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radicali-piemonte · gruppo radicale piemontese

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#16994 Da: "Silvio.viale" <silvio.viale@...>
Data: Mer 25 Feb 2009 10:40 pm
Oggetto: RE: R: FW: [Y!G radicali-piemonte] Sicurezza: ecco i dati reali. Stupri, fenomeno in calo: gli autori sono italiani sei volte su dieci ... quanta demagogia e cattiva informazione
silvio.viale@...
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Il 40% tar gli immigrati è certamente una percentuale più alta di quella tra gli italiani (senza entrare nel merito dei sottogruppi di entrambi gli insiemi) e mi ricorda le polemiche analoghe degli anni 60-70 sulla criminalità e sulla percentuale di meridionali in galera, che era più alta dei nordici. Credo che i clandestini ci azzecchino poco e bisognerrebbe sapere quanti di questi sono regolari o irregolari. In fondo ha ragione Fini quando ha detto che essere straniero di per se non è un elemento negativo. Diverso è però il discorso su frange più estreme di emarginazione e di autoemarginazione che adotta l'illleaglità come modo di vita ... Saluti. 

--------- Original Message --------
Da: radicali-piemonte@yahoogroups.com
To: "radicali-piemonte@yahoogroups.com" <radicali-piemonte@yahoogroups.com>
Oggetto: RE: R: FW: [Y!G radicali-piemonte] Sicurezza: ecco i dati reali. Stupri, fenomeno in calo: gli autori sono italiani sei volte su dieci ... quanta demagogia e cattiva informazione
Data: 25/02/09 21:19

Permettetemi due semplici parole.
Mi pare che stiamo cadendo in una sorta di cortocircuito mentale indotto dal gran battage dei media, per cui si opera un rimando automatico dal concetto di violenza sulle donne a quello dell'acuirsi dell'insicurezza pubblica, con un immediato riferimento alla presenza dell'immigrazione clandestina.
 
Ora, nessuno vuole negare che questo problema esista, perchè sarebbe un controsenso farlo. Sappiamo troppo bene che in politica non valgono tanto i dati oggettivi quanto la percezione degli stessi. Ma in questo caso i dati oggettivi ci danno comunque una percentuale preoccupante di stupri commessi da immigrati. La possiamo rigirare come vogliamo, ma il 40% è una incidenza alta rispetto alla presenza dichiarata di immigrati ufficialmente registrati. Quindi bisogna pensare alla presenza di clandestini.
 
Detto questo però, abbiamo parlato di un altro problema, di quello del controllo e dell'integrazione dell'immigrazionme clandestina. Che questa commetta percentualmente più reati degli italiani un po' in tutti i settori del crimine è risaputo. Basta guardare alla composizione della popolazione carceraria. E le ragioni sono facilmente intuibili.
 
Così come è evidente la strumentalizzazione che ne fa la destra per far passare provvedimenti di ordine pubblico puramente repressivi. 
 
Ma tutto ciò non ha necessariamente un nesso qualitativo specifico con la violenza che viene perpetrata sulle donne, o sui minori - pensiamo all'agghiacciante stupro del dodicenne di Napoli - poichè non si capisce in che cosa rilevi la nazionalità del reo nel consumare un simile odioso abuso sulla persona. La violenza è tale e basta ed è determinata soprattutto da una incultura di tipo sessista che porta alla prevaricazione violento delle persone ritenute più deboli e sottomissibili.
 
E sebbene le statistiche dicano che il numero dei casi denunciati di stupro è in calo su tutto il territorio nazionale, rimane il grande problema dei casi non denunciati su cui non vi sono vere e proprie indagini e permangono forme di violenza gravi che non necessariamente sono lo stupro, ma sono lesioni, minacce, indimidazioni di ogni genere. Rimane cioè il fenomeno poco studiato della violenza domestica che attraversa le famiglie italiane e quelle di immigrati.
 
Politicamente però incistare l'analisi sulle percentuali di immigrati che commettono violenza sulle donne è assai poco produttivo e di fatto fuorviante. Quello che ci dovrebbe preoccupare è la tutela delle vittime, una seria indagine del fenomeno e delle politiche di protezione e aiuto che siano efficaci.
 
caterina
 
 
 
 


--- Mer 25/2/09, rosalba bosco <rosalbabosco@...> ha scritto:
Da: rosalba bosco <rosalbabosco@...>
Oggetto: RE: R: FW: [Y!G radicali-piemonte] Sicurezza: ecco i dati reali. Stupri, fenomeno in calo: gli autori sono italiani sei volte su dieci ... quanta demagogia e cattiva informazione
A: radicali-piemonte@yahoogroups.com
Data: Mercoledì 25 febbraio 2009, 13:37

cara carla ,non sei stata l unica ad irritarti per tante cifre ,cifrette etc...tanto siamo solo donne e mentre non lasciamo spazio al Dibattito per Soluzini,il numero delle vittime stuprate aumenta.Indignata ed anche un tantino nauseata,ciao carla ,rosalba bosco
 

To: radicali-piemonte@ yahoogroups. com
From: carla@cafegrafica. it
Date: Tue, 24 Feb 2009 22:19:39 +0100
Subject: Re: R: FW: [Y!G radicali-piemonte] Sicurezza: ecco i dati reali. Stupri, fenomeno in calo: gli autori sono italiani sei volte su dieci ... quanta demagogia e cattiva informazione

L'utilizzo che fai delle donne che hanno subito violenza credo si commenti da solo

Che finezza.
Ciao Carla
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> Lo intendo come lo hai scritto. "Ecco i dati REALI, FENOMENO IN CALO sono ben 6 su 10 gli italiani che stuprano"... tante bugie sugli stranieri, in fondo i violentatori sono per la maggior parte italiani... come se una donna si sentisse più violentata o meno violentata a seconda della nazionalità dello stupratore. E poi perché parlarne proprio adesso? Il fenomeno è in calo... la destra fa solo demagogia, non parliamone mai.
> La tua, secondo il mio prevenuto pensiero che tanto toglie a questo nobile dibattito, è demagogia alla rovescia che, se possibile, mi irrita anche di più.
>
> Ciao Carla
>
> -----Original message-----
> From: dome max domenicomassano@ yahoo.it
&g t; Date: Tue, 24 Feb 2009 19:24:23 +0100
> To: radicali-piemonte@ yahoogroups. com
> Subject: R: FW: [Y!G radicali-piemonte] Sicurezza: ecco i dati reali. Stupri, fenomeno in calo: gli autori sono italiani sei volte su dieci ... quanta demagogia e cattiva informazione
> br />> Scusa Carla, ma il mio "quanta demagogia e cattiva informazione" come lo intendi? Riferito ai dati (per quanto incompleti) forniti? Alla campagna mediatica di questi ultimi mesi? Ad entrambi? A nessuno dei due? A qualcosa d'altro? Giusto per capire ... ho come l'impressione che mi sfugga qualcosa (ed è un problema mio).
> > ciao domenico
> >
> > --- Mar 24/2/09, Carla Marchisio ha scritto:
> >
> > Da: Carla Marchisio
> > Oggetto: FW: [Y!G radicali-piemonte] Sicurezza: ecco i dati reali. Stupri, fenomeno in calo: gli autori sono italiani sei volte su dieci ... quanta demagogia e cattiva informazione
> > A: radicali-piemonte@ yahoogroups. com
> > Data: Martedì 24 febbraio 2009, 18:48
> >
> >
> >
> >
> >
> >
> > Ommi ommi, il mio era un battibecco e non una puntualizzazione. Io sono
> > prevenuta e tu non esprimi un'opinione scrivendo "quanta demagogia e cattiva
> > informazione" a sottolineare l'articolo di Repubblica.. . e faccio pure
> > aumentare il numero delle vittime di stupro.
> > Bon, starò zitta, d'ora in poi.
> > Ciao Carla
> > P.S. Questo era uno stizzito battibecco.
> >
> > Oggetto: Re: [Y!G radicali-piemonte] Sicurezza: ecco i dati reali. Stupri,
> > fenomeno in calo: gli autori sono italiani sei volte su dieci ... quanta
> > demagogia e cattiva informazione
> >
> > Cara Carla, non mi pare di aver espresso particolari teor ie. Ho riportato
> > dati raccolti da altri e commentati da altri che ci dicono che l'equazione
> > di questi giorni che sembra ridurre la tragedia dello stupro ad una
> > questione esclusivamente di stranieri (peggio ancora se clandestini) � una
> > pericolosa semplificazione che non affronta il problema, ma che è, per
> > l'appunto, strumenta le a far passare "qualche provvedimento" . La stessa
> > emergenza stupri sbandierata per giustificare il ddl sulla sicurezza, sembra
> > essere ridimensionata dai dati stessi, è un problema vecchio che richiede
> > provvedimenti strutturali e non proposte demagogiche.
> > Parlare di violenza senza connotazioni geografiche e/o di genere mi pare un
> > buon inizio, proporre i centri di prima accoglienza per le persone vittime
> > di violenza mi pare un'ottim a proposta politica, che, con fatica, stiamo
> > cercando di far andare avanti.
> > Certo che un minor grado di prevenzione, almeno al nostro interno,
> > favorirebbe il dialogo e la ricerca di soluzioni e non alimenterebbe
> > battibecchi, che, cara Carla, rischiano di togliere spazio alle proposte (e
> > intanto le vittime aumentano).
> > ciao domenico
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#16995 Da: "Enzo Cucco" <e.cucco@...>
Data: Mer 25 Feb 2009 11:21 pm
Oggetto: cerchiamo volontari
vincenzo_cucco
Invia email Invia email
 

CERCHIAMO VOLONTARI

contro la sifilide e le malattie sessualmente trasmesse

 

cerchiamo gay tra i 18 e i 60 anni da inserire in un gruppo di volontari

per la prevenzione della sifilide e delle malattie sessualmente trasmesse nella comunità torinese

è previsto un corso di formazione e lo svolgimento di attività direttamente con le persone omosessuali

 

chi fosse interessato o volesse avere maggiori informazioni può

 

chiamarci:  331.7869439

scriverci:  info@...

 

Questa iniziativa è promossa dall’Ambulatorio IST dell’Ospedale Amedeo di Savoia di Torino


#16996 Da: aldo spagnoletti <aldo.spagnoletti@...>
Data: Gio 26 Feb 2009 9:50 am
Oggetto: referendum e quorum
aldo.spagnoletti@...
Invia email Invia email
 
costerà 400 milioni  convocare il voto referendario in altra data, per rendere improbabile il raggiungimento del quorum... ma prima o poi il cerino gli resta in mano
 
Abbiamo in questo momento tre obblighi elettorali: elezioni europee, amministrative, referendum sulla legge elettorale. Il buon senso suggerisce di accorparle in un'unica scadenza. Ma il Governo ha deciso di abbinare in un'unica data soltanto le prime due consultazioni. E appare intenzionato a far tenere in data separata il voto referendario. Votare un altro giorno comporta un costo per la collettività di circa 400 milioni di euro. In tempi difficili come questi sarebbe bene utilizzare tali risorse per altri scopi.
Il Governo ha deciso di abbinare elezioni amministrative ed elezioni europee in un’unica data, il 6-7 giugno 2009. Ma appare intenzionato a far tenere in data separata il voto sul referendum sulla legge elettorale. Dato che molti partiti sono contrari al referendum e si propongono di farlo fallire, è molto probabile che alla fine non verrà permesso ai cittadini di recarsi una sola volta alle urne per eleggere i loro rappresentanti al Parlamento Europeo, negli enti locali interessati dal voto e per esprimersi sul quesito referendario.
ALCUNE STIME
Qui sotto forniamo una stima dei costi del mancato abbinamento delle diverse consultazioni. Come si vedrà, si tratta di un costo ingente. I costi diretti si aggirano attorno ai 200 milioni, quasi il costo della social card. Aggiungendo a questi anche i costi indiretti sopportati dai cittadini, si arriva ad un costo complessivo di circa 400 milioni. In tempi di bassa crescita e di stringenti vincoli di bilancio è un’opzione che proprio non possiamo permetterci. Chi è contro al referendum non deve imporre alla collettività un costo così alto. Meglio che spieghi ai cittadini le sue ragioni invece di imporre a tutti una tassa così alta.
Ma vediamo come si arriva a questa cifra.
Tra i costi diretti abbiamo considerato:
1.     La remunerazione dei presidenti di seggio e scrutatori delle 61.212 sezioni presenti in Italia e delle 1.309 sezioni presenti all’estero.
2.     Il costo del trasporto delle schede.
3.     I costi del personale di sicurezza per garantire il regolare svolgimento delle elezioni.
Tra i costi indiretti abbiamo invece preso in considerazione:
1. Il valore del tempo impiegato per recarsi ai seggi due volte anziché una.
2. Il costo a carico delle famiglie con figli che frequentano scuole statali elementari o medie inferiori chiuse il lunedì successivo alle elezioni.
3. La perdita di un giorno lavorato per il personale impegnato nelle operazioni di voto.
Nel nostro calcolo non considereremo quei costi fissi (come la produzione delle schede) che verrebbero comunque sostenuti anche tenendo in un’unica data tutte le consultazioni e altri costi di difficile quantificazione, come l’utilizzazione di scuole e edifici pubblici nonché la pulizia e il riassetto dei locali.
COSTI DIRETTI
Partiamo dai costi diretti. I referendum tenutisi nel periodo 2003-2006 sono costati mediamente 315 milioni ciascuno. Abbinandoli ad altra elezione ovviamente non si potrebbe risparmiare integralmente questa cifra, perché alcune spese (ad esempio la stampa delle schede referendarie) devono essere sostenute comunque.
Per avere una prima stima dei risparmi nei costi diretti raggiungibili tenendo tutte le consultazioni in un’unica data si possono utilizzare le stime sui risparmi conseguibili abbinando europee ed amministrative. La Relazione Tecnica che accompagna il decreto-legge 27 gennaio 2009, n. 3, quantifica i risparmi legati ai soli trasferimenti ai Comuni in 100 milioni di euro. Il Ministro Maroni nella conferenza stampa dello scorso dicembre aveva quantificato i risparmi complessivi legati all’abbinamento di amministrative ed europee in 150 milioni. I risparmi sono ovviamente crescenti nelle dimensioni dell’elettorato dato che il grosso dei costi, come spiegato nella stessa relazione tecnica, consiste nell’allestimento dei seggi, nella remunerazione di presidenti di seggio e scrutatori e nei costi del personale addetto alla sicurezza. Le amministrative del giugno 2009 riguardano un elettorato potenziale di circa due terzi di quello interessato dal referendum. Facendo le dovute proporzioni si ottiene perciò un risparmio di circa 225 milioni tenendo anche il referendum il 6-7 giugno.
Una seconda stima può essere ottenuta analizzando in dettaglio le singole voci di spesa che potrebbero essere evitate tenendo il referendum assieme alle altre consultazioni.
Il primo costo è quello di presidenti di seggio e scrutatori. Li possiamo stimare a partire dai costi sostenuti nel referendum del 2006 (Decreto Ministeriale n. 91517/2006), rivalutati sulla base dell’andamento dell’inflazione. Si tratta di 74,5 milioni di euro di remunerazione per 375.126 addetti. Il secondo costo è quello del personale di pubblica sicurezza. Mantenendo immutato il numero delle forze disposte sul territorio per lo svolgimento del referendum del 2006, la spesa si aggira intorno ai 63,5 milioni di euro. Infine ci sono i costi degli straordinari per il personale dei vari Ministeri coinvolti (Esteri, Interni, Economia e Finanze e Giustizia) (13,4 milioni), quelli per il trasporto delle schede (3,8 milioni), quelli di cancelleria per le sezioni (2,1 milioni), il noleggio delle strutture di voto e l’organizzazione dell’apparato (7,2 milioni), missioni all’estero. Questo porta ad un totale di circa 165 milioni.  Ma vi sono diverse voci del decreto ministeriale che sono difficilmente interpretabili. Quindi si tratta sicuramente di una sottostima.
I risparmi potenziali sono un valore intermedio tra le due stime di cui sopra che, in media, comportano una riduzione di costi di 195 milioni di euro nel caso in cui il referendum fosse anch’esso tenuto il 6-7 giugno assieme alle altre consultazioni.
I COSTI INDIRETTI

Aggiungiamo ora ai costi diretti per le casse dello stato i costi sopportati dai cittadini senza mediazione dello Stato.
Il tempo medio impiegato per andare a votare può essere stimato in circa 30 minuti. Nel caso in cui si tenesse una sola consultazione, i votanti risparmierebbe dunque circa 30 minuti di tempo libero. Il valore del tempo libero può essere valutato a partire dal salario di riserva (il salario minimo che compensa il valore del tempo libero cui si deve rinunciare per lavorare) medio dichiarato nell’ambito delle Indagini sulle Forze Lavoro. Si tratta di un salario orario di 6,3 euro all’ora, ovvero di 3,15 euro per 30 minuti. Certo non tutti i potenziali votanti andranno a votare. Moltiplicando questo valore unitario per il numero dei votanti alle elezioni politiche del 2008, otteniamo un costo totale che si aggira intorno ai 127 milioni di euro.
Consideriamo ora il costo sostenuto dalle famiglie per la chiusura delle scuole il lunedì, dopo lo svolgimento del referendum. Sono più di 3 milioni le famiglie che hanno almeno un figlio nelle scuole pubbliche elementari o medie. Di queste, il 33% non ha nonni a casa ed entrambi i genitori sono occupati, e quindi con ogni probabilità dovranno far ricorso ad un aiuto esterno per la cura dei figli. Il costo medio di una prestazione di 4 ore nei servizi alla famiglia secondo i dati Istat è di 35 euro lordi; dunque i costi sostenuti dalle famiglie nell’affidamento dei figli in un giorno di chiusura delle scuole possono essere stimati in circa 37 milioni di euro.
Infine, consideriamo il valore della giornata lavorativa persa da presidenti di seggio e scrutatori. Prendendo come riferimento le retribuzioni medie di fatto e dividendole per il numero di giorni medi lavorati in un mese si ottiene una stima della produttività media giornaliera di circa 102 euro.  Moltiplicato per il numero di presidenti di seggio e scrutatori questo ci porta a 37 milioni di euro. Ora, molti scrutinatori sono studenti e quindi per loro il costo è più legato alla mancata possibilità di frequentare corsi o di studiare. Questo costo può essere inferiore alla produttività media giornaliera. Tuttavia, il personale coinvolto nelle operazioni di voto ha generalmente una produttività più alta della media, quindi le due fonti di distorsione tendono a compensarsi.
Si giunge così ad una stima dei costi indiretti pari a circa 201 milioni di euro. Tra costi diretti e indiretti si giunge così a un costo complessivo per la collettività di circa 400 milioni di euro.
 


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#16997 Da: giulio manfredi <manfredi61@...>
Data: Gio 26 Feb 2009 10:24 am
Oggetto: RAVE E RIDUZIONE DEL DANNO/IN PIEMONTE QUALCOSA SI MUOVE ....
manfredi61@...
Invia email Invia email
 

 

http://www.regione.piemonte.it/cms/piemonte-informa/scenari/neutravel-unit-mobile-per-ridurre-i-rischi-da-droga.html

 

PIEMONTE INFORMA

SCENARI

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Neutravel, unità mobile per ridurre i rischi da droga

Interviene durante grandi eventi, feste e rave parties
L'assessore Artesio (a sx) presenta NeutravelSi chiama Neutravel ed è l’équipe mobile multidisciplinare formata da medici, infermieri, psicologi ed educatori professionali in grado di intercettare e di intervenire con un camper attrezzato nel corso di eventi formali e informali - feste, rave parties, manifestazioni - per fornire assistenza sanitaria, fare prevenzione e ridurre i rischi derivanti dall’utilizzo di droghe.
Ad istituirla è stato il servizio sanitario regionale, in collaborazione con le associazioni del privato sociale, grazie ad uno stanziamento finalizzato dell’ex ministero della Solidarietà sociale.
“Il panorama dei consumi più o meno problematici di sostanze psicoattive - ha commentato l’assessore regionale alla Tutela della salute e Sanità, Eleonora Artesio, durante la presentazione dell’iniziativa - è in continua evoluzione, tanto che l’identità del consumatore attraverso il tipo di sostanze e le modalità di assunzione è difficilmente delineabile anche da parte degli operatori del settore. Per questo il ministro Ferrero, nel corso della passata legislatura, aveva individuato come una delle priorità l’azione di osservazione, prevenzione e riduzione del danno relativamente ai cosiddetti nuovi stili di vita e di consumo, stanziando un fondo specifico per ogni Regione italiana. Nel caso del Piemonte, si è deciso di utilizzare i finanziamenti per un progetto cosiddetto di outreach, cioè di lavoro di strada, nel corso di grandi manifestazioni anche estemporanee”.
In un primo momento è nato “AttivaMente”, affidato al Coordinamento piemontese delle comunità di accoglienza come ente attuatore in rete con le Asl TO2 e TO4 e con altri enti del privato sociale membri del Coordinamento stesso o del Ceapi. Qualche mese prima, nell’ambito del programma “SommerAgibile” del Ser.T di Ivrea, era intanto partito un analogo esperimento di outreach sempre finalizzato alla limitazione dei rischi relativi al consumo di sostanze nell’ambito di feste e rave. Nell’ottobre del 2008, dalla fusione delle due esperienze, è sorto infine Neutravel, con la costituzione di un’équipe in grado di intervenire su tutto il territorio piemontese.
Diverse le finalità che si pone il progetto, che avrà durata biennale. Innanzitutto, in occasione dell’evento, assicurare un primo intervento sanitario, aumentare tra i giovani la consapevolezza della pericolosità dell’uso di sostanze e dei rischi derivanti dalla loro assunzione. Vengono così allestiti uno spazio informativo, con banchetti per la distribuzione di volantini e di generi di supporto dove gli operatori accolgono i partecipanti e offrono loro informazioni, uno spazio sanitario vero e proprio per il trattamento delle situazioni richiedenti assistenza medica o infermieristica, un’area di decompressione (la cosiddetta “chill out”), sorta di “isola” caratterizzata da musica e luci soft, temperatura adeguata, generi di supporto e materiale informativo dove si può soprattutto avere un colloquio più approfondito con gli operatori.
Altri obiettivi sono la mappatura degli interventi attivi sul territorio inerenti i nuovi stili di consumo, e in particolare le attività di strada e la loro costituzione in rete, e la costruzione di una collaborazione con gli organizzatori degli eventi formali e informali, per consentire l’emersione dei bisogni e la formazione reciproca, la progettazione congiunta di interventi di prevenzione e soprattutto la creazione di un sistema di “allerta rapido” di informazione sui nuovi consumi e lo sviluppo di attività di supporto.


manastasia

25 febbraio 2009

 




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#16998 Da: "TRIOLA SABRINA" <striola@...>
Data: Gio 26 Feb 2009 1:03 pm
Oggetto: I russi parlano di noi.. (Cecenia Libera Russia democratica : maratona oratoria di sabato scorso)
lasuitefrancese
Invia email Invia email
 
 
(traduzione molto approssimativa)
 

Il Sabato 21 febbraio a Milano, Italia, circa un centinaio di persone hanno partecipato alla manifestazione con lo slogan "Libera la Cecenia, Russia democratica».

La dimostrazione, in modo da coincidere con il controllo, il 23 febbraio 65 ° anniversario di Stalin di espulsione dei ceceni e Inguscezia, è stato organizzato dalla sede regionale del Partito Radicale in Lombardia e in Piemonte, così come l'associazione AnnaViva, con sede a perpetuare la memoria delle vittime in Russia, giornalista Anna Politkovskaja.

Tra gli oratori intervenuti nel corso della riunione sono state, tra l'altro, il presidente del movimento «La radicali italiani» di Bruno Mellano (Bruno Mellano), presidente della Federazione nazionale della stampa italiana Natal Roberto (Roberto Natale), deputato al Parlamento europeo e presidente della Women's International socialista Pia Locatelli (Pia Locatelli), Vice Presidente della Giunta Regionale Consiglio della Lombardia Chipriano Marco (Marco Cipriano), senatore della Repubblica italiana, il radicale Marco Perduka (Marco Perduca), rappresentante della comunità di georgiano Italia Nina Kauchishvili, segretario del Partito Socialista in Lombardia Morelli Valentina (Valentina Morelli).

I principali temi di presentazioni sono state, invece, non tanto ricordo del genocidio del 1944 o la prima e la seconda guerra cecena, ma non riguarda le politiche del regime autoritario di Putin e l'uccisione di giornalisti in Russia oggi.

«Torna al potere, Vladimir Putin ha promesso che la Russia insieme nella foto dal sito di" dittatura della legge ". Purtroppo per i russi, ha focalizzato la parola "dittatura" », - ha detto in una dichiarazione distribuita dalla vigilia della manifestazione radicali Bruno Mellano e Marco Perduki.

Vicino al podio rally cabine sono stati fissati con i ritratti di coloro ucciso giornalista Anna Politkovskaja, Anastasia Baburovoy e Antonio Russo (Antonio Russo).

Quest'ultima, come un inviato speciale per Radio Radicale, in molti punti caldi del mondo, hanno viaggiato in Cecenia. Egli è stato ucciso da ignoti assalitori in un sobborgo di Tbilisi nel 2000. Alcune delle circostanze della sua morte costretto la Georgia e l'italiano investigatori dal presupposto che il giornalista è stato vittima di assassini addestrati professinalnyh in particolari parti del GRU. Omicidio Rousseau è rimasto irrisolto.

