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Alexander, portatore di una speranza che non muore   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #7096 di 7245 |

Carissime e cari,
nella frenetica corsa delle nostre quotidiane giornate ci sono momenti in cui
l'animo reclama spazi. Spazi d'intimità, momenti di silenzio. Attimi nei quali
la mente vaga, come una farfalla in cerca del suo fiore. E può giungere agli
approdi più diversi. Ci si può scoprire cullati da una dolce malinconia ma dal
retrogusto amaro. Sono momenti, come canta un poeta dei nostri tempi, "segno di
qualcosa dentro che sta urlando per uscire", "frasi vuote nella testa e il cuore
di simboli pieno".
E' l'umanità che sgomita, che vuole il suo spazio. E scopriamo che, al di là
di tutto, lo scrigno più prezioso è un volto, un abbraccio, l'affetto e la
tenerezza del cuore.
Tutto questo può emergere da solo, nei momenti più inattesi. O magari essere
stimolato da ricordi, per esempio. Il 3 luglio 1995 si chiudeva la vita terrena
di Alexander Langer, viaggiatore inquieto, amante assetato di umanità. Ci ha
lasciato nella maniera più difficile, più crudele. Ha lasciato un vuoto, un
cratere immenso, uno squarcio che mai si colmerà. Un dolore che interroga.
Permettetemi, e chiedo scusa se vi ho rubato alcuni minuti, di condividere un
breve ricordo.
Un abbraccio. E, scusate ancora per questo piccolo momento.

alessio

_____________________________________________________________________

Alexander è un uomo che si ama o non si comprende. Lo si può amare se si
accetta che la purezza e la profondità dell'animo umano sa andare oltre ogni
barriera, ogni egoismo, amando rivolgendo lo sguardo soltanto verso lo scrigno
custodito nel cuore dell'uomo. Nel suo pensiero, nel suo comportamento
quotidiano, si realizzano splendidamente le parole di San Paolo "non c'è più
giudeo ne greco; non c'è più schiavo ne libero".
Si definiva un ponte che "si poteva percorrere in entrambe le direzioni".
Cresciuto in una regione di frontiera, ha visto nella conoscenza reciproca,
nell'incontro fecondo, una ricchezza da costruire quotidianamente. Parlando di
se stesso, disse "Nessuna delle bandiere che svettano davanti a ostelli o
campeggi è la mia. Non ne sento la mancanza. In compenso, con il tedesco e
l'italiano, riesco a farmi capire dalla Danimarca alla Sicilia". E, facendosi
comprendere, si abbandonava all'ascolto del cuore, dell'animo, della
sensibilità di chi aveva di fronte.
Viaggiatore inquieto, ardente di umanità e pronto a chinarsi sulle sofferenze
umane. Come il suo amato San Cristoforo, simbolo dei viandanti e dei pellegrini,
splendidamente rappresentato in una chiesa di Firenze con Gesù Bambino sulle
spalle. E, esattamente come lui, Alexander si caricava dei pesi e dei dolori che
incontrava. Rimanendo spesso solo, incompreso anche da chi poteva, e doveva,
restargli vicino.
Ha vissuto in prima persona la tragedia dei Balcani, cercando fino all'ultimo di
fermare la disumana macchina della morte. Aveva preso particolarmente a cuore
le sorti di Tùzla, l'enclave multietnica che tanto gli ricordava il
"laboratorio di convivenza" del suo SudTirolo. Stava impegnando tutte le sue
energie per tentare di fermare l'assedio della città quando, il 25 maggio 1995,
una granata in pieno centro uccise 71 ragazzi. Stavano festeggiando la
maturità. Un'intera generazione fu cancellata. Duro come un macigno, nei giorni
successivi, arrivò il telegramma del sindaco della città, "Questi morti sono
tuoi".
Il caricarsi i pesi del prossimo, per allievare le sue sofferenze e curare le
sue ferite, l'essere portatori di speranza (come Alexander stesso si definì) e
di amore, può portare a spingersi troppo avanti. Può condurre nel deserto,
dove gli uomini non si amano e non parlano. Dove i pesi diventano eccessivi. Lo
scrisse lui stesso nell'ottobre 1992, in ricordo dell'amica Petra Kelly,
riferendosi al dramma dei "portatori di speranza" che si ritrovano "“troppo
grande... il carico di amore per l’umanità e di amori umani che si
intrecciano e non si risolvonoâ€. E i pesi, quel drammatico 3 luglio di
quattordici anni fa, sono "diventati insostenibili", soffocando il suo animo.
"... E quando fu cessato il suo respiro, prese i suoi semplici vestiti e si mise
in cammino verso il sole. E la sua lieve figura alla porta gli angeli devono
aver accolto, perché non ho più potuto ritrovarla quaggiù sul versante dei
mortali" (Emily Dickinson)
E di una persona come Alexander, della sua purezza, del suo candore idealistico
e innamorato, oggi avremmo immensamente bisogno.
Ai piedi dell'albero dove "fu cessato il suo respiro" Alexander lasciò,
ordinatamente, le sue scarpe. E allora, in conclusione, lasciatemi sperare che
al termine del suo cammino abbia trovato ad attenderlo il Maestro, a braccia
spalancate e tono di dolce rimprovero, per ricordargli che la frase da lui
scritta nel commiatarsi "Venite a me voi tutti che siete stanchi e oppressi" si
completa con la promessa d'amore "e io vi ristorerò". Quell'amore che Alexander
ha tanto donato agli altri, all'umanità sofferente e oppressa, da non averne
più trovato per lui.






Gio 2 Lu 2009 7:23 am

ahimsashalom
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Inoltra Messaggio #7096 di 7245 |
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Carissime e cari, nella frenetica corsa delle nostre quotidiane giornate ci sono momenti in cui l'animo reclama spazi. Spazi d'intimità, momenti di silenzio....
Alessio Di Florio
ahimsashalom
Offline Invia email
2 Lu 2009
7:29 am

Grazie, Alessio, di averci ricordato un grande uomo. Il ricordo di persone integerrime è segno di speranza per questi nostri giorni amari. Un saluto...
Francamaria Bagnoli
francamaribag
Offline Invia email
2 Lu 2009
7:57 am
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