -----
Da: rosanna degiovanni <rosannadegiovanni@...>
A: radicali-piemonte@yahoogroups.com
Inviato: Domenica 1 luglio 2007, 23:09:45
Oggetto: [Y!G radicali-piemonte] pdl violenza donne

a Fossano è terminata ieri, sabato 30 giugno, la raccolta firme con un altro buon risultato: 308. Con quelle raccolte la settimana scorsa fanno 600..non male direi
Nei prossimi giorni, dopo averle fatte certificare ve le porto. C'è un termine entro cui vanno consegnate?

saluti a tutti
rosanna



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#11181 Da: "claudio bellavita" <claudio.bellavita@...>
Data: Lun 2 Lu 2007 2:42 am
Oggetto: federico caffè e riccardo lombardi
clalb1
Invia email Invia email
 
trasmetto un notevole artiolo di Nesi comparso su Aprile

#11182 Da: "giulio manfredi" <manfredi61@...>
Data: Lun 2 Lu 2007 8:09 am
Oggetto: L'ASSOCIAZIONE AGLIETTA SBARCA IN SICILIA!
manfredi61@...
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Come ho detto nel mio intervento al Comitato, ho portato giù a Roma e consegnato rispettivamente ad Elisabetta Zamparutti e a Rocco Berardo le firme raccolte in questi mesi ai tavoli dell'Associazione Radicale Adelaide Aglietta sulla petizione pro-moratoria esecuzioni capitali (610 firme) e sulla petizione sull'eutanasia (280 firme).
 
Al Comitato ho raccolto l'iscrizione all'Aglietta di Danilo Maccarrone dell'Associazione Radicali Catania (l'unica realtà siciliana che fa iniziativa politica sul territorio).
 
... e dopo un estenuante lavoro ai fianchi, sono riuscito a scucire 50 euro di contributo per la sede a Nicolas Ballario!
 
Grazie Danilo, grazie Nicolas!
 
 
Come sempre, ho portato su da Roma un po' di copie dei documenti presentati sia all'inizio dei lavori sia oggetto delle votazioni finali; saranno disponibili questa sera in sede durante la riunione settimanale (via Garibaldi n. 18, ore 21:00).
 
 


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#11183 Da: "AssRad A.Aglietta" <larosanelpugno@...>
Data: Lun 2 Lu 2007 10:18 am
Oggetto: RADICALI - VIALE "LA MOZIONE DELLA VERGOGNA"
larosanelpugno@...
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RADICALI - VIALE "LA MOZIONE DELLA VERGOGNA"

Silvio Viale, membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani, in relazione alla mozione "particolare" anti-Capezzone, peraltro non vincolante, approvata da 28 membri (su circa gli 80 del Comitato) ha rilasciato la seguente dichiarazione:

"Mi sembra inutile scomodare le categorie della politica per questa mozione della vergogna, che avrebbe meritato il miglior ostruzionismo dei tempi d'oro dei radicali. Siamo nel campo della psicologia della parapolitica. Chiedere la gogna, dietro il paravento della "casta" o della disciplina nella critica ai radicali ed al governo, oltre che essere illiberale, totalitario e giustizialista, non fa onore ai valori del partito radicale. Con una pietra tombale, si è finalmente messa in discussione la tradizionale politica radicale della "doppia tessera", come una sorta di porta "girevole" sempre aperta per entrare, ma anche per uscire in un giro, da soli o spinti fuori. La mozione anti-Capezzone evidenzia l’insofferenza di molti dirigenti radicali verso ogni dissidenza interna, che non si configuri come pura testimonianza formale, ma anche la loro incapacità di andare oltre la lista della spesa. La stessa mozione “particolare”, con una discussione ridotta al minimo, dopo due giorni di innocua passerella, con chi deve rientrare al lavoro già sui treni e sugli aerei, ha il sapore di una rappresaglia preparata con cura da quel briccone di D’Elia. Non avendo potuto partecipare al Comitato intendo prendere pubblicamente posizione contro l’infantile irresponsabilità che ha contagiato le menti di una parte dei radicali. Se fossi stato presente avrei proposto qualche centinaio di emendamenti o avrei lasciato che “se la votassero da soli”, rendendola almeno “non vincolante”, come è comunque stato poiché i 7 contrari e i 3 astenuti non hanno fatto scattare il quorum necessario. Nel merito, voglio solo ricordare a D’Elia e soci che la qualità di un politico è giudicata da molte cose e non solo dalle presenze in aula. Su questo avevo anch’io criticato Capezzone, ma non mi sognerei mai di sostenere che Marco Pannella non sia un grande Eurodeputato solo perché è, probabilmente, poco presente alle commissioni. Sta a Marco, come a Daniele, decidere le priorità. Sta a noi criticare eventualmente le priorità, ma nessuna critica può cancellare i 28 voti che hanno scritto una delle pagine più vergognose della storia radicale.”       

Torino, 2 luglio 2007.




Associazione Radicale Adelaide Aglietta

Via Garibaldi, 18/55 – 10122 Torino – tel.: 011/2309006 – fax: 011/2309003

www.associazioneaglietta.it 

 email: larosanelpugno@...

 mailing list: http://it.groups.yahoo.com/group/radicali-piemonte

 


#11184 Da: "giulio manfredi" <manfredi61@...>
Data: Lun 2 Lu 2007 12:20 pm
Oggetto: Rassegna stampa:
manfredi61@...
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"La Repubblica", LUNEDÌ, 02 LUGLIO 2007
 
Pagina 15 - Interni
 
IL CASO
 
L´ex segretario: "Contro di me la brutta copia di una fatwa" e pensa a un suo movimento
 
I radicali processano Capezzone: "Fa la vittima ma è un assenteista"
 
 
 
 
FRANCESCO BEI

ROMA - Daniele Capezzone ha fissato al 4 luglio il suo "Independence day" da Pannella, con l´annunciata presentazione del suo "network" politico personale, ma stavolta i radicali lo hanno preceduto. Una durissima mozione anti-Capezzone, presentata da Pannella a chiusura del comitato nazionale dei radicali e votata a scrutinio nominale ha sancito nei fatti il divorzio dall´ex segretario.
La tre giorni di lavori del comitato, riunito a via di Torre Argentina, si è trasformata in una sorta di processo in contumacia al presidente della commissione attività produttive che, eletto con la Rosa nel pugno, da mesi ormai è in rotta di collisione con il governo e con la maggioranza (al punto da non aver votato la fiducia a Prodi). «Incassata l´elezione - esordisce la segretaria Rita Bernardini - Daniele non ha fatto altro che denigrarci tutti i giorni per accattivarsi le simpatie di chi sta dalla parte opposta».
Emma Bonino pianta la seconda banderilla: «Il partito non è un autobus: quando ci si entra ci si sta con delle regole». Il ministro ironizzato quindi sul «vittimismo» di Capezzone, a cui Radio radicale ha tolto la rassegna stampa della domenica mattina: «Stampa e regime non è un format della Endemol nè Striscia la notizia. Preferirei non sentire vittimismi». Ma il più duro di tutti è senz´altro Pannella, che presenta la mozione e l´ha inasprisce successivamente con un emendamento in cui figura apertamente il nome dell´ex segretario radicale come esempio di «malapolitica». Da parte di Daniele Capezzone c´è «una denigrazione costante» del partito, «ritiene di non avere miglior arma che insozzare la figura radicale». Nel testo vengono citate le numerose assenze («ha partecipato solo a 118 votazioni alla Camera su 3116»), anzi viene definito «il più assenteista dei deputati», gli viene imputata una «totale mancanza di impegno nella commissione che presiede», gli attribuiscono «un comportamento di casta, antistituzionale, antidemocratico». Per poi concludere deliberando «una immediata mobilitazione perché venga resa pubblica tutta la documentazione sui comportamenti di tutti i deputati e senatori, nelle loro attività e inattività parlamentari».
La mozione passa con 28 sì, 7 contrari (tra cui il deputato Bruno Mellano) e 3 astenuti. Ma molti dei 60 membri del comitato non partecipano al voto perché assenti. Capezzone, «allibito e addolorato», reagisce attaccando: «Questa brutta copia di una fatwa nei miei confronti non mi pare esattamente una cosa seria. E´ una roba avvilente». E intanto, guardando a Montezemolo e ai radicali della Cdl, lavora al suo network per le riforme liberali.