Una foto di un comizio a Milano dal AnnaViva.com

saluti,

sabrina

 

 
 
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#16999 Da: giulio manfredi <manfredi61@...>
Data: Gio 26 Feb 2009 1:45 pm
Oggetto: Rassegna stampa:
manfredi61@...
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Tutti a Chianciano per dare forma e vita ad una società aperta

• da Corriere dell'Umbria del 26 febbraio 2009, pag. 1

di Marco Pannella

 

E’ possibile concepire politica senza sprofondare nelle sabbie mobili della banalità e restare imprigionati dalle pastoie della contingenza? Noi radicali lo sosteniamo da oltre cinquant’anni dando voce e corpo a un progetto di riforma sociale che non ci vincola strettamente al presente, all’effimero, ma ci obbliga senza sosta al rigore di una lotta impari condotta con l’unico strumento in dotazione al nonviolento, cioè con la forza e la passione della verità. Forza di verità, sì, satyagraha. Lo affermiamo e rivendichiamo nella terra di Aldo Capitini, straordinaria figura di antifascista, confinata, come egli stesso lamentò più volte, all’isolamento perché da liberalsocialista, da religiosamente laico, da persuaso non confessionale, da kantiano divenuto gandhiano, fu ritenuto portatore (e pertanto colpevolizzato) di speranze nuove, di germi di democrazia.

Lo diciamo a chiare note invitando gli umbri a partecipare a Chianciano Terme al VII Congresso italiano del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito che si svolgerà al Palamontepaschi dal primo pomeriggio di venerdì 27 febbraio a domenica primo marzo.

Tre giorni di dialogo, confronto, elaborazione e organizzazione di r/esistenza nonviolenta a prescindere dalle scadenze elettorali, europee e amministrative che riteniamo soffochino le vere, specifiche, urgenze che tutti ci investono e travolgono.

Di cosa si parlerà, allora, se non di elezioni, di Berlusconi o Franceschini, della spartizione di questa o quella fetta di potere? Al centro dell’assise ci sarà la necessità di fornire adeguate, opportune, risposte ad interrogativi che accomunano coscienze e storie. Parleremo, ad esempio, di come, credenti o no, sia essenziale rivendicare le libertà individuali, prima tra tutte quella di vivere e morire secondo le proprie scelte, salvaguardandole dall’incalzante, prevaricatrice, offensiva anticonciliare delle attuali gerarchie vaticane. E, ancora, di come uscire da quella condizione di illegalità che ha fatto sì che il nostro paese sia stato reiteratamente condannato dall’Unione europea per la mancata applicazione delle direttive comunitarie e per le lungaggini, i biblici tempi processuali con cui, di fatto, si impedisce e assassina la giustizia.

Non siamo gente abituata a lasciarci condizionare e vincere da un’attualità inseguita. Al contrario, ci preme svincolarci dall’ovvietà, dall’ordinaria stagnazione dei contenuti, per imporre, invece, la straordinarietà di un’alternativa al e di governo dell’esistente. Vogliamo fare interagire le lotte nonviolente per una grande riforma civile democratica e federalista, lanciare un appello ad intraprendere un moto nonviolento di liberazione da un regime partitocratrico sempre più intollerabilmente sprezzante nei confronti del dettato costituzionale. Ecco perché ci rivolgiamo agli umbri. Sappiamo, infatti, che qui, come e più che altrove, si avverte drammaticamente carenza di democrazia. C’è una regione soffocata dalla corruzione e dall’arroganza di una classe dirigente monocratica autoreferenziale resasi tutt’altro che impermeabile ad infiltrazioni malavitose. Dalla concessione degli appalti allo smaltimento dei rifiuti, dalla gestione degli eventi culturali ai tassi di inquinamento che, in certe aree, sforano di gran lunga i parametri fissati dalla legge, c’è in Umbria un grave deficit democratico scaturito innanzitutto dall’inadeguatezza della burocrazia partitocratrica ininterrottamente al potere. Noi radicali abbiamo assicurato a questa regione momenti esaltanti come lo scorso otto agosto ad Assisi, quando in un clima di grande partecipazione e forte impatto emotivo, mentre a Pechino s’inauguravano i giochi olimpici lanciammo da quella piazza al mondo intero un appello alla vita del diritto e al diritto alla vita in Tibet come in Cina. L’Umbria ci sta particolarmente a cuore. Per questo vi aspettiamo a Chianciano da venerdì a domenica, per dare forma insieme davvero ad una società capitinianamente aperta.    

 

 

 

 

(Ricordo a tutti che Nencini, presidente del Consiglio regionale toscano, fece fuoco e fiamme contro "il terrorista Sergio D'Elia deputato segretario alla Camera della Rosa nel Pugno")

 

Caro Marco, pronti a un patto sulla libertà

• da La Repubblica - ed. Firenze del 26 febbraio 2009, pag. VII

di Riccardo Nencini

 

Caro Marco,

 benvenuto in Toscana, una terra che ha fatto della libertà un valore cui ispirarsi. Come voi. Qui, per la prima volta nella storia, sono state abolite la pena di morte e la tortura. Il 30 novembre 1786. Una ragione di più per difendere e promuovere i diritti fondamentali di ogni donna e di ogni uomo, ovunque siano nati ed ovunque vivano. E’ alla ‘libertà’ che ci richiameremo guardando alle prossime elezioni europee. Noi siamo pronti.
 Pronti a mettere in campo una proposta rivolta alla sinistra democratica e liberale, federalista ed ecologista che sia un segno di novità in questa Italia dal bipolarismo coatto, incerta nell’affrontare la crisi economica, prigioniera dell’ortodossia pontificia sulle grandi questioni etiche, ferma sui diritti di terza generazione.
Coalizzare queste forze per rendere l’Italia un paese più civile e più libero. Questo il nostro obiettivo. Da condividere con chi, come voi, combatte da sempre su questa difficile frontiera.
Un patto che promuova diritti sociali e diritti civili, che si fondi su ‘merito, rigore ed inclusione’, che guardi ad un nuovo Statuto del Lavoro a protezione delle migliaia di precari che non godono di nessuna tutela, che garantisca l’antico motto ‘libera Chiesa in libero Stato’, che si ispiri al rigore ed alla responsabilità, a cominciare dalla difesa e dalla applicazione della nostra Costituzione in tutte le sue parti.
Se la sinistra riformista non impone queste priorità, l’Italia sarà meno libera, meno giusta, più povera.
Ciascuno di noi dovrà rinunciare ad una parte della propria sovranità per far vincere questa idea di futuro. Noi siamo pronti.

 

Riccardo Nencini

 

 

 

 

Int. a Emma Bonino: "L'atomo non serve, basterebbe evitare gli sprechi energetici"

• da L’Unità del 26 febbraio 2009, pag. 12

di Massimo Franchi

 

Non è possibile che una scelta strategica ed epocale come il ritorno al nucleare sia presa a margine di un incontro bilaterale. Nei paesi normali sono in corso dibattiti parlamentari infiniti. Qui Enel ed Edf firmano un accordo con Berlusconi e Sarkozy come padrini senza nessuno che ne abbia discusso». Emma Bonino, vicepresidente del Senato, passava per essere una "pro-atomo". E invece per lei «questo nucleare» non serve.

Senatrice Bonino, la sua posizione è giunta forse inaspettata. E’ una delle poche voci contrarie all`accordo di martedì.

 «La mia è una posizione ponderata. A luglio abbiamo fatto un`intera giornata di convegno dal titolo "Ritorno al nucleare. Conviene? Risolve?". Abbiamo messo da parte il tema della sicurezza e delle scorie, non perché non sia importante, ma proprio perché volevamo fare un confronto con esperti, politici e manager favorevoli al ritorno al nucleare. Il tema era molto pratico: costi-benefici. La risposta, anche da parte di chi è favorevole al nucleare, è che la tecnologia nucleare attuale è inefficiente. L`ultimo esempio di centrale in corso di costruzione con la tecnologia francese è in Finlandia. Bene: sono in ritardo di due anni e con un raddoppio del bilancio iniziale. Stiamo parlando di soldi statali».

 E allora perché tutti brindano per l`accordo con la Francia?

«Abbiamo fatto solo un favore a Sarkozy, comprando a peso d`oro una tecnologia assolutamente superata. Parlano di una copertura del 25 per cento dei consumi elettrici attuali, ma in realtà sarà del 4% dei consumi totali di energia. Il tutto, ben che vada, per una cifra fra i 20 e 25 miliardi che non darà frutti prima del 2020. Ripeto: non ha senso».

 Quindi quello del governo Berlusconi è il solito spot: non vedremo mai nuove centrali nucleari?

 «Credo proprio di sì. Sarà difficile trovare siti per costruire nuove centrali, non mi sembra ci sia la corsa a dire: "Fatela da noi". É un annuncio a futura memoria anche perché i lavori inizierebbero fra anni e anni. Senza dimenticare che il referendum del 1986 potrebbe creare problemi dal punto di vista costituzionale».

La vulgata comune considera però la Francia una nazione all`avanguardia in fatto di fabbisogno energetico...

«Vanno sfatati alcuni miti. Primo, la potenza installata prodotta in Italia con l`energia elettrica è il 30%, ma l`inefficienza fa sì che il prodotto energetico risulti scarso. Secondo, la Francia consuma pro-capite più petrolio ad esempio della Germania. Perché è vero che ci vende energia elettrica nelle ore morte (è sovracapacitata), ma nelle ore di punta la compra dalla stessa Germania. Quindi la Francia non può essere un modello. È cosciente di avere una tecnologia superata e ha tutti gli interessi a venircela a vendere a noi».

Ma quindi lei rigetta tutta la tecnologia nucleare? Non si parla di quarta generazione sicura?

«Io non chiudo alla ricerca. Anzi. Dico solo che questo nucleare non ci conviene. E’ come se, per favorire la mobilità sostenibile, domani si decidesse di costruire carrozze. Andavano bene nell`800, non nel 2009. Se in futuro si troveranno tecnologie che faranno del nucleare una energia vantaggiosa e senza rischi, ben vengano».

 Ma quali reali alternative ci sono al nucleare?

«L`alternativa c`è ed è puntare sull`efficienza energetica che è la più grande fonte di energia a detta di tutti gli esperti. Significa evitare gli sprechi. La via è quella di un mix di energie rinnovabili: efficienza energetica, solare, eolico e quant`altro la tecnologia odierna può offrire. E poi la ricerca. Un recente studio (The case for investing in Energy productivity) dell`istituto McKinsey, uno dei più accreditati a livello mondiale, spiega come con l`efficienza energetica nella costruzione di edifici si può coprire il 4% del nostro consumo nazionale. La stessa cifra delle centrali nucleari. Questa è la strada da percorrere. E lo si può fare da subito, spendendo molto meno».

 

 

 

 

 

Vip - Massimo Bordin

• da Europa del 26 febbraio 2009, pag. 2

di M.La.

 

Vogliono cancellare Radio Radicale? Non sarebbe giusto e noi non siamo d`accordo con il governo. Il fatto, innanzi tutto: il sottosegretario allo sviluppo economico, Paolo Romani, rispondendo a una interrogazione del suo collega di partito Alessio  Butti (o meglio, uno è di Forza Italia, l’altro di An: ma non complichiamoci la vita) ha affermato che allo scadere della convenzione fra lo stato e Radio Radicale (cioè a novembre) «verranno certamente considerate la ormai piena operatività della rete Rai nonché le esigenze di riduzione della spesa pubblica». Tradotto: stiamo valutando se togliere i 10 milioni annui previsti dalla convenzione alla radio diretta da Massimo Bordin, perché oggi esiste Gr parlamento (il quarto canale radiofonico della Rai), e tanto basti. Obiezione numero uno: maggiore è l`offerta di servizio pubblico (ancorché fornita da privati) meglio è per i cittadini e per lo stesso parlamento. Obiezione numero due: la convenzione con Radio Radicale è stata confermata da vari governi di centrodestra  e di centrosinistra, a riprova che si tratta di un servizio oggettivamente utile, non diciamo "imparziale" (concetto che non esiste), diciamo: "utile". Obiezione numero tre: con tutto il rispetto, Gr parlamento specie negli ultimi anni,- sotto le direzione di un amico di partito di Butti, Bruno Socillo, non si è certo mostrata così superiore a Radio Radicale da giustificare la soppressione della convenzione, anzi, ci sembra il contrario. Obiezione numero quattro: risulta che l’onorevole Butti abbia cointeressenze in attività editoriali che forse potrebbero beneficiare di un taglio della convenzione con Radio Radicale: altro che «esigenze di riduzione della spesa pubblica». Considerazione finale: questo governo ogni tanto minaccia di chiudere giornali e radio di partito, cioè di spegnere voci e annichilire idee. Finora non ci è riuscito, scommettiamo che non ci riuscirà neppure stavolta?

 

 

 

 

Int. a Michele De Lucia: Il funzionario e l'affarista

• da La Rinascita della sinistra del 26 febbraio 2009, pag. 10

di Fabio Giovannini

 

Nei mesi scorsi è uscito il libro II baratto (Kaos, pp. 338, euro 17), un documentato atto di accusa contro le intese e gli scambi tra Veltroni e Berlusconi, caratteristici di un degrado della politica italiana. L`autore, Michele De Lucia, attualmente è tesoriere di Radicali italiani, uno dei soggetti della galassia radicale.

Michele, nel tuo libro rievochi il trasformismo di Veltroni (comunista senza dubbi in gioventù, per poi cambiare casacca al momento opportuno) in parallelo con "l`affarista del potere" Berlusconi. Quando avviene il primo "baratto" tra i due?

 Tra la fine del 1984 e l`inizio del 1985 la situazione monopolistica di Berlusconi nelle tv private è messa a rischio dai pretori. Quando gli presentano il conto, ne esce con un escamotage, aggirando la Costituzione e le leggi che disciplinano la materia. Certo, le leggi italiane erano antiquate, primitive, non rispecchiavano le evoluzioni delle tecnologie: sarebbe servita una riforma che salvaguardasse i cittadini, permettendo loro di "conoscere per deliberare". Perché Veltroni, come responsabile comunicazione di massa del suo partito, non fece una battaglia antitrust? Invece si trovarono tutti intorno a un tavolo con Berlusconi (non solo Veltroni, ma anche i leader del pentapartito, eccettuati i radicali e la sinistra indipendente). L`esito  fu che si lasciarono passare i decreti dì Craxi "salva-Berlusconi". In cambio Veltroni ottenne di partecipare pienamente alla lottizzazione della Rai (acquisendo Rai Tre, ma anche altri spazi). Va detto che Veltroni non giocava da solo, aveva il consenso dei vertici del suo partito. Il Pci era sempre stato interessato alla Rai e alla carta stampata, ma si era accorto tardi dell`importanza delle televisioni: quando capì il ruolo delle tv cercò di garantirsi una propria quota in azienda. E la ebbe grazie ai reciproci favori tra Berlusconi e Veltroni. Il baratto, nella mia opinione, è una modalità di funzionamento di quella che i radicali chiamano "partitocrazia". In particolare esprime quel monopartitismo appena imperfetto che tiene in ostaggio i cittadini.

Tu dici che il decreto salva-Berlusconi fece parte del baratto. Perché affermi questo, quando è noto che il Pci votò contro la conversione in legge di decreto?

  Nel febbraio 1985, in Senato, il Pci fu determinante per la conversione in tempo utile del decreto salva-Berlusconi, garantendo il numero legale e rinunciando all`ostruzionismo. Bastavano poche ore per bloccare tutto. Giuseppe Fiori, in un suo libro, ha scritto che farsi condizionare dalla convenienze in Rai è stato un abbaglio politico, destinato ad avere costi durevoli. "Non si può", scriveva, "in cambio di una qualche direzione di Terza rete, abbassare il livello di attacco a un decreto-legge che è doveroso combattere per un`esigenza vitale, la difesa della normalità democratica: esso infatti condona l`arroganza, l`abuso, ma sfida alla legalità, legittima un monopolio privato che, drenando pubblicità senza alcun limite, schiaccia le antenne locali rispettose delle leggi".

I duetti tra Veltroni e Berlusconi non finirono con quell`episodio...

 Certo, ad esempio ci fu un incontro in una casa di Piazza Navona con Occhetto, Veltroni e Berlusconi, anche se la vera storia non la sapremo mai. Poi tra Veltroni e Berlusconi ci sono stati abboccamenti continui, dibattiti in cui si scambiavano cortesie. Nel 1986, il 12 settembre, Berlusconi e Veltroni parteciparono insieme a un dibattito alla Festa nazionale dell`Unità a Milano dove si scambiarono letteralmente delle dichiarazioni d`amore. Veltroni fece un discorso incredibile, dove in sostanza diceva a Berlusconi: tu sei una povera vittima della Dc e del Psi. Non devi più cercare protezione da quei partiti, noi non siamo più anti-mercato, parla con noi che ti garantiremo meglio nei tuoi affari. E Berlusconi rispondeva, cito testualmente: "Mi fa caldo al cuore l`idea che il partito comunista, da tempo ormai, si apra alla considerazione di queste realtà con tanto senso concreto, con tanto senso pragmatico..."

Fa un certo effetto sentire il Cavaliere lodare i comunisti... Ma nel tuo libro ricordi che sono anche gli anni in cui Berlusconi fa affari con l`Urss...

 Sì, ho pubblicato una foto emblematica. E` un manifesto di Publitalia, azienda di Berlusconi, dove il biscione berlusconiano si sovrappone alla bandiera rossa dell`Urss. Berlusconi, infatti, era diventato concessionario esclusivo per gli annunci pubblicitari europei sulle tv dell`Unione sovietica di Gorbaciov. E proprio attraverso la pubblicità Berlusconi foraggiava, in Italia, determinate aree dei partiti, ad esempio il Il Moderno, un periodico dell`area migliorista di Giorgio Napolitano. Le pagine del Moderno erano zeppe di pubblicità di Mediolanum, dei centri commerciali di  Berlusconi, delle sue tv, dei suoi giornali, del Milan...

Stiamo ancora parlando di anni che precedono la "discesa in campo" di Berlusconi, il suo ingresso in politica. L`idillio tra Veltroni e Berlusconi come è proseguito?

 Veltroni a quel punto non aveva più la responsabilità diretta del settore informazione e tv del partito (ormai diventato Pds) e poteva giocare in grande. Ma ad aiutare Berlusconi si è aggiunto proprio quello che tutti i giornali indicano come l`eterno rivale di Veltroni, Massimo D`Alema. Direi che D`Alema ha aiutato Berlusconi non meno di quanto abbia fatto Veltroni. Chi non ricorda le interlocuzioni tra i due nella seconda metà degli anni Novanta, gli inciuci sulla Bicamerale? Se Rete4 ha continuato a trasmettere sulle frequenze di Europa 7 lo dobbiamo a un provvedimento del governo D`Alema. Devo dire che, pur tra molte contraddizioni, Romano Prodi è forse, nel centro sinistra, l`uomo che ha concesso meno a Berlusconi.

Ora Veltroni ha abbandonato la guida del Pd. E` finita l`epoca del baratto?

 In eredità Veltroni lascia la favoletta del grande progetto di semplificazione del sistema politico. In realtà era un progetto autoritario, come quello di Berlusconi: il tentativo di creare una finzione di bipartitismo, manipolando le leggi elettorali e dimenticando che oggi i parlamentari sono nominati e non eletti. Di che democrazia parliamo quando per  entrare in Parlamento si deve essere nominati nemmeno dai leader dei partiti, ma dai proprietari dei partiti? Per altro, le dimissioni di Veltroni non sono state un atto di coraggio, né di responsabilità politica. Ha avuto altre occasioni per dimettersi, invece ha scelto di farlo solo ora e il suo gesto sembra un "adesso gliela faccio pagare!" Sono sconfitto, ma non mi faccio cacciare dopo un tracollo alle europee, lascio nei guai gli altri. A sinistra si è aperto un buco. Senza ideologia è rimasto il deserto, di cui il Pd è la sublimazione, Che cosa vuole il Pd, su una qualsiasi delle grandi questioni che stanno di fronte all`Italia? Non si sa. Non è in grado di dire una parola chiara su nulla. Basta vedere la vicenda di Eluana Englaro. Quando Berlusconi è apparso in tv dicendo che Eluana poteva avere un figlio, senza suscitare le necessarie reazioni nel Pd, si è toccato il punto più basso nella storia recente di questo paese, si è varcato un punto di non ritorno. Per quanto riguarda noi radicali, stiamo andando al congresso di Chianciano con la parola d`ordine "cambiare il regime". Sarà una sede per discutere sulla situazione di un paese dove la libertà individuale non conta più.

 

 

 

 

Il bidone di Sarkozy: scorie, costi e tecnologia

• da L’Unità del 26 febbraio 2009, pag. 10/11

di Pietro Greco

 

I più tranchant sono gli ambientalisti francesi: il piazzista d`oltralpe, Nícolas Sarkozy, è riuscito a «fare un pacco» al piazzista italiano, Berlusconi, vendendogli in una sola volta addirittura quattro centrali nucleari Epr. Sarkozy si starà congratulando con se stesso, visto che finora la Francia era riuscita a piazzare la sua tecnologia nucleare di terza generazione solo a se stessa. All`estero ha venduto solo alla Finlandia, che nel 2002 ne ha comprata una e ora è lì che si morde le mani. Ma cosa sono queste centrali Epr di terza generazione? E’ vero che la Francia ci ha fatto «il bidone»? Le centrali in questione, come tutte le centrali nucleari operative al mondo, hanno un reattore a fissione: un nucleo dove con una reazione nucleare a catena avviene, in maniera controllata, la divisione (fissione) del nucleo di un atomo (di uranio e in alcuni casi di plutonio), con forte liberazione dì energia. Per tenere sotto controllo la reazione e impedire che avvenga un`esplosione, il combustibile viene «refrigerato» con varie tecniche. Le centrali francesi Epr (European pressurized water reactor) di terza generazione usano della normale acqua come refrigerante. Ciò consente di aumentare la sicurezza della reazione, perché in queste centrali ci sono ben quattro sistemi indipendenti di refrigerazione ciascuno dei quali, in emergenza, basta da solo a «spegnere il nocciolo» in maniera passiva e a impedirne una disastrosa fusione con conseguente esplosione. La sicurezza, inoltre, è assicurata dal contenitore metallico che contiene il reattore e da una doppia parete esterna in calcestruzzo armato spessa 2,6 metri, progettata per resistere all`impatto di un grosso aereo di linea. Tutto questo non serve solo per impedire la fusione del nocciolo, ma anche per contenere all`interno ogni eventuale fuoriuscita di materiale radioattivo. Non c`è dubbio: le centrali Epr sono tra le più sicure finora realizzate, anche se non sono impossibili limitati incidenti: come quelli avvenuti presso la centrale realizzata a Flamanville, in Francia. Dov`è, dunque, il «bidone»? Il problema aggiuntivo delle centrali Epr, sostengono i critici, è in primo luogo nei costi. In Finlandia, la centrale in costruzione a Olkìluoto oltre ad aver subito un imprevisto ritardo nella consegna - autorizzata  nel 2002, i lavori sono iniziati nel 2005 e la centrale sarà consegnata nel 2012, tre anni di ritardo - ha visto lievitare i costi da 3,2 a 4,5 miliardi. Per costruire le sue 4 centrali, l`Italia dovrà fare un assegno vicino ai 20 miliardi di euro: un`enormità. L`altro problema sono le scorie. Non è vero che ne produce in maniera ridotta rispetto alle centrali di diversa concezione. È vero, invece, che ne produce di livello radioattivo più elevato. Ad affermarlo sono due rapporti - uno redatto dalla Posiva, l`azienda finlandese che gestisce le scorie radioattive, l`altro dalla svizzera Nagra, entrambi ripresi dalla stampa inglese (The Indipendent) e americana (The International Herald Tribune). Tanto che neppure il più attrezzato impianto europeo di trattamento delle scorie, quello di La Hague, sarebbe attrezzato per smaltirle. Per questo finora il «piazzista» Sarkozy non è riuscito a vendere a nessun altro le centrali Epr. Né alla Cina, né all`India, né al Sudafrica, né ai paesi africani. Finora solo memorandum d`intesa, ma nessun impegno reale. Poi è arrivato Berlusconi ... Ma il «bidone» per l`Italia forse non consiste tanto nella spesa (enorme), nella quantità di scorie altamente pericolose (che non sappiamo trattare), e nel tempo di realizzazione (almeno una dozzina d`anni), quanto nel fatto che per le nostre industrie e per la nostra economia ci sarebbe ben poca ricaduta economica dell`investimento: la tecnologia è tutta francese. E la gran parte di quei 20 miliardi andrebbe oltralpe. Sarebbe dunque la Francia a beneficiare dell`investimento italiano, mentre il grande problema energetico del nostro paese - la forte dipendenza dall`estero - non diminuirebbe affatto. Al contrario.`

 

 

 

 

Le scuse per tacere sempre

• da Corriere della Sera del 26 febbraio 2009, pag. 1

di Piero Ostellino

 

 

Martedì erano sessant`anni che la Repubblica popolare cinese aveva invaso militarmente il Tibet; che, ora, ne è una regione autonoma. Sono giorni «sensibili», per la Rpc, sia per la ricorrenza tibetana; sia per la questione dei diritti umani, acuitasi dopo che il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, in visita ufficiale, ha evitato accuratamente di parlarne con i dirigenti cinesi. Contribuisce, inoltre, ad alimentare l`ipotesi di tensioni, l`”incidente” di ieri, non lontano da piazza Tienanmen, dove tre persone sono rimaste coinvolte nell`incendio della loro auto. I tre - secondo la polizia - erano venuti a Pechino per presentare una «petizione» all`Assemblea del popolo.

