Raffaella Carrà
Giovani che volete intraprendere la carriera televisiva: ecco i
consigli di Raffa
Anche Raffaella Carrà a SS 9 NEWS.
Ma di cosa possiamo parlare con una come lei?
Beh, sicuramente di televisione, e certamente di ragazzi!!!
Ciao Raffa! The show must go on?
The show must go on e... voglio fare innanzitutto una piccola
premessa di ordine geografico. Io sono nata a Bologna, sono emiliana
da parte di padre e romagnola da parte di madre. Bologna è la mia
città di nascita e Bellaria la città della famiglia di mia madre alla
quale sono molto legata.
Che dire, viva l'Emilia Romagna!
E già, e questa bella regione si riflette molto anche nel mio modo
di essere, cioè molto pratico: PRIMA LAVORA E POI DIVERTITI. Questo è
il leit motiv che mi ha accompagnata per tutta la vita... solo che il
lavoro, quando diventa tantissimo, lascia poco tempo per il
divertimento... e questa è l'unica cosa che mi dispiace.
Parole sante!
In ogni modo grazie per questa intervista perché, come si dice,
nemo profeta in patria, e invece sono molto contenta che vi siate
ricordati di me.
Carramba che sorpresa! Finalmente il nome di mamma Rai: Raffaella
Carrà. Eh sì, è proprio lei, la donna dei miracoli Auditel, la donna
delle emozioni, la donna che ha dato fiducia ad un 25enne: Alessandro
Greco, la donna che... ma perché non lei come presidente Rai?
Perché c'è già un romagnolo, anzi due. Devo dire che è
incredibile, ma è successo. Ci sono i periodi della Campania, della
Toscana, adesso c'è il periodo emiliano. Il nostro presidente
Zaccaria è di Rimini e il nostro direttore generale è anche lui di
Rimini, quindi non c'è posto per me.
Rai, il terrore di nuove sperimentazioni, il terrore di avere
conduttori giovani, il terrore di avere programmi un po' insoliti. In
Rai spazio per i giovani non ce n'è, o comunque è molto risicato…
Non è vero, ti interrompo subito e ti dico che non è vero. Ti dico
una cosa: diciamo che non c'è un SITO in Rai per i tentativi. Nel
senso che quando tu vuoi fare un programma alternativo e vai alle
nove di sera, come per esempio succede regolarmente a Carramba,
quando c'è su Italia 1 una partita, su Canale 5 un film, devi avere
un programma che abbia già superato un esame, che porti certe
garanzie di massima, poi sai, la fortuna ti aiuta, e poi nessuno ha
la palla di vetro per sapere se farà dieci milioni o otto, comunque
una certa premessa esiste...
Insomma se metti un ragazzo a fare un programma nuovo, di prova,
di test, non lo puoi mettere la sera a quell'ora. Mi dirai che ci
sono altri orari come ad esempio la seconda serata, che però è ricca
di programmi di giornalisti. Bisognerebbe allora trovare uno spazio
in un giorno della settimana e fare tante prove, perché nei ragazzi
succede questo: ogni tanto i giovani hanno, come dire, nelle cellule,
il fatto di scimmiottare cose già viste. E quindi non va bene. Quelli
che hanno molto talento e sono molto alternativi sono difficili da
capire. La terza ipotesi è che tu trovi quello giusto, che però ha
comunque bisogno di aiuto. Ha bisogno di aiuto da una persona
esperta, perché da solo non può entrare in questo mondo, la
televisione va velocissima e veramente stare dietro a quello che
accade dentro la televisione è una cosa che deve prevedere una certa
esperienza.
Allora che fare per i ragazzi?
Che fare? I ragazzi secondo me avrebbero bisogno di grandi spazi
prima di andare in onda, di grandi "numeri zero" e poi - aiutati da
qualcuno che conosce la tv un po' di più, non che abbia il "verbo",
ma che la conosce semplicemente un po' di più - essere incanalati nei
nuovi programmi, perché molte volte tu vedi dei giovani autori che ti
propongono dei programmi già realizzati, fa conto non so, da Corrado
nel 1960. Perché vedi, è stato già fatto tutto, non è facile fare un
programma assolutamente nuovo.
Quindi i giovani il più delle volte sono copioni, cioè senza idee,
senza talento?
Non è che i ragazzi non abbiano talento, è molto difficile il
campo, allora io spero di poter, diciamo così, spingere poco a poco
questo progetto, di cui ho già parlato con gli altri dirigenti: di
fare cioè dei piccoli numero zero di tanti talenti nuovi, per poi
portarli con un progetto giusto a una ribalta, prima minore con il
tirocinio, e poi nel grande orario.
Ma ai giovani che sognano di lavorare nel mondo della televisione
cosa consiglia di fare? Di continuare a sognare, o c'è qualche
speranza?
Dipende da cosa fanno, prendiamo ad esempio i comici.
Noi non abbiamo un altro Walter Chiari, una persona che disegni
con la sua satira la società e sia estremamente divertente. Ben venga
un altro Walter Chiari, c'è uno spazio pronto, perfetto. Però questo
ragazzo deve fare molto tirocinio prima, molte serate. Non ci si
improvvisa, oggi, per diventare grandi. Devi avere molta esperienza
alle spalle, dalla serata allo spettacolo, dalla piccola televisione
alla radio.
Raffa, allora cosa consigli?
Di lavorare nelle piccole cose, caricatevi di esperienze, e poi
quando vi presentate siete in qualche modo già pronti.
Come quello che è accaduto ad Alessandro Greco. Lui è vero che è
stato scoperto che aveva 25 anni, ma Alessandro è un ragazzo che da
quando ne aveva 16 presentava serate, orchestre, faceva
intrattenimento nei campus universitari, faceva l'animatore d'estate,
è un ragazzo che comunque ha nove anni di lavoro vero, un lavoro
piccolo, sconosciuto, che però l'ha portato mano a mano ad avere una
base.
Perché senza una base una casa non si costruisce.