 

"La Stampa", 02 Luglio 2007, pag. 8


E i radicali mettono alla gogna Capezzone

ROMA


Era il ragazzo prodigio dei Radicali, uno dei segretari (dal 2001 al 2006) più giovani della politica italiana. Ma da ieri, per il suo partito, Daniele Capezzone è il prototipo dell’«assenteista», l’esempio vivente di «quei comportamenti che esasperano i privilegi di casta, anti istituzionali e anti democratici».
Sono parole durissime quelle scritte dal comitato nazionale dei Radicali italiani nella mozione anti-Capezzone, approvata con 28 sì a fronte di appena 7 no e 3 astenuti.
Parole di fuoco che Capezzone ha definito degne di una «fatwa»; l’anatema dei giudici coranici. Anzi: la «brutta copia di una fatwa». E ha anche chiarito chi è stato, secondo lui, a orchestrare l’attacco: «Non posso negare - ha detto - di essere allibito e addolorato per il livello delle aggressioni che ho subito da Emma Bonino e Marco Pannella».
Proprio il ministro per le Politiche comunitarie aveva avvertito Capezzone: «Il partito non è un autobus, quando ci si sale, ci si sta con delle regole». La Bonino aveva anche chiesto a Capezzone di evitare vittimismi, citando tutte le sue lamentele contro di lei, contro il partito, contro Pannella, soprattutto dopo l’esclusione dalla trasmissione «Stampa e Regime» su Radio Radicale.
Quindi il comitato ha approvato la mozione gogna, che sottolinea come Capezzone - che è presidente di una commissione permanente, la più alta carica radicale nella storia parlamentare - «dall'inizio della legislatura al 7 giugno 2007, ha partecipato a solo 118 delle 3.116 votazioni. E fino al 3 aprile scorso, dopo un anno di legislatura, aveva partecipato solo a 52 votazioni su 2.458».\

 

"La Stampa", 02 Luglio 2007, pag. 67
 
PRIDE 2007: HA VINTO LA CITTA'


INTERVENTO


Christian Ballarin
Coordinamento Torino Pride


E poi è arrivato il Torino Pride 2007, un po’ sottovoce, senza la pubblicità dello scorso anno, senza corteo ma con una piazza, la piazza dei diritti, ed è stato un successo inaspettato anche questa volta. Ci sarà un motivo per il quale le persone di questa città rispondono così bene a iniziative che, oltre al divertimento, alla musica e alla cultura, mettono al centro i diritti e le rivendicazioni politiche. Agli altri Pride solitamente partecipano in maggioranza gay, lesbiche, transessuali, ma a Torino è successo che a un certo punto non sapevi più chi era cosa e a che titolo era lì. Questo dà un valore diverso al nostro Pride, questo ci riempie veramente d’orgoglio, l’orgoglio di aver contribuito a costruire un tessuto sociale, una miscellanea di identità e di intenti che sa arricchire ed includere, prima che giudicare e dividere. Questa è la mia città ideale: un luogo denso di vite, pulsante di passioni, in cui chiunque può perlomeno provare ad essere se stesso, in cui ci si interroga sul perché delle cose: sul perché per una donna islamica può essere importante il velo, perché i centri sociali rivendicano spazi di aggregazione, perché una società al plurale è così difficile ma così bella.

Piazza Castello sabato era gremita da famiglie, ragazzetti, pensionati, turisti, fidanzati, cittadini immigrati, insomma tutto ciò che sta dentro ad un sabato pomeriggio in centro, con la differenza che tutti si sono fermati agli stand delle varie associazioni, hanno ascoltato la musica, applaudito le drag queen, hanno saputo accogliere una piazza «diversa», si sono mischiati, contaminati portando se stessi. Quando le battaglie del movimento Glbt (gay, lesbico, bisessuale, transgender) finalmente potranno vedere l’alba di un nuovo giorno sarà grazie a persone così. Sarà grazie a chi a capito che i diritti non sono esclusiva di alcuni ma garanzia per tutti, sarà grazie alle associazioni che sono venute in piazza con noi, dalla Cgil all’Asai, dalla Uil al comitato Tutti diversi Tutti uguali, dalle associazioni delle donne a quelle degli studenti, da Libera all’Arci, da Amnesty Int. ai pionieri della Croce Rossa, sarà grazie ai volontari che hanno lavorato, a Marina Paganotto, ai Fratelli Sberlicchio, ai dj che hanno suonato per noi, alle Assessore alle Pari opportunità di Comune, Provincia e Regione, sarà grazie a tutte e tutti quelli che credono che per costruire una città ideale si può partire da una piazza in un’assolata giornata di giugno e sperare che possa esserci un seguito.



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#11185 Da: AssRad A.Aglietta <larosanelpugno@...>
Data: Lun 2 Lu 2007 1:01 pm
Oggetto: FW: Diritto o obbligo di cura?
larosanelpugno@...
Invia email Invia email
 

To: larosanelpugno@...
From: lalli.c@...
Subject: Diritto o obbligo di cura?
Date: Mon, 2 Jul 2007 11:40:31 +0200

Segnalo una lettera (firmata da oltre 600 persone) che è stata suscitata dal rinvio a giudizio di Mario Riccio e che invita il legislatore ad intervenire per chiarire i termini legali della questione - per dirla in poche parole se esiste un diritto alla cura o un obbligo.

Per aderire, diffondere o conoscere tutti i dettagli dei firmatari qui: http://bioetiche.blogspot.com/2007/05/diritto-o-obbligo-di-cura.html


Grazie, Chiara Lalli

**************************

Diritto o obbligo di cura?
Il Gip Renato Laviola ha rinviato a giudizio Mario Riccio, il medico che nel dicembre 2006, su richiesta di Piergiorgio Welby, lo aveva sedato e aveva interrotto la ventilazione meccanica (“staccando la spina”) che gli permetteva di sopravvivere.
Lo ha rinviato a giudizio in nome di un diritto alla vita che, nella “sua sacralità, inviolabilità e indisponibilità”, costituirebbe un limite invalicabile per l’esercizio del diritto di autodeterminazione. Secondo il giudice Laviola, il diritto di rifiutare le cure, pur essendo sancito dalla Costituzione italiana, dal Codice di Deontologia Medica e da convenzioni internazionali, verrebbe meno quando, per metterlo in pratica, si rendesse necessaria da parte del medico un’azione e non una mera omissione. Mario Riccio avrebbe pertanto compiuto un reato in quanto non si è limitato a non attuare una terapia, ma ha attivamente provocato il distacco del respiratore che teneva in vita Piergiorgio Welby.
Noi pensiamo che risulti da ciò una limitazione inaccettabile della libertà di ogni cittadino di decidere riguardo ai trattamenti sanitari sulla propria persona: un paziente sarebbe libero di rifiutare di essere attaccato al respiratore (o di essere nutrito artificialmente) ma non gli sarebbe invece garantita la possibilità di interrompere, una volta avviate, la respirazione o la nutrizione artificiale in condizioni medicalmente assistite.
L’argomentazione del Gip Laviola lascia intravedere scenari nei quali sarebbe legittimo obbligare le persone a curarsi anche contro la propria volontà. Il richiamo alla sacralità della vita (oltre al fatto che non si tratta di un concetto né medico né giuridico) rischia di trasformare il diritto alla vita in dovere di vivere e spalanca le porte ad ogni accanimento terapeutico.
Mario Riccio ha esaudito una richiesta precisa e inequivocabile di Piergiorgio Welby: una richiesta di interruzione di un trattamento. Ci chiediamo: un medico che accoglie una simile richiesta agisce in modo legittimo? Noi non abbiamo alcun dubbio sulla liceità morale del gesto, né sulla sua legittimità deontologica, in accordo con l’Ordine dei Medici di Cremona che si è pronunciato in questo senso, archiviando il procedimento disciplinare a carico del collega.
Il problema invece è aperto sul piano giuridico. Mentre il Procuratore della Repubblica di Roma si è pronunciato in sintonia con l’Ordine dei Medici, chiedendo l’archiviazione del caso, opposto – come abbiamo visto – è stato il parere del Gip Laviola.
Riteniamo che sia assolutamente necessario stabilire la certezza del diritto in merito alla seguente questione: un cittadino capace di intendere e di volere, il cui giudizio non è viziato da disturbi dell’umore o da pressioni esterne, può legittimamente rifiutare o sospendere ogni tipo di cura anche quando questo comporterà inevitabilmente la sua morte?
È pacifico che, se un paziente (non ancora collegato al dispositivo che potrebbe mantenerlo in vita) rifiuta di essere collegato a detto dispositivo, nessuno può obbligarlo a farlo. Paradossalmente però, se quello stesso paziente accetta di essere tenuto in vita da un macchinario e poi, dopo un certo periodo di tempo, decide di rinunciarvi, ciò si rivela impossibile, per lo meno nell’opinione di alcuni magistrati. Ma questa asimmetria cozza contro il buon senso. Forse l’avere accettato una terapia priva il paziente della possibilità di cambiare idea e di esercitare ora la sua originaria possibilità di rifiutarla?
Vogliamo sottolineare che far derivare dal diritto alla vita l’obbligo di curarsi implica conseguenze gravi e paradossali, fino a spingere le persone a temere ogni tipo di relazione terapeutica: il paziente, i familiari e anche il medico potrebbero essere indotti a non iniziare una terapia, per esempio la ventilazione, solo per il timore di non poterla più sospendere quando le circostanze dovessero renderla inaccettabile.
Siamo convinti che solo l’intervento del legislatore possa far chiarezza su questo punto cruciale e affermiamo l’assoluta urgenza di questo intervento.