Che il diritto dei tibetani alla propria indipendenza e quelli umani della stessa popolazione cinese siano, o no, in questi giorni, all`ordine del giorno delle autorità di sicurezza - indipendentemente dalla reale natura dell`«incidente» della Tienanmen - è un fatto che essi sono «il» problema irrisolto nei rapporti fra la Repubblica popolare e le democrazie liberali occidentali. Come la Clinton, per chiunque vada a Pechino, pare non sia mai venuto il momento di parlare dei diritti sistematicamente violati dal regime comunista. Prevalgono le «ragioni degli Stati».

E` vero che, nel suo rapporto annuale sulla situazione dei diritti umani nel mondo, Washington afferma che «la loro promozione è un passaggio essenziale della nostra politica estera». Ma quali sono le «ragioni degli Stati» che impediscono agli uomini  (di Stato) di conciliarli con le «ragioni della coscienza»? Secondo Giovanni Botero - che nel 1589 licenziava il suo trattato Della Ragion di Stato - è semplicemente l`arte del governo, la conoscenza dei mezzi necessari alla conservazione, alla fondazione e all`estensione, del dominio statuale, ispirata alla prudenza come «virtù pratica». Botero ubbidiva agli imperativi della Controriforma, che aveva messo al bando le opere di Nicolò Machiavelli, il quale aveva piegato l`etica alla politica, sostenendo che lo Stato aveva sue proprie «ragioni» che non si conciliavano con la morale e la religione. Scriveva già allora Botero: “I Greci e i Romani, per cavar qualche utilità da` nemici presi in guerra, li facevano schiavi e gl`impiegavano a lavorar la terra o ad altro esercizio; ma i Chinesi non gli ammazzano, né mettono loro taglia, non gl`incatenano, non li destinano a far altro finalmente, che a servir nella guerra nelle frontiere più lontane dalla patria loro, e in abito cinese”. E’ la stessa spiegazione strategica che dà oggi Pechino del suo dominio sul Tibet. Ragioni di sicurezza. E, ancora: «La prudenza è una virtù il cui ufficio è cercare di ritrovare i mezzi convenienti per conseguire il fine, e l`astuzia tende al medesimo fine, ma differisce dalla prudenza in questo, che nell`elezione de` mezzi quella segue l`onesto più che l`utile, questa non tiene conto se non dell`interesse». É la stessa ragione che suggerisce alle democrazie liberali di non trovare mai il momento di parlare dei diritti umani. Il mondo, da allora, è cambiato. Ma non sono certamente cambiati gli uomini.

 

 

 

 

 

Caro Panebianco, l'"altrove" non è possibile

• da Il Riformista del 26 febbraio 2009, pag. 4

di Benedetto Della Vedova

 

 

Caro direttore - Come dimostra la mia modesta storia politica, non sono mai stato né guelfo né ghibellino, non avendo mai fatto né dell`anticlericalismo né del clericalismo militante la "cifra" del mio impegno pubblico. Per ironia della sorte, mi sono quasi sempre trovato, su questo, in minoranza. Per queste ragioni, come Angelo Panebianco, vorrei poter dire di non partecipare allo scontro in atto sul fine vita perché «sto da tutt`altra parte». Vorrei, ma non posso. Non posso perché questo "altrove" proprio dei liberali, che pensano che lo Stato e le sue leggi non debbano e non possano occupare lo spazio privato delle decisioni degli uomini liberi, è diventato da tempo terra di conquista. E a muovere l`offensiva, almeno in Italia, non sono certo stati i ghibellini. Dunque, oggi, non partecipare allo scontro significa una cosa sola: consentire l`occupazione manu militari di questo "altrove liberale" e soggiacere a un`offensiva che non rivendica la dimensione pubblica della fede, ma la legittimità di una legislazione etica,  imposta in nome del diritto naturale. Questa offensiva usa le armi della propaganda e della demagogia, parlando di "cibo e acqua", di "morire di fame e di sete" o di "omicidio", per sottrarre la discussione sul testamento biologico dall`ambito che le è proprio - quello della libertà di cura e del suo esercizio regolato e prudente, "ora per allora"- per spostarla su di un piano puramente ideologico. Altro che empirismo: il principio assoluto della vita "indisponibile" (dove l`indisponibilità vale per ciascuno di noi non rispetto alla vita altrui, ma alla nostra) ci costringe a una discussione astratta, che prescinde dalle situazioni concrete. Sarebbe preferibile, certo, che queste questioni potessero essere regolate in una "zona grigia" ma non eslege, protetta dagli sguardi e dai clamori della  piazza, e insieme capace di proteggere i malati dagli abusi di medici troppo "pietosi" e dagli arbitrii di parenti troppo interessati. Però, come ha dimostrato la veemente reazione alla sentenza della Cassazione sul caso Englaro, l`obiettivo è oggi esattamente quello di cancellare ogni possibile "zona grigia" lasciata alla discrezionalità individuale e al rapporto tra pazienti, familiari e medici. Si poteva evitare di lottare, sul piano della legge, come avrei auspicato e come Panebianco si ostina a chiedere, se ai principi giuridici e deontologici che regolano da tempo le relazioni terapeutiche fosse unanimemente riconosciuta una legittimità civile e "operativa" che invece, da ben prima del caso Englaro, una parte consistente della società civile e politica (e non di parte ghibellina) ha scelto di mettere pesantemente in discussione.  Panebianco ritiene che il solo stabilire il principio della libertà di cura suoni come offesa e affronto a quanti la ritengono una vana pretesa o un terribile peccato. Ma senza questo principio, senza questo confine giuridico lo "spazio privato" di fatto non esiste o, per meglio dire, è destinato a essere invaso da chi, di volta in volta, conquista il potere nello spazio pubblico e nelle istituzioni politiche. Del resto, se il principio di non offendere la sensibilità di alcuni fosse prevalso, avremmo ancora l`indissolubilità del vincolo matrimoniale imposto a tutti dalla legge.  Oggi, lo scontro è tra chi rie che questa materia sensibile debba essere disciplinata avendo cura di imporre i dettami di una "verità naturale" e quanti invece pensano che debba essere affidata alla libertà personale. Purtroppo, quello del confronto legislativo è un terreno in cui è costretto doverosamente a muoversi anche chi vorrebbe stare "altrove".

 
 
 
 
Se la ronda è pagata dal privato

• da La Repubblica del 26 febbraio 2009, pag. 1

di Francesco Merlo

 

Farci giustizia da soli, praticare la giustizia privata, è una pulsione che tutti proviamo e tutti nascondiamo. Tutti tranne i siciliani, che hanno sempre avuto le ronde dei picciotti e dei carusi, dei «volontari pagati dai privati» in difesa delle sorelle, dei cantieri, dei condomini, dei quartieri. E dunque è in Sicilia che bisogna andare ad imparare non solo l`arte del reclutamento, ma anche quella del pattugliamento. E` in Sicilia che "il volontario della sicurezza" può apprendere la speciale camminata del protettore di strada che si sente "una carogna perbene", quell`"annacamento" che è il massimo del movimento con il minimo dello spostamento. La presenza che rassicura perché spaventa, la mezza parola, i baffoni a cespuglio o magari la loro variante padana, vale a dire il ciuffo manzoniano, quello dei bravi, tra i quali forse, all`inizio, c`era anche gente brava, di quella che vuole andare sino in fondo, sino a farsi cattiva per bontà. E` vero che mai in Sicilia le ronde dei picciotti erano state così apertamente legalizzate. Mai l`antistato aveva ricevuto il battesimo dello stato come è avvenuto ieri sulla Gazzetta ufficiale che ha pubblicato il decreto. Di sicuro, però, le ronde dei volontari della sicurezza hanno la stessa origine delle ronde dei picciotti. Con la differenza che, in Sicilia, le autorità solo fingendo di non vedere le aiutavano, anche perché davvero i picciotti allora, proprio come oggi i volontari delle ronde, rispondevano ad un reale bisogno di ordine: eliminare l`irrequietezza contadina che alimentava il delitto grave, spesso brutale; tenere a bada la rabbia dei braccianti e dei senza terra che facilmente si mutava in violenza. Si sa che gli eredi di quelle ronde di gabellieri e di campieri sono le bande dei picciotti che si disputano il controllo del territorio: ronde contro ronde. Insomma, sia pur schematicamente, è così che è nata la mafia secondo molti storici. Il piemontese Diego Gambetta, forse il più accreditato, la definisce «l`industria della protezione privata» che «pro duce, promuove e vende fiducia alla stregua di una qualunque azienda, attraverso l`uso di un marchio». Anche adesso, nelle città italiane dove si concentra l`immigrazione, il deperimento della fiducia pubblica sta generando l`incontro tra la domanda e l`offerta di protezione privata. Non è la prima volta che la Lega coglie il disagio, ma anziché risolverlo lo aggrava. E` infatti sicuramente vero che tra gli immigrati ci sono uomini famelici che  vanno in giro per il mondo non portando con sé mogli e famiglie. E spesso vivono di espedienti, in baracche e in comunità di soli maschi. Per alcuni la sessualità può diventare il luogo dove si ricovera tutta la deiezione e il senso della sconfitta: nella libido si concentrala voglia di promozione, l`insoddisfazione, la rabbia. Insomma c`è purtroppo una cultura di sinistra che si ostina a negare il rapporto tra immigrazione e criminalità e a non vedere che alcuni di questi uomini, stranieri e predatori, utilizzano l`organo sessuale come una pistola o come un coltello da piantare nel corpo delle nostre donne, per rivalsa inconsulta. Ecco perché la Lega, razzista per vocazione, ha l`occhio lungo. Le ronde, che anche i privati - in base a questo decreto - hanno il diritto di organizzare a pagamento, sono un altro dei prodotti della sua inesauribile creatività malefica. Con il risultato paradossale di uno stato che organizza l`antistato. A partire dal reclutamento che, Sicilia docet, avviene sempre tra gli spostati, i disoccupati, gli arrabbiati oltre che «in via prioritaria, tra gli appartenenti, in congedo, alle Forze dell`ordine, alle Forze armate e agli altri Corpi dello Stato», che sono gli ex in cerca di soprassoldo e di sopragloria. Gli uomini vengono messi in congedo perché hanno già dato e dunque non sono più adatti. Spesso i migliori di questi uomini d`ordine in pensione sono chiamati dalle università per raccontare quel che non possono più fare, si dedicano alla testimonianza e alla memorialistica, magari solo con i figli e i nipoti. Ebbene, adesso torneranno in servizio, coni` antiacido intasca e con la prostata infiammata e la voglia di dimenticare d`essere logorati. Non è da loro che viene il pericolo, anche se l`inadeguatezza comica è spesso all`origine di grandi tragedie. Il pericolo maggiore viene dai giovani energumeni che certamente li affiancheranno con l`idea mitica che si può anche diventare gangster al servizio della legge. Chi, infatti, è disposto ad arruolarsi nelle ronde, a iscriversi, come dice la Gazzetta Ufficiale, «nell`apposito elenco tenuto a cura del prefetto, previa verifica da parte dello stesso, sentito il Comitato provinciale per l`ordine e la sicurezza pubblica, dei requisiti necessari»? Disturbati, arditi civili, picciotti. Grazie alla legge daranno concretezza al mito della giustizia privata che viene prima del monopolio della forza, la giustizia che precede l`intervento dello Stato e saltai processi, le leggi, i tribunali, un mito ambiguo perché sempre accanto alla ripulsa c`è pure l`attrazione. E cosa significa che non sono armati? I pugni non sono armi?. E i piedi non sono armi? E se dovessero prenderle e magari pure farsi male, non diventerebbe naturale tenere, nascosti ma a portata di mano, qualche corpo contundente, o qualche arma più propria? Ed è ovvio che tutte le piccole comunità che si sentono in pericolo -e chi oggi non si sente in pericolo? - cercheranno di farsi la ronda privata, e un giorno ci saranno magari in giro anche le ronde di sinistra contrapposte a quelle di destra, e sempre le ronde coveranno gli estremismi. E quando le ronde si imbatteranno nel crimine davvero riusciranno a fermarlo in tempo senza produrre altro crimine? Insomma tutti capiscono che è stata attivata una mobilitazione di violenza, dove le ronde di popolo si organizzano e si sostituiscono allo Stato e agli specialisti di Stato che sono appunto poliziotti e magistrati, detentori di un sapere e di una tecnica- e anche di una speciale umanità - che nessuno può surrogare se nona rischio di creare appunto un antistato, fatto di mille ronde diverse in concorrenza tra loro, ronde che inevitabilmente degradano l`idea stessa di polizia, proprio come i guaritori di strada degradano la medicina. Non arriviamo a negare che qualche volta non ci sia dignità di giustizia anche nella giustizia privata. Ci spaventa l`idea che l`Italia diventi il paese delle ronde contrapposte. Dietro le tapparelle, al di là dei gerani ai balconi, protetto dai cortili vuoti, ribolle il magma dell`astio italiano: in questo momento due milioni di vicini di casa si stanno azzuffando e sempre per futili motivi. A riprova che la futilità in Italia è la cosa più seria del mondo.

 

 

 

 

 

 

Pechino, torce umane in piazza a Tienanmen; torna la protesta

• da La Repubblica del 26 febbraio 2009, pag. 8/9

di Federico Rampini

 

Un mistero avvolge il gesto disperato di due uomini e una donna che ieri hanno cercato di darsi fuoco nel centro di Pechino, vicino a Piazza Tienanmen. L`incidente è accaduto nel primo giorno del Losar, il Capodanno tibetano, una festività che quest`anno avviene in un clima di altissima tensione per l`avvicinarsi del primo anniversario della rivolta di Lhasa. «Venivano da fuori, per presentare delle lamentele al governo, la loro era una protesta individuale». L questa la versione laconica fornita dalla polizia di Pechino. I tre hanno cercato di darsi fuoco mentre erano in auto sulla via Wangfujin, una centralissima arteria commerciale a poca distanza da Piazza Tienanmen. La polizia ha bloccato un uomo e la donna, e afferma che «i due sono stati ricoverati in ospedale, curati e dimessi», mentre non dà notizie sul terzo uomo. Le fonti ufficiali tacciono su ogni altro dettaglio. Nessun accenno all`eventuale appartenenza dei tre a una minoranza etnica. L`auto immolazione è un estremo sacrificio già compiuto in passato dai monaci buddisti in diversi Paesi asiatici (si ricordano i bonzi che si uccisero così per protestare contro gli Stati Uniti durante la guerra del Vietnam). Nel 2001 sulla Piazza Tienanmen si diedero alle fiamme cinque seguaci di Falun Gong, la setta religiosa messa al bando nella Repubblica Popolare. Una terza ipotesi circolata ieri a Pechino è che i tre venissero dallo Xinjiang, la regione popolata dall`etnia uigura di religione islamica. L`autoimmolazione non rientra nelle forme di protesta tradizionali della minoranza musulmana, ma in questo caso potrebbe trattarsi di un attentato fallito. Altre volte degli uiguri sono stati arrestati mentre viaggiavano con liquidi esplosivi, e qualche attentato fu attribuito ai secessionisti islamici l`anno scorso nei mesi precedenti le Olimpiadi. L`accenno alle «proteste individuali» nel comunicato di polizia tende a sminuire la portata del gesto escludendo ogni significato politico. Pechino è effettivamente la meta di migliaia di cinesi che dalle provincie affluiscono ogni giorno per presentare "petizioni" al governo. Si tratta di uno strumento antichissimo - risale all`era imperiale - con cui le vittime di ingiustizie e soprusi si appellano all`autorità centrale. Tuttora la petizione è l`ultima speranza per molti contadini poveri, vessati e depredati dalle nomenklature locali. Ma la decisione della polizia di catalogare il gesto disperato di quei tre come «protesta individuale» può anche essere un tentativo di occultare la verità. Il sospetto che i tre possano essere tibetani è legato al movimento di boicottaggio passivo che è stato lanciato per le festività del Capodanno tibetano. Un periodo solitamente gioioso, che invece quest`anno si è aperto in un`atmosfera tragica. Da diverse settimane il governo cinese ha stretto ulteriormente la morsa repressiva che attanaglia il Tibet. I leader di Pechino sono preoccupati per l`accavallarsi di tre ricorrenze. Il Capodanno del Losar è una tradizione antichissima e molto sentita, le cui origini precedono la stessa religione buddista, e rinsalda il sentimento di unità nazionale e di diversità culturale dei tibetani. Inoltre si avvicina il primo anniversario della ribellione scoppiata a Lhasa il 14 e 15 marzo 2008, che sconvolse l`intero Tibet e scatenò una feroce repressione delle forze di polizia cinesi: con un bilancio finale di 18 morti secondo le autorità di Pechino, e 200 secondo il governo in esilio del Dalai Lama. Infine sempre a marzo saranno passati 50 anni dalla fuga in esilio del Dalai Lama. Fu nel 1959 infatti che si spezzò la fragile tregua tra il regime di Mao Zedong e i dirigenti buddisti di Lhasa: nei primi dieci anni dopo l`invasione del Tibet da parte dell`Esercito Popolare di Liberazione (1949), i comunisti sembrarono voler rispettare una certa autonomia, poi scattò la proibizione del culto; esplosero rivolte schiacciate nel sangue dalle forze armate cinesi e l`allora giovane Dalai Lama dovette andare in esilio in India. L`insieme di questi ricordi forma adesso una miscela esplosiva. Perciò Pechino ha preso misure di sicurezza eccezionali. Ventimila soldati e poliziotti dei reparti speciali antisommossa sono stati inviati a rinforzare il presidio militare del Tibet. Il governo ha sospeso la concessione di visti turistici, ripristinando di fatto lo stato d`assedio. Ma alla stretta repressiva si aggiunge un tocco di beffa: l`obbligo di «onorare le feste». Le autorità centrali vogliono che in Tibet regni un`apparenza di normalità, a cominciare dalla regolare celebrazione del Capodanno. L stata decretata un`intera settimana di vacanze obbligatorie. Insieme al massiccio afflusso di forze armate da P echino è giunto I` ordine di moltiplicare concerti, concorsi di bellezza, fuochi d`artificio, corse di cavalli e competizioni di tiro all`arco: tutto il folclore tibetano deve essere dispiegato in un`esibizione di tripudio orchestrata dal regime. La tv di Stato ha organizzato uno spettacolo di gala con 800 comparse che è andato in onda per quattro ore. Il Partito comunista ha perfino distribuito a37.000 famiglie dei buoni del valore di circa 100 euro perché facciano acquisti. Contro questa farsa di regime si è organizzato all`interno del Tibet un movimento per il boicottaggio passivo del Capodanno. É un sacrificio pesante rinunciare a una festività sentita almeno quanto il Natale dai cristiani. Ma per chi vuole manifestare il suo dissenso, e onorare la memoria delle vittime della repressione cinese, l`unico modo è disertare le celebrazioni. Questa resistenza passiva ha ricevuto la benedizione dello stesso Dalai Lama, che ha fatto proprio l` appello «No a Losar». Invece di partecipare alle feste organizzate in pubblico, i seguaci del boicottaggio si raccolgono in privato o accendono le candele votive di burro di yak nei monasteri. Il braccio di ferro silenzioso attorno al Capodanno ha raggiunto perfino Pechino. Un gruppo di studenti tibetani iscritti all`Università delle minoranze etniche della capitale ha chiesto alle autorità accademiche di cancellare tutte le celebrazioni previste. Gli è stato opposto un secco no: «La festa è obbligatoria».


 

 

 

 

 

 



 

 

 

 



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#17000 Da: "claudio bellavita" <claudio.bellavita@...>
Data: Gio 26 Feb 2009 2:05 pm
Oggetto: Fw: nuovo testo
clalb1
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sto sottoponendo a quanti più amici possibile questo documento, da infilare nei programmi elettorali per la provincia. Sono gradite anche le stroncature
----- Original Message -----
Sent: Thursday, February 26, 2009 2:58 PM
Subject: nuovo testo

tenendo conto delle tue e di altre osservazioni, diventa così:
 

Le scelte culturali in Piemonte risentono:

-di un deficit istituzionale di democrazia

-di una smodata attenzione ai ritorni giornalistici, che costituisce un altro aspetto del problema, visto che non è la comunicazione che crea la cultura

-di una notevole diffusione sul territorio di operatori culturali, quasi tutti su base volontaria, e spesso con qualificazione notevole

 

Il deficit di democrazia dipende dal fatto che la maggior parte dei fondi disponibili per la cultura viene erogata dalle 12 fondazioni bancarie più qualche fondazione privata. Bisogna dare atto che in genere queste erogazioni avvengono con criteri meditati. Anzi, le modalità operative della Compagnia di San Paolo, che ha selezionato uno staff di specialisti e studiato il funzionamento delle grandi fondazioni estere sta orientando al meglio anche le altre fondazioni. Forse sarebbe il caso di organizzare un seminario sul tema con funzionari e politici di tutta la regione.

Comunque, resta il fatto che sono loro a decidere, e che troppe volte vengono visti dai "politici della cultura" come un sorta di babbo Natale da blandire con letterine.

Va però rilevato che in qualche settore si sta saldando un "corto circuito" tra fondazioni e università che non solo esclude i politici, ma in certi casi pensa di poterne preparare se non precedere le decisioni. Mi riferisco a iniziative come Urban Center, dove la Compagnia e il Politecnico potrebbero sostituirsi al dibattito politico sugli indirizzi urbanistici. La democrazia degli enti locali è già abbastanza svalutata dalla legge Bassanini, che ha trasferito ai dirigenti il potere e la responsabilità delle delibere attuative, che sono diventate lente e macchinose e legate a complessi regolamenti sempre da modificare, perchè il mondo va avanti mentre il regolamento resta eguale. Se poi anche il dibattito politico viene condotto dai tecnici, ai consiglieri eletti non resta che azzuffarsi sul niente, sperando di essere ripresi dai giornali. 

 

La spasmodica attenzione al "ritorno" sui giornali, con foto e elogi dell'assessore competente svilisce molte scelte,soprattutto fa prevalere l'effetto "annuncio" sulla sostanza delle cose. In questo modo un mago della comunicazione come Soria è riuscito a sequestrare risorse in misura superiore (5 contro 3) al Film Festival, che ha ben altro spessore culturale e capacità di mobilitare una grande partecipazione, quella dei giovani e quella qualificata.

La formula originaria del Premio Grinzane, di affiancare alle giurie dei critici dei giovani possibili utenti culturali era interessante e originale. Peccato che con il crescere di attenzione intorno al premio penso che sia diventato impossibile trovare una classe delle superiori disponibile a leggere decine di libri e votarli, ma si continua a far finta che ci siano.  Ma siccome la formula Grinzane non è brevettata, si potrebbe applicare con qualche successo a altre manifestazioni culturali, che magari sono più sentite dai giovani. Forse si potrebbe anche trovare il modo di registrare le opinioni e le preferenze dei giovani dell’Erasmus, che sempre più numerosi scelgono Torino.

La vicenda Soria getta infine un altro allarme: il mancato controllo della gestione dei fondi. E i primi a accorgersene sono state le fondazioni, soprattutto la Compagnia, non gli enti locali, storditi e entusiasti dagli spazi giornalistici L'assessore continuamente bloccato dai propri funzionari, vincolato a criteri contabili piuttosto vetusti anche se aggirabili, non riuscirebbe mai a fare il 10% di quel che può fare un'associazione culturale in mano a uno spregiudicato comunicatore. Anche qui, c'è un deficit di democrazia.

 

Invece bisogna rilevare in modo positivo il fiorire di tantissime associazioni culturali su base volontarie, rette da persone di tutte le età, che si dedicano a sviluppare temi e ricerche, a coltivare tradizioni, a insegnare, a fare teatro o rassegne, con entusiasmo e preparazione. Nella mia modesta attività di circoscrizione, ne ho incontrate molte degne di ammirazione, ma ce ne sono in tutto il Piemonte, e forse sarebbe il caso di aprire un sito dedicato a loro, che si conoscano e conoscano le rispettive attitudini e programmi, per integrarsi e non duplicarsi. Meglio però che ci pensino dei giovani, per esempio di ingegneria informatica, magari con un piccolo contributo della Consulta Giovani della Regione perchè se ci mettiamo in mano all'ente pubblico o al CSI tempi e costi diventano spaventosi. In fondo basta esportare il sistema wikipedia in questo settore. E questo lavoro potrebbe servire a veloci consultazioni da parte degli enti locali, per condividere le decisioni e le scelte e comunicare i risultati. Riprendiamoci la democrazia e la partecipazione con i mezzi della comunicazione senza costi.

Un altro ruolo dell'ente locale potrebbe essere di suscitare associazioni culturali su basi etniche, che non siano il ballo della pignatta nelle feste nazionali, ma la domanda di traduzioni e pubblicazioni, di compartecipazione a eventi importanti nella storia culturale e politica, di riflessione critica sulle tradizioni di provenienza delle varie etnie presenti a Torino. Con particolare attenzione ai giovani di seconda generazione che frequentano le scuole e che dovrebbero essere incoraggiati a trovare nei loro insegnanti degli interlocutori su questi temi.

