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radicali-piemonte · gruppo radicale piemontese

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#11231 Da: "claudio bellavita" <claudio.bellavita@...>
Data: Ven 6 Lu 2007 3:54 pm
Oggetto: gramizia di beppe grillo
clalb1
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In base alle rilevazioni, il sito di beppe grillo riceve più di 500.000 visite al giorno, cioè supera le copie vendute dal Corriere.
Notizia che i giornali tengono accuratamente celata, per non distrarci dale fondamentali notizie che ci somministrano sul bla bla dei nostri poveri politici e sulla versione provincializzata delle agenzie di stampa USA. Più, ovviamente i dotti elzeviri, praticamente temi in classe sulla stesso argomento.
Nessun giornale ci ha detto che lo stato sta per mettere all'asta le frequenze di Wi Max, un sistema di tlc che consente con due ripetitori di basso costo (meno di 5000 euro) di far parlare tra di loro i cellulari di un'area come Torino. Vorrebbe dire eliminare la bolletta telecom dei pensionati, i soli privati che la pagano ancora.
Naturalmente bisognerebbe che le frequenze le prendesse un comune e non la Telecom o Vodaphone.
Ma noi siamo per le liberalizzazioni e i capitani coraggiosi...
A San Francisco Google sta installando la versione successiva, che comprende anche wi fi. Nel 2008 i collegamenti internet e cellulari saranno liberi e gratuiti. Il comune è entusiasta, le compagnie telefoniche fanno guerre legali.
Ve lo ha detto qualcuno? Non credo. Però sui nostri quotidiani possiamo sempre leggere gli annunci mortuari, e anche il pensiero quotidiano di Pecoraro Scanio. Di cui nessuno, salvo il libro di Saviano, ha rilevato quanto ha fatto guadagnare alla camorra con la sua feroce battaglia contro ogni tipo di smaltimento in Campania. Di fatto, perchè continui il ricorso alle discariche più o meno abusive, perchè parlare di differenziata in Campania è come incaricare della raccolta l'Angelo Custode. Però di voti in Campania ne prende tanti, da far eleggere anche il fratello e qualche amico intimo...

#11232 Da: "claudio bellavita" <claudio.bellavita@...>
Data: Ven 6 Lu 2007 6:17 pm
Oggetto: Fw: PER LA LIBERTA´ DI COMUNICARE ]
clalb1
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----- Original Message -----
From: "Libreria Stampatori SAS" <stampa.univ@...>
To: <claudio.bellavita@...>
Sent: Friday, July 06, 2007 7:59 PM
Subject: Fw: PER LA LIBERTA´ DI COMUNICARE ]


>
> ----- Original Message -----
> From: "Giovanni Valle" <giovanni.valle@...>
> To: <Undisclosed-Recipient:;>
> Sent: Wednesday, July 04, 2007 6:33 PM
> Subject: PER LA LIBERTA´ DI COMUNICARE ]
>
>
>>
>>
>>>
>>> PER LA LIBERTA´ DI COMUNICARE
>>>
>>>
>>>
>>> Tra poco lo Stato assegnerà le frequenze WiMax. E´ il punto di non
>>> ritorno per il libero accesso alla conoscenza. Dopo non si potrà più
>>> tornare indietro. Il WiMax è una tecnologia che permette di
>>> trasmettere e ricevere segnali senza fili a distanze di decine di
>>> chilometri. Elimina l´ultimo miglio e il pedaggio di Telecom Italia.
>>> Le comunità locali . le associazioni, i cittadini, potranno rendersi
>>> indipendenti e collegarsi a Internet.
>>> Se il WiMax finisce in mano agli avvoltoi delle compagnie telefoniche
>>> verrà trasformato in un servizio di fatto monopolizzato e ad alto
>>> costo. Peggio dell´adsl.
>>>
>>> Ogni cittadino, ogni comunità locale, dovrebbe avere garantito il
>>> diritto di accesso alla conoscenza.
>>> Esiste una petizione on line che vi invito a firmare per il vostro/
>>> nostro futuro, per il diritto alla conoscenza e per non essere,
>>> ancora una volta presi in giro.
>>> La petizione chiede che almeno 1/3 delle frequenze venga riservato ai
>>> cittadini per associazioni senza fini di lucro, ai comuni e gli enti
>>> locali, e senza alcuna tassazione diretta o indiretta.
>>> Firmate la petizione su: http://www.petitiononline.com/wmaxfree/
>>> Per favore inoltrate ai vostri contatti.
>>>
>>>
>>> ------ Fine del messaggio inoltrato
>>>
>>>
>>>
>>>
>>>
>>>
>>>
>>
>
>
>
> --
> No virus found in this incoming message.
> Checked by AVG Free Edition. Version: 7.5.476 / Virus Database:
> 269.10.0/887 - Release Date: 05/07/2007 13.55
>
>

#11233 Da: "zav_ade" <zav_ade@...>
Data: Sab 7 Lu 2007 9:44 am
Oggetto: Radicali russi: traduzione articolo sulla violazione dei diritti civili....
zav_ade
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Radicali russi: ho letto e tradotto questo articolo arrivatomi per
posta elettronica ieri 6 luglio 2007.


Studente invalido arruolato nell'esercito direttamente nella
metropolitana

6 luglio 2007    17:14  Fontanka.ru

Uno studente di Volgograd è stato arruolato nell'esercito proprio
mentre si trovava nella metropolitana. Il giovane si era recato a
Pietroburgo per guadagnare qualche soldo, ma in una delle stazioni
della metropolitana, nel quartiere di Vyborgosk, lo hanno fermato e
mandato al centro di leva, poi all'unità della regione di Orenburg.

Il giorno prima "Le madri dei soldati" di Pietroburgo erano state
contattate telefonicamente da Vologda. Gli avevano raccontato, che
la madre di un giovane soldato, Artema Galuhina, si era rivolta a
loro. Come ha appreso il corrispondente della "Fontanka", secondo
quanto riferito dalla donna, suo figlio è stato arruolato
nell'esercito con la forza, malgrado tutte le controindicazioni
mediche (il giovane è invalido) e l'inesistenza del permesso di
soggiorno.


Per ora non ci sono altri particolari, aspettano informazioni da
Vologda. La madre della recluta si recherà a Pietroburgo domenica.

Secondo quanto afferma il direttore del comitato "Le madri dei
soldati" Ella Poljakova, questo non è l'umico caso a Pietroburgo, a
volte cercano di arruolare nell'esercito dei giovani, che hanno già
terminato il servizio di leva. Una situazione analoga si è
presentata il 2 giugno nella stazione della
metropolitana "Kupchino", ma gli amici del ragazzo hanno chiesto
tempestivamente aiuto e sono riusciti a "riprenderselo".

Ora "Le madri dei soldati" si stanno preparando a presentare un
appello alla commissione per i diritti dell'uomo; appello, che
raccoglierà tutti i fatti, relativi alle violazioni dei diritti, che
sono emersi durante la riunione primaverile della commissione. E non
sono pochi: 430 volte le reclute e i loro genitori si sono rivolti
al comitato de "Le madri dei soldati" e, in 180 casi,  sono state
registrate delle violazioni. Tra le più diffuse: tentativo di
confiscare il passaporto, pestaggio,  l'ignorare volutamente le
controindicazioni mediche.


Fonte: Fontanka.ru

#11234 Da: "Giuseppe Lamedica" <adams@...>
Data: Sab 7 Lu 2007 1:36 pm
Oggetto: pnm14
giulame
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per non mollare

Newsletter per l'azione liberale

 

“[…] Democrazia significa certezza del diritto e soprattutto è anche rispetto delle regole del gioco. Quale certezza del diritto abbiamo nel nostro paese […]? Certezza del diritto è certezza del diritto sostantivo e procedurale. In democrazia, il momento procedurale probabilmente è ancora più fondamentale di quello apparentemente sostantivo. Le regole del gioco, il come comportarsi, il come stare insieme, la codificazione di queste regole procedurali, è sostanza della democrazia prima ancora di altre parti che appaiono non procedurali e quindi dovrebbero e potrebbero apparire più sostantive ancora in termini di fondo dell’esistenza della democrazia. Le regole del gioco sono state violate immediatamente. […]” (19/05/1978)

(MARCO PANNELLA “A SINISTRA DEL PCI” Kaos edizioni, Milano 2007 pag. 443)

 

Anno VIII – n. 14 – 7 luglio 2007

 

PER INFORMAZIONI SUI REFERENDUM ELETTORALI DEL PROF. GUZZETTA

www.referendumelettorale.org

per aderire aderisco@...

“[…]Il referendum […] dà una spinta decisiva al bipolarismo, anzi ci porta verso il bipartitismo, con un partito dei moderati da una parte e il partito democratico dall’altra. Sul referendum si gioca quindi il futuro del sistema. Chi vuole una Italia europea, con due grandi partiti, ci aiuti. Chi preferisce o si arrende al caos e il frazionismo di oggi è giusto che ci combatta.[…]”

(MARIO SEGNI in “AA. VV. O DI QUI O DI LA” Libero – FREE 2007)

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ALCUNI APPUNTAMENTI REFERENDARI IN VENETO

Belluno c/o Comune - Ufficio Certificati lunedì dalle 09:00 alle 13:00 martedì dalle 09:00 alle 12:00 e dalle 16:00 alle 17:30 mercoledì dalle 09:00 alle 12:00 giovedì dalle 09:00 alle 12:00 e dalle 15:00 alle 18:00 venerdì dalle 09:00 alle 12:00

Castelfranco Veneto (TV) Via Francesco Maria Preti - c/o Municipio (Ufficio Elettorale) ogni lunedì, martedì, mercoledì e venerdì dalle 8:30 alle 13:00 ogni giovedì dalle 8:30 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 17:30 ogni sabato dalle 8:30 alle 11:45

Castelfranco Veneto (TV) Piazza Giorgione 7 e 14 luglio dalle 17:00 alle 20.00

Castelfranco Veneto (TV) Davanti Magazzini Coop 7 luglio dalle 10:00 alle 12:00

Mogliano Veneto (TV) c/o la Sede Acli (Via De Gasperi, 7 luglio dalle 10:00 alle 12:00

Padova Piazza delle Erbe tutti i giorni dal lunedì al venerdì dalle 9:30 alle 19:30 sabato dalle 9:30 alle 13:30

Padova Comune c/o URP Via Oberdan Lunedì, mercoledì e venerdì dalle 08:15 alle 13:00 Martedì anche dalle 14:00 alle 17:00 Giovedì dalle 10:00 alle 15:00

Rovigo Comune c/o Ufficio servizi demografici (piano terra) Da lunedì al sabato dalle 08:30 alle 12:30 Martedì e giovedì anche dalle 15:30 alle 17:30

Treviso Comune c/o URP Da lunedì a venerdì dalle 08:30 alle 12:45 Lunedì e mercoledì anche dalle 15:15 alle 17:30

Velo d'Astico (VI) Via Roma 15 luglio dalle 10:00 alle 12:30

Venezia Comune c/o Segreteria Generale Dal lunedì al venerdì dalle 9:00 alle 12:30

Venezia Piazzale Roma - c/o Giardini Papadopoli 9 e 13 luglio dalle 8:30 alle 12:30

Venezia Gran Viale S.M. Elisabetta - angolo Via Corfù (Billa) 8 luglio dalle 17:00 alle 20:00

Venezia Angolo tra Riva di Corinto e Via Rodi - Mercatino Settimanale 10 lugliodalle 9:00 alle 13:00

Verona Comune c/o Segreteria Generale Da lunedì a venerdì dalle 08:30 alle 13:00 Martedì e giovedì anche dalle 15:00 alle 17:00

Verona Via Cappello

Verona davanti COIN ogni giorno orario ufficio

Verona Mercato di Borgo Venezia tutti i martedì dalle 9:00 alle 13:00

Verona Mercato allo Stadio curva nordtutti i sabato dalle 9:00 alle 13:00

Verona Mercato Colosine e S. Lucia tutti i giovedì dalle 9.00 alle 13:00

VeronaPiazza Bra tutti i giorni dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 16:30 alle 20:30

Vicenza Comune c/o URP Corso Palladio, 98 Da lunedì a venerdì dalle 09:00 alle 12:30 Martedì e giovedì anche dalle 15:00 alle 18:30

Vicenza Piazza delle Poste ogni sabato e domenica (dal 23 giugno) dalle 11:00 alle 12:00 e dalle 16:30 alle 19:00

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NOTA A MARGINE DI UN CONVEGNO

Le considerazioni sulla III Consulta di liberali in Veneto svoltasi a Treviso il 1 luglio, saranno svolte da Veneto liberale nei prossimi giorni. Personalmente posso avanzarne qualcuna, adesso.

Quello che ha accomunato molti, fra i presenti al convegno, è stata la mancanza di consapevolezza di trovarci a un bivio. Ossia la crisi della repubblica postfascista è entrata nella fase finale. La scelta è tra la possibilità di riformare radicalmente il regime in una democrazia liberale o lasciarlo scivolare verso il crinale illiberale. Infatti chi pensa che i liberali debbano avere un ruolo di supporto a componenti riformiste degli attuali poli, non ha la consapevolezza di trovarsi alla vigilia di una scomposizione delle coalizioni che potrebbe far implodere il sistema. Ritenere di tentare di “normalizzare” la situazione politica, come già fatto in passato, stavolta è illusorio.

In passato buona parte dell’establishment aveva la consapevolezza di poter contare su di un certo consenso popolare, oggi è buona parte dell’establishment che, resosi conto della perdita di consenso, lo rincorre. Così si spiegano le affermazioni del leader della Confindustria o del Governatore della Banca d’Italia. Naturalmente i mezzi di informazione, soprattutto quelli più moderati, non possono non registrare l’atteggiamento dell’opinione pubblica nei confronti del regime.

L’establishment più conservatore tenta di scaricare il discredito, di cui è rimasta vittima la classe dirigente, solo sulla “classe politica”. La “Casta” denunciata oggi da Stella e Rizzo è la descrizione del degrado della classe dirigente che permette “i fannulloni” di cui parla Ichino e le lobby descritte da Giavazzi. Altro che costi della Democrazia, come Salvi e Villone denunciavano! Sono i costi del regime che l’opinione pubblica non sopporta più!

Di qui il ruolo rivoluzionario dei liberali: non ci si può confondere con i conservatori del regime. Occorre dare l’opportunità ai riformisti ed ai riformatori, che sono confusi con loro, di emanciparsi. Altrimenti diverranno complici di pericolose operazioni conservatrici o pasticciate.

Il referendum elettorale può svolgere un ruolo centrale in questa rivoluzione. Dire che il referendum elettorale, se svolto ed accolto dagli elettori, porterebbe ad un sistema elettorale peggiore dell’attuale, è sostenere una tesi conservatrice. Sono i conservatori che, avendo paura del cambiamento, si arroccano su posizioni reazionarie o nostalgiche. Il referendum elettorale se svolto ed accolto dagli elettori toglierebbe il premio di maggioranza alla coalizione per assegnarlo ad una sola lista, aumenterebbe la soglia minima di consensi (4% alla Camera 8% al Senato) per ottenere almeno un eletto ed impedirebbe le pluricandidature e, conseguentemente, la nomina di parlamentari da parte dei maggiorenti delle liste (nell’attuale Parlamento ben un terzo dei membri è stato nominato in seguito alle scelte dei leaders delle liste). Di conseguenza si avrebbero meno partiti, meno immobilismo conseguenti a veti incrociati, meno spese e, forse, più riforme.

Può darsi che il referendum induca i riformisti ed i riformatori che siedono in Parlamento a mettere mano alla riforma elettorale per introdurre un vero sistema elettorale maggioritario (all’inglese o alla francese, per ora non importa), perciò occorre raccogliere le firme. Se le firme non saranno raccolte i riformisti ed i riformatori non avranno la forza di farsi ascoltare. Come è accaduto sinora. (bl)

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* CASO NUVOLI

INTERVENTO DI MARIA ISABELLA PUGGIONI E PAOLO RUGGIU

Da www.radicali.it 4/07/07

Quindi Giovanni Nuvoli non è più nessuno, non è più un cittadino, non è più una persona, non ha più diritti di alcun genere.

Il suo spirito urla di essere liberato, ma in questa società del materialismo bigotto, esso non esiste, esiste solo il corpo, che, già morto deve essere tenuto in vita a forza e contro la volontà dell’uomo che imprigiona.

Inutile ogni speranza, inutile ogni tentativo. Urla e non ha voce, urla e gli risponde il silenzio.

Chiese che gli fosse risparmiata la tracheostomia e si svegliò senza più voce e con un tubo che, a forza, gli soffiava aria nei polmoni ormai inerti.

Chiese e chiede disperatamente che questo congegno gli venga staccato e trova “buoni consigli” per una “santificante” sofferenza.

Vuole testimoni per certificare la sua volontà e trova fughe e dinieghi.

Dopo tanta attesa può finalmente parlare con gli occhi, attraverso il sintetizzatore vocale, ma ecco che questo per i notai non ha valore.

Non vale il cartello con le lettere dell’alfabeto, non vale il sintetizzatore vocale, ora ci vuole l’interprete nominato dal tribunale. Così, a questo punto, non può neppure nominare un avvocato. Ora anche i vigili urbani si rifiutano di testimoniare che quanto dice lo dica proprio lui.

Passano le Commissioni parlamentari, passano gli psichiatri (vogliono sapere se per caso è depresso), passa la “giustizia”, passa il Vescovo e il parroco di zona, passano i giornalisti e le TV…..….passano i giorni e i mesi e tutto sprofonda, le sue speranze, i suoi diritti, nella palude della vigliaccheria, del disimpegno, dei tempi che si dilatano all’infinito, dell’opportunismo, del perbenismo dilagante.

Non c’è diritto, non c’è democrazia senza cittadini che la esercitino e per essa si battano e si impegnino.

Ci chiediamo: c’è in questa isola, un notaio, uno solo, un medico, uno solo, che abbia la volontà e il coraggio di rispettare concretamente i diritti di Giovanni Nuvoli sanciti dall’articolo 32 della Costituzione? Aspettiamo una risposta.

Maria Isabella Puggioni Paolo Ruggiu

Associazione “Luca Coscioni per la libertà della ricerca scientifica”- Sassari

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* MFE

PER LA PATRIA EUROPEA

Movimento Federalista Europeo - Sezione italiana dell'UEF e del WFM Milano, 24/06/07

Il Consiglio europeo, dopo il solito indecente mercato, ha deciso di trasformare la Costituzione europea in un Mini-Trattato, per procedere alle ratifiche per via parlamentare. Non si vuole correre il rischio di consentire ai cittadini europei di esprimere la loro opinione sulle proposte istituzionali che decideranno il futuro dell'Europa. I 27 Capi di Stato di governo si considerano sovrani illuminati, che conoscono meglio del popolo ciò che il popolo si aspetta dall'Unione.

Hanno ripetuto per anni che l'Europa ha bisogno di una Costituzione e che occorre superare il deficit di democrazia europea. Ora, hanno abrogato la Costituzione prima ancora di averla promulgata, nonostante che la maggioranza dei cittadini e degli Stati dell'Unione l'avesse ratificata. E' questa la democrazia europea che ci hanno promesso?

Dicono che l'Europa deve parlare al mondo con una sola voce. Ma non hanno avuto il coraggio di creare un Ministro degli esteri, perché temono che l'Unione europea prenda il posto di Gran Bretagna e Francia nel Consiglio di sicurezza dell'ONU. Come farà l'Unione europea a portare il suo messaggio di pace nel mondo e agire alla pari con Stati Uniti, Russia, Cina, India e Brasile?

Dicono di volere uno sviluppo sostenibile, un'economia fondata sulla conoscenza e l'innovazione, la difesa del modello sociale europeo, un'Unione che lotti contro la povertà nel mondo e per la salvezza ecologica del Pianeta. Ma poi costringono l'Unione ad agire senza un governo e con un bilancio striminzito. Come faranno gli europei ad affrontare le sfide della globalizzazione?

E' venuto il momento di dire basta a chi promette più unione europea, ma poi si batte per mantenere i privilegi della sua casta nazionale. Sono i governi europei che creano l'euroscetticismo. Sono loro i primi a tradire le attese e le speranze dei cittadini nell'Europa. Anche il Governo italiano, nonostante le promesse di Prodi e D'Alema, ha la grave responsabilità di non essersi opposto con forza alla liquidazione della Costituzione europea, permettendo ai paesi euroscettici di alzare la voce e di dettare le loro condizioni.

Recenti sondaggi dicono che il 65% dei cittadini europei vuole una Costituzione europea e il 70% è favorevole alla sua approvazione mediante referendum.

Basta con l'Europa dei sovrani illuminati!

L'Europa ha bisogno di un Costituzione!

Fate decidere al popolo europeo!

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* SPRECHI E PRIVILEGI DEL REGIME

LA UE PRONTA A PROCESSARE GLI SCONTI ICI ALLA CHIESA

di CURZIO MALTESE da LA REPUBBLICA del 25/06/07

C’è chi in Italia è abituato a ottenere privilegi da qualsiasi governo e autorizzato a non pagare il fisco, ma sul quale nessuno osa moraleggiare. Pena l'accusa di anticlericalismo. L'anomalo rapporto fra Stato italiano e clero è invece finito da tempo sul tavolo dell'Unione europea, che si prepara a mettere sotto processo il nostro Paese per i vantaggi fiscali concessi alla Chiesa cattolica, contrari alle norme comunitarie sulla concorrenza. Oltre che alla Costituzione, meno di moda. Al centro del caso è l'esenzione del pagamento dell'Ici per le attività commerciali della Chiesa. La storia è vecchia ed è tipicamente italiana.

Varato nel '92, bocciato da una sentenza della Consulta nel 2004, resuscitato da un miracolo di Berlusconi con decreto del 2005, quindi decaduto e ancora recuperato dalla Finanziaria 2006 come omaggio elettorale, il regalo dell'Ici alla Chiesa è stato in teoria abolito dai decreti Bersani dell'anno scorso.

Molto in teoria, però. Di fatto gli enti ecclesiastici (e le onlus) continuano a non pagare l'Ici sugli immobili commerciali, grazie a un gesuitico cavillo introdotto nel decreto governativo e votato da una larghissima maggioranza, contro la resistenza laica di un drappello di mazziniani radicali guidati dall'onorevole Maurizio Turco.

I resistenti laici avevano proposto di limitare l'esenzione dell'Ici ai soli luoghi senza fini commerciali come chiese, santuari, sedi di diocesi e parrocchie, biblioteche e centri di accoglienza. Il cavillo bipartisan ha invece esteso il privilegio a tutte le attività "non esclusivamente commerciali".

Basta insomma trovare una cappella votiva nei paraggi di un cinema, un centro vacanze, un negozio, un ristorante, un albergo, e l'Ici non si paga più. In questo modo la Chiesa cattolica versa soltanto il 5 o 10 per cento del dovuto allo Stato italiano con una perdita per l'erario di almeno 400 milioni di euro ogni anno, senza contare gli arretrati.

II trucco o se vogliamo la furbata degli italiani non è piaciuta a Bruxelles, da dove è partita una nuova richiesta di spiegazioni al governo. Il ministero dell'Economia ha rassicurato l'Ue circa l'inequivocabilità delle norme approvate, ma subito dopo ha varato una commissione interna di studio per chiarirsi le idee.

L'affannosa contraddizione è stata segnalata all'autorità europea dall'avvocato Alessandro Nucara, esperto in diritto comunitario, e dal commercialista Carlo Pontesilli, due professionisti di simpatie radicali che affiancano e assistono il drappello dell'orgoglio laico.

A questo punto la commissione per la concorrenza europea avrebbe deciso di riesumare la pratica d'infrazione già aperta ai tempi del governo Berlusconi e poi archiviata dopo l'approvazione dei decreti Bersani. In più, la commissione ha chiesto al governo Prodi di fornire un quadro generale dei favori fiscali che l'Italia concede alla Chiesa cattolica, oltre all'esenzione Ici.

Che cosa potrà succedere ora? Un'infrazione in più o in meno probabilmente non cambia molto. L'Italia dei monopoli, dei privilegi e delle caste è già buona ultima in Europa per l'applicazione delle norme sulla concorrenza e naviga in un gruppo di nazioni africane per quanto riguarda la trasparenza fiscale. Quale che sia la decisione dell'Ue, i governi italiani, di destra e di sinistra, troveranno sempre modi di garantire un paradiso fiscale assai poco mistico alla Chiesa cattolica all'interno dei nostri confini. Magari tagliando ancora sulla ricerca e sulla scuola pubblica.

E' triste constatare però che senza le pressioni di Bruxelles e la lotta di una minoranza laicista indigena, l'opinione pubblica non avrebbe neppure saputo che gli enti religiosi continuano a non pagare l'Ici almeno al 90 per cento. Nonostante l'Europa, la Costituzione, le mille promesse di un ceto politico senza neppure il coraggio di difendere le proprie scelte.

Nonostante le solenni dichiarazioni di Benedetto XVI e dei vescovi all'epoca dei decreti Bersani: «Non ci interessano i privilegi fiscali».

Nonostante infine siano passati duecento anni da Thomas Jefferson («nessuno può essere costretto a partecipare o a contribuire pecuniariamente a qualsivoglia culto, edificio o ministero religioso») e duemila dalla definitiva sentenza del Vangelo: «Date a Cesare quel che è di Cesare».

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* GIUSTIZIA GIUSTA

LETTERA APPELLO AI SENATORI AVVOCATI

5/07/2007

Onorevoli Senatori Avvocati

Senato della Repubblica

Palazzo Madama

00186 Roma

Egregio Senatore e Collega,

l’Unione delle Camere Penali Italiane, anche su sollecitazione delle singole camere penali territoriali, si batte da molti lustri per una riforma democratica e liberale dell’ordinamento giudiziario.

Qualunque opinione si abbia in merito, non dovrebbe esservi dubbio che si tratta di un argomento importante, legato a valori ideali e a principii di rango costituzionale.