Tra le prime firme:

Chiara Lalli (Filosofo, Roma); Virginio Bonito (Neurologo, Bergamo); Carlo Alberto Defanti (Neurologo, Bergamo); Mariolina Congedo (Neurologo, Trieste); Maddalena Gasparini (Neurologo, Milano); Daniela Tarquini (Neurologo, Roma); Pietro Tiraboschi (Neurologo, Milano); Ignazio Renzo Causarano (Neurologo, Milano); Marcella Gasperini (Neurologo, Verona); Mario Manfredi (Neurologo, Presidente SIN, “Società Italiana di Neurologi” Roma); Luciano Gattinoni (Presidente SIAARTI, “Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva”, Milano); Sara Pareo (Urologo, Roma); Cristina Cusi (Neurologo, Milano); Alberto Primavera (Neurologo, Genova); Sandro Sorbi (Neurologo, Firenze); Riccardo Cecioni (Medico legale, bioeticista, Arezzo); Gian Domenico Borasio (Neurologo, palliativista, Monaco di Baviera); Eugenio Pucci (Neurologo, Macerata); Federico Morello (Neurologo, Arzignano, VI); Annamaria Colombo (Anestesista rianimatore, Seregno); Alessandro Tiezzi (Neurologo, Arezzo); Stefano Canitano (Radiologo, Roma); Guido Bertolini (Medico ricercatore Istituto “Mario Negri”, Ranica, BG); Valerio Pocar (Filosofo, Milano); Carlo Bernardini (Fisico, Roma); Gilberto Corbellini (Storico della Medicina, Roma); Demetrio Neri (Filosofo, Messina); Fulvio Scaparro (Psicoterapeuta, Milano); Patrizia Borsellino (Filosofa, Milano); Filomena Gallo (Avvocato, Salerno); Maria Gigliola Toniollo (Responsabile nazionale CGIL Nuovi Diritti, Roma); Daniel Amit (Fisico, Roma); Roberto Satolli (Giornalista, Milano); CarloAlberto Redi (Biologo, Pavia).


#11186 Da: "adele zavadlav" <zav_ade@...>
Data: Lun 2 Lu 2007 4:18 pm
Oggetto: Nuova iscrizione
zav_ade
Invia email Invia email
 

Buongiorno a tutti,

sono Adele Zavadlav, mi sono iscritta oggi. Quando potrò cominciare a postare i miei messaggi?

A presto,

Adele


#11187 Da: "giulio manfredi" <manfredi61@...>
Data: Lun 2 Lu 2007 4:22 pm
Oggetto: RE: [Y!G radicali-piemonte] Nuova iscrizione
manfredi61@...
Invia email Invia email
 

Hai già iniziato, cara Adele. Questo era il primo!

Benvenuta!

Giulio


From: "adele zavadlav" <zav_ade@...>
Reply-To: radicali-piemonte@yahoogroups.com
To: <radicali-piemonte@yahoogroups.com>
Subject: [Y!G radicali-piemonte] Nuova iscrizione
Date: Mon, 2 Jul 2007 18:18:30 +0200

Buongiorno a tutti,

sono Adele Zavadlav, mi sono iscritta oggi. Quando potrò cominciare a postare i miei messaggi?

A presto,

Adele




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#11188 Da: "zav_ade" <zav_ade@...>
Data: Lun 2 Lu 2007 4:24 pm
Oggetto: ARTICOLO DI NIKOLAJ KHRAMOV SUL GAY-PRIDE DI PARIGI
zav_ade
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Ho letto e tradotto: un articolo di Nikolaj Khramov, di Domenica 1
giugno 2007




CENTOMILA PARTECIPANTI HANNO PRESO PARTE AL GAY-PRIDE DI PARIGI

In testa alla colonna c'era il sindaco della capitale francese
Bertran Delanoë

Sabato scorso, 30 giugno, cento mila persone hanno preso parte alla
tradizionale manifestazione del gay-pride a Parigi. Secondo i dati
degli organizzatori, il numero dei partecipanti è stato di circa
700000 persone. La polizia ha dichiarato, che 400000 erano i
partecipanti e 200000 gli spettatori.

I partecipanti  alla manifestazione, svoltasi nel centro della
capitale francese, hanno preteso dal nuovo governo del paese la
parità dei diritti riguardanti la sfera dei rapporti familiari,
compresi il matrimonio e la possibilità di adottare dei bambini.

I rappresentanti delle minoranze sessuali sono pronti a cominciare
un dialogo con il presidente della Francia e il suo governo,
partendo dalle condizioni che hanno portato alla sconfitta alle
elezioni presidenziali e parlamentari del partito socialista, che
promettevano di legalizzare i matrimoni tra omosessuali e la
possibilità di adottare dei figli da parte di coppie omosessuali.

Tra i noti politici, che hanno preso parte alla manifestazione
parigina, c'erano il sindaco della città, il gay dichiarato Bertran
Delanoë e l'ex ministro della cultura della Francia nel governo dei
socialisti Jacques Lang. Il partito del presidente Nikolaj Sarkozi
era rappresentato soltanto dal consigliere regionale Jean Luc Romero.

La manifestazione parigina si è distinta per la particolare varietà
dei colori grazie ai pittoreschi costumi dei travestiti, alla grande
quantità di persone che si muoveva sul marciapiede, dalla quale
arrivavano musiche di diversi stili e tendenze. Molti hanno aderito
alla manifestazione assieme alle proprie famiglie e figli.

#11189 Da: "Nikolaj Khramov" <nkhramov@...>
Data: Lun 2 Lu 2007 4:46 pm
Oggetto: RE: [Y!G radicali-piemonte] Nuova iscrizione
nkhramov
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Benvenuta, Adele! :)))
 
Nikolaj Khramov
nkhramov@...
phone +7 916 675.63.79
ICQ 244093459
Skype: nkhramov
 
-----Original Message-----
From: radicali-piemonte@yahoogroups.com [mailto:radicali-piemonte@yahoogroups.com]On Behalf Of adele zavadlav
Sent: Monday, July 02, 2007 8:19 PM
To: radicali-piemonte@yahoogroups.com
Subject: [Y!G radicali-piemonte] Nuova iscrizione

Buongiorno a tutti,

sono Adele Zavadlav, mi sono iscritta oggi. Quando potrò cominciare a postare i miei messaggi?

A presto,

Adele



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#11190 Da: "claudio bellavita" <claudio.bellavita@...>
Data: Lun 2 Lu 2007 5:46 pm
Oggetto: i bignami e don Ferrante
clalb1
Invia email Invia email
 
Se c'è una cosa di cui ha bisogno la "cosa rossa", posto che riesca mai a coagularsi prima di avviarsi all'irrimediabile declino che l'ha colta in Francia come in Spagna e Portogallo è di liberarsi dell'ideologismo d'accatto di cui troppo si nutre, e cominciare a guardare i fatti come sono. Per esempio, smettere di pensare che i lavoratori rappresentati dal sindacato siano la maggioranza : a parte che non lo sono più dai tempi di Craxi, oggi la Cgil si è messa in pericolosa rotta di collisione con i giovani, pensando di addossare ai giovani precari e agli immigrati sfruttati l'onere di mantenere per 40 anni in pensione gente che ha pagato i contributi per 30, e inoltre di addossargli un pazzesco debito pubblico pro capite, sorto e mantenuto per sostenere le 100 Alitalie, gli intoccabili fannulloni dello stato e quelli, pure mafiosi, delle ASL del sud.
Ma siccome tutte queste cose non stanno nei bignami con cui la sinistra "radicale" si è fatta una ,si fa per dire, cultura politica, fanno come Don Ferrante dei Promessi Sposi. Queste cose non esistono, o, se c'è qualcosa, è colpa delle stelle o dell'innalzamento del clima...
Brutta cosa che Bertinotti sia andato a trarre ispirazione in Germania, dove l'ideologismo dell'estrema si nutre di nostalgia per le garanzie che la DDR, lo stato che controllava "le vite degli altri", assicurava ai suoi fidi.

#11191 Da: "zav_ade" <zav_ade@...>
Data: Lun 2 Lu 2007 7:07 pm
Oggetto: (Nessun oggetto)
zav_ade
Invia email Invia email
 
#11192 Da: "Silvio.viale" <silvio.viale@...>
Data: Lun 2 Lu 2007 7:33 pm
Oggetto: Re: Rif: [Y!G radicali-piemonte] Fw: Wi Max
silvio.viale@...
Invia email Invia email
 
Ne capisco poco, ma si può fare qualcosa.

