Normalmente le superfici lapidee oggetto dei test sono preventivamente
sgrassate allo scopo di renderle più permeabili; successivamente si potrà
applicare la sepiolite sciolta in acqua deionizzata per uno strato dello
spessore di circa 2 cm. Considerata la differente consistenza dei depositi, di
volta in volta sarà opportuno adottare tempi di applicazione differenziati dopo
di che si provvederà ad un abbondante lavaggio. Nei casi in cui le croste nere
si presentano particolarmente spesse è necessario prevedere una doppia
applicazione dell'impacco e utilizzare spazzolini meccanici per la rimozione di
depositi e concrezioni più tenaci.
Il prevedere un trattamento di biocida il più delle volte si rende necessario,
perché a causa dei tempi molto lunghi richiesti dall'applicazione degli impacchi
è opportuno dare qualche giorno prima dell’intervento un biocido allo scopo di
evitare il risveglio di attacchi biologici, apparentemente sopiti.
A tal proposito sarebbe importante sapere se in questo granigliato in cemento
sono presente come biodeteriogeni: le alghe microscopiche (l'effetto è
abbastanza dannoso). Esse si impiantano sulla superficie dei materiali porosi o
già deteriorati e penetrano dentro le microfratture oppure al di sotto di
frammenti già parzialmente distaccati esercitando anche una dannosa azione di
cuneo. In questo caso si dovrebbe prevedere un biocida a largo spettro d'azione,
ad esempio il Keim Alghicida da darsi a spruzzo.
Forse l'incomprensione nasce dal fatto che i biocidi proteggono le formulazioni
acquose dalle alterazioni di colore e di odore, dai fenomeni di
destabilizzazione, dai cambiamenti di pH e di viscosità. Le alterazioni di
colore sul film secco si devono all’attacco di funghi e alghe, insieme a
fenomeni di perdita di adesione e di cracking, che possono essere evitati con
l’impiego di biocidi a base di principi attivi ad effetto alghicida e fungicida.
Saluti
Giovanna
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