Viceversa, negli ultimi mesi, il dibattito su tale questione è relegato a materia di trattativa para-sindacale, in cui si discute in sostanza della distanza chilometrica che un magistrato debba o meno affrontare in caso di cambiamento delle proprie funzioni e di altre questioni meramente corporative di interesse della magistratura associata.

Per giunta, tale mediocre dibattito si svolge a senso unico, con un solo, reale, interlocutore: la magistratura associata, appunto, che sta imponendo al paese i propri punti di vista, tutti legati ad un impianto “riformatore” che, nella sostanza, è peggiore di quello di origine autoritaria oggi vigente.

Altro che valori ideali: nessuna traccia non solo di quella separazione delle carriere che è alla base dei sistemi delle principali democrazie, ma neppure di quell’escamotage dialettico denominato “rigorosa distinzione delle funzioni” di cui parlava il programma elettorale dell’odierna maggioranza parlamentare.

Ma v’è di più: gli ultimi veti sotterranei dell’ANM hanno anche imposto un’ ulteriore umiliazione ritorsiva all’Avvocatura, che è stata sostanzialmente “cacciata” dai Consigli Giudiziari, tanto per render chiaro chi davvero deve comandare.

Tale impostazione burocratica, autoritaria e giuridicamente mediocre della cosiddetta riforma sta determinando una rivolta dell’Avvocatura, e non solo di quella penale: dalle Camere penali territoriali all’Organismo Unitario dell’Avvocatura (che rappresenta anche “i civilisti”) la situazione è stata chiaramente percepita nel disegno politico che si propone: si vuole un’avvocatura debole per svilire i principii del giusto processo e perpetuare la concezione paternalistica che richiede una difesa fiacca ed un giudice “signore e padrone” delle dinamiche processuali.

Lei che è Avvocato, Egregio Senatore, sa che questi sono i termini della situazione, come sa altrettanto bene che in un referendum non così lontano, dieci milioni di cittadini italiani hanno rifiutato la visione del processo come una partita in cui l’arbitro veste la stessa maglietta di una delle squadre in campo.

Ognuno deve perciò assumersi le proprie responsabilità: e la nostra impone di richiamare la Sua attenzione sul dibattito e sulle votazioni in corso al Senato per non ridurre la discussione a una mera presa d’atto dei diktat dell’ANM.

Ci aspettiamo perciò, rispettosamente, una Sua presa di posizione dentro e fuori dal Parlamento, ed una risposta al nostro pubblico appello (che comunicheremo sul sito dell’Unione delle camere penali Italiane per renderla nota a tutti i colleghi), affinché questo sfacelo non si consumi e perché, nelle nostre aule, non sia votato e approvato (magari “simulando” un’opposizione di facciata, così come percepita da molti Avvocati) qualcosa che ricorda molto da vicino la vigente legislazione concepita da un regime totalitario.

Nessun opportunismo tatticismo partitico/politico può pretendere di prevalere sulla fedeltà ai principi costituzionali del giusto processo, di cui l’avvocatura è garante contro i cedimenti della Politica al sindacalismo di ANM.

In attesa di un Suo riscontro, La salutiamo distintamente.

Anche per la Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane

Il Presidente                                           Il Segretario

Oreste Dominioni                                   Renato Borzone

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* IL GOVERNO, L’OPPOSIZIONE E LE PENSIONI

L’OCCASIONE SPRECATA

di FRANCESCO GIAVAZZI dal CORRIERE DELLA SERA 04/07/07

Oggi in Italia vi sono tre anziani, persone dai 65 anni in su, ogni dieci persone in età di lavoro, 15-64 anni. Fra quindici anni ve ne saranno quattro; nel 2050, quando i nostri figli vorranno andare in pensione, sette. Cioè dieci persone in età di lavoro dovranno produrre abbastanza per sostenerne oltre 17 (oltre, perché ci saranno anche dei bambini e dei ragazzi in età inferiore ai sedici anni).

Ma in Italia, come si sa, la partecipazione al mercato del lavoro è molto bassa: non tutte quelle dieci persone in età di lavoro lavoreranno. Si stima così che nel 2050 ogni lavoratore dovrà sostenere più di due persone: se stesso, un anziano e forse anche un bambino. E’ evidente che a quel punto o si lavorerà più a lungo, ben oltre i 65 anni, oppure la pensione non garantirà più una vecchiaia dignitosa. E’ giusto che oggi si vada in pensione a 57 anni, sapendo che i nostri figli dovranno lavorare fino ai settanta? In Spagna e Olanda il limite d’età è 65 anni; in Svezia 65 anni con 40 anni di contributi; in Germania 63 anni e 35 anni di contributi; in Francia, dal 1˚ gennaio, si dovrà aver versato 40 anni di contributi; in Svizzera 65 anni e 44 di contributi.

Si legge a pagina 169 del programma elettorale dell’Unione: «Con la tendenza all’aumento della vita media, l’allungamento graduale della carriera lavorativa dovrebbe diventare un fatto fisiologico». Appunto! Dal 1˚ gennaio prossimo entrerà in vigore la legge Maroni che innalza da 57 a 60 anni l’età minima per andare in pensione con 35 anni di contributi. La legge è stata approvata nel 2004, con tre anni di anticipo rispetto all’entrata in vigore.

Questo perché il governo Berlusconi accettò la richiesta dei sindacati di un congruo preavviso. I tre anni di preavviso sono trascorsi ed è venuto il momento di applicare ciò che prevede la legge. I sindacati, che pure avevano accettato la legge Maroni, ora esigono un nuovo slittamento dei tempi che consenta una maggior gradualità nel cambiamento delle regole. Ma se preferivano un innalzamento graduale dell’età di pensione, perché non lo hanno accettato tre anni fa? Oggi saremmo arrivati all’età minima di 60 anni senza scaloni.

La verità, come ha scritto Tito Boeri su La Stampa — e sostenuto Emma Bonino ieri a Roma — è che sindacati e sinistra radicale non vogliono alcun innalzamento dell’età: preferiscono un gigantesco scalone — dai 57 a 70 anni—purché non si applichi a noi ma solo ai nostri figli. Spesso i governi di sinistra che hanno più successo sono quelli preceduti da un governo di destra. Il motivo è che la destra è meno condizionata dai sindacati e spesso questo le consente di risolvere questioni —mercato del lavoro, pensioni — che per la sinistra è più complicato affrontare.

Il decennio di Tony Blair non avrebbe ottenuto valutazioni tanto favorevoli se prima di lui non avesse governato Margaret Thatcher. Lo stesso sta accadendo in Spagna a José Luis Zapatero, che governa sull’onda delle riforme varate da José Maria Aznar. A Parigi i socialisti più intelligenti sperano che il tentativo di Sarkozy di trasformare la Francia, dal mercato del lavoro alle università, abbia successo per poi ereditare un Paese trasformato. Romano Prodi non ha questa fortuna: Berlusconi, nonostante l’ampia maggioranza in Parlamento, ha per lo più sprecato occasioni, soprattutto quando si trattava di liberalizzare l’economia.

Ma in due aree il centro-destra ha varato riforme significative: nel mercato del lavoro, con la legge Biagi e sulle pensioni con la legge Maroni. In entrambi i casi basta applicare leggi già in vigore. Si può essere tanto miopi da non seguire l’esempio di Blair e Zapatero e gettare al vento questa occasione?

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* IV CONGRESSO DEL PLI

TERZAFORZISMO CON DISPONIBILITA’ AD ALLEARSI CON LA CDL

dal sito INTERNET del PLI

Tanti applausi, sala gremita, ospiti eccellenti ed entusiasmo. Questi gli ingredienti principali del quarto Congresso Nazionale il XXV dalla fondazione. Si è concluso nel primo pomeriggio di domenica 24 giugno il Congresso del PLI. Nell'intervento di replica, il segretario Stefano de Luca ha ripreso parte dei temi della relazione di venerdi' integrandoli con le obiezioni congressuali della giornata di sabato. Ne e' venuto fuori un discorso diretto a tutti i liberali, un vero e proprio appello all'orgoglio liberale.

Confermata nella linea politica futura la necessita' di distinguersi come terza forza con una disponibilita' ad alleanza con la Cdl solo ''alle nostre condizioni che sono quelle dei liberali, altrimenti- ha detto De Luca- non si ripetera' la dinamica delle scorse politiche e i liberali, costi quel che costi, anche il dovere faticare non poco per raccogliere firme in tutte le regioni con il rischio di non potere presentare una lista in ciascuna di esse, correranno da soli".

"Questo paese se vuole avere un futuro - dice sempre De Luca- deve avere una grande riforma liberale, e per farla si deve fare i conti con noi liberali, del vecchio e glorioso partito liberale italiano. In tanti negli anni passati dal 1992 a oggi- ha ironizzato De Luca- hanno provato a fare un partito liberale piu' o meno di massa, ma hanno fallito e sono rimasti quello che erano''.

''Mi dispiace per quelli che sono rimasti intrappolati in queste dinamiche politiche in entrambi gli schieramenti - ha detto De Luca- e penso con affetto e con tristezza a Valerio Zanone che si e' contentato di non contare niente dentro l'Unione ma anche all''onorevole Alfredo Biondi in Forza Italia: essendo due liberali veri so quale possa essere la loro sofferenza in due schieramenti che di liberale hanno ben poco'. Di loro posso dire senz'altro che questa condizione la soffrono. Per altri liberali che tengono famiglia posso invece dire che anche loro soffrono, pero' con l'apostrofo'', ha concluso De Luca.

Alla proclamazione della conclusione dei lavori del congresso nazionale l'intera platea in piedi ha applaudito lungamente il Segretario Nazionale Stefano de Luca.

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* IL NETWORK DI CAPEZZONE

13 CANTIERI PER UNA POLITICA AD ALTA VELOCITA’

da http://www.decidere.net/ 03/07/07

Abbiamo deciso di impegnarci su una serie di questioni concrete, non solo elencando problemi, ma indicando soluzioni precise e praticabili. Chiediamo a tutti (singoli cittadini, gruppi, associazioni) di aderire da subito, di manifestare il proprio interesse e la propria disponibilità a "mettersi in rete" con noi, a entrare nel network in ogni forma possibile: sul piano territoriale e/o per via telematica, eventualmente anche selezionando il tema o i temi preferiti. Ricontatteremo tutti in tempi rapidi: per organizzarci sul territorio e online, per convocare i primi appuntamenti in giro per l'Italia, per iniziare a lavorare insieme su questi obiettivi.

Crediamo nel bipolarismo, molti di noi auspicano un netto bipartitismo, e quindi sceglieremo. Ma lo faremo proprio sulla base di queste priorità. Certo, siamo delusi dal comportamento dei due maggiori schieramenti nelle loro rispettive occasioni di Governo: e perciò apriamo questi 13 cantieri, per una politica ad alta velocità, pronti a collaborare con chi sarà davvero (con i fatti, e non solo a parole!) determinato a farlo insieme a noi.

(Sul sito http://www.decidere.net/ troverete una spiegazione più esauriente oltre ai nomi dei primi aderenti ndr)

1. Fisco: tassa piatta al 20% . La rivoluzione fiscale è possibile

2. Federalismo fiscale e competitivo

3. Presidenzialismo

4. La "società della scelta" per scuola, sanità e università

5. Privatizzazioni

6. Responsabilità patrimoniale del pubblico amministratore

7. Semplificazione burocratica e "impresa in un giorno"

8. Riforma delle pensioni e ammortizzatori sociali: modello welfare to work

9. Statuto dei lavori

10. Detassazione del lavoro straordinario e aumenti salariali legati all'andamento dell'azienda

11. Abolizione del sostituto d'imposta per i lavoratori dipendenti

12. Superamento degli ordini professionali

13. Abolizione valore legale titolo di studio e valutazione dei docenti

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* VENETO LIBERALE

III CONSULTA DI LIBERALI IN VENETO

Da http://groups.yahoo.com/group/liberali_veneti http://venetoliberale.ilcannocchiale.it 1/07/07

“Sono soddisfatto” Così dichiara l’avv. Giuseppe Lamedica a conclusione della III Consulta di liberali in Veneto. Il lapidario giudizio è conseguente all’obiettivo che gli organizzatori si erano proposti allorché hanno pensato al convegno di Treviso sul tema “E’ possibile il partito della Riforma? Ossia, i liberali con i liberali.”

Infatti nella lettera di convocazione si leggeva che il convegno era un’occasione d’incontro tra liberali […] Gli aderenti al Coordinamento dei liberali italiani – per una politica liberale sono i primi ad essere interessati. Ma l’incontro sarà produttivo se parteciperanno altri liberali anche con l’intenzione di convincerci che siamo sulla strada sbagliata, che gli altri progetti in atto (partito democratico, Rosa nel Pugno, costituente liberalsocialista o semplicemente socialista, partito della libertà) non sono né pasticciati né conservatori.”

In presidenza sono stati convocati Claudio Pietroni, decano dei componenti il Coordinamento dei liberali italiani - per una politica liberale, nonchè Roberto Granzotto owner del forum yahoo dei "liberali veneti".

Hanno tentato di convincere gli aderenti a Veneto liberale e al Coordinamento Alex Brentell (dell’associazione LibertàEguale e sostenitore del progetto del Partito Democratico), Luca Bagatin (del Partito d’Azione Liberalsocialista) e Raffaele Umbriano (già esponente dell’associazione Per la Rosa nel Pugno).

Secondo questi interlocutori il progetto de “I liberali con i liberali, ossia il partito della Riforma” non è opportuno in quanto i liberali sarebbero utili per rinforzare la componente Liberal nel Partito Democratico oppure per dar vita ad un soggetto politico liberalsocialista per modernizzare il socialismo italiano. Umbriano, da parte sua, deluso dal progetto della Rosa nel Pugno, ha sospeso il giudizio.

Anche sul referendum abrogativo, di parte della legge elettorale, vi è stata una pluralità di risposte. Alex Brentell ha manifestato la necessità e l’opportunità del progetto referendario, mentre Luca Bagatin ha dichiarato di essere ostile in quanto proporzionalista convinto. Sintomatico è stato l’argomento posto a base della opposizione sostenuta da Raffaele Umbriano. Ha avuto contatto con alcuni referendari e a lui non è piaciuto mescolarsi con loro perché si sarebbe sentito complice di una mera operazione trasformistica. Molti confondono la politica con i politicanti anche perché i cittadini senza potere si astengono dall’impegno politico. Il referendum, invece, è l’occasione per i cittadini di riprendersi la Politica e non lasciarla in mano solo ai politici di professione.

Purtroppo è mancata la voce di coloro che auspicano il Partito della Libertà, per cui resta il dubbio se sia un progetto pasticciato o semplicemente conservatore.

I sostenitori del progetto “I liberali con i liberali” in vario modo hanno sottolineato la congiuntura favorevole, ma non sono stati in grado di dare una risposta affermativa al quesito posto dal Convegno (“E’ possibile il partito della Riforma?”). Anzi sul punto le risposte sono state prevalentemente evasive. Claudio Pietroni (Forum liberale delle Marche) più che un Partito riterrebbe opportuno un movimento per le riforme. Nico Valerio (Salon Voltaire) ha comunicato con un messaggio non solo la propria convinzione circa la sussistenza di condizioni favorevoli ad una terza forza liberale, ma ha manifestato la necessità di avere attenzione anche alla prossima iniziativa di Daniele Capezzone. Raffaello Morelli (Federazione dei liberali), sottolineando l’avversione al progetto del Partito Democratico, ha manifestato la propria adesione al progetto dei “liberali con i liberali” sostenendo la propria preferenza per il maggioritario a doppio turno piuttosto che al sistema elettorale che scaturirebbe dall’approvazione popolare del referendum Guzzetta-Segni. Il giovane Michele Marchioro (Tavolo dei liberali veneti) ha, invece, sostenuto la necessità di trasformare al più presto il Tavolo dei liberali Veneti in un comitato promotore per un soggetto politico unitario di liberali in Veneto, auspicando un analogo percorso anche per il Coordinamento dei liberali italiani – per una politica liberale.

Concludendo: si è trattato di una Consulta, ossia di una rassegna di diagnosi e terapie sull’attuale momento politico. Ora Veneto liberale dovrà prendere, di conseguenza, delle decisioni. (bl)

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* LACERAZIONI POLITICHE

UOMINI NON VOLGARI

di LUIGI COMPAGNA da IL FOGLIO del 3/07/07

Nelle lacerazioni politiche c'è sofferenza, rabbia, passione. Può capitare di perdere la proporzione delle cose e delle parole. Nella tradizione radicale, la rottura fra Ernesto Rossi e Mario Panunzio, ad esempio, assunse negli anni Sessanta a tratti (soprattutto a casa Carandini) aspetti e toni perfino più aspri di quella fra Pannella e Capezzone. A un certo punto Nina Ruffini scrisse a Rossi: "... Ernesto, quanti morti nel cimitero degli affetti. ..". Poi consumatasi la separazione, il mondo del Mondo ritrovò compostezza, la straordinaria vicenda di quella che era stata l'amicizia è la collaborazione di Rossi con Pannunzio rimase intatto. Molto dolore, certo, ma senza cattiverie, senza vittimismi: come si addice a uomini non volgari E anche Pannella e Capezzone malgrado tutto sono tali e devono continuare a esserlo.

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* RADICALI

TACCUINO

da IL MONDO 3/04/1962

Da alcuni mesi il Partito Radicale era in crisi. Se finora avevamo preferito non toccare questo argomento, per noi così doloroso, era perché conservavamo ancora la speranza che in qualche modo si potesse guarire il male che aveva colpito un partito che ci era caro e al quale eravamo legati da tanti vincoli di idee e di iniziative, da tante amicizie antiche e profonde. Le cose purtroppo sono andate diversamente e la crisi è finita nella rottura. Era questa ormai la conclusione naturale. Un caso penoso e delicato, che a torto veniva definito “personale”, mentre era un caso politico e insieme morale, ha travagliato a lungo la vita del partito. Una parte dei soci si era schiarata intorno ad un uomo pubblicamente discusso perché gli fosse data, per il suo passato, una solidarietà che una altra parte dei soci obiettivamente non poteva concedere. Legandosi d'altronde all'avv. Leopoldo Piccardi (protagonista di questa triste vicenda), questi soci dimostravano di essere disposti a distruggere il partito pur di ottenere qualcosa che in realtà doveva lasciare inappagate le loro coscienze. Giacché le assoluzioni non si ottengono a colpi di maggioranza, né tanto meno si chiedono sotto la minaccia di rotture e di rappresaglie.

Eppure nessuno meglio dell'avv. Piccardi doveva convincere i suoi compagni di lotta ad una condotta diversa. Egli sapeva, meglio di ogni altro, che le rivelazioni sul suo passato non solo non gli permettevano di rimanere alla testa di un partito antifascista come il Partito Radicale, ma condannavano nello stesso tempo la sua sconveniente presenza nel Consiglio Nazionale della Resistenza, nel quale imprudentemente era entrato come uno dei massimi esponenti dell'antifascismo in rappresentanza dei radicali.

Invece di trarsi in disparte, come in un primo momento aveva deciso, l'Avv. Piccardi ha preferito scendere in campo per condurre una lotta che non poteva non annientare il partito nella confusione e nel discredito.

L'estremo tentativo che Leone Cattani ha compiuto per riportare il Partito Radicale alle sue origini, e cioè alla chiarezza e all'intransigenza, non è riuscito. Noi ci sentiamo vicini a lui e a tutti gli amici che condividendone le idee e i giudizi, hanno abbandonato un partito che non era più il loro.

Vogliamo qui riprodurre il testo della dichiarazione che essi hanno sottoscritto nel momento di lasciare il PR, perché lo consideriamo un impegno anche per noi a continuare una battaglia ideale che ci è comune, e che, vogliamo credere, è la battaglia stessa di questo giornale, fin dal giorno in cui ha iniziato la pubblicazione:

«Il Partito Radicale fu fondato nel 1956 da un gruppo di uomini i quali si proponevano di combattere una battaglia intransigente nel Paese per la riforma delle strutture sociali ed economiche della nostra società e per un profondo rinnovamento del costume morale.

In tutti questi anni, l'azione del PR è stata coerente alle sue origini ed ha contribuito notevolmente alla grande chiarificazione in corso nel Paese. I suoi ideali di giustizia nella libertà, di antifascismo e di laicismo, sono stati la costante ispirazione del partito.

La riunione del CN, che è conclusa oggi, ha dimostrato, soprattutto attraverso l'ampio ed esauriente esame del caso Piccardi, che alcuni settori del Partito si sono distaccati da quelli che sono i presupposti ideali e la stessa ragione di esistere del Partito Radicale.

Da questa dolorosa constatazione discende la impossibilità di convivenza tra forze che non hanno più nulla in comune tra loro. Pertanto i sottoscritti, presenti al CN, rassegnano le proprie dimissioni dal PR e si impegnano sin da ora a proseguire solidalmente la loro azione politica con la stessa coerenza e intransigenza che li hanno sempre guidati e che si ricollegano, senza soluzione di continuità, alla tradizione de “Il Mondo”».

Così un piccolo ma nobile partito, ridotto ormai a un'etichetta, scompare di fatto dalla scena politica italiana: e i suoi superstiti iscritti, avviati sulla strada del nichilismo morale, del realismo elettoralistico e del disprezzo verso i “gruppi intellettuali” non avranno che cercare altrove più fruttiferi impegni.

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LETTURE

MARCO PANNELLA “A SINISTRA DEL PCI” Kaos edizioni, Milano 2007

INTERVENTI PARLAMENTARI 1976-1979

A cura di Lanfranco Palazzolo, giornalista di Radio Radicale, viene pubblicata questa raccolta di interventi parlamentari di Marco Pannella. Lanfranco Palazzolo ha curato, sempre per la Kaos edizioni, “Leonardo Sciascia, deputato radicale” e “Enzo Tortora, per una giustizia giusta”. Inoltre sempre curati da Palazzolo, sempre per la Kaos edizioni, sono usciti alcuni libri di Ernesto Rossi: “Il manganello e l’aspersorio”, “I padroni del vapore”, “Nuove pagine anticlericali”, “Il sillabo e dopo”, “Un democratico ribelle”, “Settimo non rubare”.

Scriveva Massimo Teodori ("I nuovi radicali", Storia e sociologia di un movimento politico - Massimo Teodori, Piero Ignazi, Angelo Panebianco - Arnoldo Mondadori Editore, ottobre 1977) “L'entrata dei radicali in parlamento con i quattro deputati eletti il 20 giugno 1976 non rappresentava soltanto un fatto nuovo nel sistema politico italiano. Era, per i radicali, il mutamento della loro stessa condizione politica da gruppo promotore e animatore di campagne e movimenti nel paese a forza politica (sia pure di estrema minoranza) in grado di rappresentare e portare direttamente nelle istituzioni le proprie proposte. Un tale mutamento qualitativo riguardava il rapporto con le altre forze politiche e l'immagine nella pubblica opinione, e non già la funzione che i radicali attribuivano a se stessi.”

Nelle elezioni politiche del 20 giugno 1976 venivano eletti quattro parlamentari alla Camera: Marco Pannella che optava per il collegio di Torino; Adele Faccio per quello di Milano; Emma Bonino a Roma e Mauro Mellini a Genova.

Fu una campagna elettorale molto dura (Pannella fece per la prima volta ricorso allo sciopero della sete) anche perché il Regime non voleva l’ingresso in Parlamento dei radicali che rifiutavano di essere una corrente esterna della DC o del PCI. Anzi proprio l’ostilità dei comunisti (Berlinguer falsamente accusò in TV i radicali di essere fiancheggiatori dei terroristi) fece apparire i radicali di Pannella a sinistra del PCI. Lo scontro era frontale, non era solo nei confronti del PCI – una delle componenti la partitocrazia – era contro il regime. “La democrazia chiede confronti duri, leali e appassionati, e non l’illusione corporativa e pluralistica di una collaborazione fra i ‘migliori’ che siedono ai vertici dello stato, paternamente attenti, o maternamente, a secondo delle parti politiche, alle sorti del buon popolo, bravo ma immaturo”. Così concludeva il suo intervento Pannella il 10 agosto 1976 nel dibattito sulla fiducia al III governo Andreotti (monocolore democristiano) che si sarebbe retto sull’astensione di PCI, PSI, PSDI, PRI e PLI (perciò fu battezzato il governo della non sfiducia).

Precisiamo. Non si tratta di un libro scritto da Pannella, ma un libro che raccoglie testi di Pannella. E’ doverosa questa precisazione perché Pannella non ha mai scritto un libro in vita sua. Ha sempre preferito l’azione politica alla quale ha contribuito con scritti ed interventi militanti. Il libro raccoglie, appunto, gli interventi parlamentari del radicale deputato Marco Pannella.

Anche personalmente ho contribuito all’ingresso nel Parlamento repubblicano di Marco Pannella e della pattuglia degli irriducibili e intransigenti radicali. Il mio impegno anche in quella campagna elettorale e le mie candidature di servizio mi riempiono d’orgoglio. Nel 1976 l’impegno dei radicali deputati era di cambiare il Parlamento e non farsi cambiare da quella istituzione. Può dirsi lo stesso, oggi, dopo la scelta della strategia dell’ospitalità concretizzatasi nella tattica denominata “dall’alternanza all’alternativa” che li vede alleati ad uno dei due poli costituenti il regime? (bl)

INDICE: Introduzione di Giorgio Galli – Note del curatore – 1976 – 1977 – 1978 – 1979 – indice dei nomi

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MANIFESTO DI LIBERALI ITALIANI

DEL 4 LUGLIO 2006

www.liberalitaliani.it

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CAMPAGNA PER UN MILIONE DI FIRME PER UN REFERENDUM EUROPEO

SULLA COSTITUZIONE DELL’UNIONE EUROPEA

DA TENERSI CONTEMPORANEAMENTE ALLE ELEZIONI EUROPEE DEL 2009

https://www.europeanreferendum.eu/

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SUL MANIFESTO DEI VOLENTEROSI

www.volenterosi.it

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CONVOCHIAMO L'ASSEMBLEA COSTITUENTE

petizione per iniziativa di societa’ aperta

www.societa-aperta.org

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SOTTOSCRIVETE IL MANIFESTO DELLA LIBERTA’ E DITE LA VOSTRA SULLE DODICI PROPOSTE.

www.societalibera.org

POTRETE ANCHE ADERIRE, VIA INTERNET, AL MOVIMENTO DI OPINIONE.