--------- Original Message --------
Da: radicali-piemonte@yahoogroups.com
To: "radicali-piemonte@yahoogroups.com" <radicali-piemonte@yahoogroups.com>
Oggetto: Rif: [Y!G radicali-piemonte] Fw: Wi Max
Data: 01/07/07 19:30

Palazzo Nuovo è già connesso in WiFi (credo che sia il protocollo anteriore al WiMax). Provo a parlarne con I compagni del politecnico...
 
Andrea C.
 
-------Messaggio originale-------
 
Data: 01/07/2007 12.42.14
Oggetto: [Y!G radicali-piemonte] Fw: Wi Max
 

    su questo argomento si potrebbe fare un pò di  casino all'università e altrove, io nel mio piccolo,ho cominciato

Wi max è un sistema, per ora limitato a aree non troppo estese (un comune, non una regione) che consente di usare i telefonini nell'area senza riccorrere alle reti dei ponti radio. Di fatto, se il comune lo installasse, le telefonate urbane tra cellulari sarebbero gratuite. Ci sarà tra breve un'asta per acquisire i diritti. Probabilmente ci si butterà Telecom e le major dei telefonini per comprare e buttare nel cassetto. Facciamo un odg per chiedere che partecipi il comune?

 
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#11193 Da: AssRad A.Aglietta <larosanelpugno@...>
Data: Lun 2 Lu 2007 7:52 pm
Oggetto: EMMA BONINO A TORINO
larosanelpugno@...
Invia email Invia email
 

Mercoledì 4 Luglio 2007

Sala delle Colonne del Comune di Torino

Via Palazzo di Città, 1

ore 17:00


 incontro:


"Torino, la Rosa nel Pugno un anno dopo"


con

il Ministro delle Politiche Europee e del Commercio Estero

 
Emma Bonino


Saranno presenti, tra gli altri:


Bruno MELLANO ed Enrico BUEMI (deputati RnP),
Gianluigi BONINO (capogruppo RnP in Comune),
Massimo GUERRINI (presidente RnP della I Circoscrizione),
Diego CASTAGNO (vicepresidente RnP VIII Circoscrizione), 
Igor BONI (presidente Associazione radicale Adelaide Aglietta),
Silvio VIALE (segretario Associazione radicale Adelaide Aglietta),
Nicoletta CASIRAGHI (Federazione dei Liberali),
Giorgio CARDETTI (segretario provinciale Sdi),
Giulio MANFREDI (direzione nazionale Radicali Italiani)
,
Alessandro FREZZATO (consiglio generale Associazione Luca Coscioni).


Se questo messaggio ti ha infastidito, se ti è stato recapitato per errore e/o se non vuoi più ricevere nostre informazioni, invia una mail a larosanelpugno@..., indicando nell'oggetto CANCELLAMI


Associazione Radicale Adelaide Aglietta

Via Garibaldi, 18/55 – 10122 Torino – tel.: 011/2309006 – fax: 011/2309003

www.associazioneaglietta.it 

 email: larosanelpugno@...

 mailing list: http://it.groups.yahoo.com/group/radicali-piemonte

 



#11194 Da: "Silvio.viale" <silvio.viale@...>
Data: Lun 2 Lu 2007 7:39 pm
Oggetto: Fw: Re: diritto o obbligo di cura?
silvio.viale@...
Invia email Invia email
 

--------- Original Message --------
Da: "Chiara Lalli" <lalli.c@...>
To:
Oggetto: Re: diritto o obbligo di cura?
Data: 25/06/07 18:41

OGGETTO: Diritto o obbligo di cura?

A tutti i firmatari grazie infinite.

In questo link trovate l'elenco completo dei firmatari e notizie riguardo all'appello (eventuali pubblicazioni e diffusione): http://bioetiche.blogspot.com/2007/05/diritto-o-obbligo-di-cura.html 

(Chiunque di voi volesse può diffondere il testo).

Ieri la lettera con le prime 370 firme è stata inviata al Corriere della Sera. In questo momento le adesioni sono 418.

Mi scuso in anticipo per eventuali errori o imprecisioni (o omissioni) nei vostri nomi o nelle informazioni che vi riguardano, ma le firme sono arrivate numerose e in alcuni momenti lo smaltimento ha richiesto una certa velocità che potrebbe avere influito sulla precisione. (Alcuni non mi hanno mandato qualifica e città, chi vuole può farlo in qualsiasi momento).
Pertanto segnalatemi correzioni o aggiunte (usando questo indirizzo oppure nei commenti della pagina del link).

La divisione dei firmatari tra medici e non medici non ha una ragione se non nel criterio iniziale adottato (solo in seguito si è deciso di accogliere le adesioni anche dei non medici).

Spero di essere in grado di inviare questo messaggio a tutti coloro che mi hanno scritto, tuttavia vi chiedo (qualora possibile) di inoltrare ciascuno a quanti aveva direttamente contattato (potrei tralasciare qualcuno soprattutto nei casi di invio a mailing list).

Per qualunque dubbio o chiarimento sono a disposizione.
La raccolta di adesioni prosegue e la lista sarà regolarmente aggiornata.

Un caro saluto

Chiara Lalli


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#11195 Da: "zav_ade" <zav_ade@...>
Data: Lun 2 Lu 2007 9:06 pm
Oggetto: RATZI, MA LO SAI CHE MOLIèRE CI AVEVA PROPRIO VISTO GIUSTO?
zav_ade
Invia email Invia email
 
Ratzi (non ti chiamo Raz, per non confonderti con Degan, altra
dimensione, altro pianeta!), non ti offendi vero se ti chiamo così?
Del resto, siamo tutti fratelli, no? Senti, Razti, volevo solo dirti
un paio di cose, non ti porterò via tanto tempo, so che hai un sacco
di impegni! Ho finito, da poco, di leggere "Tartufo" di Molière (se
non l'hai ancora letto, te lo consiglio, è davvero un toccasana per
lo spirito!). Pensa, quell'opera teatrale era stata interdetta dalla
chiesa! Chissà perchè?! Molière ha parlato della figura
dell'ipocrita, ma non un ipocrita comune, no, no, ha parlato dei
falsi devoti! Di quelli, per intenderci, che si nascondono dietro la
maschera (Ah Pirandello! Quante maschere ha l'uomo!)della vera fede,
per compiere poi i crimini più efferati! E più andavo avanti nella
lettura, più mi dicevo: "Cipikkia! Ma anche oggi è così, anzi oggi è
peggio!". Insomma, Molière ci aveva proprio visto giusto! Non trovi
anche tu? Ma quanti Tartufi ci sono in Italia e nel mondo?! (Dici,
che è meglio procurarsi un cane? Qua, mi sa, c'è da fare soldi a
palate!).
Poi, senti, già che ci sono, ne approfitto per chiederti una cosa
ancora. Gesù non predicava la povertà? E allora, com'è che la chiesa
vive nel lusso sfrenato? Non pensi che ci sia qualcosa che non
torna? Vabbè, lo ammetto, la matematica non è mai stata il mio forte
(a dire il vero, neppure la tecnologia, faccio sempre pasticci,
ahimè!), ma qui non è tanto questione di matematica, piuttosto di
politica. Dai, su, adesso non dirmi, che la politica non c'entra! La
chiesa non ha un suo partito? Non c'è un qualcosa del tipo "Forza
Vatikan" (sottolineo, con la K)? No? Non ancora? Beh, non credo
manchi molto alla sua comparsa! Inoltre, scusa se sono così
ficcanaso, ma quando è venuto il Puffo dell'Est, gli hai mica
chiesto delucidazioni in merito alle popolazioni che vivono in quei
paesi, che non se la passano tanto bene, soprattutto da quando lui
ha deciso di occuparsi personalmente della "lotta al terrorismo"?
No, perchè sai, te lo confido in segreto, lui dice che là ci abitano
solo terroristi, ma non è così! Davvero! Pensa che uno dei miei più
cari amici abita proprio in uno di quegli stati, in Cecenia, a
Groznyj (conosci?), e pensa, che è talmente un criminale incallito,
che se mi azzardo a non scrivergli per un giorno, mi sommerge di
mail, per sapere come sto! Davvero un terrorista! E poi, scusa, ma
tra i compiti della chiesa, non ci dovrebbe essere quello di aiutare
il prossimo? E com'è che quando il Puffo ha provveduto a sterminare
un po' di persone: bambini, donne, anziani e questi chiedevano
aiuto, la chiesa non ha fatto nulla? Cos'è, s'era presa un anno
(due, tre, quattro...) sabbatico? Ah, no, aspetta... era una
crociata? Una lotta agli infedeli, vero? Non l'avete fatta voi? Beh,
in effetti, hai ragione, non l'avete fatta voi, avete semplicemente
chiuso gli occhi e le orecchie e l'avete lasciata fare agli altri!
Ma, senti un po', non credi che Gesù avrebbe agito diversamente? Non
pensi Ratzi, che Gesù si arrabbierebbe e vergognerebbe un tantino
nel vedere com'è diventata la sua "Casa"? E poi, illuminami, da poco
avete celebrato il family day, ma tutta quella gente (sempre quella
di cui ti ho parlato prima) non fa parte della grande famiglia del
mondo (a proposito della grande famiglia del mondo, ti vorrei
ricordare, che ne fanno parte anche i gay, non per essere pignola)?
E allora perchè non avete fatto nulla? Ti do un consiglio, prima che
qualcuno lassù decida di darci il giro a tutti, perchè s'è stufato
del vostro lavoro, rifletti e vedi di fare qualcosa! Ma sbrigati! Il
tempo passa...

