Le modalitā di realizzazione dei nuovi interventi in contesti archeologico-rurali sono un tema complesso ed interessante (anche se non strettamente inerente agli interessi del nostro gruppo di discussione).
Ritengo che l'intervento in un contesto archeologico ripropone metodologie del tutto simili a quelle dell'intervento sul contesto edificato (storico); concordo, quindi con l'affermazione di Enza Martino : Il progetto (non solo in ambito storico) non puō e non deve consistere in semplici "copie con carta carbone".
In merito alla preoccupazione di trovare operai capaci di realizzare archi e volte, ritengo che la manodopera presente nei piccoli centri urbani puō essere facilmente spinta verso la "buona regola d'arte" dalla perizia e dalla dedizione di un buon direttore dei lavori.
L'intento di ricorrere ad un sistema costruttivo in muratura portante tuttavia mi sembra contrastare con le diverse restrizioni imposte dala vigente normativa antisismica. Non comprendo, inoltre, per quale motivo Enza escluda l'uso di tecniche e di materiali contemporanei. Forse l'uso "critico e cosciente" del contemporaneo offende i contesti archeologici e rurali ?
Confessiamocelo pure.
La scelta "mimetica" della tipologia rurale sottointende l'attuale incapacitā progettuale e propositiva di tutti noi (progettisti, committenti ed amministratori della cosa pubblica).
... perdonate l'Owner se sono sempre pių pungenti ed odiose le sue risposte .... !! ... Invecchia rapidamente.
Sergio Tinč