 

Ma per fare tutte queste cose occorrono più che soldi, spazi per ritrovarsi, che i giovani trovano solo nei bar e nelle panchine, a portata di spacciatore e micro delinquenza urbana. Gli enti locali piemontesi si occupano solo di infanti e di vecchietti, per i giovani non ci sono spazi sportivi facilmente accessibili, non ci sono luoghi di aggregazione autogestiti. E non c’è neanche posto in casa, dato che il comune si è venduto le aree fabbricabili per fare cassa, e quindi di case popolari per i loro genitori non se ne parla. Ci aveva pensato a suo tempo la Torino giolittiana, quella fascista, quella democristiana. Quella comunista ha smesso subito, forse non osando affrontare il problema degli immigrati extracomunitari.

Gli spazi ci sarebbero, eccome, basta pensare agli scantinati vuoti delle scuole e degli uffici comunali. Ma nessun funzionario si prenderà mai la responsabilità di firmare una delibera attuativa. Come superare il problema e incoraggiare l’associazionismo giovanile, questa è una sfida, quasi senza spesa, per i politici locali.

 

 

 

 

 
 

#17001 Da: giulio manfredi <manfredi61@...>
Data: Gio 26 Feb 2009 2:55 pm
Oggetto: Rassegna stampa sulle "ronde Ardito" e su altro ....
manfredi61@...
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"La Repubblica"
GIOVEDÌ, 26 FEBBRAIO 2009
 
Pagina VII - Torino
 
Le reazioni
 
Le "ronde Ardito" fanno discutere il Pd e i Radicali
 
 
 
 
VERA SCHIAVAZZI

A sorpresa, la sinistra torinese si è svegliata ieri mattina profondamente divisa sulle ronde. E, di più, separata sul modo stesso di intendere la politica, l´opposizione al governo Berlusconi, il modo di stare tra la gente, tra gli elettori di quei quartieri a rischio che fino a ieri costituivano la base sicura di ogni competizione elettorale e ora rischiano di preferire una guardia padana qualunque a un dirigente del Pd che grida allo scempio della Costituzione e alla democrazia in pericolo. È il risultato del sasso nello stagno lanciato da Giorgio Ardito (ma, prima di lui, da altre voci isolate all´interno del Pd e da alcuni magistrati, come Maurizio Laudi e Andrea Padalino) che ieri su Repubblica aveva dichiarato la necessità di non abbandonare il terreno e di utilizzare, anche da parte dei sindaci del suo partito, il decreto sulla sicurezza come un´occasione per promuovere il volontariato dei cittadini.
 
A Palazzo di Città, assente il sindaco Sergio Chiamparino, a Roma per la prima riunione della segreteria di Franceschini, la vicenda è allo studio degli uffici, e qualcuno ricorda come proprio le giunte di Chiamparino investirono con convinzione su esperienze come i volontari dei parchi e altre forme di "presidio democratico" delle zone invase da spacciatori e microcriminalità. E, mentre per questa sera è in programma un confronto tra l´assessore alla polizia municipale Beppe Borgogno, i pubblici ministeri Paolo Borgna e Andrea Padalino (contrario il primo, favorevole il secondo) e i comitati spontanei di Carlo Verra, ieri in molti hanno sentito il bisogno di prendere la parola. Oltre al responsabile provinciale della giustizia per il Pd, Maurizio Basile (di cui ospitiamo l´intervento a pagina XVII), hanno criticato le posizioni di Ardito i Radicali, sia con le parole di Silvio Viale sia con una nota dell´associazione Aglietta: «Ardito compie una pericolosa confusione, equiparando i volontari della solidarietà ai sedicenti "volontari della sicurezza". Ma non è la stessa cosa fare il "nonno vigile" davanti a una scuola, il volontario che porta cibo e acqua ai barboni (i paragoni sono i suoi) oppure, invece, perlustrare di notte il proprio quartiere, armato o non armato (chi ha il porto d´armi ha il diritto di girare armato)». Interviene anche Rocco Larizza, già deputato e segretario dei Ds torinesi: «Se un´iniziativa è sbagliata non diventa giusta perché la sinistra la fa propria: resta sbagliata. Pensiamo agli anni del terrorismo: era necessario dare una forte risposta civile, ma non per questo si pensò a ronde di delegati sindacali o quadri di partito, piuttosto si sensibilizzarono tutti i cittadini attraverso il famoso questionario promosso da Dino Sanlorenzo».
Un sostegno ad Ardito arriva invece da Giorgio Merlo, parlamentare Pd, ex Margherita: «Il tema della sicurezza non può continuare ad essere appaltato alla sola destra. I cosiddetti "volontari della sicurezza" non rappresentano affatto un pericolo né una lesione allo stato di diritto. Il bisogno di sicurezza tra i cittadini cresce e non vedo nulla di scandaloso che ci siano persone che fanno del volontariato in questo campo». E dal presidente di Mirafiori Nord Andrea Stara: «La nostra circoscrizione ha già fatto un accordo con i City Angels che va nello stesso senso. La sinistra rischia di rivelarsi impreparata».

 
 
GIOVEDÌ, 26 FEBBRAIO 2009
 
Pagina XXIII - Torino
 
NEL VOCABOLARIO DEL PD NON C´È LA PAROLA "RONDA"
 
 
 
Il senso dello Stato moderno risiede proprio nella rinuncia a farsi giustizia da sé
 
MAURIZIO BASILE *

Caro direttore, la comune appartenenza politica e, soprattutto, l´amicizia con Giorgio Ardito non mi impediscono di dirgli che sulle ronde non sono d´accordo.
Non sono d´accordo con il contenuto della sua intervista e non sono d´accordo con il titolo. La sua non è una provocazione per il PD. L´estate scorsa, il Pd lombardo con il segretario Maurizio Martina, già promotore del Pd del Nord ed oggi membro della neo segreteria nazionale di Dario Franceschini, proponeva l´istituzione delle "ronde democratiche". Un´espressione incomprensibile, forse un ossimoro. Come fa una ronda ad essere democratica?
Conviene provare a fare ordine. Provare a mettere in fila i pensieri.
La nascita dello stato moderno si caratterizza anche, e forse soprattutto, per il fatto che i privati hanno abbandonato l´uso della violenza come strumento di regolazione dei conflitti. Ed hanno devoluto l´uso della violenza in via esclusiva allo Stato, che la esercita in regime di monopolio. Questo il senso della nostra convivenza civile ed il nostro associarci in una forma che chiamiamo Stato: io privato cittadino mi sento sicuro, perché sono certo che soltanto gli organi dello Stato, secondo regole e procedure precise e predefinite, possono esercitare la forza contro di me. E tutti insieme noi consociati ci rassicuriamo nella comune fiducia che nessuno alzerà la sua mano sull´altro.
Sembra banale, ma è questa la ragione per la quale non si può condividere l´esistenza, l´istituzione o anche solo, come fa il ministro Maroni, il riconoscimento delle ronde. La nozione di ronda ha in sé l´idea della deterrenza e, quindi, della minaccia. Non importa che si tenga al guinzaglio un cane lupo oppure che ci si muova a gruppi in divisa. L´idea è quella lì.
Ma nello Stato moderno violenza e minaccia sono gemelli siamesi. Dove c´è l´una, c´è l´altra. Legittimata concettualmente la ronda, si tratterà soltanto di verificarne l´efficacia e, se il cane lupo non sarà sufficiente, nulla più osterà alla dotazione di un manganello.
Il nonno vigile, che aiuta i bambini ad attraversare la strada all´uscita da scuola, davvero non c´entra niente.
Nel vocabolario del nostro partito, che ha nel suo Dna l´essere democratico, non può trovare posto la parola "ronda".

* responsabile giustizia e sicurezza del PD provincia Torino

 
 
GIOVEDÌ, 26 FEBBRAIO 2009
 
Pagina XIII - Torino
 
Molotov contro negozio romeno
 
Raid in Barriera Milano, sul marciapiede una scritta: "Duce"
 
 
 
"Abbiamo aperto da una settimana. Altri segnali, ma pensavo a ragazzate"
 
FEDERICA CRAVERO

Torino come Roma? Questa ora è la preoccupazione che serpeggia nell´aria di Barriera di Milano dopo la scoperta, martedì mattina, di una serranda incendiata e un simbolo fascista in una gastronomia romena in via Monterosa 80.
Titolari due soci, un uomo romeno e una donna italiana, che hanno inaugurato il negozio appena pochi giorni fa, il 14 febbraio, e ora si trovano protagonisti di un episodio che mai avrebbero immaginato. Nella capitale una decina di giorni fa alcuni cittadini romeni sono stati aggrediti a colpi di spranga in due raid che hanno mandato in frantumi anche la vetrina di un venditore di kebab. A Torino ci si è fermati a un´intimidazione quando il negozio di alimentari era chiuso. Ma la paura che possa essere l´inizio di una campagna d´odio verso gli stranieri, soprattutto dopo il varo del decreto sulla sicurezza, è tanta. «Io di quello che è successo a Roma nemmeno avevo sentito parlare - dice Cristina S., la titolare - Sono arrivata alle otto meno un quarto per aprire il negozio e ho trovato la brutta sorpresa della serranda tutta annerita. Pensavo a una ragazzata, poi ho visto la scritta per terra e mi sono spaventata». Un cerchio diviso in quattro settori per le quattro lettere di "duce". Qualcosa che assomiglia a una croce celtica, anche se mal disegnata. O forse un nuovo simbolo di qualche gruppo che si ispira alla destra radicale.
L´azione dell´altra notte non è il primo episodio "anomalo" registrato dai negozianti. «La prima volta abbiamo trovato i volantini che avevamo distribuito in tutto il quartiere strappati e accartocciati sotto la saracinesca - continua la donna - Poi ho trovato i carabinieri che guardavano dentro la mia macchina, che avevo parcheggiato di fronte alla vetrina: qualcuno li aveva chiamati dando modello e targa della mia macchina e dicendo che era una vettura rubata. Volevano indispettirmi, ovvio. Ma non pensavo che si sarebbero spinti a tanto. E soprattutto ho paura di quello che potrebbero fare adesso. Per questo, adesso che il mio socio è in Romania, i miei amici non mi lasciano mai da sola in negozio. Sa cosa penso? Che magari non sanno nemmeno che io sono italiana, o forse ce l´hanno proprio con me perché mi sono messa in affari con uno straniero. Ma io sono ancora convinta, sono andata in Romania e mi sono innamorata di quel paese, così ho lasciato il lavoro da contabile dopo vent´anni per aprire questo negozio con un ex collega».
In realtà la gastronomia di via Monterosa non è l´unico negozio che vende salumi, formaggi e altri alimenti romeni nella zona. Ma è quello che ha scelto di farlo in maniera più ostentata, con un´insegna che riporta i colori della bandiera della Romania e l´inequivocabile scritta "Transilvania". Gli altri non hanno mai avuto problemi, ma dopo quello che è accaduto ai colleghi iniziano ad avere paura. «Dobbiamo togliere la bandiera dalla vetrina? Lei cosa dice? - chiede un panettiere che ha la vetrina poco distante - Qui noi stiamo bene, ma i nostri parenti che vedono la tv italiana e quegli episodi di razzismo e ci telefonano per sapere se abbiamo problemi».

 
 
 
 
 
"La Repubblica"
 
GIOVEDÌ, 26 FEBBRAIO 2009
 
Pagina 9 - Esteri
 
Parla Claudio Cardelli, presidente dell´associazione Italia-Tibet
"Nonostante la repressione la gente scenderà in piazza"
 
 
 
Il Dalai Lama è affranto, teme che molti fratelli cedano alle provocazioni dei cinesi
 
ANAIS GINORI

ROMA - «Il Dalai Lama è affranto, spaventato. Sa che molti tibetani sono talmente disperati che non hanno più nulla da perdere. E proprio per questo teme che si abbandonino alla violenza e all´estremismo». Claudio Cardelli ha un filo diretto con Dharamsala, dove vive il governo buddista in esilio. «Sono trent´anni che mi batto per la causa tibetana e non sono mai stato così pessimista», racconta il presidente dell´associazione Italia-Tibet, che ha indetto il 10 marzo una manifestazione davanti a Montecitorio.
Cosa potrebbe succedere ora?
«Nelle prossime due settimane ci sarà un´escalation. Il Losar, il capodanno tibetano, ha segnato solo l´inizio. Ci aspettiamo una rivolta ancora più dura ed esasperata di quella dell´anno scorso. Il 10 marzo si celebrerà l´esilio del Dalai Lama avvenuto nel 1959. Mezzo secolo che il legittimo leader del popolo tibetano vive fuori dal suo paese occupato. Sarà una data fortemente simbolica. Già sabato ci sarà la celebrazione voluta dai cinesi per festeggiare quella che loro chiamano �liberazione dal regime schiavista del Dalai Lama´. Per molti tibetani celebrare l´invasione dell´armata rossa è una provocazione».
Qual è l´appello del Dalai Lama?
«Il Dalai Lama ha ribadito il suo appello in favore della non-violenza. Ha paura che molti fratelli cedano alle provocazioni cinesi. Dappertutto coloro i quali osano uscire mostrando i loro ideali devono affrontare la detenzione e la tortura. In particolare sono state imposte delle restrizioni speciali nei monasteri, sono state lanciate di nuovo le campagne di rieducazione patriottica».
Sarà mai possibile riallacciare il dialogo con Pechino?
«Non credo. Il Dalai Lama chiede un´autonomia che è stata riconosciuta dal governo cinese già nel 1951 ma poi sempre disattesa. Tutti gli ultimi sviluppi mostrano le chiare intenzioni delle autorità cinesi: sottoporre il popolo a innumerevoli crudeltà e vessazioni intollerabili, e quindi costringere i tibetani a manifestare. Così la repressione potrà essere giustificata agli occhi del mondo. Noi non permetteremo anche la menzogna».
Cosa pensate di fare adesso?
«Il 10 marzo in tutte le capitali internazionali ci saranno cortei di supporto. Manifesteremo davanti alla Camera, poi marceremo con una fiaccolata fino al Colosseo. La questione tibetana non ha colore politico, è bipartisan. La cittadinanza onoraria appena consegnata al Dalai Lama da Roma e Venezia, con due sindaci di diversa appartenenza politica, lo dimostra».
Avete raccolto adesioni?
"Sono già centinaia. Speriamo che crescano ancora. Invitiamo tutti ad appendere una bandiera tibetana alle finestre, come è stato già fatto con le bandiere arcobaleno durante la guerra in Iraq. Il Tibet è un simbolo assoluto del pacifismo".
E´ anche una battaglia persa?
«E´ vero la Cina è un gigante. Ma il Dalai Lama dice: "Se pensi di essere troppo piccolo per combattere prova a passare una notte insieme a una zanzara"».
 
 
 
 
 
 
"La Repubblica", GIOVEDÌ, 26 FEBBRAIO 2009
 
Pagina 25 - Cronaca
 
Ronde con sponsor, è polemica: "No ai finanziamenti dei privati"
 
Galan: così la sicurezza finisce nelle mani di dilettanti
 
 
 
Il costituzionalista Merlini: norma ambigua, si rischia di tornare allo squadrismo
 
VLADIMIRO POLCHI

ROMA - Ronde mercenarie, finanziate da privati e sponsorizzate dalle aziende. Il decreto legge anti-stupri cela una falla: la possibilità per i "volontari della sicurezza" di incassare soldi da persone fisiche o giuridiche. Sarebbe la privatizzazione della sicurezza: «Un rischio gravissimo, da evitare a tutti i costi», avverte il presidente del Veneto, Giancarlo Galan. «Un passo verso l´abisso per lo Stato di diritto», tuona il costituzionalista Stefano Merlini.
Il decreto legge sulle ronde, pubblicato il 24 febbraio sulla Gazzetta Ufficiale numero 45, all´articolo 6 prevede che «i sindaci, previa intesa con il prefetto, possono avvalersi della collaborazione di associazioni tra cittadini non armati al fine di segnalare alle forze di polizia eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana». Le associazioni dovranno essere iscritte in un apposito elenco tenuto dal Prefetto. Il sindaco dovrà avvalersi «in via prioritaria» delle associazioni composte da personale delle forze dell´ordine in congedo. Poi al comma 5, il decreto aggiunge: le associazioni diverse da quelle composte da personale delle forze dell´ordine in congedo «sono iscritte negli elenchi solo se non siano destinatarie, a nessun titolo, di risorse economiche a carico della finanza pubblica». Ecco il punto: come si finanzieranno le associazioni tra normali cittadini? Chi provvederà al rimborso delle loro spese? Il decreto legge non esclude che i "volontari per la sicurezza" possano essere pagati da privati, persone fisiche o aziende: se non vorranno rimetterci di tasca propria, potranno farsi sponsorizzare. Nessuno glielo può impedire. Almeno stando alla lettura del testo. Salvo nuove sorprese che potranno arrivare dal decreto d´attuazione del Viminale, da adottare entro 60 giorni. Il ministro dell´Interno, Roberto Maroni, tiene infatti duro: nelle ronde verrà attuato «un controllo fortissimo da parte degli organi di polizia su chi vi partecipa». E su chi le finanzia?
«Giuridicamente non ci sono dubbi - spiega Stefano Merlini, costituzionalista a Firenze - la norma per come è scritta lascia la possibilità di un finanziamento privato delle ronde. Le associazioni di cittadini, riconosciute dall´articolo 18 della Costituzione, possono infatti chiedere contributi a chicchessia. Le ronde potranno dunque rivolgersi alla Confcommercio, Confesercenti, aziende o negozianti. Nella loro funzione di pubblica utilità potranno chiedere finanziamenti. Il rischio è uno squadrismo pagato da quella parte della popolazione che non si sente sufficientemente protetta. Di più, si può finire per istituzionalizzare un rapporto mafioso: io ti proteggo, tu mi paghi». Merlini è caustico: «Per lo Stato di diritto è il primo passo verso l´abisso».
Il rischio non viene sottovalutato neppure dal presidente del Veneto, Giancarlo Galan. «Non vedo nulla di male nel fatto che ci siano persone che invece di andare a giocare a carte all´osteria si interessino degli altri - premette - vedo invece qualche cosa di male nello spontaneismo esasperato, nel fai da te e nell´utilizzo politico di queste ronde. Credo debbano essere coordinate e fatte da persone istruite e che siano soprattutto carabinieri in pensione e alpini, cioè gente che ha una preparazione. Dilettanti allo sbaraglio in questo paese ne abbiamo visti un po´ troppi». Poi sul finanziamento privato delle ronde, aggiunge: «È un rischio da evitare a tutti i costi. La privatizzazione delle ronde non sarebbe una cosa giusta. Il fenomeno deve essere istituzionalizzato e controllato dall´amministrazione pubblica».
 
 
 
 
 



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#17002 Da: Salvatore Grizzanti <salvatore.grizzanti@...>
Data: Gio 26 Feb 2009 9:16 pm
Oggetto: lettera ai giornali astigiani
salvatoregri...
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Egr. direttore
Martedì 24 febbraio è stato il sessantesimo anniversario dell' invasione del Tibet da parte dell' esercito della Repubblica Popolare Cinese, mentre il 10 marzo sarà il cinquantesimo dell' insurrezione di Lhasa: sono giorni difficili per la il governo cinese sia per le ricorrenza tibetane sia sul lato dei diritti umani, ieri (25 febbraio) tre persone si sono date fuoco nei pressi di piazza Tienanmen. 5 000 sono le esecuzioni capitali, secondo le organizzazioni umanitarie, ogni anno; 500 000 i detenuti presso campi di lavoro; 30, secondo Amnesty International sono i giornalisti incarcerati per il loro lavoro ed altre 50 persone sono finite in prigione per aver espresso il loro pensiero su internet. Noi Radicali, da sempre impegnati sul fronte dei diritti umani, rinnoviamo l' invito a non dimenticare il problema dell' autonomia tibetana, della democrazia in Cina e della libertà religiosa ovunque nel mondo e per questo abbiamo chiesto al Comune di Asti di aderire all' Associazione di Comuni, Province, Regioni per il Tibet, che ha sede presso il Consiglio Regionale della Regione Piemonte e ,per questo, chiediamo ai cittadini astigiani di esporre alle finestre la bandiera tibetana reperibile contattandoci a radicali.asti@....

Salvatore Grizzanti
coordinatore provinciale Associazione Radicale Adelaide Aglietta

#17003 Da: GRAF <postagraf@...>
Data: Gio 26 Feb 2009 11:25 pm
Oggetto: Molto Grillo Per Nulla?
graal_2004
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In diretta da Broadway...*, la "Società dello Spettacolo" PRESENTA:

Firenze, 8.3.09: Liste civiche a 5 stelle [Dallo Staff di Beppe Grillo]

Caro Organizer,
L’8.3.09 si terrà a Firenze la 1^Giornata Nazionale delle Liste Civiche a 5 Stelle; durante l’incontro alcuni dei principali esperti di settore [energia, ambiente, tecniche smaltimento rifiuti, sviluppo economico e ogni  tematica che interessi i comuni] illustreranno esperienze, strategie e iniziative efficaci. Nel pomeriggio è prevista una sessione ove i rappresentanti di lista e gli organizer dei Meetup potranno presentar una loro esperienza diretta sul territorio; per farlo devi inviar una richiesta a listeciviche@... indicando nome, cognome, riferimenti e presentazione in .ppt con titolo, autore, città, indice, contenuti e conclusioni entro il 4/3;
le presentazioni dovranno durare 10 minuti e verrà data priorità alle liste.
Programma: h.9.15 accredito; introduzione Beppe Grillo; politica Marco Travaglio; ambiente Maurizio Pallante; economia Beppe Scienza; rifiuti e riciclo Marco Boschini, Matteo Incerti; connettività Anti Digital Divide (da confermare); diritti dei cittadini Sonia Alfano; acqua Riccardo Petrella (da confermare). Break

Presentazione sito Liste Civiche; interventi delle Liste Civiche e dei Meetup; conclusioni - Beppe Grillo
I posti sono limitati, per iscriversi accreditati su: http://www.beppegrillo.it/listeciviche/registration.html
A presto,
Lo Staff di Beppe Grillo.* Il Supporto Meetup: support@... - 632 Broadway, New York, NY 10012 USA 


In allegato, il commento di un grillino dissenziente (organizer di Macerata)


#17004 Da: GRAF <postagraf@...>
Data: Ven 27 Feb 2009 12:15 am
Oggetto: Dio c’è, e non tifa Cgil
graal_2004
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Il batacchio (della campana) cade e colpisce segretario Cgil: insolito episodio durante una festa a Tavole [Stampa-IM,17.2.09,p.61]

Quasi una maledizione: 15 anni fa era successo al padre, a un funerale; ora è toccato al figlio, ma stavolta è andata “meglioâ€: il batacchio s’è staccato all’improvviso dalle campane che suonavano a festa, scendendo a terra come un missile, centrandolo a un braccio e a una coscia, facendolo finir in ospedale; la cosa, già tragicomica in sé, si fa ancor più curiosa  se si pensa che la vittima del pesante  pezzo di ferro, certamente benedetto, è il Segretario provinciale Cgil, E.Revello, che da 6 mesi ha sostituito C.Porchia*. Il batacchio è precipitato dal campanile della chiesa di Tavole, ridente (!) paese dell’entroterra imperiese, domenica mattina, nel bel mezzo della festa patronale di S.Benedetto (messa, processione, pranzo, perfino un falò), alla quale stavano partecipando molte persone, fra cui lo stesso segretario Cgil. Vittima designata dal fato? Non si sa, ma qualche sospetto c’è, visti i precedenti familiari. Qualcuno già grida al Peppone e Don Camillo, con tanto d’intervento divino. Proprio durante lo scampanio, infatti, è successo l’imprevedibile: il batacchio della campana s’è staccato mentre il lato obliquo era rivolto verso il muretto dov’era seduto Revello; il ferro di oltre kg.2 ha seguito la traiettoria impostagli dall’oscillazione, puntando dritto sull’uomo. Ciò che lascia perplessi è la familiarità: 15 anni fa il papà era a un funerale a Villa Talla, aspettava l’uscita del feretro dalla chiesa; le campane suonavano mestamente: a un certo punto, un oggetto pesante, con un sibilo sinistro, si conficcò nel terreno a pochi cm. dall’uomo e dai suoi amici, miracolosamente senza colpir nessuno. Era il batacchio della campana. Un caso?

*[dal latino: porkia = cose porke (neutro plurale). Che fosse lui il vero obiettivo?]

Compagni! La campagna elettorale è iniziata! Magari a Chianciano non si parlerà di liste europee (lo dice la Bonino, smentita da Pannella), ma certo è... che Dio in persona ha aperto i giochi!