#11196 Da: "zav_ade" <zav_ade@...>
Data: Lun 2 Lu 2007 9:51 pm
Oggetto: Ogg: [Y!G radicali-piemonte] Nuova iscrizione
zav_ade
Invia email Invia email
 
Ora ho capito, come devo fare per rispondere! Grazie Giulio, Grazie
Nikolaj, per il benvenuto! :-)

#11197 Da: "zav_ade" <zav_ade@...>
Data: Lun 2 Lu 2007 9:52 pm
Oggetto: Ogg: [Y!G radicali-piemonte] Nuova iscrizione
zav_ade
Invia email Invia email
 
Ora ho capito, come devo fare per rispondere! Grazie Giulio, Grazie
Nikolaj, per il benvenuto! :-)

#11198 Da: "claudio bellavita" <claudio.bellavita@...>
Data: Mar 3 Lu 2007 8:31 am
Oggetto: Re: [AperTO] opportunità da cogliere
clalb1
Invia email Invia email
 
difesa, politica estera, giustizia, lotta alla criminalità sempre più europee;moneta e tassi di interesse, solo europei;sanità, istruzione, lavori pubblici tendenzialmente sempre più alle regioni. Urbanistica e altro solo alle regioni. Allo Stato cosa resta?:i rapporti con la UE e i rapporti con le regioni. Non sembra che ne siano consapevoli i nostri costituzionalisti, tantomeno i nostri politici. Anche gli economisti non hanno cominciato a dire che il vero ente inutile è lo stato nazionale, che occorre un piano per ridurne progressivamente i costi. Figuriamoci se lo dicono i sindacalisti.
----- Original Message -----
Sent: Tuesday, July 03, 2007 12:53 AM
Subject: [AperTO] opportunità da cogliere

http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=568

Verso il nuovo trattato europeo

Per l'Italia un'opportunità da cogliere

Gianni Bonvicini

A qualche giorno di distanza dal Consiglio Europeo di Bruxelles, che
ha sbloccato dopo più di due anni di "riflessione" il dossier
istituzionale, è possibile trarre alcune considerazioni per il futuro
dell'Unione e valutare il ruolo che potrà giocarvi l'Italia.
Cominciamo subito con il dire che il Trattato Riformato (ma che
infelice espressione si è mai scelta!) non è per nulla semplificato.
Anzi, l'inserimento nel vecchio testo "costituzionale" delle clausole
previste nel mandato del Consiglio ha già messo in allarme giuristi e
politici di tutta Europa per l'ambiguità e la complessità del compito
che li aspetta: rendere comprensibili e trasparenti le nuove norme
sarà quasi impossibile. Accantoniamo quindi lo slogan elettorale sul
Trattato semplificato del neo presidente Sarkozy e apprestiamoci a
convivere con un testo largamente incomprensibile.

Doppio scopo

L'operazione condotta a Bruxelles ha ottenuto un doppio scopo.
Innanzitutto si è voluto dare ragione agli europeisti e a coloro che
avevano già ratificato il vecchio Trattato sulla necessità di una
riforma che desse efficienza alle istituzioni dell'Unione. Il fatto
che la maggioranza del Consiglio, guidata dalla Germania, sia
riuscita a salvaguardare nella sua interezza le norme che tendono a
rendere più efficace la politica estera e di difesa dell'Unione, uno
degli aspetti più innovativi del Trattato costituzionale, va
esattamente in questa direzione. Analogo discorso può essere esteso
al campo della giustizia e degli affari interni, dove malgrado l'opt
out della Gran Bretagna si potrà procedere alla "comunitarizzazione"
di un settore di enorme importanza anche per i cittadini dell'Unione
alle prese con fenomeni di immigrazione e di lotta alla criminalità,
comuni a quasi tutti. Ciò risponde al nuovo paradigma
dell'integrazione europea, meno rivolto alla creazione interna
dell'Europa e più alle prese con le responsabilità e i compiti da
svolgere all'esterno dell'Ue.

Il secondo scopo è stato quello di rassicurare gli stessi cittadini,
ma questa volta nella loro veste nazionale, che gli Stati membri sono
ancora saldamente al comando dell'Unione europea e che l'intero
processo di integrazione è sotto il controllo stretto dei Governi. Di
qui la decisione di eliminare dal testo del nuovo Trattato i simboli
dell'Unione, di modificare, su suggerimento britannico, il nome
del "ministro degli Esteri" in qualcosa che non facesse ombra a
quelli nazionali (ma a proposito, quello inglese non si
chiama "Secretary of State"?) e soprattutto un maggiore ricorso alle
cooperazioni rafforzate fra gruppi di paesi, alla possibilità di
opting out dalle politiche e a un ruolo ancora maggiore dei
Parlamenti Nazionali in funzione di controllo sulla legislazione
comunitaria.

La posizione italiana

Questi ultimi aspetti ci portano al discorso sull'Italia. Se il
futuro dell'Unione europea si baserà essenzialmente sul varo di
cooperazioni rafforzate, l'Italia potrà dirsi soddisfatta di avere
fatto passare una "filosofia" di integrazione che le eviterà
l'imbarazzo di assistere, senza parteciparvi dall'inizio, alla
nascita di direttori o di accordi interstatali (tipo Pluem, Schengen
e altro) al di fuori della cornice dei Trattati. Ma ciò a due
condizioni. Innanzitutto, che il ricorso alla cooperazione sia
semplificato al massimo; ma ciò non è evidente né nel mandato (dove
si accenna solo a un numero minimo di 9 Stati membri per dare avvio
alla cooperazione), né nel testo di riferimento del vecchio Trattato.
Se il ricorrervi dovesse essere troppo complicato, il rischio di fare
risorgere il fantasma dei direttori o dei gruppi extra-trattato
potrebbe essere ancora elevato.

Ma anche se le cooperazioni rafforzate, ed è questo il secondo punto,
dovessero divenire la regola dell'Unione, per l'Italia si porrà il
problema di valutare tempestivamente e con realismo se farne parte o
meno. Di volta in volta, quindi, il Governo dovrà soppesare i pro e i
contro dell'adesione a un gruppo rafforzato in base agli interessi
nazionali. Più in generale, il Paese sarà chiamato a dimostrare la
propria capacità di partecipazione, oltre alla volontà di aderirvi.
Sarà infatti il criterio dei "willing and able" a dettare le regole
di partecipazione e il nostro Paese ha dimostrato in molti casi una
scarsa capacità di adeguamento alle politiche e regole comuni,
malgrado tutta la buona volontà del caso.

Sul fronte del Parlamento italiano, cui sarà attribuita una maggiore
responsabilità nel controllo della legislazione comunitaria il
discorso non è molto diverso. La scarsa attenzione con cui si seguono
le vicende dell'Ue (e le commissioni Affari esteri e comunitari di
Camera e Senato lo sanno bene) non è certo un fatto tranquillizzante
per il futuro. Si vedano i tempi lunghi e la difficoltà con cui si
elabora e si approva la cosiddetta "legge comunitaria", mai davvero
collocata su una corsia preferenziale, come dovrebbe.

Ma c'è di più. Pur rimanendo materie largamente bipartisan, le
questioni europee sono ormai fattore di divisione all'interno delle
maggioranze parlamentari. Sia la lega Nord ai tempi di Berlusconi che
l'estrema sinistra nell'attuale maggioranza sono divenute un ostacolo
spesso insuperabile nel fare passare determinate posizioni. Ne è
recente testimonianza la risoluzione che le commissioni Esteri e
Affari comunitari della Camera hanno cercato di fare approvare alla
vigilia del Consiglio europeo: ci sono riuscite dopo un estenuante
braccio di ferro con la sinistra estrema, ma annacquando talmente il
testo da renderlo pressoché inutile. Al Senato la risoluzione di
forte sostegno al Governo non ha neppure potuto essere discussa.
Figuriamoci quando si dovrà decidere se rallentare una legge
comunitaria o approvare una cooperazione rafforzata. Purtroppo, anche
in Italia il cammino dell'Europa è divenuto drammaticamente difficile.