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Costituzione della Repubblica

(Gazzetta Ufficiale 27 dicembre 1947, n. 298)

Parte 1 - Diritti e doveri dei cittadini Titolo 1 - Rapporti civili

Articolo 15 - [Inviolabilità della libertà e segretezza della corrispondenza]

La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili [c.p. 616 ss.].

La loro limitazione può avvenire soltanto per atto dell'autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.

NOTA REDAZIONALE: Ma le giustificazioni dei magistrati che hanno autorizzato le intercettazioni telefoniche, ad esempio nei casi Fazio, calciopoli o Savoia, le abbiamo viste pubblicate dalla stampa?

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FINANZIAMENTO PUBBLICO DEI PARTITI

ED HANNO LA FACCIA DI BRONZO DI CHIAMARLO “RIMBORSO”!

Il 18 aprile del 1993 oltre il 90% dei votanti appoggiò il referendum abrogativo del finanziamento pubblico dei partiti. Oltre 31 milioni di cittadini italiani ritennero ingiusto dover contribuire forzatamente al finanziamento anche di partiti ritenuti dannosi.

Dopo vari provvedimenti controriformatori il Parlamento con la legge n. 156 del 2002 si introdusse il principio secondo il quale ogni cittadino iscritto alle liste elettorali  (anche se non va a votare) vale un euro, per ogni anno di legislatura (in tutto 5 euro in 5 anni di legislatura). Per il 2006 il finanziamento pubblico ai partiti è ammontato a  € 199.481.765,00

Il finanziamento pubblico, denominato ipocritamente “rimborso elettorale”, è goduto da tutti i partiti o movimenti che hanno superato la soglia dell'1% dei consensi.

Per ogni elezione il singolo partito avrà il finanziamento in proporzione alla percentuale dei voti ottenuti invece che in rapporto ai voti effettivamente ottenuti e viene elargito ogni anno anche nel caso in cui la legislatura dovesse interrompersi anticipatamente.

 

Europee 2004

Partiti

Spese

Finanziamento pubblico

Utile

Utile x ogni euro di spesa

Forza Italia

34.414.781

53.948.401

19.533.620

1,56

Ulivo

10.287.174

80.101.979

69.814.805

7,78

AN

13.912.466

29.617.490

15.705.024

2,12

Udeur

1.109.421

3.322.494

1.109.421

2,99

A. Mussolini

523.589

3.175485

2.651.896

6,06

Lista Pannella

6.822.648

5.798.380

-1.024.268

0,85

Verdi

2.556.288

6.367.645

3.811.357

2,49

Lega Nord

2.160.388

12.789.147

10.628.759

5,91

Fiamma tricolore

23.302

1.898.995

1.875.693

81,49

Pdci

528.331

6.242.864

5.714.533

11.81

Rif. comunista

1.198.390

15.613.053

14.414.663

13,02

Partito pensionati

16.435

2.967.155

2.950.720

180,53

Nuovo PSI

923.570

5.266.739

4.343.169

5,7

SVP

234.973

1.160.070

925.097

4,75

Udc

11.045.054

15.176.710

4.131.656

1,37

(dati e rielaborazione da S. Rizzo e G. A. Stella “La casta” Rizzoli Milano 2007)

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Non dimenticare la Cecenia! Puoi sostenere il Piano di Pace di Aslan Maskhadov in favore di un'amministrazione provvisoria delle Nazioni Unite sulla Cecenia firmando l'appello sul sito del TRP www.radicalparty.org

Olivier Dupuis – Già segretario del Trasnational Radical Party

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CAMPAGNA OTTO PER MILLE

L’otto per mille è il sistema con cui lo Stato finanzia la Chiesa cattolica e le altre confessioni religiose.

Il 100% degli italiani versa l’otto per mille a tale fine, indipendentemente dalla loro volontà.

L’unica cosa che puoi fare, è esprimere una preferenza tra i sette soggetti concorrenti, firmando il modello 730-1 o simili.

Se non esprimi la preferenza i soldi non rimangono allo Stato, ma vengono ripartiti tra tutti in base alle scelte di chi firma. Nell’ultimo anno solo il 37% dei contribuenti ha espresso una scelta, ma l’87% dei fondi è andato alla Chiesa cattolica.

La CEI incassa circa 1 miliardo di euro l’anno, e solo il 20% è destinato a interventi caritativi.

Se sei un pensionato o sei esonerato dalla presentazione dei redditi, chiedi il modulo per la destinazione dell’otto per mille e invialo per posta.

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COMUNICAZIONE: Il prossimo numero e' previsto intorno al 21 luglio 2007

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Redazione: Beppi Lamedica - Via Ortigara, 6 31033 Castelfranco Veneto (Tv)

Tel.:+39-0423.49.22.51 Fax.: +39-0423.77.06.16 Cell.: +39-328.973.80.29

E-mail: adams@... http://pernonmollare.blog.tiscali.it

http://groups.yahoo.com/group/liberali_veneti http://venetoliberale.ilcannocchiale.it

 

Questa newsletter Le è spedita in osservanza della legge 675/96 sulla tutela dei dati personali. Se non fosse interessato a ricevere, in futuro, questo genere di messaggi informativi (o li considera un'invasione della sua privacy), Le basterà inviarmi un'e-mail avente come oggetto la dicitura CANCELLA. Non riceverà più alcun messaggio da parte mia.


#11235 Da: "Silvio.viale" <silvio.viale@...>
Data: Sab 7 Lu 2007 4:52 pm
Oggetto: Fw: Comitato per il NO.
silvio.viale@...
Invia email Invia email
 
Per i dubbiosi di ogni sorta.
Danno per scontato il risultato sulle firme.
Saluti. 

--------- Original Message --------
Da: "Avv. Antonio Caputo" <capulex@...>
To: "Undisclosed-Recipient:;@..." <Undisclosed-Recipient:;@...>
Oggetto:
Data: 06/07/07 21:12

                                                                                               Torino, lì 6 luglio 2007
COMUNICATO STAMPA
 
NASCE A TORINO IL COMITATO PER IL NO.
IL NOSTRO NO AL REFERENDUM ELETTORALE.
NO ALLA NUOVA LEGGE "ACERBO".
NO A LISTE BLOCCATE DI CANDIDATI SCELTI DALLE SEGRETERIE DEI PARTITI.
NO ALLA MICCIA DEL REFERENDUM: PISTOLA PUNTATA SULLA DEMOCRAZIA.
Ieri si è costituito a Torino il Comitato per il NO al referendum elettorale c.d. Guzzetta.
Lo hanno promosso Antonio Caputo, Diego Novelli, Claudia Peirone, Vladimir Mastrogiacomo, Narciso Dirindin, componenti del Consiglio  Direttivo del 
  Comitato Piemontese e Valdostano per la difesa della Costituzione.
LE RAGIONI DEL NO:
1) Una legge elettorale condivisa, quale regola del gioco, deve essere coerente  con l'attuale e condiviso assetto costituzionale, confermato dalla stragrande maggioranza dei cittadini  italiani con il voto popolare del  25 e 26 giugno 2006.
Il referendum  manipolativo della vigente legge elettorale,  la "porcata" secondo la definizione di uno dei suoi coautori, non lo è.
Mussolini volle la legge Acerbo, approvata dalla Camera dei Deputati il 21 luglio 1923,.
Tale legge prevedeva l'adozione del sistema maggioritario all'interno di un collegio unico nazionale.
Alla lista che avrebbe ottenuto più voti sarebbero toccati i due terzi dei seggi (356), mentre i restanti (179) su base proporzionale andavano alle liste rimaste in minoranza. Era inoltre previsto, qualora la lista di maggioranza fosse una federazione di partiti, un ingente premio di maggioranza al movimento con più voti tra quelli che componevano la lista più grande.
Alle elezioni del 6 aprile 1924, inizio del regime,  il Listone Mussolini prese il 64,9% dei voti ed elesse 375 deputati, mentre le opposizioni di centro sinistra ottennero solo 161 seggi, nonostante che al Nord fossero in maggioranza con 1.317.117 voti contro 1.194.829 del Listone.
E' chiaro che l'attuale legge elettorale  è negativa al cento per cento, ma è altrettanto evidente che anche il sistema scaturente  dal referendum non  sarebbe altro che una "superporcata", ancora peggiore dell'attuale "porcata" .
Una sola lista,  anche con il 25% dei voti, purchè prima,   otterrebbe il 55% dei seggi ( cosi'  sarebbe avvenuto nel 2006 per Forza Italia).
E' un meccanismo che coltiva l'illiusione infantile e antidemocratica che il sistema dei partiti possa essere radicalmente riformato, passando da 27 a 2 partiti, esclusivamente per forzatura elettorale, annullando qualunque dinamica politica e negando il principio di rappresentanza.
 Negando anzi addirittura il Parlamento,  in quanto gli elettori eleggerebbero  il Governo,  plebiscitandolo.
Un meccanismo che ricalca la legge Acerbo.
Solo che nel 1924 il Listone  fascista con il 64,9% dei voti conquistò il 69,9% dei seggi della Camera.
Oggi basterebbe il 25% -30% dei voti per avere il 55% dei seggi.
2) Con l'atuale porcata , i parlamentari non sono scelti dai partiti, ma nominati dai pochi oligarchi delle segreterie , che formano le liste dei candidati secondo un ordine prefissato.
Il referendum rafforzerebbe  l'odiosa norma,in quanto nei più lunghi elenchi di candidati dei listoni che ne scaturirebbero l'ordine prefissato dai partiti sarebbe ancora più decisivo per l'elezione della singola persona.
3) Le esigenze di governabilità non possono condurre a compromettere la funzione democratico- costituzionale del referendum.
Nè compromettere la delicata e sempre attuale architettura della nostra cara Carta Costituzionale, in cui pesi e contrappesi dei Poteri trovano continuo bilanciamento, sempre nel rispetto della forma parlamentare
4) Riteniamo politicamente immorale, segno di deplorevole trasformismo che  gli stessi parlamentari - come l'on.Fini - che votarono la "porcata" nel 2006  facciano ora parte,  con altri,  del Comitato promotore del referendum  che intenderebbe abrogare quella  porcata da loro votata.
Cosi' come riteniamo  inaccettabile, segno di deplorevole machiavellismo, che si utilizzi lo spauracchio del referndum per non cambiare in senso democratico la porcata ( quale che sia la scelta di sistema elettorale, maggioritario piuttosto che proporzionale e con soglia di  sbarramento). 
                                                                                          ^^^^^^^    ^^^^^^^     ^^^^^^^
RIFORMARE  LA LEGGE ELETTORALE
Si può, si deve.
Ma non cosi', non a scapito della democrazia e dei cittadini, titolari della sovranità.
Noi diciamo NO e invitiamo i cittadini a NON  firmare per il referendum e comunque a votare NO.
                Antonio Caputo, Diego Novelli, Claudia Peirone, Vladimir Mastrogiacomo, Nicola Mandirola, Narciso Dirindin
 
N.B. Invitiamo gli organi di stampa, per una corretta informazione, a dare notizia della costituzione del Comitato per il NO al referendum  elettorale Guzzetta.
Invitiamo il servizio pubblico a darene notizia e ad ospitare, come per legge, interventi e prese di posizione del Comitato per il NO, per una corretta ed equilibrata informazione. A tale fine si richiede il doveroso spazio.
 
 
 
 
 

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#11236 Da: "Silvio.viale" <silvio.viale@...>
Data: Sab 7 Lu 2007 4:55 pm
Oggetto: Fw: [Newsletter-referendumelettorale] Newsletter del 6 luglio 2007
silvio.viale@...
Invia email Invia email
 

--------- Original Message --------
Da: comunicazione@...
To: "ml@..." <ml@...>
Oggetto: [Newsletter-referendumelettorale] Newsletter del 6 luglio 2007
Data: 06/07/07 16:56

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Top
Newsletter n.4 - 6 luglio 2007
 

Carissimi tutti,

siamo al rush finale e crediamo siano doverose alcune precisazioni tecniche :
la raccolta delle firme termina il 24 luglio, giorno in cui avverrà la consegna delle firme in Cassazione. Quindi è NECESSARIO ATTIVARSI per apporre la propria firma.

Dove e quando :
ENTRO IL 10 LUGLIO PRESSO I COMUNI E LE CIRCOSCRIZIONI.
se vi dicono che hanno finito i moduli, non è vero.
La nostra firma in comune è un diritto garantito dalla Costituzione.
Stiamo combattendo quotidianamente con le istituzione affinché questo diritto venga rispettato, processando le decine di mail che riceviamo.


ENTRO IL 15 LUGLIO PRESSO TUTTI I BANCHETTI INDICATI SUL NOSTRO SITO.

PERCHE’ il 15 luglio e non il 24 luglio?
Perchè i moduli devono essere controllati, altrimenti rischieremmo di mandare in Cassazione moduli non validi. La legge è estremamente precisa su come debbano essere compilati i moduli E NON POSSIAMO RISCHIARE CHE LE FIRME VENGANO RITENUTE NON VALIDE PER ERRORI PROCEDURALI.

PER FAVORE CERCATE SUL NOSTRO SITO.
E' MOLTO SEMPLICE TROVARE LE INFORMAZIONI CHE RICHIEDETE.

Stasera il Presidente Comitato Promotore dei Referendum Elettorali Giovanni Guzzetta sarà ospite di Gianni Riotta a TV7 – RAI1 ore 23.40

GRAZIE per divulgare la presente.

A presto,

Grazia Spinosa

Responsabile Comunicazione
Comitato promotore referendum elettorali

06.68809124
info@...
www.referendumelettorale.org
Bottom
 

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#11237 Da: "giulio manfredi" <manfredi61@...>
Data: Sab 7 Lu 2007 5:57 pm
Oggetto: RESOCONTO TAVOLO DI QUESTO POMERIGGIO ... E APPUNTAMENTO A LUNEDI' SERA!
manfredi61@...
Invia email Invia email
 
Il tavolo è stato reso possibile da Giulio, Sergio, Caterina, Alessandro, Roberto, Margherita .... Ed Emanuele che, passato alla fine, ci ha aiutato a riportare la roba in sede!
 
Raccolte 65 firme sulla PDL contro la violenza sulle donne e 48 euro di contributi.
 
Sabato prossimo Sergio Torassa non può esserci.
 
Idea: fare un ultimo tavolo di raccolta firme sabato 14, dopo cena, con Aldo Spagnoletti, raccogliendo sia sui referendum sia sulla PDL.
 
Ne parliamo lunedì sera, alla riunione in sede.
 
 
Giulio


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#11238 Da: "Silvio.viale" <silvio.viale@...>
Data: Sab 7 Lu 2007 9:13 pm
Oggetto: Re: Due pagine, due domande.
silvio.viale@...
Invia email Invia email
 

--------- Original Message --------
Da: "marco perduca" <mperduca@...>
To: "Valerio Federico" <valeriofederico@...>, "maurizioturco@..." <maurizioturco@...>, "m.cappato@..." <m.cappato@...>
Cc: giannandreadagnino@..., consigliogenerale@..., giunta@...
Oggetto: Re: Due pagine, due domande.
Data: 06/07/07 11:20

stai a vedere che la galassia radicale scomparirà grazie all'inopportunità della lotta politica e la correttezza formale. chiedi a m.romanciuc@... il file di testo per leggere il contenuto delle 2 pagine.
ciao

Valerio Federico <valeriofederico@...> wrote:
Scusate Marco e Maurizio, ma non capisco ne (per quello che capisco) sono d'accordo:
1. Non riesco a leggere in pdf le pagine a pagamento ma se comprendono il testo delll'emendamento alla mozione "dedicato" a Daniele a me pare evidente che trattandosi di una delibera presa da Radicali Italiani, l'Ass.Coscioni non debba per nulla apparire. Quello che scrive Marco, che l'Associazione "è politicamente danneggiata, nei suoi obiettivi...da pratiche di malcostume parlamentare realizzata da eletti della Rosa nel Pugno, nella fattispecie
Daniele Capezzone" è, come scrive lui, una valutazione politica, in tutta evidenza fatta da Marco, che è il segretario dell'Associazione. Marco può certamnte prendere decisioni senza consultare il consiglio generale dell'associazione ma io ritengo che in questo caso non avrebbe dovuto farlo visto:  A. che Radicali Italiani ha preso questa iniziativa a seguito di un voto del suo Comitato Nazionale, organo che ne determina la linea politica   B. che l'Associazione ha iscr itti e sostenitori non provenienti da area radicale e trovo inopportuno vengano, formalmente e di fatto, coinvolti in valutazioni interne a un altro soggetto politico estraneo (non si tratta infatti della Rosa nel Pugno) all'Associazione stessa  C. che sappiamo come, aldilà del contenuto della mozione particolare, molti, sia al Comitato Nazionale che tra i militanti di area radicale abbiano considerato inopportuno l'emendamento ad hoc
2. se, come scrive Maurizio, le pagine sono state acquistate da Radicali Italiani, la cosa mi pare addirittura incomprensibile: un soggetto politico costituente della Rosa nel Pugno, ma altro rispetto all'Associazione, acquista uno spazio sui giornali per dare seguito a una mozione particolare votata e a Maurizio pare "normale, se non addirittura dovuto, che siano indicati i loghi delle associazioni costituenti il PRT, di cui si fa parte"  (??!??): ma che c'entra?? allora visto che Radicali Italiani e l'Associazione fanno parte della Rosa nel Pugno mettiamoci il simbolo della Rosa dopo averlo chiesto a Mosca e a Boselli
credo si debba fare un'pò di chiarezza, mi piacerebbe leggere l'opinione di chi è legato all'Associazione e non a Radicali Italiani, è evidente che non condivido la decisione politica presa da Marco nel coinvolgere l'Associazione, ho invece dei dubbi sulla correttezza formale di questa sua decisione, ciao a tutti
Valerio Federico

From:  "maurizioturco@..." <maurizioturco@...>
To:  "m.cappato" <m.cappato@...>
CC:  "giannandreadagnino" <giannandreadagnino@...>, "m.cappato" <m.cappato@...>, "consigliogenerale" <consigliogenerale@...>, "giunta" <giunta@...>
Subject:  Re: Due pagine, due domande.
Date:  Fri, 6 Jul 2007 10:21:50 +0200
>in aggiunta a quanto scritto da marco, tengo a precisare che le pagine sono state acquistate da radicali italiani e che trovo del tutto normale, se non addirittura dovuto, che siano indicati i loghi delle associazioni costituenti il PRT, di cui ri fa parte.
>maurizio
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>From      : m.cappato@...
>To          : "giannandreadagnino" giannandreadagnino@...
>Cc          : "m.cappato" m.cappato@...,"consigliogenerale" consigliogenerale@...,"giunta" giunta@...
>Date      : Fri, 6 Jul 2007 09:00:37 +0200 (CEST)
>Subject : Re: Due pagine, due domande.
>
>
>
>
>
>
>
> > Caro Giannandrea,
> >
> > l'Associazione Luca Coscioni è soggetto costituente della Rosa nel Pugno e
> > del Partito radicale transnazionale. In quanto tale, è politicamente
> > danneggiata, nei suoi obiettivi, tanto quanto Radicali italiani o gli
> > altri soggetti della galassia radicale, da pratiche di malcostume
> > parlamentare realizzata da eletti della Rosa nel Pugno, nell a fattispecie
> > Daniele Capezzone.
> > Si tratta, naturalmente, di una valutazione politica, certamente
> > contestabile, ma altrettanto certamente non abusiva.
> >
> > Marco
> >
> >
> > > Cari Marco e Maurizio,
> > > con oltre 24 ore di ritardo ho preso visione delle due pagine su Foglio e
> > > Riformista e vi scrivo per esprimervi la mia perplessità nel vedere su
> > > entrambe esplicitata in vario modo la partecipazione della Luca Coscioni
> > > all'iniziativa.
> > > Il contenuto di quelle pagine rileva, a mio avviso, in termini di
> > > opportunità politica ed eventualmente economica: era proprio il caso di
> > > tirar dentro la Coscioni in una storia del genere e, ove fossero stati
> > > spesi fondi dell'Associazione, era davvero il caso di farlo?
> > > Io risponderei in entrambi i casi di no. Ma poiché mi auguro di essere in
> > > errore, nel salutarvi, vi chiedo di aiutarmi a riconoscerlo.
> > >
> > > Giannandrea Dagnino
> > >
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>NOTA DI RISERVATEZZA
>La presente comunicazione, corredata dei relativi allegati, contiene informazioni
>confidenziali ed è riservata esclusivamente ai destinatari. Qualora abbiate ricevuto il
>messaggio per errore, vi preghiamo di contattare il mittente e di procedere
>immediatamente all'eliminazione del messaggio. Vi informiamo che ogni uso, copia,
>distribuzione o stampa del presente messaggio è proibito dalla legge (art. 15 Cost.,
>art. 616 cod. pen.). Grazie.
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#11239 Da: "Silvio.viale" <silvio.viale@...>
Data: Sab 7 Lu 2007 9:15 pm
Oggetto: Re: Due pagine, due domande.
silvio.viale@...
Invia email Invia email
 

Leggo solo adesso le note in oggetto.
Credo che siano osservazioni corrette e pongano questioni vere. 
In effetti vi è molta confusione.
La pagina è di RI, pagata da RI, ma in fondo alla pagina compaiono i simboli di nove associazioni radicali.
Se è ovvio che i segretari di ogni singolo logo, dal PRT agli esperantisti, possono aderire per la propria associazione, è curioso che questo accada senza una consultazione formale. 
Peraltro, se non mi inganno, i nove simboli sono cosa diversa dal pacchetto di iscrizione all'area radicale, che mi sembra di ricordare riguardi 6 associazioni, delle quali 3 godono del 5 per mille. Mi scuso per il dubbio, ma sul sito di RI non è chiaro cosa sia il pacchetto dell'area radicale (
http://www.radicali.it/view.php?id=45698), chi govern i l'area radicale e come verranno distribuiti i soldi del pacchetto. Dalle relazioni del tesoriere di RI non si capisce. Tra i nove simboli noto che c'è anche la Lista Pannella, ma non la Lista Bonino.
Tutto ciò crea grande confusione e alimenta perplessità notevoli sulla opportunità, "cosa buona e giusta", della mozione anti-Capezzone e dei suoi effetti.
Il punto non è più tanto Capezzone, ma cosa siano i radicali, soprattutto quando vedo che si liquidano le osservazioni come aspetti formali.
Da radicali, come mi rimprovera sempre il buon Manfredi, essendo io notoriamente un po' più "sostanziale", si dovrebbe concepire le formalità come un parte fondamentale della legalità.
Come ho avuto modo di scrivere sul forum quella mozione, che io non esito a definire della vergogna, ha rotto il vaso di Pandora.  
Saluti.
Silvio Viale.


--------- Original Message --------
Da: "barbara sanua" <barbarasanua@...>
To: "valeriofederico@..." <valeriofederico@...>, "mperduca@..." <mperduca@...>, "maurizioturco@..." <maurizioturco@...>, "m.cappato@..." <m.cappato@...>
Cc: giannandreadagnino@..., consigliogenerale@..., giunta@...
Oggetto: Re: Due pagine, due domande.
Data: 07/07/07 12:11

concordo con valerio federico.

dalla francia
Barbara


From: "Valerio Federico" <valeriofederico@...>
To: mperduca@..., maurizioturco@..., m.cappato@...
CC: giannandreadagnino@..., consigliogenerale@..., giunta@...
Subject: Re: Due pagine, due domande.
Date: Fri, 06 Jul 2007 13:47:51 +0200

d'accordo marco p, comunque la galassia radicale non scomparirà anche grazie alla responsabilità che tu, io e molti compagni ci prendiamo ogni giorno lottando politicamente nella e per la legalità, chiaro che penso che l'Associazione Coscioni sia qualcosa di più e in parte d'altro di un soggetto dell'area radicale, anche da questo le mie perplessità

valerio federico


From:  marco perduca <mperduca@...>
To:  Valerio Federico <valeriofederico@...>, maurizioturco@..., m.cappato@...
CC:  giannandreadagnino@..., consigliogenerale@..., giunta@...
Subject:  Re: Due pagine, due domande.
Date:  Fri, 6 Jul 2007 04:38:39 -0700 (PDT)

appunto hai scritto di questioni formali che sono politiche e io ti ho risposto su entrambe. per il resto, per quanto mi riguarda, se ne riparlerà al consiglio generale della coscioni o al prossimo comitato, avere un dibattito via email è piuttosto difficile oltre che limitato - qui i problemi mi paiono generali e generalizzati.