#17005 Da: GRAF <postagraf@...>
Data: Ven 27 Feb 2009 12:18 am
Oggetto: Re: Dio c’è, e non tifa Cgil
graal_2004
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Ovviamente, "Dio c’è, e non tifa Cgil" sta per "DIO C'E', e NON tifa CGIL"

Il giorno 27 febbraio 2009 1.15, GRAF <postagraf@...> ha scritto:

Il batacchio (della campana) cade e colpisce segretario Cgil: insolito episodio durante una festa a Tavole [Stampa-IM,17.2.09,p.61]

Quasi una maledizione: 15 anni fa era successo al padre, a un funerale; ora è toccato al figlio, ma stavolta è andata “meglio”: il batacchio s’è staccato all’improvviso dalle campane che suonavano a festa, scendendo a terra come un missile, centrandolo a un braccio e a una coscia, facendolo finir in ospedale; la cosa, già tragicomica in sé, si fa ancor più curiosa  se si pensa che la vittima del pesante  pezzo di ferro, certamente benedetto, è il Segretario provinciale Cgil, E.Revello, che da 6 mesi ha sostituito C.Porchia*. Il batacchio è precipitato dal campanile della chiesa di Tavole, ridente (!) paese dell’entroterra imperiese, domenica mattina, nel bel mezzo della festa patronale di S.Benedetto (messa, processione, pranzo, perfino un falò), alla quale stavano partecipando molte persone, fra cui lo stesso segretario Cgil. Vittima designata dal fato? Non si sa, ma qualche sospetto c’è, visti i precedenti familiari. Qualcuno già grida al Peppone e Don Camillo, con tanto d’intervento divino. Proprio durante lo scampanio, infatti, è successo l’imprevedibile: il batacchio della campana s’è staccato mentre il lato obliquo era rivolto verso il muretto dov’era seduto Revello; il ferro di oltre kg.2 ha seguito la traiettoria impostagli dall’oscillazione, puntando dritto sull’uomo. Ciò che lascia perplessi è la familiarità: 15 anni fa il papà era a un funerale a Villa Talla, aspettava l’uscita del feretro dalla chiesa; le campane suonavano mestamente: a un certo punto, un oggetto pesante, con un sibilo sinistro, si conficcò nel terreno a pochi cm. dall’uomo e dai suoi amici, miracolosamente senza colpir nessuno. Era il batacchio della campana. Un caso?

*[dal latino: porkia = cose porke (neutro plurale). Che fosse lui il vero obiettivo?]

Compagni! La campagna elettorale è iniziata! Magari a Chianciano non si parlerà di liste europee (lo dice la Bonino, smentita da Pannella), ma certo è... che Dio in persona ha aperto i giochi!


#17006 Da: giulio manfredi <manfredi61@...>
Data: Ven 27 Feb 2009 9:12 am
Oggetto: BEPPINO ENGLARO: LA DENUNCIA ARRIVA DAL PIEMONTE ...
manfredi61@...
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ELUANA: DAL PIEMONTE UNA DENUNCIA PER OMICIDIO VOLONTARIO
(ANSA) - ALESSANDRIA, 26 FEB - Una denuncia per omicidio volontario sul caso di Eluana Englaro e' stata presentata alla procura di Udine dal 'Comitato verita' e vita'.
L'associazione, che ha sede a Casale Monferrato (Alessandria), precisa che l'iniziativa e' 'al di fuori di ogni intento polemico e autoreferenziale'. 'Abbiamo ritenuto doveroso - viene spiegato in una nota - fare appello alla giustizia penale, principale strumento istituzionale di tutela dei diritti inviolabili dell'uomo riconosciuti dalla Costituzione della Repubblica'. Il comitato 'auspica che la giustizia possa esprimersi con la necessaria serenita' e consapevolezza, secondo la lettera e lo spirito della Costituzione e della legislazione vigente'. (ANSA).
 
 
 

http://www.corriere.it/cronache/09_febbraio_27/eluana_beppino_englaro_d83eda48-04a0-11de-bb75-00144f02aabc.shtml

 

IndagIni nei riguardi di 14 persone

 

Morte Eluana, Beppino Englaro
indagato per «omicidio» volontario

La denuncia è stata inviata dall'associazione «Scienza e vita» alla Procura della Repubblica di Udine

 
UDINE - Una denuncia per omicidio volontario è stata inviata dall'associazione «Scienza e vita» alla Procura della Repubblica di Udine in relazione alla morte di Eluana Englaro, la donna deceduta il 9 febbraio scorso nella casa di riposo La Quiete del capoluogo friulano dopo 17 anni in stato vegetativo persistente.
ATTO DOVUTO - In seguito alla denuncia - si è appreso in serata da fonti investigative friulane - il Procuratore della Repubblica di Udine, Antonio Biancardi, quale atto dovuto indaga nei riguardi di 14 persone, fra le quali il papà di Eluana, Beppino Englaro, l'anestesista Amato De Monte che ha guidato l'équipe medica che ha attuato il protocollo per il distacco del sondino della donna, e 12 componenti dell'associazione «Per Eluana». L'associazione aveva preso in carico la donna dalla clinica privata di Lecco, la notte del 2 febbraio scorso, per portarla alla casa di riposto «La Quiete» di Udine dove, sulla base del decreto della Corte d'appello di Milano, è stato attuato il protocollo per l'interruzione dell'alimentazione e dell'idratazione.
LE FOTO - Intanto giovedì c'è stato il secco «stop» al sequestro delle foto di Eluana Englaro nella stanza della casa di riposo La Quiete di Udine arrivato dalla Procura della Repubblica di Trieste. Il sostituto Procuratore Federico Frezza ha deciso di non convalidare il sequestro delle foto (in tutto una 130-140) scattate a Eluana, il giorno prima della morte, dal fotogiornalista Francesco Bruni che le aveva consegnate ai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Udine, su richiesta degli stessi militari. Le foto erano state acquisite dai Carabinieri con un provvedimento di sequestro probatorio d'iniziativa della Polizia Giudiziaria e questo ha reso necessaria la convalida da parte della Procura di Trieste, competente per territorio perché Bruni ha consegnato le immagini nella sede del Comando Provinciale del capoluogo giuliano. Il pm Frezza ha ritenuto «inesistente in radice» l'ipotesi di reato formulata dai Carabinieri (inosservanza dei provvedimenti dell'autorità; art. 650 del Codice Penale) dal momento che, per lui, non esiste alcun provvedimento dell'autorità e il protocollo per l'interruzione di alimentazione e idratazione di Eluana è una scrittura privata.


27 febbraio 2009



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#17007 Da: giulio manfredi <manfredi61@...>
Data: Ven 27 Feb 2009 10:26 am
Oggetto: CASO ENGLARO E TESTAMENTO BIOLOGICO/DOMANI MATTINA TAVOLO A TORINO.
manfredi61@...
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(Il capo-tavolo è Andrea Trigolo. Appuntamento in sede, via Botero n. 11/f, alle 10:15 per prendere il materiale)
 
 

CASO ENGLARO/TORINO/DOMANI MATTINA TAVOLO RADICALE PER RACCOLTA FIRME SU TESTAMENTO BIOLOGICO E PER SOLIDARIETA’ A BEPPINO ENGLARO.

 

 

Domani, sabato 28 febbraio, a Torino, in Piazza San Carlo (portici fronte Banco San Paolo), dalle 10:30 alle 13:00, la Cellula Coscioni di Torino e l’Associazione Radicale Adelaide Aglietta terranno un banchetto di raccolta firme sulla petizione dell’Associazione Luca Coscioni per il testamento biologico.

 

Al tavolo saranno presenti Paola Cirio (tesoriere Cellula Coscioni) e Andrea Trigolo (giunta segreteria Associazione Aglietta), che hanno dichiarato:

 

“Sono firme che valgono doppio. Valgono per manifestare concretamente la volontà dei cittadini italiani di arrivare ad una legge “per” il testamento biologico e non “contro” il testamento biologico. Gli Azzeccagarbugli del centro-destra stanno lavorando alacremente affinché si avveri la seconda ipotesi. Ma sono firme che valgono anche come segno di solidarietà a Beppino Englaro, indagato per omicidio volontario a seguito di una denuncia presentatata dal “Comitato Verità e Vita”, con sede legale a Casale Monferrato (AL).

Invitiamo coloro per cui la “Verità” e la “Vita” non rappresentano idoli a cui sacrificare la verità sulla vita e sulla morte reali, di Eluana Englaro come di tutti,  a raggiungerci al tavolo.

Se non ora quando?”

 

 

Torino, 27 febbraio 2009

 

 

 

Testamento biologico: Firma online la petizione al parlamento

http://www.lucacoscioni.it/petizioneeutanasia

 

 

www.associazioneaglietta.it

 

 

 


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#17008 Da: giulio manfredi <manfredi61@...>
Data: Ven 27 Feb 2009 12:52 pm
Oggetto: Rassegna stampa:
manfredi61@...
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"La Repubblica", VENERDÌ, 27 FEBBRAIO 2009
 
Pagina III - Torino
 
L´iniziativa
 
Sì alle case segrete per donne violentate
 
 
 
 
OTTAVIA GIUSTETTI

Sedicimila piemontesi hanno messo la propria firma sotto la proposta di legge regionale che istituisce i centri antiviolenza e le case segrete per le donne vittime di violenza. Se tutto andrà per il verso giusto, la norma sarà approvata entro l´8 marzo, giorno della Festa della donna.

Un aiuto concreto per le donne vittime di violenza. Una occasione per liberarsi e ricominciare. Una possibilità garantita dalle istituzioni. È quel che hanno chiesto sedicimila cittadini piemontesi firmando l´appello perché il governo regionale istituisca, con una legge, i centri anti-violenza con case segrete per tutte le donne che hanno bisogno di aiuto e che cercano un posto sicuro dove rifugiarsi. Dopo anni finalmente la legge arriva in Consiglio regionale e forse sarà votata proprio per l´8 di marzo. Nonostante i recenti provvedimenti del governo si concentrino sulla difesa della sicurezza dei cittadini contro gli stupri da parte di estranei, resta, infatti, la violenza domestica il fenomeno più preoccupante, e sotterraneo. Le botte, le pressioni psicologiche, le persecuzioni che nascono tra le mura della propria casa, quelle alle quali è più difficile sfuggire e che si crede non lascino spazio per alcuna via d´uscita.
Lo dimostrano anche i dati che riguardano l´attività del Telefono Rosa a Torino nell´ultimo anno e che saranno presentati la sera del 4 marzo in occasione di uno spettacolo organizzato al Teatro Vittoria che si intitola «Meno male!». Insieme ai diversi servizi esterni, (come Presenza Amica alla Stazione Porta Nuova e Vicino a Te, il camper itinerante su tutto il territorio della Regione) il report dell´attività del 2008 evidenzia che dei circa mille contatti avvenuti tra telefono e di persona, quasi tutte le donne che hanno denunciato maltrattamenti hanno figli, conviventi, sono sposate o fidanzate. L´84 per cento di coloro che si sono rivolte al Telefono Rosa sono di nazionalità italiana. Sono state accolte 76 violenze sessuali, 356 casi di violenza fisica, 482 donne che presentavano violenza psicologica, 389 hanno segnalato minacce fisiche di consistente entità. Importantissimi due ultimi dati: i 31 casi di mobbing ma soprattutto le 99 donne accolte che segnalavano azioni di stalking nei loro confronti. Si tratta di un fenomeno che è sempre esistito ma che solo di recente ha trovato una definizione, e che indica una serie di persecuzioni. Quasi cento donne che, nello stalking, vedono la minaccia per la loro serenità, incolumità e a volte anche per la propria vita. Dato essenziale, che rimanda alla assoluta necessità, in tempi rapidi, dell´approvazione di una legge definitiva e chiara in materia.
La legge regionale per l´istituzione dei centri anti-violenza e delle case segrete è passata dalle Commissioni Sanità e Bilancio ed è attesa in Consiglio per la votazione finale la prossima settimana. Si tratta di un provvedimento che renderebbe strutturale e sistematica la tutela delle donne nella nostra regione che sono vittime di violenze. I centri dovranno essere ben riconoscibili e pubblicizzati per dare a tutti la possibilità di sapere che esistono. Vi si occuperanno della prima accoglienza esperti psicologi e avvocati. Ma saranno poi collegati, invece, a case segrete, non individuabili dal "persecutore", dove le donne violentate saranno ospitate anche con i propri figli. E ancora un ulteriore passaggio: saranno istituite case anche per l´accoglienza in una seconda fase, quando la vittima potrà tornare lentamente alla propria vita sociale, cercare un lavoro e rendersi indipendente dal proprio persecutore. «Si tratta di una proposta di legge molto completa, forse la più completa in Italia - dice Laura Onofri, del comitato promotore - perché ha l´obiettivo di sostenere la donna lungo tutto il suo percorso di "liberazione" anche quando la fase peggiore e passata ma la dipendenza economica la mantiene legata al suo violentatore».

 
 
 
 
 
"La Stampa", 27 Febbraio 2009, pag. 17

Maroni: pugno duro contro il “fai da te”
 
ROMA

Il ministro dell’Interno Roberto Maroni respinge quelle che ha definito «preoccupazioni infondate sulle ronde». «Non appena il Parlamento approverà il decreto - ha aggiunto - stabilirò regole ferree. Da quel giorno non saranno più consentite le ronde fai da te, e ce ne sono a centinaia. Non voglio più tollerare una situazione nella quale chiunque si svegli alla mattina fa una ronda personale la sera». La precisazione del ministro risponde ad alcune preoccupazioni che erano state sollevate, ma non mette fine alle polemiche. «Maroni dica con chiarezza - ha affermato il presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati - che le ronde non saranno finanziate dai privati. In caso contrario lo Stato si troverebbe ad abdicare a una delle sue funzioni primarie, garantire la sicurezza dei cittadini». Sonia Alfano, a nome dei componenti dell’Associazione Nazionale Famigliari Vittime di Mafia, ha alzato il tono della polemica affermando: «Ci chiediamo se qualche membro del governo abbia valutato quali effetti potrà avere la legalizzazione delle ronde nelle regioni del Sud il cui territorio è capillarmente controllato dai clan mafiosi e dove le ronde finiranno per essere composte da sgherri, esattori del pizzo e manovalanza di Cosa Nostra». Anche il Cocer (Consiglio centrale di Rappresentanza) della Guardia di Finanza «non può astenersi» dall’esprimere il proprio dissenso. Il Cocer ricorda «che oggi l’organico di tutte le Forze di Polizia, pari a circa 350.000 uomini, rappresenta, in Europa, il più alto numero di operatori in rapporto alla popolazione esistente. Sarebbe auspicabile, recuperare al servizio operativo buona parte di quel personale impiegato alle dipendenze di ex cariche istituzionali dove il più delle volte svolge funzioni di autieri. A tal proposito vogliamo solo citare un dato dell’Associazione Contribuenti Italiani, da dove si evince che l’Italia ha conquistato il nuovo record mondiale per il parco auto blu che conta 607.918 unità».
 
 
 
 
 
"La Stampa", 27 Febbraio 2009, pag. 23

Cacciatori a sedici anni. Nel mirino c’è la riforma

Il centrodestra: fucile ai ragazzi, purché accompagnati da un adulto

La proposta è di quelle destinate a suscitare talmente tante polemiche che secondo il senatore del Pd Roberto Della Seta «non approderà a nulla». Ma intanto in Senato c’è e fa discutere: abbassare a 16 anni l’età per andare a caccia. L’istanza si trova all’interno del testo unico a cui sta lavorando il senatore ligure del Pdl Franco Orsi. A lui sono toccati l’onere e la fatica di raccogliere in un testo condiviso le 9 proposte che parlamentari di centrodestra hanno depositato in Senato.
In commissione Ambiente era stata sollevata l’esigenza di rivedere la legge 157 del ‘92, una specie di Bibbia della caccia che ormai richiedeva un intervento di manutenzione straordinaria. In questo clima c’è stata una gara di idee da parte di parlamentari Pdl, tutte nella direzione di un’ampia deregulation. Orsi ha cercato di trovare una linea comune smussando le asperità più controverse. Il risultato: di 37 articoli della vecchia norma 21 saranno modificati. Quello che ha suscitato più attenzione è il 12 che al comma 8-bis recita: «Chi abbia compiuto il sedicesimo anno di età e abbia superato l’esame per l’abilitazione all’esercizio venatorio riceve dalla questura competente per territorio un attestato di tirocinio», in cui sono riportati i nomi di tre cacciatori con licenza da almeno 5 anni, uno dei quali dovrà sempre accompagnare «il tirocinante al quale il fucile è reso in comodato».
Quindi, un fucile in mano ai sedicenni. Orsi precisa: «I sedicenni non potranno avere il porto d’armi né potranno recarsi a caccia da soli. Dovranno chiedere una specie di foglio rosa per essere introdotti all’attività venatoria, presentando una richiesta di utilizzo del fucile vidimata da chi esercita la patria potestà. E, dovranno essere indicati alle autorità di polizia i tre cacciatori, con licenza da almeno cinque anni, che si facciano carico di accompagnare il ragazzo, uno alla volta».
Una serie di vincoli, dunque, ma resta da chiedersi perché sia necessario questo rito di iniziazione in così verde età. «Si tratta - spiega Orsi - di stabilire una filiera di continuità nell’attività venatoria, da padre in figlio, una tradizione che si perpetua». E perché scandalizzarsi tanto, aggiunge il parlamentare, quando «a sedici anni si possono comprare sigarette, si può bere whisky, si può condurre una moto e sparare in poligono. E la caccia no?».
Guerra di religione
Il tono è perentorio e rivendicativo, tant’è che Della Seta - capogruppo Pd in commissione Ambiente - è scettico: «Noi saremmo, in linea di principio, disponibili a rivedere la 157, ma la norma sui sedicenni ci sembra, francamente, un segnale discutibile che mandiamo al Paese. E’ pur sempre un’arma in mano a un ragazzo. E poi al centro di tutto c’è il cacciatore e non il principio costituzionale della tutela della fauna selvatica. Non vorrei che questa norma riaccendesse la guerra di religione tra cacciatori e animalisti, altrimenti non veniamo a capo di alcuna riforma».
La Lipu (Lega per la protezione degli uccelli), così come altre associazioni, sta già facendo una battaglia preventiva. «Non ci convince la caccia a 16 anni - dice il direttore Claudio Celada - e questo è ovvio, ma non ci piacciono neppure il prolungamento della caccia oltre il tramonto, l’indebolimento delle protezioni per la fauna, le varie forme di deregulation». Fin qui la disputa. E pensare il ddl non è stato ancora presentato.

 
 
 
 
"La Stampa", 27 Febbraio 2009, pag. 1

 
BUONA RONDA, MALA RONDA


Fabrizio Rondolino


Che brutta parola, «ronda»: eppure nasce con un significato esclusivamente tecnico, alla fine del Cinquecento e su prestito spagnolo, per indicare un «servizio armato svolto da più militari a scopo di vigilanza, specialmente notturna» (così il Cortelazzo-Zolli).
Oggi «ronda» significa piuttosto squadraccia, ed è questo il primo motivo per cui il provvedimento del governo ha suscitato tante reazioni negative. Il secondo motivo risiede nella natura di questo governo, o per meglio dire nella cultura politica che lo informa, non di rado autoritaria e xenofoba. Dobbiamo dunque compiere un doppio sforzo, lessicale e politico, per chiarirci le idee.
La democrazia, così come la scoprì Tocqueville in America, non è tanto il voto per delega (che anzi ne è una limitazione oggettiva, seppur dettata da motivi pratici), quanto l’autogoverno.
Jefferson invidiava gli Indiani d’America, la cui società non aveva (quasi) bisogno dello Stato perché tutti cooperavano alle imprese comuni. Una società che si auto-organizza, che cioè assume su di sé la responsabilità del proprio governo, delegando alla sovrastruttura burocratica statale soltanto il minimo indispensabile, non soltanto è una società più democratica, ma è anche una società più libera.
D’altro canto, la storia è costellata di associazioni di cittadini di ogni genere.

Eper ogni Ku Klux Klan ci sono centinaia di società di mutuo soccorso, gruppi di volontariato, associazioni civiche che hanno contribuito e contribuiscono meglio dello Stato al benessere della comunità. L’autogoverno nasce dalla constatazione che se sono io ad occuparmi dei miei affari, è probabile che me ne occupi meglio di un altro; e dalla convinzione che il potere - qualsiasi potere - più è vicino e più è controllabile.
La storia della sinistra, poiché è anche in gran parte storia del divenire della democrazia e della libertà, è ricca di associazionismo: anzi, ne è forse la patria ideale. Perché dunque ci scandalizziamo tanto alle «ronde» di Maroni?
Il testo di legge e le dichiarazioni del ministro sono piuttosto chiari: i gruppi di volontari non saranno armati, verranno selezionati prevalentemente fra ex poliziotti ed ex militari, saranno addestrati con cura, servirà l’autorizzazione del prefetto... Insomma, dal punto di vista della legalità e dello Stato di diritto non sembrano esserci falle. Eppure le «ronde» ci spaventano.
Se però prescindiamo dal contesto politico, e ci togliamo gli occhiali dell’ideologia, scopriremo che le «ronde» in sé possono essere uno strumento di grande utilità non soltanto per rendere più sicuri i nostri quartieri (e non si capisce perché questo argomento debba essere appaltato in monopolio alla destra), ma anche per migliorare sensibilmente l’integrazione etnica nel nostro Paese.
Contro la violenza sessuale, negli Anni Settanta gruppi di femministe organizzavano pattugliamenti notturni delle strade, con l’intento di «riprendersi la notte» rendendola, semplicemente, un po’ meno buia e deserta. Le «ronde» - quelle femministe di trent’anni fa e quelle di oggi - sono come lampioni accesi nelle nostre strade. Una strada deserta è molto più pericolosa di una strada dove ogni tanto passa, o potrebbe passare, qualcuno. Il serial killer procederà indisturbato nelle sue malefatte: ma centinaia di balordi semplicemente gireranno alla larga.
Città rese pacificamente più sicure sono un diritto di ciascuno di noi; conquistare e difendere questo diritto senza affidarsi soltanto allo Stato rafforza i vincoli della comunità e allontana la paura; e se la paura se ne va, sarà più facile per tutti, e non soltanto per alcuni, distinguere fra un kebabbaro e un teppista.
Dovremmo riprenderci la notte tutti insieme: e organizzare in ogni città cento, mille ronde multietniche, allegre, colorate e chiassose.

 
 
 

"La Repubblica", VENERDÌ, 27 FEBBRAIO 2009
 
Pagina 4 - Esteri
 
Torino, il cardinale Poletto attacca: "Un errore l´intervista a Küng"
 
 
 
Il teologo tedesco aveva criticato il Papa per la riammissione dei lefebvriani
 
VERA SCHIAVAZZI

TORINO - Una lunga intervista al teologo svizzero Hans Küng, assai critica come già nel passato verso Benedetto XVI, pubblicata dal quotidiano La Stampa. E l´immediata protesta dell´arcivescovo di Torino, cardinal Severino Poletto, e di tutti i vescovi piemontesi, «amareggiati» per la scelta del giornale «proprio mentre la Chiesa torinese è impegnata nella preparazione di una nuova Ostensione della Sindone nel 2010, e si prepara in quell´occasione a accogliere con entusiasmo il Santo Padre». La polemica, non l´unica che in questi giorni ha visto impegnato l´arcivescovo (in precedenza aveva dichiarato di «pregare» affinché la presidente della Regione Mercedes Bresso cambiasse idea sul caso Englaro), è esplosa ieri pomeriggio con due note diffuse dagli uffici della Curia. Non senza scalpore per quello che un autorevole collaboratore della Stampa come Gianni Vattimo ha già definito «il tentativo di censura di chi si sente ormai in minoranza».
L´intervista a Küng, il principale teologo cattolico del dissenso, tra i primi a contestare proprio l´infallibilità papale, era stata pubblicata il giorno prima da Le Monde e titolata in modo analogo («La chiesa cattolica rischia di diventare una setta»), senza che per altro né le gerarchie cattoliche francesi né altri protestassero per l´iniziativa del quotidiano di Parigi. Punto centrale del colloquio, la revoca delle scomuniche, e la successiva correzione di rotta, verso il vescovo lefebvriano negazionista Richard Williamson: «Anche se il Papa non era a conoscenza dei discorsi negazionisti e lui personalmente non è antisemita, tutti sanno che quei quattro vescovi lo sono - ha dichiarato Küng -. Il problema fondamentale è l´opposizione al Concilio Vaticano II e il rifiuto di un nuovo rapporto con l´ebraismo: un Papa tedesco avrebbe dovuto valutare meglio la questione e mostrarsi privo di ambiguità sull´Olocausto, come ha prontamente fatto la cancelliera Angela Merkel».
Parole più che sufficienti, una volta che l´intervista è stata ripubblicata sul quotidiano torinese, per spingere Poletto a manifestare «sconcerto e amarezza» e a invitare i fedeli «in questo tempo di Quaresima a pregare affinché il Signore doni al Santo Padre il suo conforto e gli faccia sentire tutta la nostra vicinanza e totale sintonia col suo Magistero». «Auspico - ha aggiunto il cardinale - un atteggiamento maggiormente attento verso la chiesa cattolica (…). Torino ama il Papa e lo attende con affetto». Parole analoghe sono arrivate dalla Conferenza episcopale piemontese: «Un attacco infondato che alimenta la disinformazione. Ci meraviglia che un giornale come la Stampa non sappia valutare posizioni che vorrebbero presentarsi come aperte e innovatrici e risultano invece ripetitive, provinciali e scontate».
Pronta e netta la replica di Giulio Anselmi, direttore del quotidiano del Gruppo Fiat: «Hans Küng è un grande teologo e intellettuale che ha avuto con questo Papa rapporti alterni e non sempre negativi. Ha detto cose interessanti e le abbiamo pubblicate, mi dispiace che il cardinal Poletto se ne irriti. Ma è giusto che ognuno esprima il suo punto di vista: il cardinale, figura autorevolissima che del resto dispone di un suo giornale, come chiunque altro. Abbiamo lettori di vario tipo, non possiamo che avere un atteggiamento laico». Per il filosofo Gianni Vattimo, «siamo di fronte alla censura, alla decapitazione di ogni possibile dibattito. Il tipico delirio di onnipotenza di chi sta perdendo ogni autorevolezza». Mentre il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky osserva: «In democrazia, alle critiche si dovrebbe rispondere con degli argomenti, non dichiarandosi offesi. Il rispetto al Papa, come a tutti, è doveroso, ma è normale che la società civile si interessi a ciò che avviene nella chiesa cattolica, proprio come accade al contrario. Si direbbe che è la chiesa a non esservi ancora abituata».

