IL CENTRO PER LA PACE DI OVADA(AL) INTITOLATO A "RACHEL CORRIE"
giovedì 11 settembre 2003
Ovada (Al)
Il programma della manifestazione:
h. 18.30 Piazza Cereseto: inaugurazione dei locali e intitolazione del Centro a Rachel Corrie
h. 21.00 Cinema Teatro Comunale: RACHEL CORRIE E L'AMERICA DELLA NONVIOLENZA NELL'ERA DI BUSH
intervengono:
Enzo Robbiano Sindaco di Ovada,
Daniele Borioli Vice Presidente della Provincia di Alessandria,
Bruno Cartosio dell'Università di Bergamo,
Simone Brocchi volontario dell'International Solidarity Movement,
Giosiana Barisione attrice,
Presentazione del libro di poesie e raccolte internazionali dedicate a "Rachel Corrie" dell'Associaz.nazionale di cultura e volontariato: L'ANGOLO del Mondo (www.angolodelmondo.com)
Agnese Ginocchio cantautrice(Caserta)
attivista per la Pace, che presenterà la canzone scritta e dedicata alla memoria di Rachel Corrie:
"NO NEL NOME PACE!"
Direttamente dall'america e padrini della manifestazione:
"CINDY E CRAIG CORRIE" , genitori di Rachel
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-"Centro d'Iniziativa per la Pace e la Nonviolenza dell'Ovadese"-
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Giovedì 11 settembre (anniversario dell'attentato delle Torri gemelle NEW YORK)ad Ovada (AL) verrà inaugurata la sede del "Centro d'Iniziativa per la Pace e la Nonviolenza intitolato alla memoria di Rachel Corrie".
Per l'occasione saranno in Piemonte grazie all'interessamento del Centro, i "genitori" della giovane americana.
Molti ricorderanno di aver sentito parlare di lei: il 16 marzo di quest'anno, nei territori occupati dall'esercito israeliano nella Striscia di Gaza, una giovane pacifista di 23 anni, americana, veniva brutalmente schiacciata da un bulldozer israeliano a cui cercava di opporsi pacificamente.
Rachel Corrie faceva parte dell'ISM: movimento solidalietà per la giustizia e la pace(International Solidarity Movement).
Con la sua associazione pacifista aveva organizzato iniziative in occasione dell'anniversario dell'11 settembre, per ricordare sia le vittime delle stragi, sia quelle della guerra in Afghanistan.
Quest'anno Rachel aveva deciso di passare dalla teoria all'azione, andando in Israele, dove si era unita al gruppo filo palestinese Movimento Internazionale di Solidarietà.
Con questa Associazione partecipava ad azioni, per bloccare le ruspe israeliane, che cercavano di abbattere le case dei kamikaze e dei loro parenti, nei territori palestinesi.
Agli amici in diverse email aveva scritto: "Abbattono le case anche se si trova la gente dentro, non hanno rispetto di niente e di nessuno"
Rachel Corrie era originaria di Olympia (Washington), e da circa un mese viveva in una tenda con altri sette attivisti della sua organizzazione, l'International Solidarity Movement, da cui quotidianamente partiva per “missioni” di interposizione pacifica tra i palestinesi del vicino campo profughi e i militari israeliani.
L'International Solidarity Movement è un'organizzazione di attivisti di tutto il mondo che utilizzando i principi dell'azione diretta nonviolenta, si oppone all'occupazione delle terre palestinesi da parte del governo israeliano ed in accordo al diritto internazionale e alle risoluzioni dell'ONU che condannano tale occupazione, sostiene il diritto dei palestinesi ad avere un proprio Stato.
Domenica 16 marzo Rachel ed altri volontari dell'organizzazione stavano tentando di interporsi tra i bulldozer israeliani e le case di alcuni palestinesi, tra cui quella di un medico, a Rafah, nella Striscia di Gaza.
In quei giorni sono state centinaia le case private palestinesi distrutte dalle truppe israeliane perchè vi abitavano presunti terroristi, e decine le vittime tra la popolazione civile. In un messaggio inoltrato solo due giorni prima di essere uccisa Rachel denunciava “il ricorso al fuoco indiretto di artiglieria” anche contro i suoi compagni.
Un testimone, Greg Schnabel, di Chicago, racconta che la ragazza stava protestando davanti ai bulldozer. “Rachel era sola davanti alla casa, mentre noi cercavamo di fermare le operazioni. Ha urlato ai bulldozer di fermarsi. Poi è caduta ma il mezzo ha continuato a muoversi. Abbiamo urlato chiedendo che si fermasse ma non lo ha fatto, le è passato sopra e ha fatto marcia indietro.” (fonte: “La Repubblica” on line del 16 marzo 2003)
La giovane è stata uccisa a sangue freddo in modo barbaro, mentre si interponeva in modo pacifico.
Il governo israeliano, incalzato dall'opinione pubblica internazionale, dichiara che “si tratta di un deprecabile incidente” e poi tenta di screditare i pacifisti internazionali sostenendo che il loro comportamento in quella zona di combattimento “non è responsabile”.
Ma Rachel Corrie è una delle tante vittime innocenti di quella violenza a cui aveva tentato di opporre pacificamente il suo corpo, la sua voce, la sua intelligenza e il suo cuore; la sua tesimonianza, raccolta dagli amici e dalla famiglia nelle e-mail che spediva a casa e in cui spiegava i motivi per cui rischiava consapevolmente la vita ora è un forte stimolo all'impegno per tutti coloro che credono nella forza della pace e della nonviolenza.
Rachel e i suoi compagni, hanno denunciato: che ogni giorno decine e decine di case vengono distrutte nella striscia di Gaza, che un bombardamento ha danneggiato i pozzi di acqua dolce nel campo profughi di Rafah e che gli stessi non potevano essere riparati dai manovali palestinesi senza esporsi al fuoco israeliano.
Molte sono state le iniziative a Olympia (Washington) e negli Stati Uniti per ricordare Rachel.
Questa presentazione vuole essere una testimonianza per non dimenticare Rachel, una giovane pacifista, che con il suo coraggio voleva fermare le ingiustizie che ogni giorno si verificano in Palestina.
In questi giorni e in questi mesi si sta muovendo contro la guerra, il più grande movimento pacifista che la storia abbia mai conosciuto,” Rachel Corrie” è sicuramente un ‘SIMBOLO’ di questo movimento mondiale ed è stata uccisa dalla logica assurda e brutale della guerra che tutti noi pacifisti cerchiamo di fermare.
Per ricordarci: che è ancora in corso un conflitto fra israeliani e palestinesi, con tante vittime civili innocenti in entrambi i paesi e che si deve continuare a fare pressione affinchè si trovi una soluzione pacifica e duratura.
Conoscendo la sua storia, la sua passione, il suo amore per la giustizia, la sua fiducia nella forza della nonviolenza, il "Centro d'Iniziativa per la Pace e la Nonviolenza" ha deciso di riconoscere nella sua figura di martire (che in origine significa “testimone” ) del nostro tempo il simbolo del proprio lavoro per costruire una civiltà di pace, dando il suo nome alla propria associazione.
I genitori della giovane saranno ad Ovada, unica loro tappa in Italia oltre a Firenze, giovedì 11 settembre, dove presenzieranno all'inaugurazione del Centro e alla serata in memoria di Rachel. Ospiti dell'Amministrazione Comunale, proseguiranno poi il loro viaggio il giorno successivo per la Palestina, dove parteciperanno ad altre iniziative commemorative.