Valerio Federico <valeriofederico@...> wrote:
su Marco P., uno sforzo in più per rispondermi, magari politcamente (non ho scritto solo di questioni formali che sono sostanziali...etc...etc...etc)
grazie a te e a mihail per il testo delle 2 pagine, dopo averle lette confermo le mie perplessità e attendo risposte
valerio federico


  
From:  marco perduca <mperduca@...>
To:  Valerio Federico <valeriofederico@...>, maurizioturco@..., m.cappato@...
CC:  giannandreadagnino@..., consigliogenerale@..., giunta@...
Subject:  Re: Due pagine, due domande.
Date:  Fri, 6 Jul 2007 02:20:12 -0700 (PDT)

stai a vedere che la galassia radicale scomparirà grazie all'inopportunità della lotta politica e la correttezza formale. chiedi a m.romanciuc@... il file di testo per leggere il contenuto delle 2
pagine.
ciao

Valerio Federico <valeriofederico@...> wrote:
Scusate Marco e Maurizio, ma non capisco ne (per quello che capisco) sono d'accordo:
1. Non riesco a leggere in pdf le pagine a pagamento ma se comprendono il testo delll'emendamento alla mozione "dedicato" a Daniele a me pare evidente che trattandosi di una delibera presa da Radicali Italiani, l'Ass.Coscioni non debba per nulla apparire. Quello che scrive Marco, che l'Associazione "è politicamente danneggiata, nei suoi obiettivi...da pratiche di malcostume parlamentare realizzata da eletti
della Rosa nel
Pugno, nella fattispecie
Daniele Capezzone" è, come scrive lui, una valutazione politica, in tutta evidenza fatta da Marco, che è il segretario dell'Associazione. Marco può certamnte prendere decisioni senza consultare il consiglio generale dell'associazione ma io ritengo che in questo caso non avrebbe dovuto farlo visto:  A. che Radicali Italiani ha preso questa iniziativa a seguito di un voto del suo  Comitato  Nazionale, organo che ne determina la linea politica   B. che l'Associazione ha iscritti e sostenitori non provenienti da area radicale e trovo inopportuno vengano, formalmente e di fatto, coinvolti in valutazioni interne a un altro soggetto politico estraneo (non si tratta infatti della Rosa nel Pugno) all'Associazione stessa  C. che sappiamo come, aldilà del contenuto della mozione particolare, molti, sia al Comitato Nazionale che tra i militanti di area radicale abbiano considerato inopportuno l'emendamento
ad hoc
2. se, come scrive Maurizio, le pagine sono state acquistate da Radicali Italiani, la cosa mi pare addirittura incomprensibile: un soggetto politico costituente della Rosa nel Pugno, ma altro rispetto all'Associazione, acquista uno spazio sui giornali per dare seguito a una mozione particolare votata e a Maurizio pare "normale, se non addirittura dovuto, che siano indicati i loghi delle associazioni costituenti il PRT, di cui si fa parte"  (??!??): ma che c'entra?? allora visto che Radicali Italiani e l'Associazione fanno parte della Rosa nel Pugno mettiamoci il simbolo della Rosa dopo averlo chiesto a Mosca e a Boselli
credo si debba fare un'pò di
chiarezza, mi piacerebbe leggere l'opinione di chi è legato all'Associazione e non a Radicali Italiani, è evidente che non condivido la decisione politica presa da Marco nel coinvolgere l'Associazione, ho invece dei dubbi sulla
correttezza formale di questa sua decisione, ciao a tutti
Valerio Federico

  
From:  "maurizioturco@..."
<maurizioturco@...>

To:  "m.cappato" <m.cappato@...>
CC:  "giannandreadagnino" <giannandreadagnino@...>, "m.cappato" <m.cappato@...>, "consigliogenerale" <consigliogenerale@...>, "giunta" <giunta@...>
Subject:  Re: Due pagine, due domande.
Date:  Fri, 6 Jul 2007 10:21:50 +0200
>in aggiunta a quanto
scritto da marco, tengo a precisare che le pagine sono state acquistate da radicali italiani e che trovo del tutto normale, se non addirittura dovuto, che siano indicati i loghi delle associazioni costituenti il PRT, di cui ri fa parte.
>maurizio
>---------- Initial Header  -----------
>
>From      : m.cappato@...
>To          : "giannandreadagnino"
giannandreadagnino@...
>Cc          : "m.cappato" m.cappato@...,"consigliogenerale" consigliogenerale@...,"giunta" giunta@...
>Date      : Fri, 6 Jul 2007 09:00:37 +0200 (CEST)
>Subject : Re: Due pagine, due  domande.
>
>
>
>
>
>
>
> > Caro Giannandrea,
> >
> > l'Associazione Luca Coscioni è
soggetto costituente della Rosa nel Pugno e
> > del Partito radicale transnazionale. In quanto tale, è politicamente
> > danneggiata, nei suoi obiettivi, tanto quanto Radicali italiani  o gli
> > altri soggetti della galassia radicale, da pratiche di malcostume
> > parlamentare realizzata da eletti della Rosa nel Pugno, nella fattispecie
> > Daniele Capezzone.
> > Si tratta, naturalmente, di
una valutazione politica, certamente
> > contestabile, ma altrettanto certamente non abusiva.
> >
> > Marco
> >
> >
> > > Cari Marco e Maurizio,
> > > con oltre 24 ore di ritardo ho preso visione delle due pagine su Foglio e
> > > Riformista e vi scrivo per esprimervi la mia perplessità nel vedere su
> > > entrambe esplicitata in vario  modo la partecipazione della Luca Coscioni
> > > all'iniziativa.
> > > Il contenuto
di quelle pagine rileva, a mio avviso, in termini di
> > > opportunità politica ed eventualmente  economica: era proprio il caso di
> > > tirar dentro la Coscioni in una storia del genere e, ove fossero stati
> > > spesi fondi dell'Associazione, era davvero il caso di farlo?
> > > Io risponderei in entrambi i casi di no. Ma poiché mi auguro di essere in
> > >
errore, nel salutarvi, vi chiedo di aiutarmi a riconoscerlo.
> > >
> > > Giannandrea Dagnino
> > >
> > >
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#11240 Da: "Silvio.viale" <silvio.viale@...>
Data: Sab 7 Lu 2007 9:23 pm
Oggetto: Re: Due pagine, due domande.
silvio.viale@...
Invia email Invia email
 
Andando a ritroso con le email leggo dopo quello che avrei dovuto leggere prima.
Comunque, tu dovresti sapere che le galassie si trasformano, ma non scompaiono, soprattutto nell'arco temporale della nostra storia.
Sarebbe già qualcosa se ci limitassimo a definire i rapporti nell'area radicale, dal pacchetto alla rappresentanza politica ... da cosa si sceglie a cosa si scioglie ... 
Il testo della pagina a pagamento è pessimo, quasi una dimostrazione di cosa è una pubblicazione di regime, ma la cosa più incomprensibile e più inquietante è la fila dei nove simboli a piè di pagina. 
Saluti.
Silvio Viale.


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Da: "marco perduca" <mperduca@...>
To: "Valerio Federico" <valeriofederico@...>, "maurizioturco@..." <maurizioturco@...>, "m.cappato@..." <m.cappato@...>
Cc: giannandreadagnino@..., consigliogenerale@..., giunta@...
Oggetto: Re: Due pagine, due domande.
Data: 06/07/07 11:20

stai a vedere che la galassia radicale scomparirà grazie all'inopportunità della lotta politica e la correttezza formale. chiedi a m.romanciuc@... il file di testo per leggere il contenuto delle 2 pagine.
ciao

Valerio Federico <valeriofederico@...> wrote:
Scusate Marco e Maurizio, ma non capisco ne (per quello che capisco) sono d'accordo:
1. Non riesco a leggere in pdf le pagine a pagamento ma se comprendono il testo delll'emendamento alla mozione "dedicato" a Daniele a me pare evidente che trattandosi di una delibera presa da Radicali Italiani, l'Ass.Coscioni non debba per nulla apparire. Quello che scrive Marco, che l'Associazione "è politicamente danneggiata, nei suoi obiettivi...da pratiche di malcostume parlamentare realizzata da eletti della Rosa nel Pugno, nella fattispecie
Daniele Capezzone" è, come scrive lui, una valutazione politica, in tutta evidenza fatta da Marco, che è il segretario dell'Associazione. Marco può certamnte prendere decisioni senza consultare il consiglio generale dell'associazione ma io ritengo che in questo caso non avrebbe dovuto farlo visto:  A. che Radicali Italiani ha preso questa iniziativa a seguito di un voto del suo Comitato Nazionale, organo che ne determina la linea politica   B. che l'Associazione ha iscr itti e sostenitori non provenienti da area radicale e trovo inopportuno vengano, formalmente e di fatto, coinvolti in valutazioni interne a un altro soggetto politico estraneo (non si tratta infatti della Rosa nel Pugno) all'Associazione stessa  C. che sappiamo come, aldilà del contenuto della mozione particolare, molti, sia al Comitato Nazionale che tra i militanti di area radicale abbiano considerato inopportuno l'emendamento ad hoc
2. se, come scrive Maurizio, le pagine sono state acquistate da Radicali Italiani, la cosa mi pare addirittura incomprensibile: un soggetto politico costituente della Rosa nel Pugno, ma altro rispetto all'Associazione, acquista uno spazio sui giornali per dare seguito a una mozione particolare votata e a Maurizio pare "normale, se non addirittura dovuto, che siano indicati i loghi delle associazioni costituenti il PRT, di cui si fa parte"  (??!??): ma che c'entra?? allora visto che Radicali Italiani e l'Associazione fanno parte della Rosa nel Pugno mettiamoci il simbolo della Rosa dopo averlo chiesto a Mosca e a Boselli
credo si debba fare un'pò di chiarezza, mi piacerebbe leggere l'opinione di chi è legato all'Associazione e non a Radicali Italiani, è evidente che non condivido la decisione politica presa da Marco nel coinvolgere l'Associazione, ho invece dei dubbi sulla correttezza formale di questa sua decisione, ciao a tutti
Valerio Federico

From:  "maurizioturco@..." <maurizioturco@...>
To:  "m.cappato" <m.cappato@...>
CC:  "giannandreadagnino" <giannandreadagnino@...>, "m.cappato" <m.cappato@...>, "consigliogenerale" <consigliogenerale@...>, "giunta" <giunta@...>
Subject:  Re: Due pagine, due domande.
Date:  Fri, 6 Jul 2007 10:21:50 +0200
>in aggiunta a quanto scritto da marco, tengo a precisare che le pagine sono state acquistate da radicali italiani e che trovo del tutto normale, se non addirittura dovuto, che siano indicati i loghi delle associazioni costituenti il PRT, di cui ri fa parte.
>maurizio
>---------- Initial Header -----------
>
>From      : m.cappato@...
>To          : "giannandreadagnino" giannandreadagnino@...
>Cc          : "m.cappato" m.cappato@...,"consigliogenerale" consigliogenerale@...,"giunta" giunta@...
>Date      : Fri, 6 Jul 2007 09:00:37 +0200 (CEST)
>Subject : Re: Due pagine, due domande.
>
>
>
>
>
>
>
> > Caro Giannandrea,
> >
> > l'Associazione Luca Coscioni è soggetto costituente della Rosa nel Pugno e
> > del Partito radicale transnazionale. In quanto tale, è politicamente
> > danneggiata, nei suoi obiettivi, tanto quanto Radicali italiani o gli
> > altri soggetti della galassia radicale, da pratiche di malcostume
> > parlamentare realizzata da eletti della Rosa nel Pugno, nell a fattispecie
> > Daniele Capezzone.
> > Si tratta, naturalmente, di una valutazione politica, certamente
> > contestabile, ma altrettanto certamente non abusiva.
> >
> > Marco
> >
> >
> > > Cari Marco e Maurizio,
> > > con oltre 24 ore di ritardo ho preso visione delle due pagine su Foglio e
> > > Riformista e vi scrivo per esprimervi la mia perplessità nel vedere su
> > > entrambe esplicitata in vario modo la partecipazione della Luca Coscioni
> > > all'iniziativa.
> > > Il contenuto di quelle pagine rileva, a mio avviso, in termini di
> > > opportunità politica ed eventualmente economica: era proprio il caso di
> > > tirar dentro la Coscioni in una storia del genere e, ove fossero stati
> > > spesi fondi dell'Associazione, era davvero il caso di farlo?
> > > Io risponderei in entrambi i casi di no. Ma poiché mi auguro di essere in
> > > errore, nel salutarvi, vi chiedo di aiutarmi a riconoscerlo.
> > >
> > > Giannandrea Dagnino
> > >
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> > >
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> >
> >
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>maurizio turco - +39-06-689791 - www.maurizioturco.it
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>NOTA DI RISERVATEZZA
>La presente comunicazione, corredata dei relativi allegati, contiene informazioni
>confidenziali ed è riservata esclusivamente ai destinatari. Qualora abbiate ricevuto il
>messaggio per errore, vi preghiamo di contattare il mittente e di procedere
>immediatamente all'eliminazione del messaggio. Vi informiamo che ogni uso, copia,
>distribuzione o stampa del presente messaggio è proibito dalla legge (art. 15 Cost.,
>art. 616 cod. pen.). Grazie.
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#11241 Da: "Silvio.viale" <silvio.viale@...>
Data: Sab 7 Lu 2007 9:46 pm
Oggetto: Re: Due pagine, due domande.
silvio.viale@...
Invia email Invia email
 
Marco. Capezzone non danneggia affatto la ALC. Quanto alla RNP si danneggia da sola, ammettendo anche Capezzone, per buona parte degli altri deputati.
Peraltro nel logo del PRT ci stanno anche Paoloa Cento, Benedetto della Vedova, Mario Landolfi, Alfonso Pecoraro Scanio, Cesare Salvi, Antonio del Pennino e molti compagni stranieri: tutti danneggiati da Capezzone?
Quando vi fermerete a ragionare?
Da quando non è più segretario Capezzone ha molto meno spazio mediatico, anche se sono aumentati gli incubi radicali.
Il punto è come recuperare lo spazio mediatico che il Capezzone-segretario aveva per i radicali e che ora non ha più nessuno ... 
Ma, se Capezzone dannegggia il PRT, perchè non è il PRT che prende posizione per tutti i soggetti costituenti ?
Saluti.



--------- Original Message --------
Da: m.cappato@...
To: "giannandreadagnino" <giannandreadagnino@...>
Cc: "m.cappato" <m.cappato@...>, "consigliogenerale" <consigliogenerale@...>, "giunta" <giunta@...>
Oggetto: Re: Due pagine, due domande.
Data: 06/07/07 09:00



Caro Giannandrea,

l'Associazione Luca Coscioni è soggetto costituente della Rosa nel Pugno e
del Partito radicale transnazionale. In quanto tale, è politicamente
danneggiata, nei suoi obiettivi, tanto quanto Radicali italiani o gli
altri soggetti della galassia radicale, da pratiche di malcostume
parlamentare realizzata da eletti della Rosa nel Pugno, nella fattispecie
Daniele Capezzone.
Si tratta, naturalmente, di una valutazione politica, certamente
contestabile, ma altrettanto certamente non abusiva.

Marco


> Cari Marco e Maurizio,
> con oltre 24 ore di ritardo ho preso visione delle due pagine su Foglio e
> Riformista e vi scrivo per esprimervi la mia perplessità nel vedere su
> entrambe esplicitata in vario modo la partecipazione della Luca Coscioni
> all'iniziativa.
> Il contenuto di quelle pagine rileva, a mio avviso, in termini di
> opportunità politica ed eventualmente economica: era proprio il caso di
> tirar dentro la Coscioni in una storia del genere e, ove fossero stati
> spesi fondi dell'Associazione, era davvero il caso di farlo?
> Io risponderei in entrambi i casi di no. Ma poiché mi auguro di essere in
> errore, nel salutarvi, vi chiedo di aiutarmi a riconoscerlo.
>
> Giannandrea Dagnino
>
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#11242 Da: "Silvio.viale" <silvio.viale@...>
Data: Sab 7 Lu 2007 10:30 pm
Oggetto: Re: Lettera aperta a Rita Bernardini sulle Associazioni di R.I., l' interdipendenza, il "caso Capezzone" e altro
silvio.viale@...
Invia email Invia email
 
Sconatata, al ribasso, la risposta di Michele Rana.
Osservo:
1) Capezzone è un tormentone solo per una parte dei dirigenti radicali. da tempo, da quando non è più segretario,
ha meno presenza mediatica ... e con lui anche i radicali.
2) I radicali sono un po' chiusi, come dimostrano proprio gli esempi che fai, irrilevanti nel determinare la dirigenza ... Se i radicali sono Pannella ( e io concordo) e, soprattutto,
se i radicali sono quello che dice, fa e disfa Pannella, allora, perchè la finzione ... si scriva in statuto che Pannella è il leader maximo ...
3) Se ci credi davvero! Il punto non è il Pannella che è stato, è e sarà, ma chi sono e cosa saranno i radicali. Mi ricordi i socialisti
quando parlano della costituente dicendo che "nella seconda repubblica è molto peggio di prima", sperando di autoassolversi,
ovvero quelli "che una volta i treni andavano in orario", oppure quelli che difendono la peculia rità di Cuba "baluardo di libertà in America da cinquantanni".
Insomma discorsi vecchi che si avvitano su se stessi.
4) No, non esiste. O meglio esiste, come esisterebbe il caso in qualunque paese si dovesse usare il metro del caso italai ... Non esiste, perchè altrimenti
si sarebbe dovuto ammettere il "Caso Berlusconi", viceversa a lungo giustamente negato dai radicali ...  

Auguri a marco Azzali.



--------- Original Message --------
Da: "michelerana2" <michelerana2@...>
To: "marco.azzali@..." <marco.azzali@...>, "lista@..." <lista@...>, "Rita Bernardini" <bernardini.rita@...>, "Marco Pannella" <pannella@...>, "Daniele Capezzone" <d.capezzone@...>, "michele.delucia@..." <michele.delucia@...>, "associazione radicale" <larosanelpugno@...>, "luca masciotti" <ciospanet@...>, "giulianoguidi@..." <giulianoguidi@...>, "Ravelli Sergio" <s.ravelli@...>, "ruggeri.gino@..." <ruggeri.gino@...>, "Michele Rizzitiello" <igiovanni@...>, "GianCarlo Bolici" <giancarlo.bolici@...>, "emilio dadomo" <emilio.dadomo@...>
Oggetto: Re: Lettera aperta a Rita Bernardini sulle Associazioni di R.I., l' interdipendenza, il "caso Capezzo ne" e altro
Data: 05/07/07 09:44



Caro Marco Azzali mi prendo la briga di risponderti sol perchè ci conosciamo
per frequentazione del piacentino.
Lo farò brevemente:
1) Primo: Daniele Capezzone a giudicare dalle iniziative e dalla copertura
mediatica non mi pare soffra di un particolare isolamento politico ed
informativo;
2) Secondo: che i radicali non siano settari lo dimostra la vicenda
Capezzone-segreteria 2006 (ti prego riascoltati tutte le direzioni
precongressuali); lo dimostra persino la tua vicenda alle amministrative di
Piacenza dove, pubblicamente, da iscritto radicale e quindi un pò
rappresentante della nostra storia, senza farci sapere nulla se non ad
accordi presi ti sei candidato in una lista (forse la meno peggio del
panoama) da solo con altri socialisti quando l'associazione radicale
piacentina aveva invece deciso di non esserci per defi cit di programma
liberale, laico, radicale e socialista ma di tentare con tutti i candidati
sindaci un sostegno all'azione pro-moratoria... non mi pare, nonostante i
dissensi, tu sia stato ostracizzato: hai persino potuto presentarti a Rita
come un candidato radicale quasi ufficiale senza che io o gli altri, pur
notandolo, dicessimo un "a" per screditarti;
3) Terzo: a me risulta che Marco Pannella, l'uomo carismatico, il super
uomo che oggi tu metti all'indice abbia consentito la notorietà, il successo
e l'elezione, a partire dalla baracca radicale, ad una quantità di uomini e
donne incredibile, letteralmente donati alla politica italiana di gran lunga
superiore a qualsiasi partito non carismatico e democraticisticamente
strutturato.
4) Quarto: il Caso Italia non esiste ! Ti prego vallo a dire ai milioni di
italiani che hanno a che fare con la giustizia civile e penale italiana,
vallo a dire ai detenuti italiani, vallo a dire non a Marco Pannella ma agli
altri sette senatori eletti ma non proclamati, vallo a dire a tutti noi
radicali, ai malati in attesa di una cura, dopo decine e decine di quesiti
referendari, dopo quello sull'abolizione della Legge 40, ostacolati, oltre e
in violazione della legge, dall'informazione, dalla Corte Costituzionale,
dal Parlamento e sistematicamente e programmaticamente traditi.

Per il resto un abbraccio e in bocca al lupo per la candidatura alla
segreteria di Radicali Roma.
Michele Rana


----- Original Message -----
From: "Marco Azzali" <marco.azzali@...>
To: <lista@...>; "Rita Bernardini" <bernardini.rita@...>;
"Marco Pannella" <pannella@...>; "Daniele Capezzone"
<d.capezzone@...>; <michele.delucia@...>; "associazione
radicale" <larosanelpugno@...>; "luca masciotti"
<ciospanet@...>; <giulianoguidi@...>; "Ravelli Sergio"
<s.ravelli@...>; <ruggeri.gino@...>; "michelerana2"
<michelerana2@...>; "Michele Rizzitiello" <igiovanni@...>;
"GianCarlo Bolici" <giancarlo.bolici@...>; "emilio dadomo"
<emilio.dadomo@...>; <silvio.viale@...>
Sent: Thursday, July 05, 2007 12:41 AM
Subject: Lettera aperta a Rita Bernardini sulle Associazioni di R.I., l'
interdipendenza, il "caso Capezzone" e altro


>
> Cara Rita,
>
> vorrei cogliere lo spunto che mi offri quando, annunciando il congresso
> dell' Associazione Radicaliroma, di cui sono candidato segretario, dici:
>
> &ldquo;Tengo molto a sottolineare questo aspetto perché è proprio nell&rsquo;ambito
> delle associazioni radicali locali che sto concentrando molte delle mie
> energie affinché queste associazioni nell&rsquo;original ità e libertà della loro
> azione ed iniziativa siano soggetti politici &ldquo;pieni&rdquo; nel rapporto di
> interdipendenza con Radicali Italiani. Radicali Roma durante quest&rsquo;anno ha
> lavorato proprio in questo senso: ha avanzato ed avviato proposte concrete
> per la città di Roma, ma allo stesso tempo è stata punto di riferimento
> locale per le iniziative di Radicali Italiani, quale la manifestazione del
> Coraggio Laico.&rdquo;
>
> Usi una parola, &ldquo;interdipendenza&rdquo;, che mi è molto cara; il Buddha infatti,
> dopo aver negato l' esistenza di un Dio inteso come essere creatore e
> paterno, ha parlato di &ldquo;originazione interdipendente di tutti gli esseri&rdquo;.
> Ricordo che in commissione statuto di R.I., presieduta da Michele De
> Lucia, si voleva dare uno spirito federale a quello statuto. Ossia, non
> solo il movimento nazionale istit uiva (ed oggi riconosce) le Associazioni
> di R.I., ma le Associazioni sono (e di conseguenza &ldquo;fanno&rdquo;) il movimento,
> determinandone quindi anche la composizione del Comitato nazionale.
> Ricordo che si parlava anche di ridurre, progressivamente, il numero dei
> membri di Comitato eletti dal Congresso, e contemporaneamente creare un
> processo per cui aumentassero nel tempo i rappresentanti delle
> Associazioni. Processo che ritengo importante perché per molti compagni,
> soprattutto se residenti in altre città, l' unico momento possibile di
> partecipazione attiva alle deliberazioni del movimento è attualmente il
> congresso annuale di R.I.; Congresso in cui, per un pasticcio procedurale
> in cui Tu e Sergio Stanzani avete avuto, a mio avviso, la vostra parte di
> responsabilità, il Comitato nazionale viene eletto col metodo
> proporzionale su liste bloccate.
> Purtroppo questo processo in senso federale, e secondo mé più democratico,
> della formazione degli organi dirigenti di R.I., non si è concretamente
> sviluppato, complice il tetto abbastanza alto di iscritti a R.I. richiesti
> per avere il rappresentante in Comitato, con una quota di iscrizione di
> 200 euro.
> Ritengo importante rafforzare questo processo, al fine appunto dell'
> &ldquo;interdipendenza&rdquo;; è certamente vero che il nostro partito è stato creato
> principalmente da Marco Pannella e poi da un gruppo di persone che si sono
> raccolte intorno a lui, e che hanno fatto proprie quelle idee e speranze
> che lui portava; tra queste persone ci sei sicuramente Tu. Mi pare quindi
> naturale che il nostro sia stato e sia un partito a guida carismatica. Ma
> &ldquo;quanto alla natura penso che compito della persona, dell'umano, sia non
> tanto quello di contemplarla o di descriverla, quanto di trasformarla
> secondo le proprie speranze&rdquo; (cit. Pannella)
> La guida carismatica credo sia utile in una fase embrionale, infatti un
> processo democratico troppo precoce può anche trasformarsi in
> distruttività e sfociare nel nulla. Ad un certo punto però, affinché le
> cose possano durare e crescere, ritengo che sia necessario &ldquo;dare corpo&rdquo; ad
> un ragionevole processo di federalismo e di democrazia interna, che
> altrimenti rischiano di rimanere dei conseguimenti prevalentemente
> formali.
> Ritengo anche che questo processo federale e democratico potrebbe
> prevenire dinamiche autoritarie, più o meno conscie, per le quali abbiamo
> assistito più volte all' incontenibile ascesa di &ldquo;pupilli&rdquo; del &ldquo;Capo&rdquo;, che
> nessuno osa contraddire o contrastare in maniera struttrata, almeno fino a
> quando mantengono questo status. Fatta eccezione per le iniziative di
> Benedetto della Vedova e soprattutto di Silvio Viale, cui va riconosciuto
> il merito e la forza di aver saputo mantenere un' opposizione interna e
> leale, per diversi anni, senza porsi al di fuori del movimento.
> Parimenti un processo autenticamente federale e democratico potrebbe
> prevenire la necessità di epurazione dei suddetti &ldquo;pupilli&rdquo;, che non
> appena perdono il loro statuts vengono fatti oggetto di ostracismo clanico
> e dei colpi di molti, anche i fedelissimi, quelli da cui erano stati
> sostenuti &ldquo;a oltranza&rdquo;.
> Marco Pannella ha tutto il diritto di scegliere e di revocare i suoi
> &ldquo;pupilli&rdquo;; tuttavia credo che noi dovremmo avere la forza di non tradurre
> sempre e necessariamente, in maniera automatica e acritica, le sue scelte
> in leaderships politiche. Altrimenti stiamo agendo una dinam ica
> autoritaria.
> Marco Pannella è &ldquo;stella danzante&rdquo;, è il &ldquo;superuomo&rdquo; per dirla con
> Nietzche; o almeno è sulla buona strada. Ma compiacere il superuomo non ci
> farà diventare superuomini, e cercare di imitarlo, nemmeno. Accontentarlo
> sempre, neanche. Anzi, un' opposizione potrebbe essere a volte più utile.
> Vorrei sottolineare che sono politicamente in disaccordo con le iniziative
> &ldquo;trasversali&rdquo; di Daniele Capezzone, dalle ultime elezioni politiche in
> poi, e col suo atteggiamento negativo verso un governo cui dobbiamo
> lealtà e possibilmente un contributo, innanzitutto &ldquo;interno&rdquo; (cit.
> Pannella).
> Infatti, quando Silvio Viale, &ldquo;il medico torinese che è sempre incazzato&rdquo;
> (cit. Pannella), disse &ldquo;è tempo di alleanze, votate me come Segretario,
> visto che io incarno ques ta linea e non da oggi&rdquo;, io votai per lui, e non
> per Capezzone. Infatti Capezzone ha poi &ldquo;fatto&rdquo; alleanze, ma non ERA
> &ldquo;alleanze&rdquo;, o almeno non ERA quelle alleanze in quel particolare momento;
> non lo faceva &ldquo;per sé stesso&rdquo;, dove con la parola &ldquo;sé&rdquo; intendo le parti
> più autentiche della personalità di ciascuno. Solo ciò che è autentico
> rimane, il resto cade o prima o poi. Con questo non ci dobbiamo
> dimenticare che Daniele Capezzone è stato il nostro Segretario per molti
> anni e che è persona molto intelligente e preparata, di spessore, come ha
> ampiamente dimostrato.
> Rispetto all' assenza di Daniele Capezzone dal partito, ritengo che sia
> conseguenza anche di una dinamica di orgoglio e di incomunicabilità che si
> è innescata tra lui e Marco Pannella. Dovremmo cercare di disinnescarla,
> non di gettare benzina.
> Sono ancora più in disaccordo, politicamente, quando vedo il mio partito
> agire delle dinamiche claniche, autoritarie, di ostracismo; proprio il
> partito i cui contenuti politici dovrebbero costituire i più validi
> anticorpi rispetto a questi meccanismi.
> Perché, cara Rita, che tu ne sia o meno consapevole, questo è, a mio
> avviso, il movente vero della risoluzione approvata all' ultimo comitato
> di R.I., movente cui poi è stata appiccicata una giustificazione
> pseudo-razionale, quella della pubblicità e trasparenza delle presenze
> parlamentari. Questo argomento sta in piedi dal punto di vista della
> coerenza logica, certo, come ogni &ldquo;razionalizzazione&rdquo; per usare un
> linguaggio psicologico, ma non è stato questo il movente profondo del
> vostro agire.
> Nell' esporti queste mie speranze e critiche, che fanno parte del mio
> essere e del mio e ssere radicale, identifico nella dinamica autoritaria il
> mio avversario, e non nei suoi attori, attivi o passivi che siano,
> consapevoli o inconsapevoli che siano.
>
> E basta col &ldquo;Caso Italia&rdquo;... tutto vero, per carità, quell' analisi ha
> avuto ed ha un suo valore, ma continuare a riproporre semplicemente questo
> potrebbe farci cadere in una dimensione paranoica ed impotente .
>
> Se ne hai il tempo e la voglia, resto in attesa di una tua risposta.
>
> Un abbraccio
>
> Marco Azzali
>



