Grazie, Teresa.
La mia tesi riguadava appunto la riqualificazione del tessuto
residenziale delle prime periferie urbane. Un aspetto che mi
aveva particolarmente interessato, era il rapporto tra la
morfologia urbana, storica e non, e l'aspetto sociale e
relazionale; da qui, per esempio, la constatazione che il concetto
di "isolato" é un'astrazione, perché il nucleo relazionale é la
"strada", costituita dalle abitazioni dei due fronti stradali e,
quindi, dalle famiglie che abitano quei due fronti; nel centro
storico (avevo confrontato Reggio Emilia e Parma) esisteva poi
una gerachia di questi spazi: il "vicolo", la "strada", la "strada
maestra", ognuno con una sua caratterizzazione formale e di
relazione.. una ricchezza di forme e relazioni quasi sempre
disattesa nella progettazione contemporanea.. citi gli edifici a
torre: l'esempio corretto dovrebbe essere l'unità residenziale di
grandezza conforme, quella del Razionalismo, l'Unità di
Abitazione, con il suo equilibrio tra residenza e servizi.. di quegli
studi e realizzazioni, da noi, nella prassi edificatoria, é rimasto
giusto l'edificio, come tipologia costruttiva, privato di tutto il suo
contesto e dei suoi equilibri.. credo che la riqualificazione
urbana e umana, di cui parli, Teresa, debba partire da qui, e
possono farlo solo quei tecnici ed amministratori (che sono ,
poi, i committenti..) che abbiano uno sguardo "ampio" sui
problemi dell'abitare.
Giorgio Bertani
--- In restauro@yahoogroups.com, "Arch. Teresa Campisi"
<t.campisi@a...> ha scritto:
> Giorgio, concordo assolutamente. La progettazione
archtettonica attuale, anziché rivolgersi all'architettura storia che
é già contraddistinta da un qualità esistente, dovrebbe più
giustamente dedicarsi alla riqualificazione di quella architettura
speculativa o meglio degli spazi di connessione di certa edilizia
meramente e massiciamente residenziale, sorta negli anni
'60-'80 in tutte le città italiane.
> Una cosa che noto spesso, é che tutti gli edifici a torre
diciamo, residenziali degli anni '70, spnp recintati al piano terra,
si é perso il senso della continuità della strada, ma anche il
concetto di isolato novecentesco. L'architettura si é introversa e
barricata, escludendo un rapporto con l'esterno. Non esistono
spazi superflui, che per la qualità architettonica son necessari,
ossia giardini, parchi, marciapiedi attrezzati e curati nei dettagli,
fontane, spazi comuni, viali alberati, dove riposarsi all'ombra...,
spazi di vicinato, una voklta si sarebbero chiamati.
> Credo che questi potrebbero essere dei punti di vista
rivisitabili, in vista di una riqualificazione urbana ed umana
anche.
>
> Teresa Campisi
>
>
> ----- Original Message -----
> From: "Giorgio" <giorgio_j@e...>
> To: <restauro@yahoogroups.com>
> Sent: Friday, September 03, 2004 4:12 PM
> Subject: Re: [Gruppo Restauro] Digest Number 733
>
>
> Spezzo una lancia a favore del rapporto tra architettura e
urbanistica;
> penso che, in gran parte, l'edilizia corrente potrebbe essere
valorizzata da
> una corretta progettazione (o riprogettazione..) della città a
livello di
> spazi urbani; molto spesso ci si trova di fronte a contesti
urbani
> estranianti, formalmente degradati o privi di significato; questo,
credo,
> anche per scarsa capacità di interpretare i processi formativi e
> trasformativi dei contesti urbani, il che comporta la creazione di
spazi
> privi di riferimenti, diciamo, antropologici con il contesto
storico.. Da
> questo punto di vista, non mi pare che la prassi progettuale si
sia evoluta
> più di tanto, dai tempi di Roberto Pane, anche perché il
formalismo, in
> architettura, é fortemente radicato...
>
> arch. Giorgio Bertani