Gianni Bonvicini è Direttore dell'Istituto Affari Internazionali


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#11199 Da: carlo donati <donati_carlo@...>
Data: Mar 3 Lu 2007 10:03 am
Oggetto: ...i frutti della giornata TorinoPride
donati_carlo@...
Invia email Invia email
 
Carissimi,
la presenza dell'Associazione Aglietta al Pride di sabato 30 giugno ha fruttato:
 
120 firme alla proposta del "Manifesto per l'uguaglianza dei diritti" (www.matrimoniodirittogay.it);
 
90 firme (...o forse più, ...i moduli li ha Aldo) sul PDL contro la violenza sulle donne;
 
70 euro di contributi;
 
2 iscrizioni alla nostra associazione, compresa quella del consigliere comunale di Torino Francesco Salinas.
 
Carlo
 
 
 



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#11200 Da: "giulio manfredi" <manfredi61@...>
Data: Mar 3 Lu 2007 12:37 pm
Oggetto: Rassegna stampa:
manfredi61@...
Invia email Invia email
 
La diaspora di Capezzone: «Ecco il network liberale per sfuggire a Pannella»

• da Il Giornale del 3 luglio 2007, pag. 8

di Adalberto Signore

«Il mio miglior ufficio stampa si chiama Marco Pannella». A pochi passi dal Transatlantico, trolley al seguito, Daniele Capezzone sorride ironico. Il day after della durissima mozione con cui il vecchio leader radicale ha chiuso domenica il comitato nazionale del partito sancendo di fatto il divorzio dall’ex segretario non sembra preoccuparlo troppo. Domani, in un albergo del centro di Roma, presenterà il suo nuovo network liberale che, a meno di sorprese, si chiamerà Decidere. E che è destinato a collocarsi in uno dei due poli. Una decisione, assicurava qualche giorno fa, che «arriverà entro pochi mesi». Per ora, però, resta nei Radicali, a dispetto di una rottura ormai difficilmente recuperabile visto che i vertici di Torre Argentina l’hanno praticamente invitato a togliere il disturbo. Invece Capezzone se la gode, tanto è stato forte l’impatto mediatico delle ultime puntate di Casa Pannella. Anche perché lo Statuto del partito - a differenza di molti altri - non prevede né la sospensione né l’espulsione. Insomma, come dice lo stesso Capezzone, «l’unica cosa che possono ancora fare è attentare alla mia persona sul piano fisico». Cioè, mettergli le mani addosso.
Ma uno sguardo al centrodestra, visti anche i rapporti difficili con il resto della maggioranza (a marzo non rinnovò la fiducia a Prodi), Capezzone l’ha già iniziato a dare. A cominciare dall’ex radicale Benedetto Della Vedova, oggi presidente dei Riformatori liberali e deputato di Forza Italia. Che gli fa sì «i migliori auguri» ma resta «perplesso sull’utilità di uno strumento come il Network, terzo rispetto al confronto tra i poli». «Sull’analisi che ci ha diviso un anno e mezzo fa su dove fosse meglio giocare le carte radicali - aggiunge - io non ho cambiato idea e continuo a pensare che, nonostante le difficoltà, la prospettiva non possa che essere nel centrodestra. So che su questo anche lui non può che riflettere».
Nei Radicali, intanto, si aspetta che lo scontro decanti, anche se è innegabile che la situazione sia ormai di impasse.  Soprattutto se Capezzone deciderà davvero di tener duro. Con Pannella che da Radio Radicale attacca «il giornalismo canaglia che cerca di insozzare» la storia del partito (accusa rivolta soprattutto a Il Giornale) e fa passare l’ex segretario come un martire nonostante ci abbia «denigrato costantemente». Qualche malumore, però, continua a esserci dopo che domenica la mozione anti-Capezzone è sì passata con 28 voti, ma ha pure visto tre astenuti e sette contrari (tra loro il deputato Bruno Mellano) e un piccolo drappello che ha deciso di autosospendersi. Tanto che il torinese Silvio Viale, membro del Comitato nazionale, torna sull’episodio per definirlo «una delle pagine più vergognose della storia radicale».
Se nel partito si vive questa fase di stallo, Radio Radicale prova invece a voltare pagina. A breve - forse già da domenica, al più tardi fra due settimane - sarà definita la questione della rassegna stampa domenicale che prima era condotta da Capezzone. Il direttore della radio, Massimo Bordin, preferirebbe affidarla a una sola persona, ma non esclude affatto che possano essere indicati due o tre nomi destinati ad alternarsi. In pole position, comunque, resta l’eurodeputato Marco Cappato, molto gradito anche a Pannella. Sull’estromissione di Capezzone, Bordin ribadisce quanto già detto nei giorni scorsi, quando aveva sottolineato come le iniziative dell’ex segretario - prima i Volenterosi, ora il network Decidere - fossero in deciso contrasto con la linea del partito. E comunque, aggiunge, la querelle non deve aver appassionato se «tra fax e mail solo 16 persone hanno voluto dire la loro». E «se undici gridavano al bavaglio, cinque plaudivano alla nostra decisione». Insomma, ironizza, «possiamo dire che Capezzone vince undici a cinque». Taglia corto, invece, sulla «bizzarra storia del galateo» (l’ex segretario si è lamentato di non essere stato neanche chiamato da Bordin): «A dire il vero è stato lui a negarsi alle nostre richieste di interviste per 15 giorni...».

 

 

Rinnovarsi o Pannella/2

• da Il Giornale del 3 luglio 2007, pag. 1

di Filippo Facci

Ma perché, con altri maggiorenti radicali era stato diverso? Andatevi a vedere la violenza con cui Marco Pannella si liberò di Olivier Dupuis e soprattutto di Benedetto Della Vedova, in quest'ultimo caso con la complicità di Daniele Capezzone che sostituì Della Vedova proprio nella rassegna stampa domenicale. È una fatwa, quella di Pannella contro Capezzone? Certo che lo è: sua la colpa d'aver criticato il governo Prodi, sua la colpa d'aver messo in ombra un'Emma Bonino già opaca di suo, soprattutto dopo la vergognosa missione in Cina, sua la colpa d'aver dato ai radicali una visibilità più moderna, qualcosa che la grigia ortodossia radicale ha trasformato in problema anziché in risorsa.

Fate capire, chi è che parla di personalismo, Pannella? E davvero sostiene, Pannella, che ci sia in giro tutta questa lobby giornalistica disposta a sostenere il 34enne Capezzone? Davvero Pannella & Bonino parlano dell'assenteismo altrui senza paura che qualcuno vada a controllare il loro al Parlamento europeo? Preparatevi, ci sarà da divertirsi: Pannella vuole che Capezzone ne esca pazzo e lasci i radicali, ma sta uscendo pazzo lui. Il prossimo passo, per il gandhiano Pannella, sarà la violenza fisica.

 

 

Il partito feudale

• da Corriere della Sera del 3 luglio 2007, pag. 1

di Angelo Panebianco

Molti maggiorenti del costituendo Partito democratico forse non se ne rendono conto ma c'è il rischio che la nascita del nuovo partito non sia una cosa seria, proprio il contrario di quei solenni atti fondativi da cui prendono vita le imprese importanti e durature.

Dopo l'autocandidatura di Walter Veltroni alla guida del Partito democratico ci si poteva aspettare che altri dirigenti, in disaccordo con la linea politica da lui tratteggiata, si candidassero subito a loro volta. Per dare vita a una vera gara. Invece, al momento, aperte critiche ai contenuti del discorso di Veltroni non ne sono state ancora fatte, i potenziali sfidanti tentennano, e i «veri» capi dei due partiti che si vanno a fondere (Ds e Margherita) cercano di scongiurare un conflitto per la leadership. In compenso, stanno sbocciando, come cento fiori, le «liste per Veltroni». Da quel che si capisce, chiunque voglia piazzare se stesso e gli amici suoi negli organi dirigenti del futuro partito metterà in piedi la sua «lista per Veltroni» e ogni lista, naturalmente, avrà il suo marchio («cattolici per Veltroni», «girotondi per Veltroni», eccetera) e i suoi nobili propositi politici. L'impressione è che più che un problema di «tecnica» ci sia un problema di cultura politica. Non viviamo in una «democrazia popolare». Certi riti, pertanto, bisognerebbe evitarli. Fanno, come dire?, una brutta impressione. In un normale partito occidentale il solo autorizzato a dare vita a una «lista per Veltroni » dovrebbe essere Veltroni medesimo. Gli altri, tutti gli altri, dovrebbero candidarsi nella sua lista o sostenerla se concordano con lui, oppure, se non concordano, dare vita a liste contrapposte alla sua, con altri contenuti e altri candidati.

I partiti, sempre e in ogni luogo, hanno una natura oligarchica. Nessuno poteva essere così ingenuo da pensare che il Partito democratico risultasse un'eccezione. Esso non può che nascere da una fusione di oligarchie e di apparati dei partiti preesistenti. Ma la fusione può avvenire in modi diversi. Quella che si prospetta (come, fra i dirigenti, il solo Arturo Parisi ha subito colto e denunciato) è la peggiore delle fusioni possibili.