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#11243 Da: "claudio bellavita" <claudio.bellavita@...>
Data: Sab 7 Lu 2007 10:32 pm
Oggetto: capezzone
clalb1
Invia email Invia email
 
leggo dalle mail di Viale della polemica "tutti contro capezzone" e devo dire, anche se sono l'ultimo arrivato, che non ho mai visto  tanto stalinismo, soprattutto esteso alle associazioni collaterali che non dovrebbero entrare su questa polemica, dato che non hanno finalità partitiche. Neanche Togliatti ha fatto intervenire cgil, Arci, contadini,artigiani e zie per la pace nella scomunica di Giolitti. Comunque mi guarderò bene dall'iscrivermi a queste associazioni, in fondo un danno lo riceveranno.
Mi aspetto ,che , secondo la miglior liturgia stalinista, tocchi al miglior amico di Capezzone avanzare la proposta formale di scomunica solenne. Cui personalmente reagirò con sonoro sbattimento di chiappe. Autorizzo la trasmissione di questa mia a chi vi pare.
W bettino Craxi che non ha mai espulso nessuno.
Mi aspetto che

#11244 Da: "claudio bellavita" <claudio.bellavita@...>
Data: Dom 8 Lu 2007 8:57 am
Oggetto: il vento fa il suo giro
clalb1
Invia email Invia email
 
splendido film, girato in valmaira, parlato in parte in occitano. Vita di un paese di montagna in abbandono, dove un tempo c'era solidarietà e tolleranza, e adesso quando arrivana una famiglia che fa formaggi di capra...
Epitome della piemontesità. E, se vogliamo, del partito radicale. Il personaggio dela margara è Pannella.
Lo danno al Centrale

#11245 Da: "Andrea Carapellucci" <a.carapellucci@...>
Data: Dom 8 Lu 2007 9:23 am
Oggetto: varie
caropellucci
Invia email Invia email
 
Compagne, compagni,
 
    Mi ha scritto uno studente di Genova che vorrebbe iscriversi a LAIKA. Sta per costituire una cellula Coscioni in loco quindi direi che è della nostra area a tutti gli effetti... Chiede se abbiamo una copia in dvd del documentario di Orsi... Che gli dico?
 
PS. Ho seguito l' avvilente dibattito Pannella vs. Capezzone. Ho firmato la lettera di Igor, aderito al network di decidete.net e deciso di non rinnovare l'iscrizione a Radicali italiani.
A presto.
 
 
Andrea C.
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#11246 Da: "Ass.Radicale Satyagraha" <associazione.radicale@...>
Data: Dom 8 Lu 2007 1:47 pm
Oggetto: CONGRESSO COSTITUTIVO ASSOCIAZIONE RADICALE SATYAGRAHA
associazione...
Invia email Invia email
 
 
CONGRESSO COSTITUTIVO ASSOCIAZIONE RADICALE SATYAGRAHA
 
Hotel Principi di Piemonte, via Piero Gobetti, 15
(Sala La Cavallerizza) - Torino
Ven. 13 Luglio 2007 (ore 17.00 / 21.00) e Sab 14 (ore 09.00/13.00)
 
 
PARTECIPANO
 
MARCO PANNELLA Parlamentare Europeo
RITA BERNARDINI Segretaria di Radicali Italiani
ELISABETTA ZAMPARUTTI Tesoriera di Radicali Italiani
MARIA ANTONIETTA FARINA Presidente di Radicali Italiani
BRUNO MELLANO Deputato della Rosa nel Pugno
SERGIO D’ELIA Deputato della Rosa nel Pugno
VALTER VECELLIO Membro della Direzione di Radicali Italiani
SERGIO ROVASIO Segretario Generale del Gruppo Parlamentare della Rosa nel Pugno
MICHELE DE LUCIA Membro della Direzione di Radicali Italiani
LUCIO BERTE'  Membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani
CLAUDIA STERZI  Sociologa, militante del Partito Radicale Transnazionale
DOMINIQUE VELATI  Militante storica radicale
ENZO CUCCO Presidente Fondazione Sandro Penna
PROFESSOR VALTER CORALLUZZO Docente di Scienze Politiche all’Università di Perugia
 
per informazioni:
jolanda casigliani 3485335307                
 
 


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#11247 Da: "Silvio.viale" <silvio.viale@...>
Data: Dom 8 Lu 2007 7:19 pm
Oggetto: Re: Due pagine, due domande.
silvio.viale@...
Invia email Invia email
 
Se davvero si ragionasse ... si eviterebbero cerete mozioni e certe paginate.

--------- Original Message --------
Da: "marco perduca" <mperduca@...>
To: "m.cappato@..." <m.cappato@...>, "giannandreadagnino" <giannandreadagnino@...>
Cc: "m.cappato" <m.cappato@...>, "consigliogenerale" <consigliogenerale@...>, "giunta" <giunta@...>
Oggetto: Re: Due pagine, due domande.
Data: 08/07/07 10:06

il danneggiamente sta nel suo "dover recuperare spazio mediatico" perché solo su quello c'è stato un grande sforzo. se c'è qualcosa da recuperare è l'azione politica con obiettivi concreti raggiungibili altro che "basta tasse"!!!.

per quanto si sia favore ad altri tipi di famiglie, quando un componente ci marcia è bene farlo notare tanto a lui quanto agli altri parenti, certo non tutti ci arrivano subito, ma non credo che per questo i più attenti debbano trinc erarsi dietro pruderie. grazie per l'invito a ragionare è contraccambiato ;)

"Silvio.viale" <silvio.viale@...> wrote:
Marco. Capezzone non danneggia affatto la ALC. Quanto alla RNP si danneggia da sola, ammettendo anche Capezzone, per buona parte degli altri deputati.
Peraltro nel logo del PRT ci stanno anche Paoloa Cento, Benedetto della Vedova, Mario Landolfi, Alfonso Pecoraro Scanio, Cesare Salvi, Antonio del Pennino e molti compagni stranieri: tutti danneggiati da Capezzone?
Quando vi fermerete a ragionare?
Da quando non � pi� segretario Capezzone ha molto meno spazio mediatico, anche se sono aumentati gli incubi radicali.
Il punto � come recuperare lo spazio mediatico che il Capezzone-segretario aveva per i radicali e che ora non ha pi� nessuno ... 
Ma, se Capezzone dannegggia il PRT, perch� non � il PRT che prende posizione per tutti i soggetti costituenti ?
Saluti.



--------- Original Message --------
Da: m.cappato@...
To: "giannandreadagnino" <giannandreadagnino@...>
Cc: "m.cappato" <m.cappato@...>, "consigliogenerale" <consigliogenerale@...>, "giunta" <giunta@...>
Oggetto: Re: Due pagine, due domande.
Data: 06/07/07 09:00



Caro Giannandrea,

l'Associazione Luca Coscioni � soggetto costituente della Rosa nel Pugno e
del Partito radicale transnazionale. In quanto tale, � politicamente
danneggiata, nei suoi obiettivi, tanto quanto Radicali italiani o gli
altri soggetti della galassia radicale, da pratiche di malcostume
parlamentare realizzata da eletti della Rosa nel Pugno, nella fattispecie
Daniele Capezzone.
Si tratta, naturalmente, di una valutazione pol itica, certamente
contestabile, ma altrettanto certamente non abusiva.

Marco


> Cari Marco e Maurizio,
> con oltre 24 ore di ritardo ho preso visione delle due pagine su Foglio e
> Riformista e vi scrivo per esprimervi la mia perplessit� nel vedere su
> entrambe esplicitata in vario modo la partecipazione della Luca Coscioni
> all'iniziativa.
> Il contenuto di quelle pagine rileva, a mio avviso, in termini di
> opportunit� politica ed eventualmente economica: era proprio il caso di
> tirar dentro la Coscioni in una storia del genere e, ove fossero stati
> spesi fondi dell'Associazione, era davvero il caso di farlo?
> Io risponderei in entrambi i casi di no. Ma poich� mi auguro di essere in
> errore, nel salutarvi, vi chiedo di aiutarmi a riconoscerlo.
>
> Giannandrea Dagnino
>
>
>
>
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>




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#11248 Da: "Silvio.viale" <silvio.viale@...>
Data: Dom 8 Lu 2007 7:15 pm
Oggetto: Re: Due pagine, due domande.
silvio.viale@...
Invia email Invia email
 
Già che cisei, vai aritroso per ascoltare anche gli interventi agli altri comitati, ma attento a non ustionarti per troppo sole... 

--------- Original Message --------
Da: "marco perduca" <mperduca@...>
To: "Valerio Federico" <valeriofederico@...>, "maurizioturco@..." <maurizioturco@...>, "m.cappato@..." <m.cappato@...>
Cc: giannandreadagnino@..., consigliogenerale@..., giunta@...
Oggetto: Re: Due pagine, due domande.
Data: 08/07/07 10:09

bello quell'inquietante, orginale, bella anche la denuncia di essere di regime. oggi è tutto bello. grazie silvio, graziedavvero adesso mi vado a riascoltare il tuo intervento al penultimo comitato è il sole splenderà ancor di più

"Silvio.viale" <silvio.viale@...> wrote:
Andando a ritroso con le email leggo dopo quello che avrei dovuto leggere prima.
Comunque, tu dovresti sapere che le galassie si trasformano, ma non scompaiono, soprattutto nell'arco temporale della nostra storia.
Sarebbe gi� qualcosa se ci limitassimo a definire i rapporti nell'area radicale, dal pacchetto alla rappresentanza politica ... da cosa si sceglie a cosa si scioglie ... 
Il testo della pagina a pagamento � pessimo, quasi una dimostrazione di cosa ï¿½ una pubblicazione di regime, ma la cosa pi� incomprensibile e pi� inquietante � la fila dei nove simboli a pi� di pagina. 
Saluti.
Silvio Viale.


--------- Original Message --------
Da: "marco perduca" <mperduca@...>
To: "Valerio Federico" <valeriofederico@...>, "maurizioturco@..." <maurizioturco@...>, "m.cappato@..." <m.cappato@...>
Cc: giannandreadagnino@..., consigliogenerale@..., giunta@...
Oggetto: Re: Due pagine, due domande.
Data: 06/07/07 11:20

stai a vedere che la galassia radicale scomparir� grazie all'inopportunit� della lotta politica e la correttezza formale. chiedi a m.romanciuc@... il file di testo per leggere il contenuto delle 2 pagine.
ciao

Valerio Federico <valeriofederico@...> wrote:
Scusate Marco e Maurizio, ma non capisco ne (per quello che capisco) sono d'accordo:
1. Non riesco a leggere in pdf le pagine a pagamento ma se comprendono il testo delll'emendamento alla mozione "dedicato" a Daniele a me pare evidente che trattandosi di una delibera presa da Radicali Italiani, l'Ass.Coscioni non debba per nulla apparire. Quello che scrive Marco, che l'Associazione "� politicamente danneggiata, nei suoi obiettivi...da pratiche di malcostume parlamentare realizzata da eletti della Rosa nel Pugno, nella fattispecie
Daniele Capezzone" �, come scrive lui, una valutazione politica, in tutta evidenza fatta da Marco, che � il segretario dell'Associazione. Marco pu� certamnte prendere decisioni senza consultare il consiglio generale dell'associazione ma io ritengo che in questo caso non avrebbe dovuto farlo visto:  A. che Radicali Italiani ha preso questa iniziativa a seguito di un voto del suo Comitato Nazionale, organo che ne determina la linea politica   B. che l'Associazione ha iscr itti e sostenitori non provenienti da area radicale e trovo inopportuno vengano, formalmente e di fatto, coinvolti in valutazioni interne a un altro soggetto politico estraneo (non si tratta infatti della Rosa nel Pugno) all'Associazione stessa  C. che sappiamo come, aldil� del contenuto della mozione particolare, molti, sia al Comitato Nazionale che tra i militanti di area radicale abbiano considerato inopportuno l'emendamento ad hoc
2. se, come scrive Maurizio, le pagine sono state acquistate da Radicali Italiani, la cosa mi pare addirittura incomprensibile: un soggetto politico costituente della Rosa nel Pugno, ma altro rispetto all'Associazione, acquista uno spazio sui giornali per dare seguito a una mozione particolare votata e a Maurizio pare "normale, se non addirittura dovuto, che siano indicati i loghi delle associazioni costituenti il PRT, di cui si fa parte"  (??!??): ma che c'entra?? allora visto che Radicali Italiani e l'Associazione fanno parte della Rosa nel Pugno mettiamoci il simbolo della Rosa dopo averlo chiesto a Mosca e a Boselli
credo si debba fare un'p� di chiarezza, mi piacerebbe leggere l'opinione di chi � legato all'Associazione e non a Radicali Italiani, � evidente che non condivido la decisione politica presa da Marco nel coinvolgere l'Associazione, ho invece dei dubbi sulla correttezza formale di questa sua decisione, ciao a tutti
Valerio Federico

From:  "maurizioturco@..." <maurizioturco@...>
To:  "m.cappato" <m.cappato@...>
CC:  "giannandreadagnino" <giannandreadagnino@...>, "m.cappato" <m.cappato@...>, "consigliogenerale" <consigliogenerale@...>, "giunta" <giunta@...>
Subject:  Re: Due pagine, due domande.
Date:  Fri, 6 Jul 2007 10:21:50 +0200
>in aggiunta a quanto scritto da marco, tengo a precisare che le pagine sono state acquistate da radicali italiani e che trovo del tutto normale, se non addirittura dovuto, che siano indicati i loghi delle associazioni costituenti il PRT, di cui ri fa parte.
>maurizio
>---------- Initial Header -----------
>
>From      nbsp;: m.cappato@...
>To          : "giannandreadagnino" giannandreadagnino@...
>Cc          : "m.cappato" m.cappato@...,"consigliogenerale" consigliogenerale@...,"giunta" giunta@...
>Date      : Fri, 6 Jul 2007 09:00:37 +0200 (CEST)
>Subject : Re: Due pagine, due domande.
>
>
>
>
>
>
>
> > Caro Giannandrea,
> >
> > l'Associazione Luca Coscioni � soggetto costituente della Rosa nel Pugno e
> > del Partito radicale transnazionale. In quanto tale, � politicamente
> > danneggiata, nei suoi obiettivi, tanto quanto Radicali italiani o gli
> > altri soggetti della galassia radicale, da pratiche di malcostume
> > parlamentare realizzata da eletti della Rosa nel Pugno, nell a fattispecie
> > Daniele Capezzone.
> > Si tratta, naturalmente, di una valutazione politica, certamente
> > contestabile, ma altrettanto certamente non abusiva.
> >
> > Marco
> >
> >
> > > Cari Marco e Maurizio,
> > > con oltre 24 ore di ritardo ho preso visione delle due pagine su Foglio e
> > > Riformista e vi scrivo per esprimervi la mia perplessit� nel vedere su
> > > entrambe esplicitata in vario modo la partecipazione della Luca Coscioni
> > > all'iniziativa.
> > > Il contenuto di quelle pagine rileva, a mio avviso, in termini di
> > > opportunit� politica ed eventualmente economica: era proprio il caso di
> > > tirar dentro la Coscioni in una storia del genere e, ove fossero stati
> > > spesi fondi dell'Associazione, era davvero il caso di farlo?
> > > Io risponderei in entrambi i casi di no. Ma poich� mi auguro di essere in
> > > errore, nel salutarvi, vi chiedo di aiutarmi a riconoscerlo.
> > >
> > > Giannandrea Dagnino
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>confidenziali ed � riservata esclusivamente ai destinatari. Qualora abbiate ricevuto il
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>immediatamente all'eliminazione del messaggio. Vi informiamo che ogni uso, copia,
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#11249 Da: "Silvio.viale" <silvio.viale@...>
Data: Dom 8 Lu 2007 7:20 pm
Oggetto: Fw: Sono in sciopero della fame per ottenere una tua risposta.
silvio.viale@...
Invia email Invia email
 

--------- Original Message --------
Da: marco.azzali@...
To: "Marco Pannella" <pannella@...>, "Marco Pannella" <m.pannella@...>, "Rita Bernardini" <bernardini.rita@...>, "Rita Bernardini" <r.bernardini@...>, "lista@..." <lista@...>, "michele.delucia@..." <michele.delucia@...>, "Daniele Capezzone" <d.capezzone@...>, "associazione radicale" <larosanelpugno@...>, "luca masciotti" <ciospanet@...>, "giulianoguidi@..." <giulianoguidi@...>, "Ravelli Sergio" <s.ravelli@...>, "ruggeri.gino@..." <ruggeri.gino@...>, "michelerana2" <michelerana2@...>, "Michele Rizzitiello" <igiovanni@...>, "GianCarlo Bolici" <giancarlo.bolici@...>, "emilio dadomo" <emilio.dadomo@...>, "massimo tassi" <massimo.tassi@... t>, "publisi@..." <publisi@...>, "silenski@..." <silenski@...>, "Claudio Faggi" <claudiofaggi@...>, "Sandro Garofano" <sandro.garofano@...>, "sandro.garofano@..." <sandro.garofano@...>, "cattivopensiero13@..." <cattivopensiero13@...>, "Italianostra" <italianostra@...>, "Luigi Ragazzi" <luigi.ragazzi@...>, "Angiolo Bandinelli" <a.bandinelli@...>, "arenaannamaria@..." <arenaannamaria@...>, "luca masciotti" <ciospanet@...>, "b.dellavedova@..." <b.dellavedova@...>, "Barbara Di Prete studio ghigos" <bdiprete@...>, "Benedetto Della Vedova" <b.dellavedova@...>, "c.caravaggi@..." <c.caravaggi@...>, "Carla Palladini" <palladini.c@...>, "Christina Sponza" <christina@...>, "christinasponza@..." <christinasponza@...>, "Danilo Quinto" <d.quinto@...>, "Donatella Corleo" <donatellacorleo@...>, "Giulio Manfredi" <manfredi61@...>, "lillo667@..." <lillo667@...>, "massimo tassi" <massimo.tassi@...>, "Sergio D'Elia" <s.delia@...>, "Sergio Stanzani" <s.stanzani@...>, "Vecellio Valter" <v.vecellio@...>
Oggetto: Sono in sciopero della fame per ottenere una tua risposta.
Data: 08/07/07 05:34



Caro compagno e leader radicale Marco Pannella,

mi pongo in sciopero della fame ad oltranza, al regime di 270 calorie al
giorno massime, dalle ore 22 di sabato 07 luglio 2007, al fine di
sollecitare una TUA, ripeto TUA cortese e/o scortese, fosse anche
insultante (sentiti libero), personale, politica e necessariamente
pubblica risposta sui seguenti quesiti, sui quali ho già sollecitato
invano la compagna Segretaria Rita Bernardini:

- ritieni che nei Soggetti politici dell' area radicale, in particolar
modo "Radicali Italiani", agiscano dinamiche autoritarie, claniche, tali
da determinare una dissociazione intollerabile tra i contenuti della
nostra proposta politica radicale, socialista, libertaria, laica,
liberale, e la pseudo-vita (o meschina sopravvivenza) attuale, concreta
del nostro Partito, la formazione dei suoi Organi dirigenti per pura
cooptazione, a cominciare dall' elezione del Comitato Nazionale su liste
bloccate con metodo proporzionale, in un congresso-farsa dove si spende
la maggior parte del tempo in (pur affascinanti) interventi retorici
auto-celebrativi, e dove non viene data adeguata pubblicità di modalità
concrete per mezzo delle quali l' Iscritto, il Militante possa
effettivamente concorrere alla formazione d egli Organi, nonché alle
deliberazioni del Movimento nazionale ?
Se sì, Tu, fondatore, creatore, leader carismatico attuale e storico
quale io ti riconosco, quale parte di responsbilità pensi di avere in
questo e quali azioni intendi adottare per disinnescare questi fenomeni,
coerentemente rispetto alle tue idee e speranze ?

- ritieni che lo Spirito federale del Movimento Radicali Italiani e del
suo Statuto abbia avuto, in questi ormai SEI ANNI, ossia quasi un decimo
della vita media di un essere umano, una concreta attuazione ?
Ritieni che le Associazioni territoriali, tematiche e telematiche di
Radicali Italiani siano nella effettiva, concreta ed autentica
possibilità di contribuire a determinare le scelte, la linea politica,
gli Organi dirigenti del movimento nazionale ?
Se non lo ritieni, Tu, fondatore, creatore, leader carismatico attuale e
storico quale io ti riconosco, quale parte di responsabilità pensi di
avere in questo e quali azioni intendi adottare perché lo Spirito
federale dello Statuto trovi concreta attuazione, coerentemente rispetto
alle tue idee e speranze ?

- ritieni che gli Strumenti, i Simboli (di cui Tu in quanto persona
fisica mantieni la proprietà), i Soggetti politici dell' area radicale,
forniscano all' Iscritto e al Militante, romano o della più sperduta
Provincia d' Italia, possibilità concreta di affermazione politica,
possibilità concreta di prendere un po' di potere al fine di
trasformarlo in un Potere di servizio per i Cittadini, possibilità
concreta, e senza passare attraverso i meccanismi clanici della
cooptazione interna al partito, di essere eleggibile, di esercitare il
suo diritto all' elettorato passivo ? I Cittadini radicali, socialisti,
libertari, laici e autenticamente liberali, hanno diritto alla
possibilità concreta di essere rappresentati da candiati radicali anche
nelle istituzioni locali ?

- ritieni che la form azione e l' approvazione di eventuali liste di
candidati nostri e/o anche nostri, con simboli nostri e/o anche nostri,
in occasione di competizioni elettorali amministrative, comunali,
provinciali e regionali, debba competere a Te, o alla
Segreteria/Direzione nazionale di Radicali Italiani, oppure alle
deliberazioni di una pubblica Assemblea e Associazione in loco, cui
possano accedere gli Iscritti, i Militanti, i Simpatizzanti e i
Cittadini interessati, nella direzione anti-partitocratica del
maggioritario e delle primarie secondo la tradizione americana e
anglosassone, che tu ci hai così ben spiegato ?


Dovesse tardare una Tua risposta, che io possa ritenere precisa,
esaustiva, attuale, concreta, autentica, nel merito di ognuna delle
questioni sopra esposte, in qualità di iscritto, compagno e
contribuente, darò ulteriore forza a questa forma di lotta con l'
occupazione permanente del salone del Partito di via di Torre Argentina,
PER una vita autentica dei Soggetti politici dell' area radicale,
nazionali ed Associazioni locali, e per la concreta possibilità di
crescita politica di ogni singolo iscritto e militante, senza
distinzione di censo, di sesso, di razza, di religione, di nascita e di
condizioni sociali.