 
 





Scoprilo insieme ai nuovi servizi Windows Live! Messenger 9: oltre le parole.

#17009 Da: <e.cucco@...>
Data: Ven 27 Feb 2009 1:33 pm
Oggetto: pdl centri antiviolenza
vincenzo_cucco
Invia email Invia email
 
ecco a voi il testo licenziato in commissione oggi del progetto di legge di
iniziativa popolare sul tema delal violenza contro le donne.
il testo non tiene in nessun conto le osservazioni avanzate dall'assessorato
competente (assistenza) ed è stato concordato tra le consigliere di maggioranza
e opposizione in modo autonomo. le stesse chiederanno che venga posto in
discussione al piu' presto. non credo che si possa discutere prima dell'8 marzo
cos' come scritto oggi su rep.

per chi non conosce come funziona la amministrazioen pubblica e la regione in
particolare può sembrare un buon pdl. e lo è senz'altro nelle sue intenzioni.
nella concretezza di quanto propone è invece il solito carrozzone inapplicabile.

scusate la franchezza, ma posso documentare le mie affermazioni.

enzo

#17010 Da: AssRad A.Aglietta <larosanelpugno@...>
Data: Ven 27 Feb 2009 1:46 pm
Oggetto: ENGLARO – VIALE (radicali) “ SOLO UNA PROVOCAZIONE SPOT. LA MORTE DI ELUANA NON E’ UN OMICIDIO.”
radicalipiem...
Invia email Invia email
 
 
Vedi allegato.

ENGLARO – VIALE (radicali) “ SOLO UNA PROVOCAZIONE SPOT. LA MORTE DI ELUANA NON E’ UN OMICIDIO.”

 

Silvio Viale, il medico radicale, dirigente dell’Associazione Luca Concioni e di Exit-Italia, che per anni ha seguito e sostenuto il caso di Eluana, bolla come una “provocazione spot” la denuncia per omicidio volontario del Comitato Verità e Vita con sede a Casale Monferato e replica a Barragan, ricordandogli come il suo catechismo non esclude l’omicidio in assoluto.

Silvio Viale, che ne pomeriggio parteciperà ai lavori del VII Congresso italiano del Partito Radicale Nonviolento Transanzionale e Transpartito, ha diffuso la seguente nota.

“Si tratta di una semplice provocazione spot – altrimenti la magistratura di Udine avrebbe già dovuto aprire da tempo un fascicolo per omicidio volontario – ma la circostanza serve a smentire le tesi di coloro che dicono che non serve una legge che legalizzi il testamento biologico. Altro che zona grigia di illegalità tollerata discretamente, che espone medici e famigliari al ricatto permanente di procedimenti penali. Occorre una legge che permetta ai medici, come me e come quelli di Udine, di rispettare le volontà della persona, secondo scienza e coscienza, di rifiutare le terapie, di alleviare le sofferenze e di aiutare a morire bene senza ipocrisie. Purtroppo, grazie all’ignavia ed all’opportunismo verso lo Stato del Vaticano di buona parte della maggioranza, rischiamo di avere una legge che rafforzerà i divieti contro la volontà dell’individuo e che costringerà ognuno di noi a morire nella sofferenza propria e dei propri famigliari. Ben vengano quindi le denunce spot dei vitalisti estremi, destinate a essere rigettate come quelle precedenti, come quella alla Corte europea di Strasburgo, perché aiutano i cittadini a capire in che mani rischiano di affidare l’ultima parte della propria vita, quella più indifesa e più esposta alla tortura imposta dallo Stato. Al Cardinale Barragan, ministro vaticano della salute, ricordo come il suo catechismo non escluda l’omicidio in assoluto e come la morte opportuna sia una scelta possibile per la persona. La morte di Eluana non è un omicidio, come non lo sono l’aborto e l’eutanasia volontaria.”

 

Torino, 27 febbraio 2009.

 

(Silvio Viale 339.3257406)



associazioneaglietta
per una scelta laica progressista e riformatrice
iscriviti o contribuisci:  Ccp 51394104
IBAN: IT 55 T 07601 01000 000051394104
tutte le informazioni su www.associazioneaglietta.it

Associazione Radicale Adelaide Aglietta Via Botero 11/F – 10122 Torino – tel: 011/19507676 – fax: 011/19507499





#17011 Da: giulio manfredi <manfredi61@...>
Data: Ven 27 Feb 2009 2:11 pm
Oggetto: L'ARTICOLO DEL DECRETO LEGGE SICUREZZA RELATIVO ALLE RONDE ...
manfredi61@...
Invia email Invia email
 

(RONDA SU RONDA, IL MARONI CI PORTERA', ALLA DERIVA VIOLENTA E CATTIVA ....)

 

www.gazzettaufficiale.it

 

DECRETO-LEGGE 23 febbraio 2009, n. 11

 

Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonche' in tema di atti persecutori.

(GU n. 45 del 24-2-2009 )

 
 
testo in vigore dal: 25-2-2009

 

Art. 6.
 

Piano straordinario di controllo del territorio
 
1. Al fine di predisporre un piano straordinario di controllo del
territorio, al comma 22 dell'articolo 61 del decreto-legge 25 giugno
2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto
2008, n. 133, che ha autorizzato le Forze di polizia ed il Corpo dei
vigili del fuoco ad effettuare, in deroga alla normativa vigente,
assunzioni entro il limite di spesa pari a 100 milioni di euro annui,
le parole: «con decreto del Presidente della Repubblica, da emanare
entro il 30 aprile 2009», contenute nel terzo periodo dello stesso
comma 22, sono sostituite dalle seguenti: «con decreto del Presidente
della Repubblica, da adottarsi su proposta dei Ministri per la
pubblica amministrazione e l'innovazione, dell'interno e
dell'economia e delle finanze, entro il 31 marzo 2009».
2. In attesa dell'adozione del decreto di cui al quarto periodo del
comma 23 dell'articolo 61 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112,
convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e
successive modificazioni, le risorse oggetto di confisca versate
all'entrata del bilancio dello Stato successivamente alla data di
entrata in vigore del predetto decreto-legge sono immediatamente
riassegnate nel limite di 100 milioni di euro per l'anno 2009, a
valere sulla quota di cui all'articolo 2, comma 7, lettera a), del
decreto-legge 16 settembre 2008, n. 143, convertito, con
modificazioni, dalla legge 13 novembre 2008, n. 181, per le urgenti
necessita' di tutela della sicurezza pubblica e del soccorso
pubblico, al Ministero dell'interno e nel limite di 3 milioni di euro
per l'anno 2009, per sostenere e diffondere sul territorio i progetti
di assistenza alle vittime di violenza sessuale e di genere, al Fondo
nazionale contro la violenza sessuale e di genere di cui all'articolo
1, comma 1261, della legge 27 dicembre 2006, n. 296.

3. I sindaci, previa intesa con il prefetto, possono avvalersi
della collaborazione di associazioni tra cittadini non armati al fine
di segnalare alle Forze di polizia dello Stato o locali, eventi che
possano arrecare danno alla sicurezza urbana ovvero situazioni di
disagio sociale.
4. Le associazioni sono iscritte in apposito elenco tenuto a cura
del prefetto, previa verifica da parte dello stesso, sentito il
Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, dei
requisiti necessari previsti dal decreto di cui al comma 6. Il
prefetto provvede, altresi', al loro periodico monitoraggio,
informando dei risultati il Comitato.
5. Tra le associazioni iscritte nell'elenco di cui al comma 4 i
sindaci si avvalgono, in via prioritaria, di quelle costituite tra
gli appartenenti, in congedo, alle Forze dell'ordine, alle Forze
armate e agli altri Corpi dello Stato. Le associazioni diverse da
quelle di cui al presente comma sono iscritte negli elenchi solo se
non siano destinatarie, a nessun titolo, di risorse economiche a
carico della finanza pubblica.
6. Con decreto del Ministro dell'interno, da adottare entro
sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di
conversione del presente decreto, sono determinati gli ambiti
operativi delle disposizioni di cui ai commi 3 e 4, i requisiti per
l'iscrizione nell'elenco e sono disciplinate le modalita' di tenuta
dei relativi elenchi.


7. Per la tutela della sicurezza urbana, i comuni possono
utilizzare sistemi di videosorveglianza in luoghi pubblici o aperti
al pubblico.
8. La conservazione dei dati, delle informazioni e delle immagini
raccolte mediante l'uso di sistemi di videosorveglianza e' limitata
ai sette giorni successivi alla rilevazione, fatte salve speciali
esigenze di ulteriore conservazione.



Scopri le novità! Più veloce, più tua, più Hotmail.

#17012 Da: "dave00@..." <dave00@...>
Data: Ven 27 Feb 2009 3:17 pm
Oggetto: Ostruzionismo al dll Calabro': PARTECIPA ANCHE TU!
dave_punx
Invia email Invia email
 
Idea geniale dei senatori Marco Perduca e Donatella Poretti (Lista
Emma Bonino - PD), che invitano tutti quanti a scrivere emendamenti
per il dll Calabro', emendamenti che essi presenteranno in Commissione
Sanita' per fare ostruzionismo al disegno di legge Calabro'!
Leggete, componete, ed inviate i vostri emendamenti all'Associazione
Luca Coscioni!

Qui sotto le istruzioni: PARTECIPATE TUTTI E FATE PASSAPAROLA!!!!!!

-- dave

http://www.lucacoscioni.it/senatoreperdueore

Testamento biologico: Senatore per due ore!

In queste ore la legge sul testamento biologico è in discussione
presso la commissione Igiene e sanità del Senato. Qualunque sia
l’esito dei lavori in commissione il disegno di legge Calabrò finirà
con l’essere la pietra tombale della libertà e dell’autodeterminazione
del cittadino. L’intenzione della maggioranza di governo è procedere a
tappe forzate all’approvazione del testo. Per cercare di rallentare il
più possibile l’iter legislativo – facendo crescere la resistenza nel
paese – ti invitiamo ad essere protagonista del processo legislativo
formulando tu stesso gli emendamenti che verranno sicuramente proposti
in aula almeno dai senatori radicali  Marco Perduca e Donatella
Poretti e comunque proposti a tutti i senatori.

* Come fare?

Qui di seguito troverai il testo del ddl Calabrò (sempre aggiornato).
Una volta individuato l’articolo o il comma che si desidera emendare è
sufficiente scrivere in questa sezione la tua proposta di emendamento.

* Come si fa un emendamento?

È molto semplice: come intestazione si inserisce il riferimento
all’articolo, parte di articolo o comma che si intende eliminare o
sostituire e poi riportare di seguito il testo che si intende
proporre.

Ecco un esempio:

Voglio emendare l’articolo l’Art. 1 comma 4 che recita: [4. La
Repubblica riconosce il diritto alla vita inviolabile ed
indisponibile, garantito anche nella fase terminale dell'esistenza e
nell’ipotesi in cui il titolare non sia più in grado di intendere e di
volere.]?

Scriverò:

L'Art. 1 comma 4 del Disegno di legge N. 1368 è così sostituito:

"4. La Repubblica riconosce il diritto alla vita inviolabile ed
indisponibile, garantito anche nella fase terminale dell'esistenza e
nell’ipotesi in cui il titolare non sia più in grado di intendere e di
volere, salva la volontà espressa dal soggetto interessato nelle forme
stabilite dalla legge."

Onde evitare che gli emendamenti non vengano ammessi perché su parti
modificate in Commissione sanità consigliamo, di farli sostitutivi
dell’intero comma e articolo (riscrivendo l’intero testo e non
aggiungendo le singole parole). Per facilitarti nella redazione degli
emendamenti a questo link vi sono tutti i suggerimenti formali e
sostanziali per redigere gli emendamenti con i riferimenti ai
principali testi legislativi nazionali ed internazionali in materia.

Importante: Gli emendamenti che vogliamo proporre non sono meramente
ostruzionistici è necessario che siano dotati di senso compiuto e che
una loro eventuale approvazione comporti un miglioramento al testo
legislativo. Gli emendamenti particolarmente complessi e meglio che
siano accompagnati da una breve nota esplicativa.

* Entro quando suggerire gli emendamenti?

Inserisci tutti gli emendamenti che riuscirai a formulare da subito e
entro la mezzanotte di mercoledì 4 marzo in questa pagina
http://www.lucacoscioni.it/senatoreperdueore

Abbiamo solo pochi giorni coinvolgi tutte le persone che conosci, fai
passaparola!!

Senatore Marco Perduca – Senatrice Donatella Poretti (Senatori
radicali eletti nel Pd)



****

Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato
e di dichiarazioni anticipate di trattamento

RELATORE: RAFFAELE CALABRO'

  Art. 1

(TUTELA DELLA VITA E DELLA SALUTE)

1.La Repubblica tutela la vita umana fino alla morte, accertata ai
sensi della legge 29 dicembre 1993, n. 578

2.La Repubblica, in attuazione degli articoli 2, 13 e 32 della
Costituzione, tutela la salute come fondamentale diritto
dell'individuo e interesse della collettività e garantisce la dignità
della persona umana riguardo alle applicazioni della biologia e della
medicina.

3.La Repubblica riconosce come prioritaria rispetto all'interesse
della società e della scienza la salvaguardia della persona umana.

4. La Repubblica riconosce il diritto alla vita inviolabile ed
indisponibile, garantito anche nella fase terminale dell'esistenza e
nell’ipotesi in cui il titolare non sia più in grado di intendere e di
volere.

5.La Repubblica, nel riconoscere la tutela della salute come
fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività,
garantisce la partecipazione del paziente all'identificazione delle
cure mediche più appropriate, riconoscendo come prioritaria l'alleanza
terapeutica tra il medico e il paziente, che acquista peculiare valore
proprio nella fase di fine vita.

  Art. 2
(DIVIETO DI EUTANASIA E DI SUICIDIO ASSISTITO)

1.Ogni forma di eutanasia, anche attraverso condotte omissive, e ogni
forma di assistenza o di aiuto al suicidio sono vietate ai sensi degli
articoli 575, 579, 580 del codice penale.

2. L'attività medica, in quanto esclusivamente finalizzata alla tutela
della vita e della salute, nonché all'alleviamento della sofferenza
non può in nessun caso essere orientata al prodursi o consentirsi
della morte del paziente, attraverso la non attivazione o
disattivazione di trattamenti sanitari ordinari e proporzionati alla
salvaguardia della sua vita o della sua salute, da cui in scienza e
coscienza si possa fondatamente attendere un beneficio per il
paziente.


Art. 3
(DIVIETO DI ACCANIMENTO TERAPEUTICO)

1.Soprattutto in condizioni di morte prevista come imminente, il
medico deve astenersi da trattamenti sanitari straordinari, non
proporzionati, non efficaci o non tecnicamente adeguati rispetto alle
condizioni cliniche del paziente o agli obiettivi di cura e/o di
sostegno vitale del medesimo.

2.Il divieto di accanimento terapeutico non può legittimare attività
che direttamente o indirettamente, per loro natura o nelle intenzioni
di chi li richiede o li pone in essere, configurino pratiche di
carattere eutanasico o di abbandono terapeutico.

Art. 4
(CONSENSO INFORMATO)

1.Salvo i casi previsti dalla legge, ogni trattamento sanitario è
attivato previo consenso esplicito ed attuale del paziente prestato in
modo libero e consapevole.

2.L'espressione del consenso è preceduta da accurate informazioni rese
in maniera completa e comprensibile circa diagnosi, prognosi, scopo e
natura del trattamento sanitario proposto, benefici e rischi
prospettabili, eventuali effetti collaterali, nonchè circa le
possibili alternative e le conseguenze del rifiuto del trattamento.

3. L'alleanza terapeutica così costituitasi all'interno della
relazione medico paziente è rappresentata da un documento di consenso,
firmato dal paziente, che diventa parte integrante della cartella
clinica.
4.E' fatto salvo il diritto del soggetto interessato che presti o non
presti il consenso al trattamento sanitario, di rifiutare in tutto o
in parte le informazioni che gli competono. Il rifiuto può intervenire
in qualunque momento e deve essere adeguatamente documentato.

5.Il consenso al trattamento sanitario può essere sempre revocato,
anche parzialmente.

6.In caso di interdizione ai sensi dell’articolo 414 del codice
civile, il consenso è prestato dal tutore che appone la firma in calce
al documento. In caso di inabilitazione, ai sensi dell’art.415 del
codice civile, si applicano le disposizioni di cui all’art.349, comma
3 del codice civile relative agli atti eccedenti l’ordinaria
amministrazione. Qualora vi sia un amministratore di sostegno ai sensi
dell'articolo 404 del codice civile e il decreto di nomina preveda
l'assistenza in ordine alle situazioni di carattere sanitario, il
consenso è prestato dall'amministratore di sostegno. La decisione di
tali soggetti è adottata avendo come scopo esclusivo la salvaguardia
della salute dell’incapace e non può pertanto riguardare trattamenti
sanitari in pregiudizio della vita dell’incapace stesso.

7.Il consenso al trattamento medico del minore è accordato o rifiutato
dagli esercenti la potestà parentale o la tutela; la decisione di tali
soggetti è adottata avendo come scopo esclusivo la salvaguardia della
salute psico-fisica del minore e non può pertanto riguardare
trattamenti sanitari in pregiudizio della vita del minore.

8.Qualora il soggetto sia minore o incapace di intendere e di volere e
l’urgenza della situazione non consenta di acquisire il consenso così
come indicato nei commi precedenti, il medico agisce in scienza e
coscienza, conformemente ai principi dell’etica e della deontologia
medica.

Art. 5
(CONTENUTI E LIMITI DELLE DICHIARAZIONI ANTICIPATE DI TRATTAMENTO)

1.Nella Dichiarazione Anticipata di Trattamento il dichiarante esprime
il proprio orientamento in merito ai trattamenti sanitari e di fine
vita in previsione di una eventuale futura perdita della propria
capacità di intendere e di volere

2.Nella Dichiarazione Anticipata di Trattamento il soggetto dichiara
il proprio orientamento circa l'attivazione e non attivazione di
specifici trattamenti sanitari, che egli, in stato di piena capacità
di intendere e di volere e in situazione di compiuta informazione
medico-clinica, è legittimato dalla legge e dal codice di deontologia
medica a sottoporre al proprio medico curante.

3.Il soggetto può, in stato di piena capacità di intendere e di volere
e in situazione di compiuta informazione medico-clinica, dichiarare di
accettare o meno di essere sottoposto a trattamenti sanitari
sperimentali invasivi o ad alta rischiosità, che il medico ritenga
possano essergli di giovamento, può altresì dichiarare di accettare o
meno trattamenti sanitari che, anche a giudizio del medico avessero
potenziale, ma non sicuro carattere di accanimento terapeutico.

4.Nella DAT può essere esplicitata la rinuncia da parte del soggetto
ad ogni o ad alcune forme particolari di trattamenti sanitari in
quanto di carattere sproporzionato, futili, sperimentali, altamente
invasive e invalidanti. Possono essere altresì inserite indicazioni da
parte del redattore favorevoli o contrarie all'assistenza religiosa e
alla donazione post mortem di tutti o di alcuni suoi organi.

5.Nella DAT il soggetto non può inserire indicazioni finalizzate
all'eutanasia attiva o omissiva.

6.Alimentazione ed idratazione, nelle diverse forme in cui la scienza
e la tecnica possono fornirle al paziente, sono forme di sostegno
vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze e non
possono formare oggetto di Dichiarazione Anticipata di Trattamento.

7.La DAT assume rilievo nel momento in cui è accertato che il soggetto
in stato vegetativo non è più in grado di comprendere le informazioni
circa il trattamento sanitario e le sue conseguenze e per questo
motivo non può assumere decisioni che lo riguardano. La valutazione
dello stato clinico va formulata da un collegio medico formato da
cinque medici (neurologo, neurofisiologo, neuroradiologo, medico
curante e medico specialista della patologia) designati dalla
direzione sanitaria della struttura di ricovero.

Art. 6
(FORMA E DURATA DELLA DICHIARAZIONE ANTICIPATA DI TRATTAMENTO)

1 .Le Dichiarazioni Anticipate di trattamento (DAT) non sono
obbligatorie né vincolanti, sono redatte in forma scritta con atto
avente data certa e firma del soggetto interessato maggiorenne, in
piena capacità di intendere e di volere dopo una compiuta e puntuale
informazione medico clinica, e sono raccolte esclusivamente da un
notaio a titolo gratuito. Alla redazione della dichiarazione
interviene un medico abilitato all'esercizio della professione che
sottoscrive la Dichiarazione Anticipata di Trattamento.

2. Il notaio ne certifica l’autenticità ed attesta che il medico abbia
informato con chiarezza il paziente delle possibili situazioni
cliniche e dei possibili trattamenti di fine vita, al fine di rendere
pienamente consapevole la dichiarazione di questi.

3. Le Dichiarazioni Anticipate di Trattamento devono essere formulate
in modo chiaro, libero e consapevole, manoscritte o dattiloscritte,
nonché sottoscritte con firma autografa.

4. Salvo che il soggetto sia divenuto incapace, la Dichiarazione ha
validità di tre anni, termine oltre il quale perde ogni efficacia. La
DAT può essere indefinitivamente rinnovata, con la forma prescritta
nei commi precedenti.

5. La DAT può essere revocata o modificata in ogni momento dal
soggetto interessato. La revoca, anche parziale, della dichiarazione
deve essere sottoscritta dal soggetto interessato

6. La DAT deve essere inserita nella cartella clinica dal momento in
cui assume rilievo dal punto di vista clinico

7. In condizioni di urgenza, la DAT non si applica ove non ne sia
possibile una immediata acquisizione.

  Art. 7
(FIDUCIARIO)

1.Nella DAT è possibile la nomina di un fiduciario, maggiorenne,
capace di intendere e di volere, che opera sempre e solo secondo le
intenzioni legittimamente esplicitate dal soggetto nelle dichiarazioni
anticipate, per farle conoscere e contribuire a realizzarne le
volontà.

2.Il fiduciario appone la propria firma autografa al testo contenente
le dichiarazioni anticipate.

3.Il fiduciario si impegna ad agire nell'esclusivo e migliore
interesse del paziente.

4.Il fiduciario, in stretta collaborazione con il medico curante con
il quale realizza l'alleanza terapeutica, si impegna a garantire che
si tenga conto delle indicazioni sottoscritte dalla persona nella
Dichiarazione Anticipata di Trattamento.

5.Il fiduciario si impegna a vigilare perché al paziente vengano
somministrate le migliori terapie palliative disponibili, evitando che
si creino situazioni sia di accanimento terapeutico, sia di abbandono
terapeutico.

6.Il fiduciario si impegna a verificare attentamente che il paziente
non sia sottoposto a nessuna forma di eutanasia esplicita o
surrettizia.

7.Il fiduciario può rinunciare per iscritto all'incarico,
comunicandolo direttamente al dichiarante o, ove quest'ultimo fosse
incapace di intendere e di volere, al medico responsabile del
trattamento sanitario.


  Art. 8
(RUOLO DEL MEDICO)

1. La volontà espressa dal soggetto nella sua Dichiarazione Anticipata
di Trattamento è attentamente presa in considerazione dal medico
curante che, sentito il fiduciario, annoterà nella cartella clinica le
motivazioni per le quali ritiene di seguirle.

2. Il medico non può prendere in considerazione indicazioni orientate
a cagionare la morte del paziente o comunque in contrasto con le norme
giuridiche o la deontologia medica. Le indicazioni sono valutate dal
medico, sentito il fiduciario, in scienza e coscienza, in applicazione
del principio dell'inviolabilità della vita umana e della tutela della
salute, secondo i principi di precauzione, proporzionalità e prudenza.

3. Il medico, nel caso di situazioni d'urgenza, sentito ove possibile
il fiduciario, assume le decisioni di carattere terapeutico, in
scienza e coscienza, secondo la propria competenza
scientifico-professionale

4. Nel caso in cui le DAT non siano più corrispondenti agli sviluppi
delle conoscenze tecnico-scientifiche e terapeutiche, il medico,
sentito il fiduciario, può disattenderle, motivando la decisone nella
cartella clinica.

5. Nel caso di controversia tra fiduciario ed il medico curante, la
questione è sottoposta alla
valutazione di un collegio di medici: medico legale, neurofisiologo,
neuroradiologo, medico curante e medico specialista della patologia,
designati dalla direzione sanitaria della struttura di ricovero. Tale
parere non è vincolante per il medico curante, il quale non sarà
tenuto a porre in essere prestazioni contrarie alle sue convinzioni di
carattere scientifico e deontologico.

  Art . 9
(AUTORIZZAZIONE GIUDIZIARIA)

1. In caso di contrasto tra soggetti parimenti legittimati ad
esprimere il consenso al trattamento sanitario, la decisione è
assunta, su istanza del pubblico ministero o da chiunque vi abbia
interesse, dal giudice tutelare o, in caso di urgenza, da quest’ultimo
sentito il medico curante.

2. L’autorizzazione giudiziaria è necessaria anche in caso di
inadempimento o di rifiuto ingiustificato di prestazione del consenso
o del dissenso ad un trattamento sanitario da parte di soggetti
legittimati ad esprimerlo nei confronti di incapaci.