Ciò che si sta delineando è un partito con una struttura «feudale» (altro che federale), un partito che nello stesso momento in cui incoronerà Veltroni darà anche vita a un sistema strutturato di correnti, ciascuna facente capo a un notabile. Ne verrebbe fuori qualcosa di simile alla Polonia settecentesca. Tra l'altro, un partito così fatto toglierebbe in partenza al pur plebiscitato Veltroni lo spazio di manovra necessario per un vero esercizio della leadership.

Ferma restando l'inevitabilità della fusione fra oligarchie e apparati, c'è anche un altro modo. Consiste in un uso «non improprio» delle primarie: chi non concorda con Veltroni dovrebbe scoprirsi e candidarsi proponendo cose diverse da quelle che propone lui (e fare poi pesare, in caso di sconfitta, i consensi raccolti). Per esempio, davvero nessuno, nel Partito democratico, ha da obiettare all'«assordante silenzio» di Veltroni (critiche agli americani per l'Iraq a parte) sulla politica internazionale? Che identità potrà mai avere un partito il cui leader designato non propone alcuna scelta di campo di fronte alle gravi sfide internazionali in corso?

 

 

L'estate di Al Qaeda

• da La Repubblica del 3 luglio 2007, pag. 1

di Guido Rampoldi

Dopo Londra, Glasgow. Dopo Glasgow, il deserto del Marib, nello Yemen. Al terzo tentativo in tre giorni il terrorismo globale è riuscito ad azzannare la carne umana. Come se un testimone fosse passato di mano da dinamitardo a dinamitardo, nella penisola arabica una banda è riuscita nella non difficile impresa fallita in Gran Bretagna, ammazzare indifesi con il tritolo. Le autorità yemenite attribuiscono l'attentato ad al-Qaeda, ma chi pensasse ad una centrale operativa che attiva di volta in volta questa o quella cellula probabilmente s'inganna. Sembra di assistere, semmai, ad un fenomeno imitativo per il quale gruppi non collegati tra loro decidono di cancellare lo smacco di Londra con un massacro, così da ristabilire nella sua pienezza quel potere di terrorizzare messo in dubbio dal fiasco iniziale.

Ora la bestia è placata? Purtroppo la progressione degli attentati, in Europa come in Medio Oriente, non lascia presagire nulla di buono per l'estate che comincia. Si direbbe anzi che una certa frenesia omicida stia percorrendo le sparse truppe della guerra santa, eccitate dall'odore del sangue che sale dai campi di battaglia. Iraq, Libano, Afghanistan, Palestina: rispetto all'estate del 2006, ovunque segnali di peggioramento. Agli occhi del "movimento jihadista" tutto questo deve apparire equivalente a quei fenomeni fisici che la scienza descrive come un aumento caotico della complessità, destinata a crescere fino a provocare il collasso finale del sistema. Se questo è lo stato d'animo dei terroristi globali, non sarebbe da escludere che nei prossimi mesi cercassero di dare il loro contributo alla moltiplicazione del caos. L'estate è l'epoca più propizia per trasformare in selvaggina gli occidentali in vacanza. E il via-vai negli aeroporti rende più agevole ai cospiratori entrare e uscire dai Paesi occidentali, per tentare di colpire il nemico nella sua stessa terra. Dunque non sorprende l'allarme delle autorità statunitensi, il loro timore di un nuovo e spettacolare attacco a sei anni dall'11 settembre; tanto più perché le filiere del terrorismo in Gran Bretagna sembrano avere propaggini oltre Oceano.

Ci attende un'estate molto guardinga. E sbaglieremmo se contassimo sul dilettantismo di cui hanno dato prova gli attentatori di Londra e di Glasgow. Molte guerriglie fondamentaliste all'opera nei conflitti in corso ormai dispongono di vere e proprie "fabbriche di kamikaze" e di università per esperti in esplosivo. In pochi anni quelle guerre centuplicano il numero di quanti possono mettere la loro esperienza e la loro stessa vita al servizio del terrorismo. Questo avviene con più facilità nelle nazioni arabe che sono, in genere senza colpa, grandi fornitrici di guerriglieri: tra queste c'è lo Yemen, dove appunto è avvenuta la strage di ieri.

Ai combattenti formatisi nella mischia vanno poi aggiunti i borghesi delle secondo linee, come forse i due medici arrestati in Gran Bretagna. Non è affatto inusuale, la Jugoslavia insegna, trovare medici nei ranghi degli sterminatori. Ma sorprende la doppia e simultanea attività di dottori che il pomeriggio curano malati e la notte progettano di dilaniare inermi. L'uno è palestinese, l'altro iracheno. Anche immaginando il loro coinvolgimento emotivo, quella vocazione segreta, così ben dissimulata, inquieta non meno della loro stupidità. Massacrare dozzine di londinesi non avrebbero cambiato nulla, né in Medio Oriente né in Europa. In questo continente abbiamo dimestichezza con il terrorismo, per così dire siamo vaccinati. Fatalisti per necessità, per incapacità a rinunciare alle nostre abitudini, per uno spiccio calcolo delle probabilità, neppure cancelliamo dalle mete delle nostre vacanze il Sinai, dove pure al Qaeda ha inanellato tre stragi in pochi anni, o lo Yemen, dove i sequestri di stranieri si contano a dozzine. Non è coraggio: però questo fare spallucce aiuta a non farsi travolgere da una ragionevole paura.

 

 

In un foglio ingiallito la prova che il Tibet era indipendente

• da Il Foglio del 3 luglio 2007, pag. II

di Carlo Buldrini

Un foglio di carta tibetana ingiallito dal  tempo. Il bordo, in alto, corroso dai "pesciolini d’argento". La scrittura al centro  della pagina è in tibetano, nella sua  forma più svolazzante. Subito sotto, battuta  a macchina, c’è la traduzione in lingua  inglese: "Il latore della presente, Tsepon  Shakabpa, capo del Dipartimento delle Finanze  del governo del Tibet, viene inviato da questo governo in Cina, negli Stati Uniti  d’America, nel Regno Unito e in altri  paesi per esplorare la possibilità di intraprendere scambi commerciali tra il Tibet e i suddetti Paesi. Saremo pertanto grati...". Al documento è stato apposto il sigil­lo del Kashag, il governo tibetano. E' data­to "Lhasa, il 26° giorno dell'ottavo mese del Maiale di Fuoco" (il 10 ottobre 1947). E' l'unico passaporto, ancora oggi esistente, emesso dal Tibet quando era una nazione indipendente. Questo prezioso documen­to è stato per la prima volta mostrato al pubblico di New Delhi il 23 e 24 giugno 2007, nel corso della "Conferenza per un Tibet indipendente" organizzata da Friends of Tibet (India), una ong indiana. Ed è proprio grazie a questa organizzazio­ne che il passaporto è stato ritrovato.

 

Tutto inizia nel 2003. A un tibetano di no­me Kongpo Dhondup viene mostrato il pas­saporto in un piccolo negozio di antiquaria­to, nei pressi di Durbar Square a Kathmandu. Dhondup capisce subito l'importanza del documento. Ne parla con Geshe Pema Dorje, un ex direttore del Sarah Institute of Buddhist Dialectics, in India. Pema Dorje contatta a sua volta Friends of Tibet. "Biso­gna fare il possibile per ottenere quel pas­saporto", gli dice Tenzin Tsundue, il segre­tario dell'organizzazione. Ma la cosa non è così semplice. I negozi di antiquariato di Kathamandu sono il punto d'arrivo di un commercio illegale e clandestino che ha ra­dici lontane. Per l'arte tibetana, l'epicentro di questo traffico è Kalimpong, una cittadi­na del West Bengal, a ridosso delle monta­gne. Qui pullulano ladri e contrabbandieri. Ed è a Kalimpong che viene raccolto, prima di essere smistato nei negozi di Kathmandu e di New Delhi, il materiale rubato nei monasteri e nelle abitazioni private di una va­sta area del territorio himalayano. A Kath­mandu, l'antiquario dei pressi di Durbar Square, capisce subito l'interesse dei tibe­tani per il passaporto appartenuto all'ex mi­nistro delle Finanze del governo di Lhasa. Dice che, se il documento verrà consegnato personalmente al Dalai Lama, sarà pronto a fare un prezzo di favore. Bluffa. In un pri­mo tempo chiede ben 15 mila dollari. Dhon­dup lo fa scendere a 10 mila. Oltre, non rie­sce ad andare. Per i tibetani in esilio si trat­ta di una cifra enorme. Friends of Tibet (In­dia) avvia una sottoscrizione. Bisogna rac­cogliere mezzo milione di rupie. Tutto pro­cede troppo lentamente. C'è il pericolo che il documento finisca in mano cinese e ven­ga distrutto. L'ong si rivolge allora al mona­stero di Pemachuding, in Nepal. Chiede un prestito. Nel marzo 2004, finalmente, Kongpo Dhondup è in grado di consegnare mez­zo milione di rupie in contanti all'antiqua­rio di Durbar Square. Ottiene il passapor­to. Domenica 28 marzo 2004 il prezioso do­cumento viene consegnato da Friends of Ti­bet (India) a Tenzin Geshe, il segretario pri­vato del Dalai Lama. Nella piccola fotografia in bianco e nero attaccata al passaporto, Tsepon Shakabpa, l'intestatario del documento, ha gli occhi a mandorla e lo sguardo fiero. Ha le labbra carnose, i baffetti sottili, i capelli lisci con la scriminatura al centro. Il cappello "a piatti­no" è l'inconfondibile segno di appartenen­za alla nobiltà locale. Shakabpa, a soli 23 anni, entrò a far parte dell'amministrazione centrale tibetana. Dal 1930 al 1950 fu capo dipartimento (ministro) delle Finanze. Nel 1948 il governo di Lhasa inviò una delega­zione di cinque persone in Cina, Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Svizzera, Italia, Egit­to, Arabia Saudita e India per promuovere gli scambi commerciali fra il Tibet e questi paesi. Shakabpa fu il capomissione.

