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Rispondi | Inoltra Messaggio #1039 di 2182 |

La sig.ra Sabina Raggi della Assotec www.assotec.it mi ha cortesemente spedito la relazione di Sandro Baroni e Barbara Segre.

Essendo il tutto in fase di pubblicazione posso spedirvi solo un sunto.

Chi fosse interessato all'intero volume con gli atti può farne richiesta all'indirizzo assotec@...

 

Preconsolidamento con acqua e anidride carbonica

La metodologia nasce ed è stata messa a punto nel restauro di dipinti murali in particolari condizioni di conservazione. Il fenomeno della decoesione superficiale e delle efflorescenze saline a velo continuo su questi dipinti era così marcato da rendere pressoché intoccabile la superficie della pittura. Si è reso quindi necessario intervenire su questi manufatti con una modalità di preconsolidamento che aggregasse il colore, pur consentendo una pulitura successiva della superficie senza "bloccare" la sporcizia e i sali depositati sui dipinti. Si è optato per un processo di preconsolidamento e consolidamento inorganico, che si potrebbe definire "procedimento di ricarbonatazione".

Tale tipologia d'intervento prende le mosse dall'idea che sia possibile individuare una strategia per solubilizzare i cristalli di calcite e ricreare (ricarbonatare) con la loro migrazione e ristrutturazione il velo di carbonatazione superficiale, in analogia a quello che si trovava in origine sul manufatto. Questa metodologia non comporta l'aggiunta di sostanze estranee alla struttura dell'intonaco e alla sua composizione, ma agisce suturando le parti disaggregate mediante un naturale processo chimico fisico.

Come noto, il carbonato di calcio ha una certa solubilità in acqua (0,014 g/l a 25C). L'acqua piovana o di ruscellamento, specie se acida, per effetto dell'anidride carbonica in essa disciolta, può quindi aumentare la solubilità della calcite di calcari sedimentari o di marmi, quando la reazione con formazione di bicarbonato va da sinistra a destra e ridepositarla, successivamente, quando la stessa avviene da destra a sinistra.

CaCO3+H20+C02  « Ca(HCO3) 2

Il processo chimico è influenzato dalla temperatura, dalla pressione e da altri fattori e trova frequenti e numerosi riscontri in natura (formazione di stalattiti, depositi incrostanti, ecc.); esso si produce in particolari condizioni anche sulle pietre carbonatiche degli edifici, su intonaci ricoperti da scialbature e si verifica frequentemente nelle fontane e presso alcune sorgenti.

Sono stati perciò effettuati studi sulla possibilità di riproduzione e controllo di tale fenomeno in relazione alla sua applicabilità per il restauro dei dipinti murali, e, in termini generali, si può dire che con elevatissima percentuale di successi  è stato possibile far ricarbonatare la superficie di un intonaco con appropriate applicazioni di acqua e anidride carbonica in giuste proporzioni.

In effetti, ciò che ha sostenuto e reso possibile l'esito di queste sperimentazioni era l'idea base che per aggregare la superficie decoesa di un dipinto murale, non fossero necessarie grandi quantità di legante, bensì modestissime percentuali di quanto già presente a formare il corpo dell'intonaco.

Per riaggregare la fase superficiale di un intonaco ci si rendeva conto che poteva essere sufficiente sciogliere e mobilizzare una parte infinitesimale del legante originario, piuttosto che dover aggiungere sostanze estranee in quantità massiccia: sciogliere e ristrutturare piuttosto che aggiungere.

 

Vediamo concretamente l'applicazione del procedimento.

Da una bombola di anidride carbonica si eroga del gas a pressione di 4-5 atmosfere, miscelandolo per gorgogliamento in un'altra bombola, rivestita internamente di Teflon, nella quale è sita dell'acqua demineralizzata miscelata con acetone al 20%.

Mantenendo la pressione di erogazione nella seconda bombola, anche dopo aver staccato la prima trascorse circa 6-12 ore, si può disporre della miscela di gas acido carbonico, necessaria all'applicazione. La presenza di acetone con l'acqua demineralizzata è fondamentale ed è giustificata dal fatto che questo solvente è in grado di solubilizzare grandi quantità di anidride carbonica (circa sei volte più dell'acqua) rendendole disponibili e libere al momento della propria evaporazione che è più rapida di quella dell'acqua. Questa "riserva" di anidride carbonica consente una specie di reazione continua quando l'anidride carbonica, legata all'acqua, viene impegnata a formare bicarbonato di calcio. Infatti la grande disponibilità di anidride presente, rilasciata dall'acetone, rende possibili nuovi legami con l'acqua, suscettibili a loro volta di un'ulteriore reazione con il carbonato di calcio disaggregato.

Dal punto di vista pratico, l'applicazione del liquido avviene per fine nebulizzazione frapponendo talvolta fogli di carta giapponese alla pellicola pittorica molto decoesa e comunque evitando colature e ruscellamenti.

Mediamente, secondo le condizioni climatiche ambientali e il tipo di intonaco, è possibile compiere da tre a cinque trattamenti al giorno.

In generale, una decina o dozzina di nebulizzazioni sono utili a consolidare le pellicole pittoriche anche più decoese.

Ad uso di preconsolidamento, tra sei e otto applicazioni distribuire nell'arco di due giorni sono generalmente sufficienti a ristabilire la coesione necessaria alle prime operazioni di pulitura di molti dipinti.

Il trattamento descritto, pur nato in sede di restauro di importanti e delicati dipinti murali realizzati ad affresco o come pitture alla calce, in pratica ha subito dimostrato la sua possibile estensione pure a grandi superfici, anche di diversa tipologia, quali semplici intonaci, superfici in stucco forte, intonaci decorati e coloriti.

Ovunque ci si trovi davanti a decoesioni superficiali poste su intonaci aventi per legante la calce, è teoricamente possibile operare con questo metodo, tenendo ovviamente presente che eventuali presenze di trattamenti precedenti con cere, oli o resine naturali o sintetiche, possono ridurre o inficiare gli esiti delle nebulizzazioni.

Data la sua natura, questo procedimento di ricarbonatazione, si presta meglio all'intervento su intonaci non sottoposti a dilavamento, oppure interni, a medio o elevato contenuto di carbonato di calcio, dove la decoesione si presenta principalmente localizzata nella fase superficiale dell'intonaco, cioè in quella che spesso è una coloritura o pellicola pittorica o finitura decorativa.

 
Sergio Tinè


Mer 2 Ott 2002 2:42 pm

sergio_tine
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Inoltra Messaggio #1039 di 2182 |
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Sergio Tinè
sergio_tine
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