Tuo

Marco Azzali




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#11250 Da: "Silvio.viale" <silvio.viale@...>
Data: Dom 8 Lu 2007 7:27 pm
Oggetto: Re: Due pagine, due domande.
silvio.viale@...
Invia email Invia email
 
Beh. No. Mitologia graca "il vaso di pandora". Mitologia cubana i "Barbudos" (chissà perchè mi viene meglio "barbutos"), ma non quelli di allora, bensì quelli della Cuba del 2007. Per quanto riguarda la vergogna, essa è da ricondurre allo spazio pubblico ed al senso di mortificazione che dovrebbe indurre i chiunque ne è coinvolto, direttamente o indirettamente. Un po' più di pudore sarebbe stato opportuno ...che non appartiene alla categoria dell'opportunismo.

--------- Original Message --------
Da: "marco perduca" <mperduca@...>
To: "barbara sanua" <barbarasanua@...>, "valeriofederico@..." <valeriofederico@...>, "maurizioturco@..." <maurizioturco@...>, "m.cappato@..." <m.cappato@...>
Cc: giannandreadagnino@..., consigliogenerale@..., giunta@...
Oggetto: Re: Due pagine, due domande.
Data: 08/07/07 10:19

ridagli con questa mitologia graca. dal vaso di pandora uscirono tutti mali del mondo e restò dentro la speranza, non mi pare che, un'altra volta, l'esempio calzi... per il resto si chiamerà un geometra o un vigile e alla fine si riuscirà a capire tutto quello che cruccia, nel frattempo lunedì viene presentata una proposta di legge per dimostrare, anche a radicale come viale, che la vergogna appartiene come retropensiero spesso a chi la imputa che però, raramente, la applica a se stesso. passo e chiudo (per oggi)

"Silvio.viale" <silvio.viale@...> wrote:
Leggo solo adesso le note in oggetto.
Credo che siano osservazioni corrette e pongano questioni vere. 
In effetti vi � molta confusione.
La pagina � di RI, pagata da RI, ma in fondo alla pagina compaiono i simboli di nove associazioni radicali.
Se � ovvio che i segretari di ogni singolo logo, dal PRT agli esperantisti, possono aderire per la propria associazione, � curioso che questo accada senza una consultazione formale. 
Peraltro, se non mi inganno, i nove simboli sono cosa diversa dal pacchetto di iscrizione all'area radicale, che mi sembra di ricordare riguardi 6 associazioni, delle quali 3 godono del 5 per mille. Mi scuso per il dubbio, ma sul sito di RI non � chiaro cosa sia il pacchetto dell'area radicale (
http://www.radicali.it/view.php?id=45698), chi governi l'area radicale e come verranno distribuit i i soldi del pacchetto. Dalle relazioni del tesoriere di RI non si capisce. Tra i nove simboli noto che c'� anche la Lista Pannella, ma non la Lista Bonino.
Tutto ci� crea grande confusione e alimenta perplessit� notevoli sulla opportunit�, "cosa buona e giusta", della mozione anti-Capezzone e dei suoi effetti.
Il punto non � pi� tanto Capezzone, ma cosa siano i radicali, soprattutto quando vedo che si liquidano le osservazioni come aspetti formali.
Da radicali, come mi rimprovera sempre il buon Manfredi, essendo io notoriamente un po' pi� "sostanziale", si dovrebbe concepire le formalit� come un parte fondamentale della legalit�.
Come ho avuto modo di scrivere sul forum quella mozione, che io non esito a definire della vergogna, ha rotto il vaso di Pandora.  
Saluti.
Silvio Viale.


--------- Original Message --------
Da: "barbara sanua" <barbarasanua@...>
To: "valeriofederico@..." <valeriofederico@...>, "mperduca@..." <mperduca@...>, "maurizioturco@..." <maurizioturco@...>, "m.cappato@..." <m.cappato@...>
Cc: giannandreadagnino@..., consigliogenerale@..., giunta@...
Oggetto: Re: Due pagine, due domande.
Data: 07/07/07 12:11

concordo con valerio federico.
dalla francia
Barbara

From: "Valerio Federico" <valeriofederico@...>
To: mperduca@..., maurizioturco@..., m.cappato@...
CC: giannandreadagnino@..., consigliogenerale@..., giunta@...
Subject: Re: Due pagine, due domande.
Date: Fri, 06 Jul 2007 13:47:51 +0200

d'accordo marco p, comunque la galassia radicale non scomparir� anche grazie alla responsabilit� che tu, io e molti compagni ci prendiamo ogni giorno lottando politicamente nella e per la legalit�, chiaro che penso che l'Associazione Coscioni sia qualcosa di pi� e in parte d'altro di un soggetto dell'area radicale, anche da questo le mie perplessit�
valerio federico


From:  marco perduca <mperduca@...>
To:  Valerio Federico <valeriofederico@...>, maurizioturco@..., m.cappato@...
CC:  giannandreadagnino@..., consigliogenerale@..., giunta@...
Subject:  Re: Due pagine, due domande.
Date:  Fri, 6 Jul 2007 04:38:39 -0700 (PDT)

appunto hai scritto di questioni formali che sono politiche e io ti ho risposto su entrambe. per il resto, per quanto mi riguarda, se ne riparler� al consiglio generale della coscioni o al prossimo comitato, avere un dibattito via email � piuttosto difficile oltre che limitato - qui i problemi mi paiono generali e generalizzati.

Valerio Federico <valeriofederico@...> wrote:
su Marco P., uno sforzo in pi� per rispondermi, magari politcamente (non ho scritto solo di questioni formali che sono sostanziali...etc...etc...etc)
grazie a te e a mihail per il testo delle 2 pagine, dopo averle lette confermo le mie perplessit� e attendo risposte
valerio federico


  
From:  marco perduca <mperduca@...>
To:  Valerio Federico <valeriofederico@...>, maurizioturco@..., m.cappato@...
CC:  giannandreadagnino@..., consigliogenerale@..., giunta@...
Subject:  Re: Due pagine, due domande.
Date:  Fri, 6 Jul 2007 02:20:12 -0700 (PDT)

stai a vedere che la galassia radicale scomparir� grazie all'inopportunit� della lotta politica e la correttezza formale. chiedi a m.romanciuc@... il file di testo per leggere il contenuto delle 2
pagine.
ciao

Valerio Federico <valeriofederico@...> wrote:
Scusate Marco e Maurizio, ma non capisco ne (per quello che capisco) sono d'accordo:
1. Non riesco a leggere in pdf le pagine a pagamento ma se comprendono il testo delll'emendamento alla mozione "dedicato" a Daniele a me pare evidente che trattandosi di una delibera presa da Radicali Italiani, l'Ass.Coscioni non debba per nulla apparire. Quello che scrive Marco, che l'Associazione "� politicamente danneggiata, nei suoi obiettivi...da pratiche di malcostume parlamentare realizzata da eletti
della Rosa nel
Pugno, nella fattispecie
Daniele Capezzone" �, come scrive lui, una valutazione politica, in tutta evidenza fatta da Marco, che � il segretario dell'Associazione. Marco pu� certamnte prendere decisioni senza consultare il consiglio generale dell'associazione ma io ritengo che in questo caso non avrebbe dovuto farlo visto:  A. che Radicali Italiani ha preso questa iniziativa a seguito di un voto del suo  Comitato  Nazionale, organo che ne determina la linea politica   B. che l'Associazione ha iscritti e sostenitori non provenienti da area radicale e trovo inopportuno vengano, formalmente e di fatto, coinvolti in valutazioni interne a un altro soggetto politico estraneo (non si tratta infatti della Rosa nel Pugno) all'Associazione stessa  C. che sappiamo come, aldil� del contenuto della mozione parti colare, molti, sia al Comitato Nazionale che tra i militanti di area radicale abbiano considerato inopportuno l'emendamento
ad hoc
2. se, come scrive Maurizio, le pagine sono state acquistate da Radicali Italiani, la cosa mi pare addirittura incomprensibile: un soggetto politico costituente della Rosa nel Pugno, ma altro rispetto all'Associazione, acquista uno spazio sui giornali per dare seguito a una mozione particolare votata e a Maurizio pare "normale, se non addirittura dovuto, che siano indicati i loghi delle associazioni costituenti il PRT, di cui si fa parte"  (??!??): ma che c'entra?? allora visto che Radicali Italiani e l'Associazione fanno parte della Rosa nel Pugno mettiamoci il simbolo della Rosa dopo averlo chiesto a Mosca e a Boselli
credo si debba fare un'p� di
chiarezza, mi piacerebbe leggere l'opinione di chi � legato all'Associazione e non a Radicali Italiani, � evidente che non condivido la decisione politica presa da Marco nel coinvolgere l'Associazione, ho invece dei dubbi sulla
correttezza formale di questa sua decisione, ciao a tutti
Valerio Federico

  
From:  "maurizioturco@..."
<maurizioturco@...>

To:  "m.cappato" <m.cappato@...>
CC:  "giannandreadagnino" <giannandreadagnino@...>, "m.cappato" <m.cappato@...>, "consigliogenerale" <consigliogenerale@...>, "giunta" <giunta@...>
Subject:  Re: Due pagine, due domande.
Date:  Fri, 6 Jul 2007 10:21:50 +0200
>in aggiunta a quanto
scritto da marco, tengo a precisare che le pagine sono state acquistate da radicali italiani e che trovo del tutto normale, se non addirittura dovuto, che siano indicati i loghi delle associazioni costituenti il PRT, di cui ri fa parte.
>maurizio
>---------- Initial Header  -----------
>
>From      : m.cappato@...
>To          : "giannandreadagnino"
giannandreadagnino@...
>Cc          : "m.cappato" m.cappato@...,"consigliogenerale" consigliogenerale@...,"giunta" giunta@...
>Date      : Fri, 6 Jul 2007 09:00:37 +0200 (CEST)
>Subject : Re: Due pagine, due  domande.
>
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>
> > Caro Giannandrea,
> >
> > l'Associazione Luca Coscioni �
soggetto costituente della Rosa nel Pugno e
> > del Partito radicale transnazionale. In quanto tale, � politicamente
> > danneggiata, nei suoi obiettivi, tanto quanto Radicali italiani  o gli
> > altri soggetti della galassia radicale, da pratiche di malcostume
> > parlamentare realizzata da eletti della Rosa nel Pugno, nella fattispecie
> > Daniele Capezzone.
> > Si tratta, naturalmente, di
una valutazione politica, certamente
> > contestabile, ma altrettanto certamente non abusiva.
> >
> > Marco
> >
> >
> > > Cari Marco e Maurizio,
> > > con oltre 24 ore di ritardo ho preso visione delle due pagine su Foglio e
> > > Riformista e vi scrivo per esprimervi la mia perplessit� nel vedere su
> > > entrambe esplicitata in vario  modo la partecipazione della Luca Coscioni
> > > all'iniziativa.
> > > Il contenuto
di quelle pagine rileva, a mio avviso, in termini di
> > > opportunit� politica ed eventualmente  economica: era proprio il caso di
> > > tirar dentro la Coscioni in una storia del genere e, ove fossero stati
> > > spesi fondi dell'Associazione, era davvero il caso di farlo?
> > > Io risponderei in entrambi i casi di no. Ma poich� mi auguro di essere in
> > >
errore, nel salutarvi, vi chiedo di aiutarmi a riconoscerlo.
> > >
> > > Giannandrea Dagnino
> > >
> > >
> > >
> > >
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>La presente comunicazione, corredata dei relativi allegati, contiene informazioni
>confidenziali ed � riservata esclusivamente ai destinatari. Qualora abbiate ricevuto il
>messaggio per errore, vi preghiamo di contattare il mittente
e di procedere
>immediatamente all'eliminazione del messaggio. Vi informiamo che ogni uso, copia,
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#11251 Da: "Silvio.viale" <silvio.viale@...>
Data: Dom 8 Lu 2007 7:43 pm
Oggetto: Fw: Da Werther Casali ai membri del Comitato Nazionale di Radicali Italiani (e p. c. ai membri della Direzione)
silvio.viale@...
Invia email Invia email
 

Oggetto: Da Werther Casali ai membri del Comitato Nazionale di Radicali Italiani (e p. c. ai membri della Direzione)
Data: 08/07/07 13:43

All’attenzione dei componenti del Comitato Nazionale di Radicali Italiani:

 

-       Pietro Pipi

-       Manfredi Nulli

-       Donatella Corleo

-       Saro Pettinato

-       Lorenzo Cenni

 

E p.c.

 

-       Ai Membri del Comitato Nazionale di Radicali Italiani

 

 

Carissimi,

scusandomi per il ritardo, vengo a rispondere alle vostre richieste inoltratemi il 2 luglio 2007, riferite ai lavori del Comitato Nazionale di Radicali Italiani che hanno avuto luogo dal 29 giugno al 1 luglio 2007, con oggetto:

 

1)  richiesta annullamento mozione approvata per appello nominale;

2)  richiesta apertura termini per richiedere, per via telematica, maggioranza su proposta di convocazione Comitato in via straordinaria;

3)  richiesta di garantire a quanto richiedete la più ampia diffusione.

 

Sul punto 1) per essere più esaudiente di quanto già detto in sede di Comitato, riferendomi ai precedenti avvenuti di votazione per appello nominale, vi inserisco di seguito i link delle registrazioni di alcune delle sedute dove in passato si sono già verificate votazioni con queste modalità:


http://www.radioradicale.it/scheda/183391/strong-radicali-italiani-strong-comitato-nazionale-conclusione-dibattito-generale-e-votazioni http://www.radioradicale.it/scheda/183391/strong-radicali-italiani-strong-comitato-nazionale-conclusione-dibattito-generale-e-votazioni>


http://www.radioradicale.it/scheda/186605/strong-radicali-strong-comitato-nazionale-conclusione-dibattito-e-votazione-mozione-generale  http://www.radioradicale.it/scheda/186605/strong-radicali-strong-comitato-nazionale-conclusione-dibattito-e-votazione-mozione-generale>
/ P>

 

Dunque penso con questo di provare che la mia “discrezionalità” nell’applicazione di tale metodo di votazione, rispetto all’art. 7.1 del Regolamento, sia sufficentemente supportata nella sua validità da questi “precedenti”. Pertanto ritengo di respingere la vostra richiesta.

 

Sul punto 2) come già voi citate nella vostra richiesta, per quanto riguarda la convocazione del Comitato in via straordinaria da parte del Presidente del Comitato, art. 4.2b) dello statuto di Radicali Italiani, questo può procedere solo “quando ne faccia richiesta la maggioranza dei suoi componenti”.

 

Dunque, nel caso vogliate persistere nella vostra richiesta, quella di sopra è la strada da percorrere e so che la segretaria Rita Bernardini ha già provveduto a far si che l’elenco dei membri del Comitato, con i relativi indirizzi e-mail, sia messo a vostra disposizione sul sito www.radicali.it.

 

Sul punto 3) mi risulta che si sia già provveduto a dare diffusione alla vostra del 2 luglio sul sito www.radicali.it.

 

Il Predidente del Comitato Nazionale di Radicali Italiani

Werther Casali


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#11252 Da: "claudio bellavita" <claudio.bellavita@...>
Data: Lun 9 Lu 2007 7:45 am
Oggetto: Fw: [AperTO] Convenzione di Oviedo
clalb1
Invia email Invia email
 
Prime conseguenze : mi arriva questo appello, e la mia prima reazione è "cosa montano in cattedra per insegnare che cosa a chi, questa banda di stalinisti, Coscioni in testa?"
----- Original Message -----
Sent: Monday, July 09, 2007 8:29 AM
Subject: [AperTO] Convenzione di Oviedo

Il Riformista, 6 luglio 2007

Ministro Turco, ricordi la Convenzione di Oviedo?

di Marco Cappato, Piergiorgio Strata, Mauro Barni, Maria Antonietta
Coscioni, Giulia Simi

Onorevole ministro Livia Turco, il 4 aprile 1997 è stata firmata a
Oviedo la «Convenzione per la protezione dei diritti dell'uomo e la
dignità dell'essere umano riguardo alla applicazione della biologia
e della medicina» (Convenzione sui diritti umani e sulla
biomedicina) che è entrata in vigore il 1 dicembre 1999, avendo
raggiunto le firme minime necessarie previste dall'articolo 33 della
Convenzione stessa.

Il parlamento italiano ha approvato le legge di ratifica della
Convenzione che è stata promulgata il 28 marzo 2001 (1.145/2001).
Con l'articolo 3 della detta legge di ratifica si delegava il
governo ad adottare, entro sei mesi dall'entrata in vigore della
legge, uno o più decreti legislativi occorrenti per l'adattamento
dell'ordinamento giuridico italiano ai principi e alla norme della
Convenzione, e si impegnava il governo a trasmettere gli schemi dei
decreti legislativi alle competenti commissioni permanenti di Camera
e Senato perché esprimessero un parere entro il termine di quaranta
giorni. I decreti delegati non sono stati adottati entro il termine
previsto e la legge 6 gennaio 2003, n. 3 all'articolo 49 aveva
spostato il termine di presentazione del decreto al 31 luglio 2003,
ma anche entro tale termine i decreti delegati non sono stati
emanati. Inoltre l'Italia non ha proceduto al deposito presso 0
segretario generale del Consiglio d'Europa del documento di
ratifica. In questa legislatura, il governo è stato nuovamente
delegato ad adottare, entro il 31 luglio 2007, uno o più decreti
legislativi recanti ulteriori disposizioni occorrenti per
l'adattamento dell'ordinamento giuridico italiano ai principi e alle
norme della Convenzione sui diritti dell'uomo e sulla biomedicina,
nonché del Protocollo addizionale del 12 gennaio 1998, ratificato ai
sensi della legge 28 marzo 2001, n. 145.

Come ella stessa ha detto, è un atto dovuto del nostro governo
emanare il prima possibile i decreti attuativi, sottolineando quanto
sia grave che «dal 2001 la delega sia stata lasciata decadere». Per
questo motivo le chiediamo, sicuri della sua convinzione, che il
termine del 31 luglio sia rispettato così da permettere alla
Convenzione di far valere la sua incontestata vigenza, come già
avvenuto in molti paesi europei.

L'applicazione della Convezione di Oviedo che contiene già norme
fondamentali, come il riconoscimento del testamento biologico, il no
all'accanimento terapeutico e la regolamentazione del consenso
informato - rimasto troppo spesso lettera morta o atto formale non
compreso da chi si deve sottoporre a un trattamento, nonostante il
positivo parere ripetutamen-te espresso dalla Suprema Corte di
Cassazione rappresenterebbe per il nostro Paese un atto di civiltà.

La Convenzione stabilisce che il consenso libero e informato del
paziente all'atto medico non vada considerato solo sotto il profilo
della liceità del trattamento, ma debba essere considerato prima di
tutto come un vero e proprio diritto fondamentale del cittadino
europeo, che riguarda il più generale diritto alla integrità, alla
libertà e alla dignità della persona. In altre parole nell'articolo
5 della Convenzione si afferma che il dissenso da parte del paziente
è vincolante per il medico; ove il paziente non sia autonomo il
medico fa riferimento a eventuali direttive anticipate manifestate
prima di perdere la capacità di esprimere le proprie volontà
(articolo 9). Nel caso di minorenni o di incapaci vale la volontà di
chi esercita la tutela, salvo che non sia pregiudiziale alla salute
del paziente: in tal caso sarà il medico che decide in scienza e
coscienza. Inoltre lo stesso codice di deontologia medica del
dicembre 2006 ha reso obbligatorie le previsioni più avanzate della
Convenzione di Oviedo, stabilendo che il dissenso del paziente non
può mai essere sopraffatto. Quindi il documento rappresenta secondo
il giudizio dei bioeticisti e degli organi sanitari un punto di
riferimento importante.
Poiché la sua adesione a questi principi è emersa chiaramente,
confidiamo nella sua coerente passione su questi temi, che non
possono essere ulteriormente trascurati con enorme danno per il
prestigio del nostro Paese e per la piena affermazione dei diritti
della persona sanciti dalla Costituzione.

Marco Cappato, segretario dell'Associazione Luca Coscioni ed
eurodeputato radicale, Piergiorgio Strata, copresidente
dell'Associazione Luca Coscioni, Mauro Barni, presidente della
Commissione di Bioetica della Regione Toscana, Maria Antonietta
Coscioni, copresidente dell'Associazione Luca Coscioni, Giulia Simi,
vicesegretario dell'Associazione Luca Coscioni


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#11253 Da: "claudio bellavita" <claudio.bellavita@...>
Data: Lun 9 Lu 2007 8:04 am
Oggetto: sul filo del rasoio
clalb1
Invia email Invia email
 
#1 · bellavita
8 luglio 2007, 10:24

Poniamo che per attentato o colpo di stato i talebani eliminino Musharraf, che sta in piedi grazie al monopolio del commercio dell’oppio afgano concesso dagli USA ai sevizi segreti e ai reparti fedeli al presidente (quella della distruzione dei campi è una gag delle loro agenzie di stampa). Con l’atomica in mano ai talebani sunniti,chi può impedire all’Iran di farsi la sua?.La prima guerra mondiale nacque nei balcani, per ragioni incomprensibili agli europei, i cui giornali si occupavano della zona solo per folklore. La terza può nascere lì. Forse abbiamo risolto il problema delle nostre pensioni…
Intanto noi continuiamo a occuparci dei rapporti di concambio tra prc e pdci, di cosa farà Mussi da grande, di non fare Tav, inceneritori e armi. A proposito, a quando la prima manifestazione dei cattopiagnoni perchè l’Italia ha vinto la commessa del prossimo aereo da combattimento USA? Ma insomma! dobbiamo mantenere Alitalia e Rai solo con il commercio equosolidale della polenta!


#11254 Da: "claudio bellavita" <claudio.bellavita@...>
Data: Lun 9 Lu 2007 10:40 am
Oggetto: sciopero fiscale sull'Alitalia
clalb1
Invia email Invia email
 
Raccogliamo le firme di chi si impegna a uno sciopero fiscale se il governo spenderà un solo centesimo per venire incontro ai deliranti sindacati dell'Alitalia?

#11255 Da: "Ass.Radicale Satyagraha" <associazione.radicale@...>
Data: Lun 9 Lu 2007 12:11 pm
Oggetto: CONGRESSO SATYAGRAHA AGGIORNAMENTO
associazione...
Invia email Invia email
 
 Questa la locandina per il congresso definitiva ! (? )
 
DIFFONDETELA !!!!!!
 
GRAZIE A TUTTI I COMPAGNI PIEMONTESI E NON CHE CI STANNO TELEFONANDO PER SOSTENERCI !!! 
 
 BUON LAVORO A TUTTI!!
 
jolanda casigliani 3485335307
andrea buscema 3396917806



L'email della prossima generazione? Puoi averla con la nuova Yahoo! Mail

#11256 Da: "giulio manfredi" <manfredi61@...>
Data: Lun 9 Lu 2007 1:08 pm
Oggetto: Rassegna stampa:
manfredi61@...
Invia email Invia email
 
"La Repubblica"
LUNEDÌ, 09 LUGLIO 2007
 
Pagina I - Torino
 
In Sala Rossa l´interrogazione di esponenti della maggioranza
 
Costano 130 mila euro i concerti per Poletto
 
la polemica
 
 
 
 
PAOLO GRISERI

È polemica sui concerti offerti dalla città di Torino al cardinale Severino Poletto. Oggi il Consiglio comunale discuterà le interrogazioni presentate da alcuni esponenti della maggioranza: Cugusi della Sinistra democratica, Tedesco della Margherita, Bonino dello Sdi, Gallo dei Comunisti italiani e i due consiglieri di Rifondazione Silvestrini e Cassano. I firmatari del documento vogliono sapere «se è consuetudine della città omaggiare le autorità» e «quanto si è speso per il concerto offerto in occasione dei 50 anni di sacerdozio del cardinale Poletto».
Il 27 giugno scorso l´amministrazione comunale offrì un concerto al Teatro Regio. La delibera di giunta, del 19 giugno, stanzia 42.000 euro per l´avvenimento. «Non è l´unica circostanza in cui la città di Torino ha offerto concerti per il vescovo», ricordano i firmatari dell´interrogazione. Il primo concerto fu pagato dall´allora sindaco Castellani quando, nel 2001, Poletto fu nominato cardinale. In quella occasione la spesa fu di 50 mila euro. Il secondo concerto è del maggio 2005, in occasione dei 25 anni di episcopato dell´arcivescovo. Anche in quella ricorrenza la serata si svolse al Regio e la città spese 38 mila euro. In totale dunque Torino ha speso per le tre manifestazioni circa 130 mila euro.
Nelle settimane scorse, quando era stata preannunciata l´interrogazione, il sindaco aveva bollato l´iniziativa come «frutto di un polemica laicista volgare». Oggi però lo stesso Chiamparino dovrà rispondere in aula. Ed è probabile che la discussione provochi nuove polemiche nella maggioranza della Sala Rossa.
 
 
 
 
"La Repubblica", LUNEDÌ, 09 LUGLIO 2007
 
Pagina I - Torino
 
IL CASO
 
Bertone pronto a dimettersi
 
Il Pd non decolla e in Provincia il capogruppo dl blocca la fusione
 
 
 
 
SARA STRIPPOLI

Non si può che apprezzare la spinta di Mauro Laus e Mauro Marino perché nascano gruppi unici nelle circoscrizioni, ma come conciliare l´appello dei vertici locali della Margherita con la posizione del capogruppo dei Dl in Provincia, che in più occasioni ha espresso parere contrario ad una fusione dei due gruppi consiliari? La provocazione arriva dal consigliere dei Ds in Provincia Stefano Esposito, il quale allarga la riflessione anche alla Regione, dove l´annuncio al congresso dei Ds non ha finora prodotto alcun effetto concreto: «Sono contento che la Margherita lanci un segnale importante sulle circoscrizioni, ma il 14 ottobre è molto vicino e la situazione, soprattutto in Provincia, appare del tutto bloccata. Suvvia, nella città di Chiamparino, nella Torino scelta da Veltroni per lanciare il suo manifesto forse non si dovrebbe essere ancora così indietro».
Chiamato in causa, il capogruppo del partito di Rutelli Piergiorgio Bertone non nega che in un futuro prossimo possano arrivare anche le sue dimissioni: «Sono stato eletto nella Margherita e in questo partito voglio restare. Sono contrario al Pd perché finora non ha espresso alcuna progettualità, una accelerazione puramente verticistica. Se i consiglieri del mio partito dovessero spingere verso la costituzione del gruppo unico si arriverà ad un bivio». Le ipotesi sono tante, butta lì Bertone: «Potrei anche decidere di fondare la Margherita 2 oppure restare nella Margherita. D´altronde è un bel fiore, simbolo dei nostri campi. Un vero peccato abbatterlo».
Un nodo non facile da risolvere per il presidente Antonio Saitta, il quale è chiamato in causa da un appello del capogruppo provinciale dei Ds Matteo Francavilla: «Penso che il presidente a questo punto dovrebbe impegnarsi in prima persona».