3. Nei casi di cui ai comma precedenti, il medico è tenuto a darne
immediata segnalazione al pubblico ministero.

  Art. 10
(DISPOSIZIONI FINALI)

1. Il contenuto della Dichiarazione Anticipata di Trattamento non
configura, ai fini della presente legge, dato sensibile ai sensi del
codice in materia di protezione dei dati personali di cui al decreto
legislativo 30 giugno 2003 n. 196.

2. E` istituito il registro delle dichiarazioni anticipate di
trattamento nell’ambito di un archivio unico nazionale informatico
presso il Consiglio nazionale del notariato.

3. L’archivio unico nazionale informatico e` consultabile, in via
telematica, unicamente dai notai, dall’autorità giudiziaria, dai
dirigenti sanitari e dai medici responsabili del trattamento sanitario
di soggetti in caso di incapacità.

4. Con decreto del Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche
Sociali e d’intesa con il presidente del consiglio del notariato, (da
adottare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente
legge) sono stabilite le regole tecniche e le modalità di tenuta e
consultazione del registro di cui al comma 2.

5. La Dichiarazione Anticipata di Trattamento, le copie degli stessi,
le formalità, le certificazioni, e qualsiasi altro documento sia
cartaceo sia elettronico ad essi connessi e da essi dipendenti non
sono soggetti all’obbligo di registrazione e sono esenti dall’imposta
di bollo e da qualunque altro tributo.
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#17013 Da: giulio manfredi <manfredi61@...>
Data: Ven 27 Feb 2009 4:45 pm
Oggetto: REFERENDUM ELETTORALI/MANFREDI: ON. BOCCHINO DA GUINNESS DEI PRIMATI, OGGI SUI REFERENDUM, IERI SU TELEKOM SERBIA.
manfredi61@...
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REFERENDUM ELETTORALI/MANFREDI (RADICALI): ON. BOCCHINO DA GUINNESS DEI PRIMATI, OGGI SUI REFERENDUM, IERI SU TELEKOM SERBIA.

 

 

Alla notizia che l’on. Italo Bocchino (AN), membro del comitato promotore dei referendum elettorali, si è pubblicamente schierato contro il loro abbinamento con le elezioni europee ed amministrative (che comporterebbe un risparmio per i cittadini italiani di 400 milioni di euro), Giulio Manfredi (vice-presidente Comitato nazionale Radicali Italiani) ha dichiarato:

 

“L’on. Bocchino entra a pieno titolo nel Guinness dei primati. Egli non è solamente l’unico esponente politico nella storia d’Italia (pur contrassegnata da innumerevoli trasformisti) ad essere stato designato dal suo partito, nel 2007, responsabile per la raccolta firme in favore dei referendum per la modifica della legge elettorale per poi, oggi, adoperarsi pubblicamente per il loro affossamento. Bocchino è stato anche l’unico a far parte della commissione parlamentare d’inchiesta volta a chiarire le modalità dell’affaire Telekom Serbia e a percepire, per interposta persona, parte dei proventi della mediazione dell’affaire.

 

Ricordo brevemente i fatti, come estesamente riportati nell’ordinanza di archiviazione del Tribunale di Torino del 9 maggio 2005: uno dei due mediatori dell’affaire Telekom Serbia, il sig. Gianfrancesco Vitali, incassa nel 1997 per il suo lavoro 13 miliardi  e 337 milioni di lire. Li investe, assieme ad altri suoi soldi, per un totale di 22 miliardi di lire, in una società finanziaria di San Marino, Fin Broker S.A., gestita dal sig. Loris Bassini.  Nel 2002, Vitali tenta di rientrare in possesso delle somme date al Bassini, inutilmente; il 22 luglio 2002, la moglie di Vitali, Miriam Tedeschi, presenta denuncia-querela contro Bassini al Tribunale di San Marino; nel luglio 2007, il tribunale di San Marino condanna Loris Bassini a restituire a Gianfrancesco Vitali i 22 miliardi.

 

Dall’ordinanza citata (pag. 30 e seguenti):

 

“… Nel 2001, Bassini erogò 1,8 miliardi di lire ad una società, Goodtime Sas, di cui socio accomandataria era Gabriella Buontempo, moglie dell’on. Italo Bocchino, successivamente componente della Commissione d’inchiesta Telekom Serbia; e 2,4 miliardi di lire alla società Edizioni del Roma, di cui socio e Presidente del Consiglio di Amministrazione era lo stesso on. Bocchino. Entrambe queste operazioni vennero promosse da Silvana Spina, ottima amica della moglie dell’on. Bocchino, Gabriella Buontempo, e che aveva messo in relazione la famiglia Bocchino con quella di Vitali … Secondo la Spina, inoltre, l’on. Bocchino era al corrente che Loris Bassini gestiva le risorse economiche di Vitali e che queste derivavano dalla mediazione a quest’ultimo corrisposta per la compravendita di Telekom Serbia. La circostanza appare quantomeno verosimile perché la Spina non ha alcun motivo di affermare il falso su questo punto. L’on. Bocchino e sua moglie Buontempo  hanno ricevuto complessivamente 4,250 miliardi di lire (1,850 Buontempo per Goodtime e 2,4 Bocchino per Edizioni del Roma) da Bassini, per il tramite di Spina; di questi 1,850 non sono stati restituiti  ... Sia chiaro. Questo Ufficio non ha mai messo e non mette in dubbio la buona fede dell’onorevole Bocchino e della moglie nella ricezione di denaro oggettivamente “illecito”: illecito non perché proveniente da tangenti corrisposte per la conclusione dell’affaire Telekom Serbia ma perché frutto di una banalissima truffa in danno di anziano (Gianfrancesco Vitali, ndr) … Ma certo è che l’ironia della sorte o, per chi ci crede, la (sempre saggia) Divina Provvidenza ha giocato un bello scherzo all’onorevole Bocchino, alla Commissione Telekom Serbia ed agli inquirenti tutti: perché, come si è visto, alla fine gli unici soldi dell’affaire finiti in mani “politiche” (sia chiaro, “mani assolutamente pulite”) sono stati quelli scoperti presso uno degli “investigatori” … facenti parte del gruppo che “addebitava” all’altra “parte politica” la percezione, a titolo di tangente, di una fetta di quel denaro …”.

 

Che altro aggiungere se non … complimenti Bocchino!

 

 

Torino, 27 febbraio 2009                                                                                              Manfredi (348/5335305)

 

N. B. L’ordinanza di archiviazione dell’inchiesta su Telekom Serbia è scaricabile da:

 

http://www.webalice.it/carlamarchisio/Ordinanza.pdf  - http://www.associazioneaglietta.it/serbia.html



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#17014 Da: giulio manfredi <manfredi61@...>
Data: Ven 27 Feb 2009 7:19 pm
Oggetto: INTERVISTA A PANNELLA SUL "GIORNALE", INTERVENTO DI CAPPATO SU "EUROPA".
manfredi61@...
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(A proposito di ex, Laura Cesaretti, molto brava nonostante scambi Chianciano per Roma, ha lavorato a lungo a Radio Radicale)
 
 
Il Pd? Come il loft, vuoto assoluto
 
Intervista a Marco Pannella
Il leader dei Radicali: “Dagli anni ’60 sogno un partito democratico e laico, all’americana. Ma questa sinistra si è rivoluzionata solo a chiacchiere. Franceschini? Un leader di grande esperienza politica democristiana…”

• da Il Giornale del 27 febbraio 2009, pag. 9

di Laura Cesaretti

 

 

Il leader dei Radicali: “Dagli anni ’60 sogno un partito democratico e laico, all’americana. Ma questa sinistra si è rivoluzionata solo a chiacchiere. Franceschini? Un leader di grande esperienza politica democristiana…”

 

Tra un sigaro toscano e un gigantesco piatto di carbonara, alla vigilia del 7° congresso dei Radicali italiani che si apre oggi a Roma, Marco Pannella parla del suo partito e del Pd, di Di Pietro e dei referendum, del caso Englaro e del «nulla» di Walter Veltroni.

“Pannella, i rapporti tra i Radicali e il Pd di Veltroni non sono stati facili in questo anno. Con Franceschini andrà meglio?”

Per quanto riguarda noi Radicali, siamo già nella fase organizzativa della lotta per un nuovo Regime. Che presume la liquidazione, dopo 60 anni, della partitocrazia; come dopo 20 anni ci fu quella del fascismo. Il nostro congresso italiano è mirato a questo: mobilitare i Radicali, e intorno a loro chi lo voglia, per la Liberazione democratica dalla messa a sacco del Regime partitocratico. E la radicale sostituzione di una classe dirigente che dopo 60 anni non potrebbe altrimenti che continuare a produrre degrado e rovine. Sì lo so: ma son convinto che possiamo farcela come disse De Gaulle a chi gli chiedeva di abolire i cretini, è un ’ vaste programme’.

“Già,  vaste programme. Ma non ha detto nulla su Franceschini.”

Onestamente, la cronaca stucchevole di questo regime non mi ispira nè simpatia nè avversione ma solo indifferenza.

“E’ rimasto indifferente anche alle dimissioni di Veltroni?”

Lo ripeto fino alla noia: a me interessa la politica. E nel loft, o come capperi si chiamava, fin dall’inizio ha abitato il vuoto di politica che di solito viene riempito  solo da quel che finisce nei canali di scolo della storia.

“Eppure lei fu il primo ad auspicare la nascita di un Partito democratico, fin dai tempi della svolta di Occhetto”.

Se è per questo, fin dagli anni 60 il nostro obiettivo era una riforma “ americana” un grande partito democratico e uno repubblicano entrambi  laici e liberali, l’uno conservatore l’altro riformatore.

“E il Pd di oggi non c’entra nulla con quell’obiettivo?”

No, perchè in tutte le sue componenti la sinistra partitocratica di oggi, al pari della destra partitocratica, a chiacchiere si è rivoluzionata ma in realtà si è solo meccanicamente e superficialmente adeguata a quel che accadeva nel mondo. Siamo giunti così in mezzo secolo al degrado ideologico e anche idro-geologico di un paese senza legalità e senza democrazia.

“Lei ha convocato questo congresso nel pieno del caso Englaro. Perchè?”

Perchè durante questa vicenda c’è stato un ulteriore salto di qualità nella capacità degna quasi di Goebbels di ingannare il Paese, dando bestiale forza al falso e alla menzogna. Grazie alla quale tutti, per un attimo, abbiamo avuto il dubbio che davvero Eluana stesse per essere condannata a morire ’di fame e di sete’. Guarda caso fu proprio il Silvio nazionale, in quei giorni, a dire “andatelo a chiedere a Pannella come ci si sente dopo quattro giorni di fame e di sete”. Naturalmente nessuno è venuto a chiedermelo, altrimenti avrei subito spiegato che anche una persona in perfette condizioni, dopo un primo giorno, non sente più nulla che somigli a fame e sete.

“Vi hanno accusati di promuovere l’eutanasia.”

Vorrei semplicemente ricordare, visto che parlo al Giornale, che uno dei massimi liberali pro-eutanasia, in tempi in cui sembrava una bestemmia, fu Indro Montanelli. E sarebbe forse utile documentarsi sul rapporto straordinario tra Indro e tutta la storia dei Radicali, da Pannunzio a me stesso.

“Intanto il Parlamento sta discutendo il testamento biologico. E c’è già chi promette referendum se passerà il testo voluto dalla maggioranza”.

Un vero referendum comporta preparazione, propaganda, non eccessiva disparità tra le due tesi a confronto, rispetto dei suoi risultati, insomma un contesto democratico. Insomma, se si vuol decidere di fare un refendum non si può sottovalutare il fatto che democrazia e stato di diritto non esistono più in questo paese. Ma è comunque anche vero che può servire a costruire momenti di maggior comprensione e conoscenza da parte del ’popolo sovrano’ della realtà in cui è sommerso.

“Eppure c’è chi come Antonio Di Pietro non fa che annunciare referendum.”

Questa storia del Di Pietro referendario è una bella balla evidentissima a tutti. E infatti non è un caso che, come ieri Bertinotti, oggi Tonino, che evidentemente non dà fastidio a nessuno, viene lasciata piena opportunità di fare efficaci e demagogici comizi contro il regime e contro Berlusconi in ogni spazio di RaiSet (Rai e Mediaset, ndr).

“Tornando a Franceschini, ha sentito anche lei una svolta laica nei suoi primi passi?”

Direi che un nuovo leader come lui, di grande esperienza politica democristiana, ha evidentemente ritenuto necessario mostrare maggior considerazione per le posizioni laiche della grande maggioranza della popolazione e della sua stessa base elettorale.

“Più di Veltroni?”

Non si può confrontare una politica, quale che essa sia, con il vuoto assoluto, con l’immagine priva di identità del Pd del loft.

“E di Berlusconi premier che opinione ha?”

Che non è il genio del male o del bene ma l’ultimo, alto rappresentante della storia partitocratica italiana. E forse non si accorge che la velocità dei suoi trionfi si avvicina sempre più a quella della forza di gravità. Temo che con lui dovrà accorgersene  il Paese. I capaci davvero di tutto crollano rovinosamente, i buoni a niente si confondono con il fango dell’irrilevanza.

“Siete stati con lui, però.”

Abbiamo puntato sulla fase enfaticamente liberale di Berlusconi. Che si chiuse definitivamente nel ’96, alla vigilia delle elezioni, quando  Silvio decise di rompere i patti e gli impegni scritti, che prevedevano un uguale numero di candidati eligendi Radicali e di quelli cattolici. Poi mancò ai patti e scelse un’altra linea, quella di cui ancora oggi vediamo gli sviluppi. Tre anni dopo noi prendemmo l’8,5% alle Europee, e Berlusconi fu costretto a mobilitarsi, insieme ai ’Massimi comunisti’, per impedire la presidenza della Repubblica per Emma Bonino, voluta dal 72% degli italiani. Poi la escluse dalla commissione Ue a favore - guarda un po’ - di Prodi. E infine invitò gli elettori ad andare al mare anzichè votare i nostri 20 referendum del ’99, quelli, tra l’altro, della separazione delle carriere e dell’articolo 18, di tutte le grandi riforme che allora Berlusconi promise di fare dal governo e che ancora aspettano di essere realizzate.

“Pannella, alle Europee che farete?

Siamo al solito in una condizione difficilissima. Staremo come sempre a vedere se si aprono falle nel muro anti-democratico, pronti a sfruttarle. Ma siamo già stati a lungo, e scegliendolo, fuori dal Parlamento e lontani dai finanziamenti pubblici, e siamo ancora qui, intenti ora a mandare a casa lor signori partitocratici e sostituirli, con la nuova liberazione.

 

 

 

 

 

Noi Radicali a Congresso

• da Europa del 27 febbraio 2009, pag. 1

di Marco Cappato

 

Come Radicali “del fronte italiano” ci riuniamo a Congresso da oggi a Chianciano per discutere di come realizzare l’alternativa a questo regime sessantennale, come aggregare individui e organizzazioni per esprimere una classe dirigente alternativa. Le briciole di attenzione nei nostri confronti riguardano altro: come ci presenteremo alle Europee. Doveroso dunque chiedersi se un partito elettoralmente “minimo” si può permettere non solo di “parlare d’altro”, ma addirittura di voler smantellare baracche grandi e piccoli della partitocrazia. Abbiamo la presunzione, o la follia, di pensare di sì, a partire da alcuni dati di fatto. Ci sono obiettivi sui quali rappresentiamo, spesso da soli, il comune sentire di grandi maggioranze d’opinione: abolizione di finanziamenti statali e truffaldini a partiti a-democratici, Chiese, sindacati, corporazioni; libertà e responsabilità individuale nelle scelte religiose, sessuali, riproduttive, di cura, di fine della vita; Riforma “anglosassone” del sistema istituzionale; Riforma “Tortora” per una giustizia responsabile; libertà di lavoro e di impresa, contro un sistema corporativista e statalista; un welfare per “abolire la miseria” più che per proteggere i garantiti; la vita del diritto internazionale - Corte Penale internazionale, moratoria sulla pena di morte, organizzazione mondiale della e delle democrazie - come strumento per garantire la pace, contro la sovranità assoluta dello Stato nazionale. Non è un elenco di “posizioni”, ma di lotte, spesso vittoriose anche “elettoralmente”, con i referendum. Non è un elenco “al passato”, buono per il riconoscimento postumo magari proprio da chi prova a seppellirci ogni giorno con l’uso violento e illegale delle televisioni. Le nostre proposte riguardano l’oggi, un Paese che non ha soldi per affrontare la crisi economica ma che continua a mandare in pensione a 60 anni, che è il più condannato dalla Corte europea, ma che preferisce l’amnistia selvaggia della prescrizione a un’amnistia regolamentata contro l’impunità. Un altro fatto rende possibile la follia di una rivoluzione liberale. La partitocrazia di oggi non è soltanto incapace di rappresentare l’opinione pubblica, ma persino di proteggere gli interessi delle proprie burocrazie e clienti. Che sia la versione padronale berlusconiana, la versione balcanizzata - tra fondazioni, cacicchi - della sinistra ufficiale o la versione abbaiante e inoffensiva del populismo dipietresco, l’unico collegamento che mantengono con il popolo è quello del bombardamento televisivo, delle “emergenze” indotte, degli stupri che aprono i TG, della menzogna di Eluana che “soffrirà di fame e di sete”, con le risposte terrorizzate di una politica pronta a disfarsi di ogni “tabù” democratico e di ogni impaccio: militari in città e ronde, sondini infilati a forza, scioglimento illegale della Commissione di vigilanza, chiusura del Centro d’ascolto radicale per l’informazione radiotelevisiva, cioè l’unico organismo in grado di raccontare l’anatomia di questi delitti contro la conoscenza. Ultimo fatto: arrivano segnali da un mondo dove ogni possibilità di Riforma sembrava cancellata: la Chiesa, intesa come comunità dei credenti, inizia a manifestare opposizione alla strategia vaticana; da Kung a Mancuso, si parla di Concilio Vaticano III, un po’ come quando Pannella. durante il conclave, portò in piazza un cartellone con l’auspicio di un Giovanni XXIV. Se c’è speranza lì, non è il momento di perderla per nessuno. Con questo Congresso non ci “chiamiamo fuori” dalla politica dei partiti e delle alleanze. Siamo così attaccati alla sopravvivenza del “soggetto elettorale radicale” che proviamo a superarlo ogni volta, da ultimo con la Rosa nel Pugno.Vogliamo “solo” che quella politica sia il prodotto di obiettivi da realizzare, non di poteri abusivi da preservare. E ci proviamo, come sempre, con chi ci sta.

 

Marco Cappato, Deputato europeo, Segretario dell'Associazione Luca Coscioni

 

 



Scoprilo insieme ai nuovi servizi Windows Live! Messenger 9: oltre le parole.

#17015 Da: <e.cucco@...>
Data: Ven 27 Feb 2009 7:43 pm
Oggetto: biennale della democrazia
vincenzo_cucco
Invia email Invia email
 
qualcuno ha sfogliato il librettino sul testamento biologico predisposto dalla
biennale per la democrazia e diffuso con Torinosette oggi?
io ho provato un certo sconforto: la parola radicale non appare mai e Luca
Coscioni appare solo perchè nelle fonti è citato il sito dell'omonima
associazione. il caso Welby è sintetizzato talmente tanto che non hanno trovato
il modo di dire che è stato radicale anche lui.
ho letto male? ho la coda di paglia?

enzo

#17016 Da: "Silvio.viale" <silvio.viale@...>
Data: Ven 27 Feb 2009 9:51 pm
Oggetto: Re: [Y!G radicali-piemonte] Re: Dio c’è, e non tifa Cgil
silvio.viale@...
Invia email Invia email
 

Ma non basta il tifo per vincere.

--------- Original Message --------
Da: radicali-piemonte@yahoogroups.com
To: "radicali-piemonte@yahoogroups.com" <radicali-piemonte@yahoogroups.com>, "radicali-liguria@yahoogroups.com" <radicali-liguria@yahoogroups.com>, "assoradge@yahoogroups.com" <assoradge@yahoogroups.com>, "radicalifirenze@yahoogroups.com" <radicalifirenze@yahoogroups.com>, "giovanidemocratici_im@yahoogroups.com" <giovanidemocratici_im@yahoogroups.com>
Oggetto: [Y!G radicali-piemonte] Re: Dio c&rsquo;è, e non tifa Cgil
Data: 27/02/09 01:18

Ovviamente, "Dio c’è, e non tifa Cgil" sta per "DIO C'E', e NON tifa CGIL"

Il giorno 27 febbraio 2009 1.15, GRAF <postagraf@...> ha scritto:

Il batacchio (della campana) cade e colpisce segretario Cgil: insolito episodio durante una festa a Tavole [Stampa-IM,17.2.09,p.61]

Quasi una maledizione: 15 anni fa era successo al padre, a un funerale; ora è toccato al figlio, ma stavolta è andata “meglio”: il batacchio s’è staccato all’improvviso dalle campane che suonavano a festa, scendendo a terra come un missile, centrandolo a un braccio e a una coscia, facendolo finir in ospedale; la cosa, già tragicomica in sé, si fa ancor più curiosa  se si pensa che la vittima del pesante  pezzo di ferro, certamente benedetto, è il Segretario provinciale Cgil, E.Revello, che da 6 mesi ha sostituito C.Porchia*. Il batacchio è precipitato dal campanile della chiesa di Tavole, ridente (!) paese dell’entroterra imperiese, domenica mattina, nel bel mezzo della festa patronale di S.Benedetto (messa, processione, pranzo, perfino un falò), alla quale stavano partecipando molte persone, fra cui lo stesso segretario Cgil. Vittima designata dal fato? Non si sa, ma qualche sospetto c’è, visti i precedenti familiari. Qualcuno già grida al Peppone e Don Camillo, con tanto d’intervento divino. Proprio durante lo scampanio, infatti, è successo l’imprevedibile: il batacchio della campana s’è staccato mentre il lato obliquo era rivolto verso il muretto dov’era seduto Revello; il ferro di oltre kg.2 ha seguito la traiettoria impostagli dall’oscillazione, puntando dritto sull’uomo. Ciò che lascia perplessi è la familiarità: 15 anni fa il papà era a un funerale a Villa Talla, aspettava l’uscita del feretro dalla chiesa; le campane suonavano mestamente: a un certo punto, un oggetto pesante, con un sibilo sinistro, si conficcò nel terreno a pochi cm. dall’uomo e dai suoi amici, miracolosamente senza colpir nessuno. Era il batacchio della campana. Un caso?

*[dal latino: porkia = cose porke (neutro plurale). Che fosse lui il vero obiettivo?]

Compagni! La campagna elettorale è iniziata! Magari a Chianciano non si parlerà di liste europee (lo dice la Bonino, smentita da Pannella), ma certo è... che Dio in persona ha aperto i giochi!


