Grazie, Alessio, di averci ricordato un grande uomo. Il ricordo di
persone integerrime è segno di speranza per questi nostri giorni amari.
Un saluto affettuoso. Franca.
Il giorno 02 Luglio 2009 09.23, Alessio Di Florio <ahimsashalom@...> ha
scritto:
> Carissime e cari,
> nella frenetica corsa delle nostre quotidiane giornate ci sono momenti in
> cui l'animo reclama spazi. Spazi d'intimità, momenti di silenzio. Attimi nei
> quali la mente vaga, come una farfalla in cerca del suo fiore. E può
> giungere agli approdi più diversi. Ci si può scoprire cullati da una dolce
> malinconia ma dal retrogusto amaro. Sono momenti, come canta un poeta dei
> nostri tempi, "segno di qualcosa dentro che sta urlando per uscire", "frasi
> vuote nella testa e il cuore di simboli pieno".
> E' l'umanità che sgomita, che vuole il suo spazio. E scopriamo che, al di
> là di tutto, lo scrigno più prezioso è un volto, un abbraccio, l'affetto e
> la tenerezza del cuore.
> Tutto questo può emergere da solo, nei momenti più inattesi. O magari
> essere stimolato da ricordi, per esempio. Il 3 luglio 1995 si chiudeva la
> vita terrena di Alexander Langer, viaggiatore inquieto, amante assetato di
> umanità. Ci ha lasciato nella maniera più difficile, più crudele. Ha
> lasciato un vuoto, un cratere immenso, uno squarcio che mai si colmerà. Un
> dolore che interroga.
> Permettetemi, e chiedo scusa se vi ho rubato alcuni minuti, di condividere
> un breve ricordo.
> Un abbraccio. E, scusate ancora per questo piccolo momento.
>
> alessio
>
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>
> Alexander è un uomo che si ama o non si comprende. Lo si può amare se si
> accetta che la purezza e la profondità dell'animo umano sa andare oltre ogni
> barriera, ogni egoismo, amando rivolgendo lo sguardo soltanto verso lo
> scrigno custodito nel cuore dell'uomo. Nel suo pensiero, nel suo
> comportamento quotidiano, si realizzano splendidamente le parole di San
> Paolo "non c'è più giudeo ne greco; non c'è più schiavo ne libero".
> Si definiva un ponte che "si poteva percorrere in entrambe le direzioni".
> Cresciuto in una regione di frontiera, ha visto nella conoscenza reciproca,
> nell'incontro fecondo, una ricchezza da costruire quotidianamente. Parlando
> di se stesso, disse "Nessuna delle bandiere che svettano davanti a ostelli o
> campeggi è la mia. Non ne sento la mancanza. In compenso, con il tedesco e
> l'italiano, riesco a farmi capire dalla Danimarca alla Sicilia". E,
> facendosi comprendere, si abbandonava all'ascolto del cuore, dell'animo,
> della sensibilità di chi aveva di fronte.
> Viaggiatore inquieto, ardente di umanità e pronto a chinarsi sulle
> sofferenze umane. Come il suo amato San Cristoforo, simbolo dei viandanti e
> dei pellegrini, splendidamente rappresentato in una chiesa di Firenze con
> Gesù Bambino sulle spalle. E, esattamente come lui, Alexander si caricava
> dei pesi e dei dolori che incontrava. Rimanendo spesso solo, incompreso
> anche da chi poteva, e doveva, restargli vicino.
> Ha vissuto in prima persona la tragedia dei Balcani, cercando fino
> all'ultimo di fermare la disumana macchina della morte. Aveva preso
> particolarmente a cuore le sorti di Tùzla, l'enclave multietnica che tanto
> gli ricordava il "laboratorio di convivenza" del suo SudTirolo. Stava
> impegnando tutte le sue energie per tentare di fermare l'assedio della città
> quando, il 25 maggio 1995, una granata in pieno centro uccise 71 ragazzi.
> Stavano festeggiando la maturità. Un'intera generazione fu cancellata. Duro
> come un macigno, nei giorni successivi, arrivò il telegramma del sindaco
> della città, "Questi morti sono tuoi".
> Il caricarsi i pesi del prossimo, per allievare le sue sofferenze e curare
> le sue ferite, l'essere portatori di speranza (come Alexander stesso si
> definì) e di amore, può portare a spingersi troppo avanti. Può condurre nel
> deserto, dove gli uomini non si amano e non parlano. Dove i pesi diventano
> eccessivi. Lo scrisse lui stesso nell'ottobre 1992, in ricordo dell'amica
> Petra Kelly, riferendosi al dramma dei "portatori di speranza" che si
> ritrovano "“troppo grande... il carico di amore per l’umanità e di amori
> umani che si intrecciano e non si risolvono”. E i pesi, quel drammatico 3
> luglio di quattordici anni fa, sono "diventati insostenibili", soffocando il
> suo animo.
> "... E quando fu cessato il suo respiro, prese i suoi semplici vestiti e si
> mise in cammino verso il sole. E la sua lieve figura alla porta gli angeli
> devono aver accolto, perché non ho più potuto ritrovarla quaggiù sul
> versante dei mortali" (Emily Dickinson)
> E di una persona come Alexander, della sua purezza, del suo candore
> idealistico e innamorato, oggi avremmo immensamente bisogno.
> Ai piedi dell'albero dove "fu cessato il suo respiro" Alexander lasciò,
> ordinatamente, le sue scarpe. E allora, in conclusione, lasciatemi sperare
> che al termine del suo cammino abbia trovato ad attenderlo il Maestro, a
> braccia spalancate e tono di dolce rimprovero, per ricordargli che la frase
> da lui scritta nel commiatarsi "Venite a me voi tutti che siete stanchi e
> oppressi" si completa con la promessa d'amore "e io vi ristorerò".
> Quell'amore che Alexander ha tanto donato agli altri, all'umanità sofferente
> e oppressa, da non averne più trovato per lui.
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]