Il gruppo dei Ds, spiega il giovane capogruppo, ha fatto tutti i passi necessari per arrivare al più presto alla costituzione del gruppo unico, in primo luogo perché questa è stata l´indicazione arrivata dai Congressi, in secondo luogo perché ci sembra fondamentale che la spinta riformista contribuisca a rafforzare la realizzazione del programma del presidente Saitta. Sul fronte regionale, l´obiettivo sembra condiviso, ma sui tempi c´è ancora molta confusione. Il capogruppo dei Ds Rocco Muliere annuncia l´intenzione di chiedere al più presto una riunione congiunta dei due gruppi consiliari e delle segreterie dei due partiti: «Spero si possa fare già in luglio, in modo da poter realizzare il progetto entro il mese di settembre, per arrivare pronti all´appuntamento del 14 ottobre». Durante la riunione del gruppo dei Ds che si svolgerà domani si tornerà ad affrontare la questione. Per Stefano Lepri, capogruppo regionale della Margherita il gruppo unico si deve fare. «Difficile però - puntualizza - che si possa arrivare al gruppo unico prima del 14 ottobre. L´accelerazione deve essere collocata all´interno di una riflessione più generale e non soltanto sugli aspetti programmatici, ma anche su un assetto di equilibrio complessivo. Occorre una valutazione generale, un accordo condiviso come quello raggiunto per la riconferma di Giorgis in Comune». La Margherita rivendica il posto di capogruppo? Lepri smentisce: «Non intendo in alcun modo dire questo, dico soltanto che la valutazione deve essere complessiva». Nel frattempo, aggiunge, bisogna proseguire sulla strada percorsa negli ultimi tempi: «È necessario cogliere tutte le occasioni per esercitare l´abitudine a collaborare e affinare una sensibilità comune sui temi più importanti. Un buon esempio è stato l´ultimo vertice di maggioranza di venerdì scorso».
Il vicepresidente del Consiglio Roberto Placido, che nell´ultimo mese ha avviato una campagna massiccia per promuovere la nascita del partito, è convinto che sia ormai tempo di spingere sull´acceleratore: «Se ci sono problemi devono essere risolti. Sarebbe una sconfitta per tutti i gruppi consiliari se il 14 ottobre il Consiglio piemontese non fosse in grado di raggiungere l´appuntamento con un gruppo unico. Non dovrebbe certo essere la scelta su chi farà il capogruppo a condizionare il calendario».

 

 

“Sole 24 Ore”, 8 luglio 2007, pag. 37 (inserto culturale “Domenica”)

 OSCURANTISMO ANTI-OGM

Nuovo appello per la libertà della ricerca

 di Gilberto Corbellini

Il 5 novembre del 2000 gli esponenti più prestigiosi della comunità scientifica italiana, guidati dal Nobel Renato Dulbecco, sottoscrivevano un appello, pubblicato su questa pagina, per la libertà di ricerca nel campo delle agrobiotecnologie in Italia. Allora il ministro Pecoraro Scanio voleva vietare la ricerca con organismi geneticamente modificati, per finanziare invece l’agricoltura teosofica. In quasi sette anni nulla sembra cambiato. La politica anti-ogm è stata proseguita da Alemanno, e l’alba del governo Prodi e del Partito Democratico  si apre con una serie di inquietanti iniziative. Come ministro dell’ambiente, Pecoraro Scanio ha dato parere negativo ai protocolli sperimentali preparati dal suo collega De Castro. Coldiretti, che tutela solo l’assistenzialismo, il parassitismo e l’arretratezza tecnologica del sistema economico agricolo italiano, organizza l’11 luglio una manifestazione contro De Castro, reo tra altre cose di voler “sperimentare gli ogm”. Mentre Greenpeace ha lanciato una campagna contro Parmigiano Reggiano, che non mette al bando i mangimi contenenti derivati di ogm. Intanto, i soliti scienziati e intellettuali politicamente corretti si apprestano a diffondere un manifesto per la difesa dei consumatori e dell’ambiente contro le biotecnologie.

Poiché si devono imbrogliare per bene i cittadini, bisogna provare a fornire anche argomenti pseudoseri. A ciò provvede l’Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione (Inran), un ente pubblico di ricerca vigilato dal ministero delle Politiche agricole e forestali (Mpaf), che ha pubblicato un libro dove si farebbe il punto sullo stato delle conoscenze e dei problemi relativi all’uso degli ogm in agricoltura (http://www.inran.it/Agrobiotecnologie_nel_-contesto_italiano/paginastatica_view). Grazie al finanziamento peer 6,2 milioni di euro di un Progetto di ricerca “Ogm in agricoltura”. La pubblicazione, definita “un esempio unico nel panorama scientifico editoriale italiano sul tema degli Ogm”, può essere però letta solo pagando 70 euro. Il che è un po’ indecente, essendo stata la ricerca già finanziata con le nostre tasse. Peraltro, non esiste quasi più ente di ricerca nel mondo che non consenta di scaricare una versione Acrobat o di leggere come eBook un testo, peraltro diretto al largo pubblico.

I ricercatori e collaboratori dell’Inran, guidati dal direttore generale Giovanni Monastra, dicono in questo testo che finora, è vero, gli ogm non hanno causato alcun problema sanitario o ambientale, ma bisogna essere prudenti perché non si sa ancora abbastanza e le biotecnologie interferiscono con sistemi molto complessi e imprevedibili. Ovviamente nulla viene detto su come si potrebbe conseguire un miglior controllo delle incertezze sussistenti.

Si sostiene una tesi che poteva essere accettabile vent’anni fa. In realtà, oggi le cose stanno molto diversamente. E tutti i cittadini italiani possono verificarlo scaricando (gratuitamente!) due documenti pubblicati nel 2004 e 2006 dalle più importanti accademie scientifiche italiane, riguardanti la sicurezza degli ogm e la coesistenza tra ogm e coltivazioni tradizionali (http://www.pharmtox.org/sitox/docs/sitox_consensus_ogm_2006.pdf; http://www.siga.unina.it/circolari/Consensus_ITA.pdf).

Documenti prodotti ben prima del libro dell’Inran e che dicono cose molto diverse. Ovvero che gli Ogm sono sicuri, come dimostrano decenni di studi internazionali, tra cui quelli condotti in decine di laboratori europei e già costati 70 milioni di euro ai contribuenti.

Curiosamente, nel libro dell’Inran si legge l’avvertimento che i contenuti degli articoli non rispecchiano necessariamente la posizione dell’Istituto. Chi e perché ha voluto prendere le distanze? Forse il nuovo presidente dell’Inran, Carlo Cannella? E forse in ragione del fatto che l’Inran sotto la vigilanza di Pecoraro Scanio e Alemanno ha fatto propaganda anti-ogm piuttosto che ricerca? Un’interrogazione parlamentare presentata il 6 giugno 2007 stigmatizza, tra l’altro, il comportamento di Giovanni Monastra, il quale parla pubblicamente di dati scientifici che sarebbero scaturiti dalle ricerche Inran, e che dimostrerebbero effetti sulle risposte immunitarie nei topi nutriti con mais ogm, ma che non sono mai stati pubblicati. L’Inran non ha neppure reso noti i risultati degli studi sui livelli di fumonisina (una micotossina del mais davvero dannosa) nel mais transgenico e in quello tradizionale. Che cosa è stato trovato? Forse che quei dati dicono che il mais transgenico è più sicuro?

Forse Cannella vorrà dare qualche spiegazione. Perché Giovanni Monastra, nominato direttore dell’Inran dal ministro Alemanno nel 2005 e noto non tanto come scienziato sperimentale quanto piuttosto come autore di libri e articoli pseudofilosofici antidarwiniani, creazionisti o ispirati da dottrine esoteriche (cioè da Evola, Hossein Nasr e dal biochimico del disegno intelligente Behe), non appare scientificamente molto credibile.

Intanto la Società Italiana di Genetica Agraria e l’Associazione Galileo 2001 hanno redatto, rispettivamente, un appello e una lettera al Presidente della Repubblica, pubblicate sul sito della Siga (http://www.siga.unina.it/Appello_OGM.html). Ci sono certamente in Italia numerosi politici, imprenditori, scienziati, economisti e intellettuali che non possono non accorgersi delle drammatiche conseguenze che avrà per le future generazioni il prevalere dell’ideologia antibiotech nel settore agroalimentare. Possibile che non si riesca a organizzare una strategia per neutralizzare l’azione politica di una minoranza che sta trascinando il paese verso il declino economico, civile e culturale?

 

L’appello su:      http://www.siga.unina.it/Appello_OGM.html

 

 

(7 luglio, 2007) Corriere della Sera
 
 
 
Nella Khartoum «cinese» molti affari e niente politica
Viaggio nella capitale sudanese «colonizzata» da Pechino
 
     

DAL NOSTRO INVIATO KHARTOUM - Alla confluenza fra il Nilo Bianco e il Nilo Azzurro, sotto il sole più violento, un cartello si alzerà davanti a voi come un miraggio. Torri di cristallo declinano verso soffici campi da golf, isole artificiali formano spiagge e moli, verde e fontane ovunque. Ma basta abbassare gli occhi perché la realtà appaia com' è. Di là dal fiume, fra le baracche, piccoli contadini governano le capre su un suolo maleodorante, nel cuore di una caotica megalopoli di sei milioni. Di qua, su chilometri di sabbia, operai dagli occhi a mandorla lavorano notte e giorno alla nuova Dubai che il grande cartello si limita a promettere. Inutile chiedere a questi manovali se siano liberi, carcerati o prigionieri di un caporale che ha sequestrato il loro passaporto. Non saranno loro a rispondere al sospetto che contagia la città, perché questa è Khartoum e qui dovrebbero conquistare i loro grattacieli Gnpoc e Petrodar, i consorzi petroliferi sudanesi controllati da Pechino, ma anche banche e imprese di Abu Dhabi, Dubai o del Kuwait. Dovrebbero, non fosse che ora l' America si è messa di mezzo. Settimane fa ha esteso le sanzioni al regime sudanese per la guerra nel Darfur a 32 imprese coinvolte in questo progetto da quattro miliardi di dollari. Subito il governatore di Khartoum, Abdul al-Mutaafi, ha reagito: rischio auto-bomba o no, aprirà al traffico la via davanti all' ambasciata degli Stati Uniti. Quella vecchia, non la nuova (in costruzione) dove la Cia creerà uno dei più grandi centri d' ascolto al mondo. Benvenuti nella nuova guerra fredda, in questa città dove regnano la Sharia e un pugno di invisibili ingegneri di Shanghai. Vero, nel ministero dell' Energia li si vede eccome: tesi, duri, entrano ed escono dagli uffici come fossero a casa propria. Neanche a se stessi fanno sconti: «Sono capaci di tirar fuori petrolio da zone delle savana dove è impossibile vivere. Non come voi europei» dice il capo della sezione petrolio del ministero, Ahmed Khalid Hamad. Lui li ha conosciuti. Ma provate invece a presentarvi la sera allo Zijing, uno dei pochi ristoranti cinesi che abbiano almeno parvenza di un luogo pubblico. Se siete neri o occidentali, sarete accomodati in una stanzetta a parte la cui porta viene chiusa dietro di voi. Solo a fine pasto si avvicinerà un piccolo uomo di mezz' età con una T-shirt rossa come la bandiera maoista e un orologio d' oro e diamanti. Si chiama Zhou Wanging. È manager della Cnpc, la compagnia che controlla sei dei sette giacimenti attivi del Sudan e conta sul magnate americano Warren Buffett come secondo azionista (dietro il governo di Pechino). Zhou parla come un antico sovietico: «Qui il petrolio fu scoperto da Chevron nell' 82. Ma che può fare Chevron? È solo una compagnia, noi siamo uno Stato. Fra Cina e Sudan c' è un' antica amicizia. Ha mai sentito parlare del presidente Mao? L' ha fondata lui». Zhou saluta e le analogie con la prima guerra fredda finiscono qua: stavolta, l' avversario è una potenza che si dissimula. Niente simboli, niente ideologia né orgoglio imperiale: solo l' accesso alle risorse, uranio incluso, e un controllo così capillare del bilancio sudanese che il ministro delle Finanze Ahmed Al-Hassan è dovuto volare a Pechino tre volte negli ultimi quattro mesi. Ma chiedete in giro chi sia il volto dell' Impero di Mezzo qui, come Charles Gordon «Pascià» lo fu per Londra nell' 800, e i vostri interlocutori vi guarderanno interdetti. L' ambasciatore Zang Dong esce poco, non sa l' inglese, parla solo su istruzioni dalla capitale. Benché siano registrati 25 mila cinesi in Sudan e a Khartoum ce ne siano abbastanza da giustificare tre ospedali della loro medicina tradizionale, neppure per strada se ne vedono. Solo al venerdì, quando le vie sono vuote, c' è chi fa scorte d' acqua in short sotto quella che dieci anni fa era la villa di Osama Bin Laden, quartiere Riyad. Per il resto, i nuovi dominatori lavorano oppure vivono nei loro recinti. Il più vasto è l' ambasciata cinese a Khartoum: un enorme fortilizio circondato da un muro cieco. Sul cancello né bandiere né effigi di Mao, bensì piccole foto di orrendi viadotti. Il solo volto delle Cina d' Africa oggi, che per il resto ha scelto di non interferire e non esprimere niente di quello che gli americani chiamerebbero «soft power»: valori, modelli, idee. Non lo fa a maggior ragione in un Paese governato dai fondamentalisti, che uccide o lascia uccidere i suoi stessi cittadini a centinaia di migliaia in Darfur. Hassan al-Turabi, padre della rivoluzione islamica del Sudan, l' uomo che sostenne Saddam Hussein nella prima guerra del Golfo, poi invitò qui Bin Laden (ma lui nega), dà una sua lettura di questo impero «freddo». «In una certa misura il nostro governo è nelle loro mani - dice - ma i cinesi hanno avuto i colonialisti in casa: sanno che non devono dar l' impressione di comportarsi allo stesso modo». Eppure dietro questa dominazione post-ideologica c' è magari qualcos' altro, la difesa di un segreto. È il sospetto al quale gli operai sul Nilo non possono rispondere: lo stesso che può spiegare perché questi piccoli uomini venuti dall' Asia abbiano costruito in soli dieci mesi, a un quarto dei costi di Chevron, 1.800 chilometri di oleodotto fino al Mar Rosso, e ora allo stesso ritmo innalzino ponti, dighe, raffinerie. Hisham Aboulela, uno degli uomini più ricchi del Sudan, dice chiaro quel che qui chiunque altro - investitori, diplomatici, banchieri - riferisce sottovoce. Spiega Aboulela: «Per le infrastrutture del petrolio, Pechino ha inviato in Sudan carcerati della madrepatria». L' accordo è da antica Roma: «Un anno di fatica nel deserto, dove anche l' aria è rovente e l' acqua 160 metri sotto il suolo, e sono liberi». Un altro grande imprenditore del Paese, anonimamente, ammette di aver usato lui stesso questi manovali in cattività. Il cuore del potere cinese del resto è proprio la Cnpc, il colosso del petrolio. Gli americani calcolano che paghi il greggio tra i 20 e i 50 dollari al barile (sul mercato è a oltre 70), ma la realtà è probabilmente più simile a un baratto: barili e concessioni corrono in cambio di infrastrutture (e armi); se i cinesi tengono bassi i propri costi di costruzione in Sudan grazie alla «manodopera», meglio per loro. «Abbiamo già impegnato il petrolio futuro», sostiene Turabi. Tanto vale allora informarsi alla Cnpc, che qui occupa un vasto hotel-fortezza sul Nilo accanto al palazzo del presidente Omar al-Bashir e ai principali ministeri. Se fingi di essere un costruttore, alla fine ti faranno entrare. Varchi la soglia e cambi continente, potresti essere in una hall di lusso a Shanghai. Per i lavori edili, viene spiegato, Cnpc si affida a quattro imprese di lavoro cinese in città. Una di queste è la Tai Shan Engineering, la cui sede sono due stanze buie e scrostate adiacenti all' ambasciata di Pechino. La Tai Shan riceve con tre uomini in una cucina, al muro un ritratto di Zhou Enlai, di là un tavolo da ping-pong. Uno di loro è in luride mutande di cotone fino agli stinchi: da tipico cinese di Khartoum, ignora l' ospite straniero sedendogli davanti. Tocca a «Mister Lee», il «direttore», illustrare la sua manodopera: può offrire 600 muratori, chiede 50 dollari al giorno l' uno. Ma che la trovi un' assurdità o no, appena la conversazione casca sui prigionieri non bisogna girarsi neanche un attimo, perché lui è già sparito. Sono questi gli uomini che rendono le sanzioni Usa anacronistiche, armi di un' epoca in cui solo l' Occidente sapeva cavare il petrolio dal deserto. Oggi Pechino ama gli Stati-canaglia, perché nell' isolamento internazionale ci si incunea meglio. Non che il Sudan contraccambi: i nuovi dominatori estraggono risorse sì, ma non portano lavoro. Si procurano tutto da soli, persino il cibo: la Yan Tai pesca nel Mar Rosso, la Ginerary di Shanghai gestisce le proprie fattorie sul Nilo. «La Chevron ebbe un enorme impatto sulla nostra economia, con i cinesi è diverso - riconosce Osama Daoud Latif, il principale imprenditore del Sudan -. Ma l' alternativa qual è?».

 

25 mila *** I CINESI IN SUDAN A Khartoum dovrebbero sorgere a breve i grattacieli di Gnpoc e Petrodar, i consorzi petroliferi sudanesi controllati da Pechino, oltre a banche e imprese di Abu Dhabi, Dubai e del Kuwait: un progetto da 4 milioni di dollari che coinvolge 32 imprese. E gli Usa rispondono con le sanzioni

     
Fubini Federico




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#11257 Da: dome max <domenicomassano@...>
Data: Lun 9 Lu 2007 2:19 pm
Oggetto: come eludere controlli urine
domenicomassano
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Ciao da dome  (tratto da http://www.sims.it/ddt/DDT.htm)
 
L'attacco portato ai comportamenti "illegali" tramite analisi delle urine coinvolge tutti i paesi occidentali.
Nei paesi angloamericani (USA, UK, Canada), migliaia di aziende sottopongono chi cerca lavoro ad analisi peraccertarsi di non assumere donne in gravidanza, sieropositivi e consumatori di stupefacenti.
In Italia l'analisi delle urine e del capello sono effettuati nell'ambito dei controlli per la revisione della patente e nelle caserme come deterrente e controllo sui fumatori di cannabis.
Nonostante lo statuto dei lavoratori vieti questo genere di indagini alle aziende private, talvolta queste vengono compiute. Nei primi anni '90 circa 40 ditte del Piemonte sono state condannate per avere eseguito analisi illegali sui lavoratori a loro insaputa.
Diverso e' il discorso per chi fa domanda di assunzione in aziende importanti. Questi si trovera' a compilare dei moduli in cui verra' chiesto il suo consenso per effettuare analisi anche sul possibile uso di droghe. Diamo alcune semplici indicazioni ad uso di coloro che ritengono tali metodi di indagine lesivi della propria liberta' personale.
Tempi di ritenzione approssimativi nelle urine:
Amfetamine: da 2 a 4 giorni
Barbiturici:
ad azione breve (secobarbital) 1 giorno
ad azione lunga (fenobarbital) 2-3 settimane
Cannabinoidi: da 3 a 30 giorni: chi fa uso continuativo fino a 45 giorni
Cocaina: da 2 a 4 giorni
LSD, EXTASY, PSILOCIBINA: (forse) non sono rilevabili dai normali sistemi in uso
Metadone: da 3 a 5 giorni
Oppiacei: da 2 a 4 giorni
Siete sottoposti ad analisi delle urine?
L'unico metodo certo per smaltire il THC e' fare molta attivita' fisica, bere molta acqua (2 o 3 litri al giorno), sudare molto. Urinare molto, naturalmente, ci si puo' aiutare con diuretici Tisane depurative, gramigna, vergadoro, the freddo, bibite. Consigliamo inoltre di assumere molti alimenti ricchi di fibre: con una cura intensiva di questo tipo si possono dimezzare i tempi di ritenzione.
Altri consigli per eludere il test:
bere 1/2 litro d'acqua un'ora prima
da 48 ore prima prendere 2+2+2 pillole del complesso vitaminico B (per ristabilire il colore giallo delle urine)
non date mai la prima urina
cercate di urinare molto prima di effettuare il test.
Se riuscite a procurarvi del LASIX in farmacia (e' un potente diuretico), prendetene due pastiglie (50 mg) dopo aver urinato la prima volta, un'ora e mezza prima di fare l'esame: tutto cio' allo scopo di dimezzare i valori.
E' anche possibile ordinare prodotti specifici contro i drug test, ci sembra che il piu'diffuso sia Pure Test (una tisana).
Vi fanno l' esame del capello?
L'esame del capello non e' affidabile perché i vostri peli assorbono dall'ambiente circostante molte sostanze; si potrebbe perciò fare ricorso contro questo tipo di esame.
Il metodo in uso comunemente per passare questo test e' una buona tintura dei capelli fatta qualche giorno prima. Chiedete consiglio a un barbiere di fiducia.
tratto da LIBertari in rete! - Vicenza
e da Fuoriluogo
 
N.B.il DDT non si assume la responsabilità di quanto scritto sopra, le persone che vorranno provarci si assumono in pieno le loro responsabilità.



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#11258 Da: igor boni <igorilicboni@...>
Data: Lun 9 Lu 2007 2:26 pm
Oggetto: sottoscrivete (se volete) la lettera aperta a Marco Pannella
igorilicboni
Invia email Invia email
 
Di seguito il testo di una lettera aperta a Marco Pannella e a tutti i dirigenti radicali (quindi anche a tutti i Parlamentari) che abbiamo elaborato io e Antonio Bacchi (con l'aiuto e l'emendamento di qualche altro compagno).
Vi invito a leggere e (se lo riterrete opportuno) a sottoscrivere e soprattutto fare sottoscrivere ad altri il testo che certo non può rappresentare in toto ciò che ciascuno sente e crede ma con qualche chiarezza, mi pare, chiede un cambio di rotta rispetto all'insostenibile (almeno per me) situazione attuale.
Le adesioni potete metterle su questa mailing-list o mandarmi una e-mail alla mia casella personale o telefonarmi al 348/5335309.
 
Ultime due note/precisazioni:
1) domani la renderemo pubblica anche se, ne sono certo, le notizie a Roma arriveranno prima se non sono già giunte con il passaparola innescato.
2) ovvio che l'adesione (a cominciare dalla mia) è strettamente personale e quindi in nessun caso coinvolge altri che non sono legittimamente daccordo con l'iniziativa.
 
 
LETTERA APERTA A MARCO PANNELLA E A TUTTI I DIRIGENTI NAZIONALI RADICALI
 
Noi, dirigenti, iscritti, militanti, simpatizzanti radicali rivolgiamo questa lettera aperta a Marco Pannella e a tutti i dirigenti nazionali radicali.
 
Quella che vede contrapposta molta parte della dirigenza radicale a Daniele Capezzone è ormai questione che tracima dal piano politico, come dimostra quanto avvenuto in chiusura dei lavori dell’ultimo Comitato nazionale di Radicali Italiani.
 
Si possono criticare le scelte politiche ed anche i comportamenti da parlamentare di Daniele Capezzone, come di qualunque altro compagno, ma quella che stiamo vivendo si dimostra sempre più come una lotta interna di crescente violenza, colma di colpi bassi e senza regole, che ci sta portando ad esaurire in questa follia collettiva le nostre già poche energie.
 
Noi, firmatari di questa lettera, non ci riconosciamo nella mozione particolare dell’ultimo Comitato nazionale, per il contenuto ad personam delle sue premesse e per la modalità con la quale è stata condotta la votazione in quella fase finale dei lavori; così come, per gli stessi motivi, non ci riconosciamo in una parte del contenuto delle pagine a pagamento acquistate su Il Foglio e Il Riformista. Tutta questa vicenda è stata una brutta pagina, estranea alla storia e alla teoria politica radicale.
 
Noi, firmatari di questa lettera, auspichiamo che cessi questo attacco scomposto e controproducente nei confronti di Daniele Capezzone (come per il “prossimo Daniele Capezzone” che verrà) e si passi ad una fase dove tutte le diversità interne possano essere valorizzate o, almeno, considerate semplicemente come tali e non come un attacco alla vita del partito. Siamo o non siamo quelli della doppia tessera, quindi anche della possibilità di percorrere parallelamente storie politiche diverse? Siamo o non siamo il partito delle Associazioni che possono nascere senza bisogno di chiedere al centro se sono accettabili o utili i temi politici e le linee programmatiche che intendono perseguire?
 
Noi, firmatari di questa lettera, sentiamo l’esigenza di una riflessione approfondita su come ri-organizzarci, su quali nuove regole siano necessarie per garantire un futuro e una crescita - anche territoriale - all’intera area che i radicali oggi rappresentano.
 
Noi, firmatari di questa lettera vediamo il rischio della fine di una storia, che è anche la nostra storia personale, che abbiamo amato e amiamo e che soprattutto riteniamo ancora necessaria al paese, e che oggi vediamo messa in discussione dal comportamento di buona parte della dirigenza radicale.
 