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#17017 Da: Maurizio Morabito <mmorabito67@...>
Data: Sab 28 Feb 2009 6:55 am
Oggetto: Re: [Y!G radicali-piemonte] INTERVISTA A PANNELLA SUL "GIORNALE", INTERVENTO DI CAPPATO SU "EUROPA".
mmorabito67
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il mio regno per una versione solo-testo

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From: giulio manfredi <manfredi61@...>

(A proposito di ex, Laura Cesaretti, molto brava nonostante scambi Chianciano
per Roma, ha lavorato a lungo a Radio Radicale)


Il Pd? Come il loft, vuoto assoluto

Intervista a Marco Pannella
Il leader dei Radicali: “Dagli anni ’60 sogno un partito democratico e
laico, all’americana. Ma questa sinistra si è rivoluzionata solo a
chiacchiere. Franceschini? Un leader di grande esperienza politica
democristiana…â€

• da Il Giornale del 27 febbraio 2009, pag. 9

di Laura Cesaretti


Il leader dei Radicali: “Dagli anni ’60 sogno un partito democratico e
laico, all’americana. Ma questa sinistra si è rivoluzionata solo a
chiacchiere. Franceschini? Un leader di grande esperienza politica
democristiana…â€

Tra un sigaro toscano e un gigantesco piatto di carbonara, alla vigilia del 7°
congresso dei Radicali italiani che si apre oggi a Roma, Marco Pannella parla
del suo partito e del Pd, di Di Pietro e dei referendum, del caso Englaro e del
«nulla» di Walter Veltroni.
“Pannella, i rapporti tra i Radicali e il Pd di Veltroni non sono stati facili
in questo anno. Con Franceschini andrà meglio?â€
Per quanto riguarda noi Radicali, siamo già nella fase organizzativa della
lotta per un nuovo Regime. Che presume la liquidazione, dopo 60 anni, della
partitocrazia; come dopo 20 anni ci fu quella del fascismo. Il nostro congresso
italiano è mirato a questo: mobilitare i Radicali, e intorno a loro chi lo
voglia, per la Liberazione democratica dalla messa a sacco del Regime
partitocratico. E la radicale sostituzione di una classe dirigente che dopo 60
anni non potrebbe altrimenti che continuare a produrre degrado e rovine. Sì lo
so: ma son convinto che possiamo farcela come disse De Gaulle a chi gli chiedeva
di abolire i cretini, è un ’ vaste programme’.
“Già,  vaste programme. Ma non ha detto nulla su Franceschini.â€
Onestamente, la cronaca stucchevole di questo regime non mi ispira nè simpatia
nè avversione ma solo indifferenza.
“E’ rimasto indifferente anche alle dimissioni di Veltroni?â€
Lo ripeto fino alla noia: a me interessa la politica. E nel loft, o come capperi
si chiamava, fin dall’inizio ha abitato il vuoto di politica che di solito
viene riempito  solo da quel che finisce nei canali di scolo della storia.
“Eppure lei fu il primo ad auspicare la nascita di un Partito democratico, fin
dai tempi della svolta di Occhettoâ€.
Se è per questo, fin dagli anni 60 il nostro obiettivo era una riforma “
americana†un grande partito democratico e uno repubblicano entrambi  laici e
liberali, l’uno conservatore l’altro riformatore.
“E il Pd di oggi non c’entra nulla con quell’obiettivo?â€
No, perchè in tutte le sue componenti la sinistra partitocratica di oggi, al
pari della destra partitocratica, a chiacchiere si è rivoluzionata ma in
realtà si è solo meccanicamente e superficialmente adeguata a quel che
accadeva nel mondo. Siamo giunti così in mezzo secolo al degrado ideologico e
anche idro-geologico di un paese senza legalità e senza democrazia.
“Lei ha convocato questo congresso nel pieno del caso Englaro. Perchè?â€
Perchè durante questa vicenda c’è stato un ulteriore salto di qualità nella
capacità degna quasi di Goebbels di ingannare il Paese, dando bestiale forza al
falso e alla menzogna. Grazie alla quale tutti, per un attimo, abbiamo avuto il
dubbio che davvero Eluana stesse per essere condannata a morire ’di fame e di
sete’. Guarda caso fu proprio il Silvio nazionale, in quei giorni, a dire
“andatelo a chiedere a Pannella come ci si sente dopo quattro giorni di fame e
di seteâ€. Naturalmente nessuno è venuto a chiedermelo, altrimenti avrei
subito spiegato che anche una persona in perfette condizioni, dopo un primo
giorno, non sente più nulla che somigli a fame e sete.
“Vi hanno accusati di promuovere l’eutanasia.â€
Vorrei semplicemente ricordare, visto che parlo al Giornale, che uno dei massimi
liberali pro-eutanasia, in tempi in cui sembrava una bestemmia, fu Indro
Montanelli. E sarebbe forse utile documentarsi sul rapporto straordinario tra
Indro e tutta la storia dei Radicali, da Pannunzio a me stesso.
“Intanto il Parlamento sta discutendo il testamento biologico. E c’è già
chi promette referendum se passerà il testo voluto dalla maggioranzaâ€.
Un vero referendum comporta preparazione, propaganda, non eccessiva disparità
tra le due tesi a confronto, rispetto dei suoi risultati, insomma un contesto
democratico. Insomma, se si vuol decidere di fare un refendum non si può
sottovalutare il fatto che democrazia e stato di diritto non esistono più in
questo paese. Ma è comunque anche vero che può servire a costruire momenti di
maggior comprensione e conoscenza da parte del ’popolo sovrano’ della
realtà in cui è sommerso.
“Eppure c’è chi come Antonio Di Pietro non fa che annunciare referendum.â€
Questa storia del Di Pietro referendario è una bella balla evidentissima a
tutti. E infatti non è un caso che, come ieri Bertinotti, oggi Tonino, che
evidentemente non dà fastidio a nessuno, viene lasciata piena opportunità di
fare efficaci e demagogici comizi contro il regime e contro Berlusconi in ogni
spazio di RaiSet (Rai e Mediaset, ndr).
“Tornando a Franceschini, ha sentito anche lei una svolta laica nei suoi primi
passi?â€
Direi che un nuovo leader come lui, di grande esperienza politica democristiana,
ha evidentemente ritenuto necessario mostrare maggior considerazione per le
posizioni laiche della grande maggioranza della popolazione e della sua stessa
base elettorale.
“Più di Veltroni?â€
Non si può confrontare una politica, quale che essa sia, con il vuoto assoluto,
con l’immagine priva di identità del Pd del loft.
“E di Berlusconi premier che opinione ha?â€
Che non è il genio del male o del bene ma l’ultimo, alto rappresentante della
storia partitocratica italiana. E forse non si accorge che la velocità dei suoi
trionfi si avvicina sempre più a quella della forza di gravità. Temo che con
lui dovrà accorgersene  il Paese. I capaci davvero di tutto crollano
rovinosamente, i buoni a niente si confondono con il fango dell’irrilevanza.
“Siete stati con lui, però.â€
Abbiamo puntato sulla fase enfaticamente liberale di Berlusconi. Che si chiuse
definitivamente nel ’96, alla vigilia delle elezioni, quando  Silvio decise di
rompere i patti e gli impegni scritti, che prevedevano un uguale numero di
candidati eligendi Radicali e di quelli cattolici. Poi mancò ai patti e scelse
un’altra linea, quella di cui ancora oggi vediamo gli sviluppi. Tre anni dopo
noi prendemmo l’8,5% alle Europee, e Berlusconi fu costretto a mobilitarsi,
insieme ai ’Massimi comunisti’, per impedire la presidenza della Repubblica
per Emma Bonino, voluta dal 72% degli italiani. Poi la escluse dalla commissione
Ue a favore - guarda un po’ - di Prodi. E infine invitò gli elettori ad
andare al mare anzichè votare i nostri 20 referendum del ’99, quelli, tra
l’altro, della separazione delle carriere e dell’articolo 18, di tutte le
grandi riforme che allora Berlusconi promise di fare dal governo e che ancora
aspettano di essere
  realizzate.
“Pannella, alle Europee che farete?
Siamo al solito in una condizione difficilissima. Staremo come sempre a vedere
se si aprono falle nel muro anti-democratico, pronti a sfruttarle. Ma siamo già
stati a lungo, e scegliendolo, fuori dal Parlamento e lontani dai finanziamenti
pubblici, e siamo ancora qui, intenti ora a mandare a casa lor signori
partitocratici e sostituirli, con la nuova liberazione.





Noi Radicali a Congresso


• da Europa del 27 febbraio 2009, pag. 1

di Marco Cappato

Come Radicali “del fronte italiano†ci riuniamo a Congresso da oggi a
Chianciano per discutere di come realizzare l’alternativa a questo regime
sessantennale, come aggregare individui e organizzazioni per esprimere una
classe dirigente alternativa. Le briciole di attenzione nei nostri confronti
riguardano altro: come ci presenteremo alle Europee. Doveroso dunque chiedersi
se un partito elettoralmente “minimo†si può permettere non solo di
“parlare d’altroâ€, ma addirittura di voler smantellare baracche grandi e
piccoli della partitocrazia. Abbiamo la presunzione, o la follia, di pensare di
sì, a partire da alcuni dati di fatto. Ci sono obiettivi sui quali
rappresentiamo, spesso da soli, il comune sentire di grandi maggioranze
d’opinione: abolizione di finanziamenti statali e truffaldini a partiti
a-democratici, Chiese, sindacati, corporazioni; libertà e responsabilità
individuale nelle scelte religiose, sessuali, riproduttive, di
  cura, di fine della vita; Riforma “anglosassone†del sistema istituzionale;
Riforma “Tortora†per una giustizia responsabile; libertà di lavoro e di
impresa, contro un sistema corporativista e statalista; un welfare per
“abolire la miseria†più che per proteggere i garantiti; la vita del
diritto internazionale - Corte Penale internazionale, moratoria sulla pena di
morte, organizzazione mondiale della e delle democrazie - come strumento per
garantire la pace, contro la sovranità assoluta dello Stato nazionale. Non è
un elenco di “posizioniâ€, ma di lotte, spesso vittoriose anche
“elettoralmente†, con i referendum. Non è un elenco “al passatoâ€,
buono per il riconoscimento postumo magari proprio da chi prova a seppellirci
ogni giorno con l’uso violento e illegale delle televisioni. Le nostre
proposte riguardano l’oggi, un Paese che non ha soldi per affrontare la crisi
economica ma che continua a mandare in pensione a 60
  anni, che è il più condannato dalla Corte europea, ma che preferisce
l’amnistia selvaggia della prescrizione a un’amnistia regolamentata contro
l’impunità. Un altro fatto rende possibile la follia di una rivoluzione
liberale. La partitocrazia di oggi non è soltanto incapace di rappresentare
l’opinione pubblica, ma persino di proteggere gli interessi delle proprie
burocrazie e clienti. Che sia la versione padronale berlusconiana, la versione
balcanizzata - tra fondazioni, cacicchi - della sinistra ufficiale o la versione
abbaiante e inoffensiva del populismo dipietresco, l’unico collegamento che
mantengono con il popolo è quello del bombardamento televisivo, delle
“emergenze†indotte, degli stupri che aprono i TG, della menzogna di Eluana
che “soffrirà di fame e di seteâ€, con le risposte terrorizzate di una
politica pronta a disfarsi di ogni “tabù†democratico e di ogni impaccio:
militari in città e ronde, sondini infilati a
  forza, scioglimento illegale della Commissione di vigilanza, chiusura del
Centro d’ascolto radicale per l’informazione radiotelevisiva, cioè
l’unico organismo in grado di raccontare l’anatomia di questi delitti contro
la conoscenza. Ultimo fatto: arrivano segnali da un mondo dove ogni possibilità
di Riforma sembrava cancellata: la Chiesa, intesa come comunità dei credenti,
inizia a manifestare opposizione alla strategia vaticana; da Kung a Mancuso, si
parla di Concilio Vaticano III, un po’ come quando Pannella. durante il
conclave, portò in piazza un cartellone con l’auspicio di un Giovanni XXIV.
Se c’è speranza lì, non è il momento di perderla per nessuno. Con questo
Congresso non ci “chiamiamo fuori†dalla politica dei partiti e delle
alleanze. Siamo così attaccati alla sopravvivenza del “soggetto elettorale
radicale†che proviamo a superarlo ogni volta, da ultimo con la Rosa nel
Pugno.Vogliamo “solo†che quella
  politica sia il prodotto di obiettivi da realizzare, non di poteri abusivi da
preservare. E ci proviamo, come sempre, con chi ci sta.

Marco Cappato, Deputato europeo, Segretario dell'Associazione Luca Coscioni

#17018 Da: dome max <domenicomassano@...>
Data: Sab 28 Feb 2009 11:04 am
Oggetto: Lunedì al Sereno Regis: siamo medici e infermieri non spie
domenicomassano
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siamo medici e infermieri non spie

category provincia di torino | migrazioni e antirazzismo | eventi author mercoled� 25 febbraio, 2009 12:10author by medicina democratica

Centro Studi Sereno Regis in Via Garibaldi 13 Torino alle ore: 21.00 NO AL RAZZISMO DI STATO SÌ AL DIRITTO ALLA SALUTE PER TUTTI Il 5 febbraio 2009 il Senato ha approvato l'emendamento della Lega al ddl “sicurezza†(sic) che elimina il divieto di denuncia, da parte dei Medici e degli Operatori della Sanità in generale, degli immigrati irregolari che assistiti dal Servizio Sanitario Nazionale dando loro la facoltà di effettuare la denuncia stessa. L'emendamento proposto dal centrodestra al Testo Unico sull'Immigrazione è: Contrario allo spirito della Costituzione, in base alla quale la salute è tutelata dalle istituzioni in quanto riconosciuta come diritto pieno ed incondizionato della persona in sé, senza limitazioni d’alcuna natura. Contrario al Codice Deontologico dei Medici Italiani Contrario alla Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo; Se ne discuterà con: Eleonora Artesio – Assessore Regionale Tutela della salute e Sanità Silvia Formia – Rete Migranti Dott. Antonio Macrì – Responsabile Regionale CGIL medici Avv. Gianluca Vitale – ASGI – Studio Legale Vitale Coordina Renato Zanoli – Medicina Democratica di Torino

CENTRO STUDI SERENO REGIS VIA GARIBALDI 13
LUNEDI 2 MARZO ORE 21

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#17019 Da: dome max <domenicomassano@...>
Data: Sab 28 Feb 2009 11:18 am
Oggetto: E poi si parla di classi speciali per stranieri ... Ricerca di bologna: i migranti più istruiti degli italiani
domenicomassano
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Nessun commento, solo qualche statistica per riflettere laicamente sull'argomento (classi speciali solo per stranieri ... o per tutti coloro che .... o per nessuno ...)
Ciao domenico
 
L'Osservatorio provinciale delle Immigrazioni in collaborazione con la Biblioteca Sala Borsa di Bologna ha condotto una ricerca sui consumi e sui bisogni culturali dei cittadini stranieri: un migrante su tre è laureato, il 52,2% legge più di tre libri all'anno.

Tre stranieri su quattro leggono almeno un libro all'anno. Il 41% dei migranti non guarda mai film in lingua madre mentre la musica del Paese d'origine è molto amata: il 45,8% la ascolta spesso, mentre il 38% ascolta di frequente musica italiana. Sono alcuni dei dati emersi dalla ricerca dal titolo “I consumi culturali dei cittadini stranieri. La domanda e l'offerta a Bologna e provinciaâ€, svolta per comprendere quali siano i bisogni culturali e come vengono soddisfatti sul territorio di Bologna..
L'indagine ha coinvolto 550 cittadini migranti ed è stata condotta, come si legge nell'introduzione del Dossier, tramite diversi strumenti di rilevazione: somministrazione di questionari ad utenti stranieri della Biblioteca Sala Borsa, agli utenti di quattro Centri Territoriali Permanenti (Ctp), ai bibliotecari delle biblioteche comunali della Provincia di Bologna e con la realizzazione di tre Focus group con gli utenti stranieri delle biblioteche comunali di Bologna.
Dai questionari è emerso che i frequentatori stranieri della Biblioteca e dei Centri Territoriali Permanenti sono per la maggior parte donne (56,4% del totale del campione); circa un intervistato su quattro proviene dall'Europa dell'Est, quasi uno su cinque dal Nord Africa, mentre i marocchini rappresentano la prima nazionalità. Quasi la metà degli intervistati ha tra i 18 e i 29 anni. L'età media degli utenti intervistati in Sala Borsa è di 29 anni, quella dei Ctp è di 37. Il 41,3% degli intervistati, si legge nel Dossier, ha un posto di lavoro, il 32,8% studia, il 12,2% è disoccupato, l'8,1% è studente-lavoratore e il 5,5% è rappresentato da casalinghe. Il 30% del totale dei lavoratori fa l'operaio nell'industria e il 9,5% il/la badante. In Sala Borsa il 15,2% insegna o svolge professioni intellettuali, nei Ctp nessuno. Il livello di istruzione degli intervistati è molto elevato: uno su tre possiede la laurea.
Per quanto riguarda la lettura dei quotidiani, il 58,2% legge il giornale almeno una o due volte alla settimana, mentre il 61,2% legge almeno ogni tanto quotidiani nella proprio lingua madre. Il 75,5% degli intervistati ha dichiarato una competenza medio-alta nell'uso del computer e tra gli utenti dei Centri Territoriali Permanenti il 15% ha iniziato ad usare Internet solo dopo l'emigrazione. Il 30% legge quasi tutti i giorni giorali free press, particolarmente apprezzati dagli stranieri provenienti dal Nord Africa e dall'Estremo Oriente. Tra i migranti dei Ctp il 61,3% guarda almeno ogni tanto programmi televisivi in lingua madre, mentre il 20% guarda più di quattro ore di programmi in italiano al giorno.
E' emersa dal Dossier la richiesta da parte degli stranieri di una maggiore apertura in chiave interculturale delle biblioteche e di altri servizi.
“In generale – scrivono nelle conclusioni le due curatrici, Maria Chiara Patuelli ed Enrica Menarbin – siamo rimaste colpite dagli elevati livelli di istruzione e consumo culturale espressi dagli intervistati, con indicatori spesso superiori a quelli rilevati tra la popolazione italianaâ€. Nonostante i confronti vadano fatti con cautela, le curatrici hanno aggiunto che “emerge un grande interesse per la lettura dei libri, e non solo allo scopo di imparare la lingua italianaâ€.

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#17020 Da: "andreatrigolo" <andreatrigolo@...>
Data: Sab 28 Feb 2009 12:25 pm
Oggetto: Resoconto tavolo in Piazza San Carlo
andreatrigolo
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Il clima gradevole e la presenza degli stand di sensibilizzazione verso
le malattie rare sono stati d'aiuto per la nostra raccolta firme sul
testamento biologico: ben 268 firme, tra le 10.30 e le 13!

Presenti al tavolo: Paola, Domenico, Antonio, Rosanna, Luciano,
Giuseppe, Claudia S. ed io.

Una citazione particolare a Claudia S. e Giuseppe per la loro "prima
volta" con noi! :)

Andrea

#17021 Da: "Nicola Vono" <nicolavono@...>
Data: Sab 28 Feb 2009 1:31 pm
Oggetto: R: [Y!G radicali-piemonte] Resoconto tavolo in Piazza San Carlo
nicolavono
Invia email Invia email
 
E come si sa "la prima volta" non si scorda mai...soprattutto con 268 firme, ci
sono state prime/seconde e terze volte peggiori...:-)
Complimenti a tutti.
Nic
=======================================================
....E se credete ora che tutto sia come prima, perchè avete votato ancora la
sicurezza la disciplina, convinti di allontanare la paura di cambiare, verremo
ancora alle vostre porte e grideremo ancora più forte "per quanto voi vi
crediate assolti siete per sempre coinvolti"...
F. De Andrè

-- msg. originale --
Oggetto: [Y!G radicali-piemonte] Resoconto tavolo in Piazza San Carlo
Da: "andreatrigolo" <andreatrigolo@...>
Data: 28/02/2009 13:26

Il clima gradevole e la presenza degli stand di sensibilizzazione verso
le malattie rare sono stati d'aiuto per la nostra raccolta firme sul
testamento biologico: ben 268 firme, tra le 10.30 e le 13!

Presenti al tavolo: Paola, Domenico, Antonio, Rosanna, Luciano,
Giuseppe, Claudia S. ed io.

Una citazione particolare a Claudia S. e Giuseppe per la loro "prima
volta" con noi! :)

Andrea



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#17022 Da: "silvioviale\@libero\.it" <silvioviale@...>
Data: Sab 28 Feb 2009 2:27 pm
Oggetto: Fwd:[Gpp] 5 marzo ISLABONITA
silvioviale@...
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Volevo segnalarVi

la presentazione della pubblicazione:

 

Islabonita

Giulio Einaudi Editore

 

Steve Della Casa e Giorgio Ficara

incontrano

Nico Orengo

 

 

La presentazione si terrà:

Giovedì 5 marzo 2009 – Ore 18.00

King Kong Microplex

Via Po, 21 – Torino

 

Ingresso libero sino a esaurimento posti.

 

Vedi allegato.

 

Fraterni saluti

Gian Paolo Piazza

 

Per eventuali comunicazioni contattare

Gian Paolo Piazza

piazza@...

 

Ai sensi della legge sulla privacy (L675/96  e successive modifiche-integrazioni), quindi in ottemperanza alla direttiva europea sulle comunicazioni on-line (direttiva 2000/31/CE) si precisa che: le informazioni contenute in questo messaggio e negli eventuali allegati sono riservate e per uso esclusivo del destinatario, se non si desidera ricevere ulteriori informazioni e/o se giungono per errore e/o non si desidera riceverne più in futuro, rispondete a questo messaggio chiedendo la cancellazione a:

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#17023 Da: "claudio bellavita" <claudio.bellavita@...>
Data: Sab 28 Feb 2009 10:46 pm
Oggetto: la valle degli orchi
clalb1
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La valle degli orchi

 C'era una volta una bella regione vicino alle montagne, con molti villaggi,  castelli, e fabbriche , ma anche con tanti orchi.

Per molto tempo comandò solo Re Orco, che decideva cosa dovevano fare tutti per farlo mangiare sempre meglio e sempre di più. Aveva alle sue dipendenze tanti servili aspiranti orchi, e comandava senza problemi agli altri piccoli orchi della valle, e al popolo che si faceva governare dai Verdurini. Questi non potevano mangiare carne, erano molto ossequienti e sognavano solo di essere invitati ogni tanto a casa degli aspiranti orchi e degli orchi minori. Re Orco non invitava nessuno. 

Poi Re Orco cominciò a avere dei problemi, i suoi aiutanti erano tanto servili ma non troppo capaci, alcuni diventavano orchi senza il suo permesso e divoravano tutto quello che trovavano nelle cucine. E in giro per il mondo c'erano altri orchi, più potenti di lui.  Re Orco si consolava con la fedeltà dei Verdurini, sempre pronti a costruire case,strade e ospedali dove voleva lui ma pagando loro, a farlo mangiare anche sulle tavole riservate a loro, a farle anzi gestire dai servi che lui cacciava via. Continuavano a essere pazienti e obbedienti anche quando Re Orco gli toglieva il lavoro e chiudeva le fabbriche, 

Un triste giorno Re Orco morì lasciando la valle in un mare di guai, perchè non aveva scelto un successore e  lasciava solo dei discendenti affamati. Questi, con alcuni orchini piccoli, si travestirono da verdurini, si mischiarono a loro per continuare a comandare e a ottenere da loro quello che da Re Orco non arrivava più. I Verdurini erano felici, ogni tanto mangiavano carne anche loro, gli orchini li invitavano e gli facevano tante feste, soprattutto quando regalavano grossi stipendi a qualcuno di loro che adesso si faceva chiamare società civile. I giornali insistevano che tutto questo era tanto liberal e alla moda.

Intanto era comparso un orco di campagna, molto ruspante, perché a rigor di logica avrebbe dovuto essere un verdurino, ma era nato così e assunse molto presto il nome di Orco Grinza. Aveva inventato un sistema molto originale per mangiar carne a spese dei verdurini, che erano così contenti di essere invitati ai suoi ricevimenti che li pagavano loro, ed erano addirittura felici quando l’orco Grinza li metteva sul giornale, facendosi pagare l’inserzione il doppio. E poi li portava all’estero,a prendere tanti applausi.

 Sorpresi,  orchini e discendenti di Re Orco ci pensarono un po'  e cominciarono a imitarlo, anzi a superarlo, perché loro erano informati e giravano il mondo. Così si specializzarono e si divisero in tribù di settore: cominciarono con  gli orchi teatrali e  gli orchi astratti che furono accolti con entusiasmo generale, finalmente, proprio si fa come in Usa…. Poi arrivarono gli orchi bancari, quelli olimpici e  quelli urbanistici. Poi c’erano quelli che volevano guadagnare privatizzando tutto quello che c’era, ma i verdurini della valle, su questo argomento, non ci sentivano troppo, anche se li si costringeva a sentire una conferenza al mese su quanto era bello, moderno e europeo fare così. Alla fine i conferenzieri aprivano un banchetto per vendere derivati, che secondo loro si trasformavano in alberi dei soldi.

 La tribù più numerosa era anche quella più grezza, degli orchi edilizi, perche rivelava il gioco. Infatti, gira e rigira, tutti volevano una sola cosa , sia pur mascherata da tante inaugurazioni: continuare a mangiare quasi come ai bei tempi andati, modificando la valle per aumentare il valore dei loro terreni, dove facevano, a spese dei Verdurini, grandi feste e ricevimenti, chiamando orchi e giornalisti da tutto il mondo.  In attesa, si limitavano a guadagnare grandi tangenti sui lavori pubblici, che andavano fatti in fretta e quindi si prendevano loro il disturbo di far lavorare i mafiosi e gli irregolari.

 Così diventarono potenti l'orco Romito, l'orco Franco, l'orco Gavitello, l’orco  Sandrengo, e altri orchi minori, qualcuno discendente dal vecchio re. La cosa che gli piaceva di più era piantare delle lunghissime spine nella valle, e costruirci intorno, sempre a spese degli altri. Gli piacevano molto i grattacieli, le vecchie fabbriche trasformate in mercati per i verdurini, qualcuna anche trasformata in posti dove fare le loro feste. Per finanziare le feste, i verdurini smisero di costruire le case economiche e costrinsero gli immigrati poveri a comprare quelle nuove che gli orchi facevano intorno alle spine.

Ma un brutto giorno, di là del mare arrivarono orchi molto feroci e tanto alla moda, per  insegnare a mangiare di più, usando nuovi strumenti, ma in sostanza per  portar via tutti i tesori dei verdurini, lasciando solo dei pezzi di carta senza valore.

Gli orchi della valle erano preoccupati, e anche arrabbiati, perché su questa faccenda non ci avevano guadagnato, e invece rischiavano  di dovere aspettare troppo tempo per tornare a mangiare come prima. Decisero di mettere a dieta i verdurini e di eliminare qualche orco che non faceva parte del loro gruppo e costava troppo ai poveri verdurini, che cominciavano proprio a non farcela più.

 Il primo con cui se la presero fu l’orco Grinza, che aveva insegnato tante cose ma proprio non sapeva comportarsi e si rendeva anche un pò ridicolo. Ma soprattutto costava troppo, e poi la sua torre stava sulla collina di fronte a quella dell’orco Sandrengo, e gli dava fastidio perché era più bella.   E poi l’orco Grinza era persino più bravo di lui a non pagare i creditori….Anche l’orco Gran Picchio ce l’aveva con lui, perché aveva un codazzo di giornalisti più grande e festevole.

 Cominciarono a dire che teneva tanti bambini in cantina, per tagliargli i capelli e farsi vestiti sontuosi, poi gli saltarono addosso tutti insieme, azzannandolo, e gli portarono via tutto, lasciandolo solo a piangere nella sua torre, a chiedersi cosa era successo….

 

larga è la foglia, stretta è la via, dite la vostra che ho detto la mia...

 

seguiranno altre puntate, che come questa non avranno alcun riferimento con orchi e valli reali (neanche ducali). Figuriamoci con Madame Verdurin…

 


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