 

Nel 1951, quando i cinesi avevano ormai occupato militarmente l'intero Tibet, Shakabpa andò a vivere a Kalimpong, in In­dia. Nel 1959, anche il Dalai Lama fu co­stretto a lasciare il Paese delle Nevi e a chiedere asilo politico all'India di Jawahar-lal Nehru. Fino al 1963, Shakabpa fu il rap­presentante a New Delhi del Dalai Lama e del governo tibetano in esilio che aveva tro­vato sede a Dharamsala nell'India setten­trionale. Tsepon Shakabpa si trasferì poi negli Stati Uniti. Visse a Manhattan. Nel 1967, per i tipi della Yale Unìversity Press, pubblicò un libro divenuto famoso: "Tibet: A Politicai History". Nel volume, Shakabpa parla anche della sua missione all'estero del 1948. In India, la delegazione incontrò il Mahatma Gandhi. Scrive Shakabpa: "Quan­do gli offrii la sciarpa cerimoniale (khata) il Mahatma Gandhi mi chiese se era stata fabbricata in Tibet. Gli risposi che, nel nostro paese, importiamo il materiale per fare questo tipo di sciarpe da cerimonia. Il Mahatma si dimostrò molto sorpreso. Ci dis­se che era molto importante che le cose di cui facciamo uso quotidiano vengano pro­dotte nel nostro stesso paese".

 

Tornato in India, Shakabpa riprese a vi­vere nella casa di Kalimpong. Qui, curò l'e­dizione in lingua tibetana della sua storia politica del Tibet. L'opera venne pubblica­ta in due volumi, nel 1967. La versione ingle­se del libro venne poi nuovamente pubbli­cata in paperback, nel 1984, dalla Potala Publications di New York Tsepon Shakabpa morì per un cancro allo stomaco il 23 feb­braio 1989, quando si trovava nella casa di suo figlio a Corpus Christi in Texas. Subito dopo la morte, nella sua abitazione di Ka­limpong venne commesso il furto che portò alla scomparsa del passaporto.

 

Il certificato dell'alto funzionario del go­verno tibetano è un documento storico im­portante. Prova che il Tibet, prima dell'oc­cupazione militare del paese da parte della Cina comunista, era una nazione indipen­dente e, come tale, era riconosciuto dagli al­tri paesi del mondo, Italia compresa.

 

Il governo tibetano fece richiesta dei visti per Tsepon Shakabpa in quanto "Capo del Dipartimento delle finanze". I vari paesi, co­sì come vuole la prassi diplomatica, gli con­cessero il visto gratuito, in quanto si trattava di un alto funzionario del governo di un pae­se straniero. E' così che sul passaporto si leg­ge la dicitura "Officiai, gratis" vicino ad alcu­ni visti, "Sans frais, courtoisie", vicino a quel­lo francese e "Cortesia diplomatica" in quel­lo italiano. Il visto italiano venne concesso a Shakabpa dal Consolato generale d'Italia di New York il 3 dicembre 1948. E' il visto nu­mero 20611. Shakabpa entrò in Italia il 15 di­cembre 1948, come prova il timbro apposto al visto d'ingresso dove si legge: "Domodossola Valico Ferroviario 3. Entrata. 15.12.48".

 

Il rilascio di questo visto pone una serie di problemi "diplomatici". Li si possono riassumere tutti con un'unica domanda: co­me mai, nel dicembre 1948, il governo della Repubblica italiana riconosceva il Tibet co­me nazione sovrana e indipendente e, oggi, lo ritiene invece essere parte integrante della Repubblica popolare cinese? Nel cor­so della visita di stato in Cina del presidente della Repubblica italiana Carlo Azeglio Ciampi (dicembre 2004) e della visita a Pechino del presidente del Consiglio Romano Prodi (settembre 2006) è stata espressa "la ferma adesione dell'Italia alla politica di una sola Cina" (e cioè che il Tibet - e Taiwan - sono parte integrante della Re­pubblica popolare cinese). Perché?

 

Vediamo brevemente che cosa è successo in Tibet dal 1948 (quando l'Italia lo ricono­sceva come nazione indipendente) a oggi. Il 7 ottobre 1950 l'Esercito popolare di libera­zione cinese attacca la città di Chamdo, nel Tibet orientale. Inizia l'occupazione milita­re del paese da parte della Repubblica po­polare cinese. Il 9 settembre 1951 la conqui­sta militare del Tibet è un fatto compiuto: i primi tremila soldati di Mao Zedong, seguiti subito dopo da altri 20 mila, marciano su Lhasa. Come diretta conseguenza dell'occu­pazione cinese, in Tibet, muoiono 1.200.000 persone. Nel decennio della Grande Rivolu­zione Culturale Proletaria (1966-1976), nel Paese delle Nevi un'intera civilizzazione vie­ne rasa al suolo dalle Guardie Rosse. (In Ti­bet, nel 1959, esistevano 6.259 monasteri. Nel 1976, al termine della Rivoluzione culturale, ne resteranno in piedi solo 8). Oggi, a Lhasa, vige un orwelliano regime poliziesco. Ogni angolo della città è sorvegliato da telecame­re nascoste. Su ogni pianerottolo dì condo­minio c'è un informatore della polizia.

 

E' stato tutto questo a far cambiare opi­nione alla diplomazia italiana sullo stato giuridico del Tibet e sul diritto all'autode­terminazione del popolo tibetano?

 

La "Conferenza per un Tibet indipen­dente" si è tenuta a New Delhi presso la Gandhi Peace Foundation. Tenzin Tsundue, il segretario di Friends of Tibet (In­dia), si è presentato con la solita fascia di stoffa rossa legata alla fronte e il kurta ne­ro. Ha fatto un appassionato appello ai ti­betani "fuori e dentro il Tibet" a intensifi­care la lotta in vista delle Olimpiadi di Pe­chino 2008. "Faremo ricorso alla lotta non­violenta", ha detto Tìsundue. Ma ha poi am­monito: "La nonviolenza, senza un suppor­to di massa, non funziona". Al termine dei due giorni di conferenza è stato approvato un documento. In esso si chiede all'Onu di dar seguito alla risoluzione 43/47 del 22 no­vembre 1988 che prevede l'adozione di mi­sure urgenti per l'eliminazione delle ulti­me tracce di colonialismo". I delegati han­no fatto appello a tutti paesi del mondo af­finchè si adoperino per porre fine al colo­nialismo cinese in Tibet e aiutino il popolo tibetano a riconquistare la propria libertà.




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#11201 Da: "Silvio.viale" <silvio.viale@...>
Data: Mar 3 Lu 2007 1:39 pm
Oggetto: Fw: Sulla mozione della vergogna
silvio.viale@...
Invia email Invia email
 

--------- Original Message --------
Da: "Cgil - mg.toniollo" <nuovidiritti@...>
To:
Oggetto: Sulla mozione della vergogna
Data: 03/07/07 15:01



Caro Silvio,
pare che non conti e nessuno ne scrive o parla, dalla registrazione
fatalmente il pezzo e' anche sparito, tuttavia gradirei che almeno tu
sapessi che mi sono auto-sospesa dalla Direzione e che ho da decidere (ma
non credo di avere molta scelta) sulla continuazione del mio rapporto con il
partito.
Maria Gigliola Toniollo

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Dr. Maria Gigliola Toniollo
CGIL Nazionale - Settore Nuovi Diritti
C.so d'Italia, 25 - 00198 Roma
tel. +39 06 84 76 390 - fax +39 06 84 76 337
e-mail: nuovidiritti@...
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