Caro Marco, ricordi? “Fai quello che devi, accada quello che può”. Questa lettera che ti rivolgiamo è quello che riteniamo di dover fare. Ciò che potrà accadere dipenderà soprattutto da te ma anche dal comportamento di tutti coloro che hanno a cuore le sorti e la storia dei Radicali.
 
Con affetto.


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#11259 Da: "giulio manfredi" <manfredi61@...>
Data: Lun 9 Lu 2007 2:38 pm
Oggetto: Rassegna stampa bis:
manfredi61@...
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La diaspora finisce, a novembre il nuovo partito

• da Il Riformista del 9 luglio 2007, pag. 2

di Alessandro De Angelis

La Costituente socialista si farà, con chi ci sta. E si dà appuntamento per sabato prossimo a Roma per il lancio in grande stile, annunciato da Enrico Boselli: «Sabato si concluderà la diaspora socialista per come l’abbiamo conosciuta in questi 14 anni». Sui tempi per costruire il “nuovo” partito il segretario dello Sdi ha aggiunto: «Entro novembre si svolgerà il congresso di fondazione». E sul come arrivarci ha precisato: «Alla fine dell’assemblea del 14 luglio occorre da subito superare le organizzazioni esistenti e aprire una campagna di adesione nel Paese».

 

È questo il messaggio che viene dalla due giorni di Chianciano dove si è svolto un vivo (anzi vivissimo) confronto promosso dal cosiddetto movimento di Bertinoro, che della Costituente socialista è stato uno dei più attivi promotori. La Costituente si farà dunque, con chi ci sta. E, a oggi, quelli che ci stanno sono i socialisti dello Sdi, quelli di Gianni De Michelis, quelli di Craxi e Zavettieri e, appunto, il movimento dell’attivissimo Turci. E la sala di Chianciano, a chi ci sta, ha tributato una calorosa accoglienza. Non ha invece celato critiche (anche rumorose) a chi non ci sta. Come a Valdo Spini, impegnato con Sd in un giro di incontri «bilaterali» con i futuri partner della “Cosa rossa”. Spini è stato bruscamente interrotto quando ha manifestato la direzione di marcia del suo movimento: «Non possiamo far finta di non vedere che il dibattito aperto da Bertinotti è sul socialismo del XXI secolo e non sul comunismo del XXI secolo».  

 

Non avrà il valore della presa della Bastiglia, ma la ricomposizione della diaspora il prossimo 14 luglio costituisce per Boselli «un buon punto di partenza». So­no passati quattro mesi da quando a Ber­tinoro il segretario dello Sdi aveva scan­dito: «Dobbiamo avere la consapevolez­za di non rivolgerci soltanto alla nostra antica famiglia socialista». O da quando Rino Formica, uno dei padri nobili della costituente, aveva ammonito: «Serve un socialismo largo, a vocazione maggiorita­ria» con l'obiettivo di aprire un dialogo con quella parte della dissidenza diessina che in nome del Pse aveva detto no al Pd. Dopo quattro mesi lo scenario è diverso, e nemmeno poco. E Chianciano, che non ha la panoramica di Bertino­ro, ne diventa quasi una me­tafora. I socialisti, strettì tra il fattore V (nel senso di Veltroni) e la "Cosa rossa" dove sembra stia mettendo radici l'interlocutore privilegiato dallo Sdi in questi mesi (la Si­nistra democratica di Mussi e Angius), non allargano di molto i confini di ciò che resta dell'antica famiglia. E, non potendo giocare sul fat­tore spazio, sono costretti a giocare sul fattore tempo. Sono in molti a volere una forte «accelerazione»: è questa la parola d'ordine di parecchi interventi.

 

In questo quadro, a Chianciano, ognuno recita un copione ben collaudato: De Michelis attacca Prodi, Boselli lo giustifica, Turci pensa al dopo-Prodi, e Rita Bernardini rilancia la Rosa nel pugno an­nunciando, a breve tempo, un'assemblea di tutti i suoi soggetti fondatori. Nel frattempo gli organizzatori del convegno producono una mole di documenti pro­grammatici per la Costituente, tali che basterebbe per scrivere un libro. Ma è la de­bolezza del governo il vero fattore che spinge ad accelerare i tempi. Gianni De Michelis, che scalda la sala con piglio decisionista, ammonisce: «Se facciamo la guardia al governo Prodi non andiamo da nessuna parte». E sui futuri compagni di viaggio non usa perifrasi: «Abbiamo per­so tempo inseguendo cose che era sba­gliato inseguire». Sembra suonare la cari­ca l'ex ministro che sul come costruire il nuovo partito spiega: «Dobbiamo scio­gliere tutti gli organismi esistenti e promuovere una campagna d'adesione. Se aderiscono solo quelli che sono iscritti ora abbiamo fallito. Se aderiscono altri avremo successo».

 

Anche per Boselli la ri­composizione della diaspora è solo un punto di partenza. L'obiettivo è «superare le organizzazioni esistenti per aprire in Italia il cantiere del socialismo europeo». Il segre­tario dello Sdi, drastico sul Pd che non solo è a suo giudizio un'opera­zione sbagliata ma sta anche destabiliz­zando il governo Prodi, lascia aperta la porta a Sd ma non risparmia critiche a Mussi: «Mi sarei aspettato che lavorasse per creare in Italia un'unica forza di tutti coloro che si riferiscono al socialismo eu­ropeo». Turci invece, che sente «un venti­cello di elezioni anticipate», già pensa ad andare oltre la diaspora e chiarisce: «Ser­ve una cosa nuova e originale: o racco­gliamo nuove persone, nuove organizza­zioni, tanta cultura, o non ce la faccia­mo». Per realizzarla annuncia la costru­zione di una rete di comitati «aperti e in grado di parlare alla società».  

 

 

 

Il modello bizantino

• da Corriere della Sera del 9 luglio 2007, pag. 1

di Angelo Panebianco

Il sistema politico italiano soffre di una frammentazione partitica esasperata. Questa frammentazione, come chiunque può constatare, ci condanna all'ingovernabilità e, alla lunga, può anche compromettere il futuro della nostra democrazia. Non è quindi un ragionare per paradossi sostenere che la sorte del costituendo Partito democratico dovrebbe stare a cuore anche a coloro che non ne condividono le proposte e non hanno intenzione di votarlo. Insieme alla raccolta di firme in corso per il referendum sulla riforma elettorale, la costituzione del Partito democratico è infatti, attualmente, la sola iniziativa tesa a invertire la tendenza, a ridurre quella dannosa e pericolosa frammentazione. Se il Partito democratico diventerà la formazione più forte e vitale del centrosinistra, una riaggregazione si verificherà certamente anche a destra. E di queste riaggregazioni la nostra democrazia necessita oggi più di qualunque altra cosa. Ma i primi passi del nascente Partito democratico non sono stati felici. Dopo l'entrata in scena di Walter Veltroni, si sono subito delineati due orientamenti. Il primo è proprio di coloro ai quali nulla interessa di riaggregazioni nel sistema politico (e poco anche della capacità di durata del Partito democratico). Costoro sperano solo di avere trovato in Veltroni un leader capace di battere Berlusconi. Punto e basta. Se poi Veltroni vince e non riesce a governare a causa del permanere della frammentazione è cosa che non li riguarda. Per questo costoro sono pronti anche ad avallare qualunque stravaganza. Essendo l'Italia un Paese fantasioso che fa sempre cose diverse da quelle che fanno gli altri, ecco la «stravaganza» che è stata immaginata. Si fanno primarie rigorosamente finte (sarebbe un bis, dopo quelle fatte a suo tempo con Prodi).

 

Veltroni, appoggiato dagli apparati dei Ds e della Margherita e dai loro leader, e magari anche sfidato per finta da qualche candidato di comodo, viene plebiscitato. Il plebiscito lascerebbe l'amaro in bocca a molti militanti che hanno creduto sinceramente nel Partito democratico, ma che importa?: l'unica cosa che conta è l'attesa ricaduta mediatica e propagandistica dell'evento. Contemporaneamente, si lanciano tutte le possibile e immaginabili «liste per Veltroni» in modo che gli organi di partito vengano occupati dalle varie correnti, grandi e piccole, che si vanno nel frattempo costituendo. Il partito che nascerebbe non avrebbe alcuna vitalità (non ci sarebbe nessuna vera fusione fra le forze politiche che lo hanno tenuto a battesimo) ma, ancora una volta, che importa?: l'unica cosa che conta è che esso regga almeno fino alla conclusione della campagna elettorale. Esiste però anche un secondo orientamento, caldeggiato, dentro e fuori il Partito democratico, dalle persone serie, vuoi per genuina adesione ai valori politici che il Partito democratico potrebbe rappresentare, vuoi per ostilità alla frammentazione del sistema partitico. È l'orientamento di chi non si augura false partenze né bizantinismi, né stravaganze, né coreografie da socialismo reale. Di chi auspica primarie autentiche, uno scontro vero per la leadership (e, altrettanto importante, per il controllo di tutti gli organi centrali del partito) fra candidati con proposte almeno in parte divergenti. Perché solo da uno scontro vero, dalla lotta politica (non dai calcoli e dalla pianificazione di chi controlla gli apparati), possono nascere quel generale rimescolamento delle carte e quella autentica fusione in grado di dare vitalità all'impresa.

 

 

 

 

"Lasciare prima è una trappola"

• da La Stampa del 9 luglio 2007, pag. 7

di Rosaria Talarico

Ministro Bonino, perché costringere le donne, già sufficientemente discriminate in fatto di retribuzioni, ad andare anche in pensione più tardi?

La verità è che le donne sono usate come badanti per obbligo, infermiere per obbligo in sostituzione di servizi sociali inesistenti. Rispetto a questo una pensione anticipata di cinque anni e quindi anche meno sostanziosa non mi pare un grande indennizzo rispetto al doppio lavoro che le donne fanno tutta la vita. E` una trappola, che per altro abbiamo solo noi in Europa e non mi pare che negli altri paesi le donne siano più sfruttate che da noi, dove vince un familismo che ci penalizza.

 

Come si concilia l'innalzamento con il lavoro di «cura della famiglia» che da sempre ricade sulla donna?

Il problema non è l'innalzamento che è inevitabile, ma rafforzare tutti gli ammortizzatori sociali finora sostituiti dalle donne: asili nido e strutture di sostegno per anziani e malati, dato che nell'Italia del Family Day questi supporti non ci sono. Di tutto il pacchetto previdenza spendiamo il 4,4% per la famiglia rispetto alla media europea del 7%. E solo 6 bambini su 100 hanno accesso agli asili pubblici. In Francia sono il 29% in Irlanda il 38% e in Danimarca il 64%. L'agenda di Lisbona ci chiede di raggiungere la media del 33% entro il 2010.

 

Come se ne esce?

Si potrebbe fare come in altri paesi: conti alla mano, investire i risparmi ottenuti con l'innalzamento dell'età pensionabile femminile in politiche di sostegno alle donne.

 

Ma in che modo dovrebbe avvenire l'innalzamento?

Si può scegliere la forma che ci piace di più tra quelle dei vari paesi europei. Dal punto di vista normativo giuristi ce ne sono a bizzeffe. Intanto superiamo l'inerzia di fondo.

 

Ma le donne potranno essere libere di scegliere se restare qualche anno in più al lavoro o no?

In teoria già adesso si può decidere di rimanere a lavorare, ma la pressione sociale è tale che lo stesso datore di lavoro è più contento di non tenersi la signora Gina. La volontarietà non ha funzionato quasi mai perché andando in pensione sono contenti tutti, datori di lavoro in primis, tranne le donne che devono continuare a essere mogli, madri, infermiere e amanti se ancora ce la facciamo...

 

Ha parlato della sua posizione con le altre colleghe ministro?

Penso che la Pollastrini un ragionamento lo farebbe se ci fosse un vero sostegno alle donne in età lavorativa. Con Giovanna Melandri ne ho parlato direttamente e non mi pareva affatto contraria. Rosy Bindi potrebbe essere d'accordo se si puntasse a una politica della famiglia più seria ed europea invece che a quella proclamata nel Family Day.

 

E le altre donne cosa le dicono?

Non sono poi tantissime quelle che vogliono andare a casa a fare le badanti per forza. Nel nostro paese cosa è prioritario? Del 15% del Pil che ci costa la previdenza, il 92% va per pensioni e sanità. Con quello che resta bisogna fare tutto il resto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Donne in pensione a 60 o 65 anni?
Lo ha proposto Emma Bonino: se vogliamo la parità, non è giusto che gli uomini lavorino più a lungo. Ma ci sono tanti "ma". Una giornalista e una sociologa rilanciano la riflessione. Con un bersaglio preciso

• da Io Donna del 8 luglio 2007, pag. 67/70

di Marina Terragni

E' stata una donna, il ministro per il Commercio estero e le Politiche europee Emma Bonino, a lanciare il sasso: anche le donne in pensione a 65 anni. Basta con quel "bonus" di cinque anni - unico privilegio femminile in un mondo del lavoro caparbiamente maschile - che nel resto d`Europa non esiste. Come la prenderebbero le lavoratrici? E' la prima cosa che ci chiediamo con Marina Piazza, sociologa di Gender, società di consulenza, formazione e ricerca ed ex presidente della Commissione per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio. «Mi pare esemplare la lettera che ho visto su un quotidiano» dice Piazza.
«Una che diceva: ho 60 anni, ho sempre lavorato, ho tirato su tre figli. In pensione riesco a godermi i nipoti, a leggermi un libro... Se dovete fare questa riforma, fatela. Ma non venite a dirmi che è per il bene delle donne».

Di sicuro è per il bene dei sistema pensionistico.

«Il problema c`è, le cose sono cambiate, si comincia a lavorare a trent`anni, si vive di più. Il tema del lavoro va ripensato. Ma perché si comincia dalla fine, e togliendo alle donne?».

Per le donne lavorare è molto più faticoso, più usurante. E non solo per il doppio ruolo, cioè per il fatto che per tutta la vita fai anche un altro lavoro.
La questione è che i modi e i tempi del lavoro restano fortemente maschili. E poi c`è il gender pay gap, il fatto che guadagni il 20-30 per cento meno degli uomini. E quindi prendi anche pensioni più basse: oggi l`importo medio per una donna è quasi la metà di quello di un uomo. Che si metta mano a queste cosecominciando dall`età pensionabile è un po` sospetto.

«É legittimo pensare a una parità nell`uscita. Ma si dovrebbe ripensare tutto fin dall`entrata: più servizi e orari flessibili, in modo che le donne siano meno sopraffatte. Gli ultimi dati dell`Unione europea dicono che una donna part time lavora più di un uomo full time. Le donne tengono in piedi il welfare».

E comunque non ci sono servizi che tengano: il lavoro di cura ti tocca sempre, non si può certo pensare di, scrollarselo definitivamente di dosso. Si tratta semmai di riconoscerlo nella sua centralità.

«Credo che si debba agire su tre livelli. Primo: più servizi. Secondo: l`organizzazione dei lavoro, che da noi resta rigidissima. In questi giorni in provincia  di Milano 1.700 donne si sono dimesse dopo il primo anno di vita del bambino perché non hanno nidi, i nonni stanno lontano, le aziende non concedono part time. Terzo livello: la condivisione del lavoro di cura nella coppia. In tutti i paesi d`Europa si fanno campagne di sensibilizzazione. In Olanda hanno martellato per un anno, e qualche cambiamento si è visto».

A questo credo meno. Mi sembra altro tempo perso. Quanto al part time, invece: come mai in Italia non decolla?

«Non è mai piaciuto né al movimento delle donne né al sindacato perché faceva pensare alla marginalità e al lavoro nero. E invece sarebbe una buona soluzione per tanti. Non solo per le donne, ma anche per quegli uomini che desiderano organizzarsi la vita in modo diverso».

Perché poi qui si parla ancora di entrata e di uscita dal lavoro come se il posto fisso non fosse in via di estinzione.

«Servirebbe una riflessione seria, soprattutto da parte del sindacato...».

Non per dare ragione a Montezemolo: ma il sindacato è fermo conservativamente all`operaio-massa e al cartellino...

«Le donne del sindacato il problema se lo pongono. Ma poi nelle delegazioni che trattano ci vanno solo uomini, i quali di complessità delle vite, di personalizzazione del lavoro, di flessibilità sembrano non capire nulla. E' come se al sindacato, alla politica e alle aziende sfuggisse la portata della trasformazione delle nostre vite. E non solo la vita delle donne, ma anche quella dei giovani uomini, che non hanno più la certezza granitica del posto fisso».

...e forse nemmeno la voglia.

«Tutto viene basato sull`unità "uomo", rigida e immutabile. Ma anche il singolo lavoratore non è lo stesso a trent`anni, a quaranta e a cinquanta. Si deve tenere conto di come cambia il ruolo del lavoro nell`arco della vita, invece di riferirci sempre a un unico modello in cui siamo costretti a infilarci, come in un vestito stretto».

Oltre che a un lavoro flessibile si potrebbe quindi pensare anche a un pensionamento flessibile.

«In Germania negli ultimi cinque anni si può fare part time, senza grandi penalizzazioni sulla pensione».

Tornando all`idea di Bonìno: questa differenza nell`età pensionabile è forse una cosa imbarazzante, ma parla della differenza reale tra le esistenze femminili e quelle maschili. Parificare non occulterebbe questa differenza, lasciando comunque alle donne la doppia fatica?

«Bonino dice però che se una donna esce a 60 anni, si dà per scontato che sia lei a pensare ai nipoti o alla vecchia madre, quando invece magari le piacerebbe vivere un po`. Se non lavori sei soggetta all`obbligo di curare, perché siamo in un paese familistico, che non ha mai avuto politiche sociali e familiari. E curare da sola una madre inferma non è meglio che lavorare».

Anche se non mi piace che il lavoro di cura, che è preziosissimo, continuiamo a pensarlo come una cosa scadente, da cui si deve scappare. Mentre quello in un`azienda, dove spesso perdi il tuo tempo, è un lavoro che vale perché è monetizzato.

«La cura è il cuore pulsante. Se le donne smettessero di prestarla cadrebbe qualunque società. Ma resto convinta che per una donna è meglio avere più teatri di azione, il lavoro in casa e quello fuori casa...».

Oggi almeno è così.

«Ci dovrebbe essere una flessibilità di vita per cui il lavoro può essere importantissimo in certe fasi e meno in altre. E senza penalizzazioni».

Se si ripensa a queste cose bisogna avere il coraggio di porsi le questioni fino in fondo. Per esempio: sembrava che il progresso fosse poter lavorare di meno. Qui invece si propone di lavorare di più.

«lo parlerei di lavorare meglio. Verso la fine della vita lavorativa potrebbe essere interessante provare a fare qualcos`altro, magari part time. Sarebbe una possibilità di libertà».

L`altra questione è che restando di più al lavoro, il tempo di vita soggetto a logiche di profitto
aumenterebbe, a scapito di un tempo extramercantile in cui si svolgono attività sottratte a queste logiche. A volte perfino gratuite, ma molto arricchenti. Il che costituirebbe un impoverimento per la società.

«Su questi temi serve senz`altro una riflessione ampia e complessa, mentre la politica si comporta in modo miope ed emergenziale. Non c`è pensiero. Si mira al risparmio qui e ora».

Un risparmio che poi, se si volesse farlo fruttare, dovrebbe essere reinvestito in servizi e welfare. Bisognerebbe poter dire: bene, fateci vedere i conti, vediamo come spenderli, questi soldi che risparmiamo. Ma le donne non vengono sentite mai, anche sedi queste faccende parlano tutti i giorni. Non si tiene ìn alcun conto del loro sapere e dell`esperienza che hanno accumulato in decenni di doppio ruolo.

«Doppio ruolo che poi non è solo fatica. Questa capacità femminile di muoversi su tanti piani è un valore per tutti, contro l`omologazione e la reductio ad unum».

In definitiva: pensione a 65 anni, sì o no?

«Lo vedrei come un diritto, non come un obbligo. Ma come abbiamo detto, conta anche quello che viene prima».


NOI E L'EUROPA

Nell'Europa "a 15" l'Italia è il paese in cui le donne vanno in pensione prima. L'età effettiva del ritiro è in media oggi di 58,8 anni (per gli uomini 60,7). Negli  anni le età di pensionamento di uomini e donne in Italia si sono avvicinate e abbassate. Infatti negli anni Cinquanta gli uomini lavoravano in media fino a 66,9 anni e le donne fino a 64. Secondo dati Eurostat (2005), più a lungo di noi le donne lavorano in Francia (59 anni), in Austria (59,4), Belgio (59,6), Danimarca (60,7), Grecia (61), Germania (61,1), Olanda (61,4), Finalndia (61,7), Regno Unito (61,9), Spagna (62,8), Sveiza (63), Portogallo (63,8). Al top l'Irlanda, dove vanno in pensione a 64,6 anni.

Le regole

In Austria l'età pensionabile per le donne verrà parificata a quella degli uomini (65 anni) entro il 2014. In Belgio le donne passeranno a 65 anni entro il 2009. Nel Regno Unito la parificazione a 65 anni si compirà nel 2020. In Francia il pensionamento è flessibile tra 60 e 65 anni per uomini e donne. In Germania l'età per tutti è 65. In Grecia, come in Italia, uomini a 65 e donne a 60(ma le donne assunte dopo il 1993 devono arrivare a 65). In Irlanda a 66 anni per tutti. In Portogallo l'età è 65 per tutti (anticipabile a 55 con 30 anni di contributi). In SPagna 65 anni per tutti. Nei paesi nordici non c'è differenza tra uomini e donne. In Danimarca l'età
pensionabile è 67 anni (ma è possibile anticiparla), in Finlandia 65 (prolungabile), in Olanda e in Svezia 65 anni (anticipabile a 60 o prolungabile a 70).




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#11260 Da: dome max <domenicomassano@...>
Data: Lun 9 Lu 2007 3:11 pm
Oggetto: Re: [Y!G radicali-piemonte] sottoscrivete (se volete) la lettera aperta a Marco Pannella
domenicomassano
Invia email Invia email
 
condivido e sottoscrivo
ciao dome

igor boni <igorilicboni@...> ha scritto:
Di seguito il testo di una lettera aperta a Marco Pannella e a tutti i dirigenti radicali (quindi anche a tutti i Parlamentari) che abbiamo elaborato io e Antonio Bacchi (con l'aiuto e l'emendamento di qualche altro compagno).
Vi invito a leggere e (se lo riterrete opportuno) a sottoscrivere e soprattutto fare sottoscrivere ad altri il testo che certo non può rappresentare in toto ciò che ciascuno sente e crede ma con qualche chiarezza, mi pare, chiede un cambio di rotta rispetto all'insostenibile (almeno per me) situazione attuale.
Le adesioni potete metterle su questa mailing-list o mandarmi una e-mail alla mia casella personale o telefonarmi al 348/5335309.
 
Ultime due note/precisazioni:
1) domani la renderemo pubblica anche se, ne sono certo, le notizie a Roma arriveranno prima se non sono già giunte con il passaparola innescato.
2) ovvio che l'adesione (a cominciare dalla mia) è strettamente personale e quindi in nessun caso coinvolge altri che non sono legittimamente daccordo con l'iniziativa.
 
 
LETTERA APERTA A MARCO PANNELLA E A TUTTI I DIRIGENTI NAZIONALI RADICALI
Noi, dirigenti, iscritti, militanti, simpatizzanti radicali rivolgiamo questa lettera aperta a Marco Pannella e a tutti i dirigenti nazionali radicali.
Quella che vede contrapposta molta parte della dirigenza radicale a Daniele Capezzone è ormai questione che tracima dal piano politico, come dimostra quanto avvenuto in chiusura dei lavori dell’ultimo Comitato nazionale di Radicali Italiani.
Si possono criticare le scelte politiche ed anche i comportamenti da parlamentare di Daniele Capezzone, come di qualunque altro compagno, ma quella che stiamo vivendo si dimostra sempre più come una lotta interna di crescente violenza, colma di colpi bassi e senza regole, che ci sta portando ad esaurire in questa follia collettiva le nostre già poche energie.
Noi, firmatari di questa lettera, non ci riconosciamo nella mozione particolare dell’ultimo Comitato nazionale, per il contenuto ad personam delle sue premesse e per la modalità con la quale è stata condotta la votazione in quella fase finale dei lavori; così come, per gli stessi motivi, non ci riconosciamo in una parte del contenuto delle pagine a pagamento acquistate su Il Foglio e Il Riformista. Tutta questa vicenda è stata una brutta pagina, estranea alla storia e alla teoria politica radicale.
Noi, firmatari di questa lettera, auspichiamo che cessi questo attacco scomposto e controproducente nei confronti di Daniele Capezzone (come per il “prossimo Daniele Capezzone” che verrà) e si passi ad una fase dove tutte le diversità interne possano essere valorizzate o, almeno, considerate semplicemente come tali e non come un attacco alla vita del partito. Siamo o non siamo quelli della doppia tessera, quindi anche della possibilità di percorrere parallelamente storie politiche diverse? Siamo o non siamo il partito delle Associazioni che possono nascere senza bisogno di chiedere al centro se sono accettabili o utili i temi politici e le linee programmatiche che intendono perseguire?
Noi, firmatari di questa lettera, sentiamo l’esigenza di una riflessione approfondita su come ri-organizzarci, su quali nuove regole siano necessarie per garantire un futuro e una crescita - anche territoriale - all’intera area che i radicali oggi rappresentano.
Noi, firmatari di questa lettera vediamo il rischio della fine di una storia, che è anche la nostra storia personale, che abbiamo amato e amiamo e che soprattutto riteniamo ancora necessaria al paese, e che oggi vediamo messa in discussione dal comportamento di buona parte della dirigenza radicale.
Caro Marco, ricordi? “Fai quello che devi, accada quello che può”. Questa lettera che ti rivolgiamo è quello che riteniamo di dover fare. Ciò che potrà accadere dipenderà soprattutto da te ma anche dal comportamento di tutti coloro che hanno a cuore le sorti e la storia dei Radicali.
Con affetto.

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