vi sottopongo la rielaborazione della lettera che spedii a Pannella. Pensavo di mandarla a NR nei prossimi giorni. Ditemi le vostre impressioni.
Energia, guerra e
pace.
Il 2008 sarà l'anno del Satyagraha per la costruzione
radicale della Pace.
Il lavoro sarà duro perchè fra noi ci sono ancora compagni
(?) che vedono ancora l'invasione dell'Iraq come la vide Daniele Capezzone che,
guidando il partito in stato di ebbrezza neoconservativa, mise l'elmetto e sembra
tenerlo ancora in testa anche se, fortunatamente, frequentando ormai altre
compagnie. Per molti di noi qualsiasi critica all'amministrazione USA è antiamericanismo.
Per anni abbiamo flirtato (non tutti) con la parte più militarista e petroliera
dell'America, dimenticando la parte che gridava NO BLOOD FOR OIL. Anzi
considerandola alla stregua dei pacifisti ispiratori dello spirito di Monaco
1938. Abbiamo metabolizzato, senza troppe discussioni, il fatto,
incontrovertibile, che le ragioni addotte sul legame fra Saddam Hussein e Al
Queda, e l’esistenza delle armi di distruzione di massa erano un imbroglio puro
e semplice. Anche su questo sarebbe stato meglio parlare di più e sviscerare
meglio la questione, oltre i battibecchi sul forum di radicali.it. Il fatto che
queste cose, o cose simili le dicano esponenti più o meno estremisti della
sinistra comunista è irrilevante rispetto al problema di capire se tali
affermazioni siano vere o meno. Secondo me lo sono, e sarebbe bene far sapere a
tutti che tutti noi lo abbiamo capito. Ho sempre creduto infatti che la
politica radicale e liberale consistesse nel non aver pregiudizi ne di fronte
ai propri errori, ne di fronte agli altrui meriti. Questo è un primo aspetto da
considerare costruendo la pace radicale.
Nel costruire la pace è bene avere un'idea delle ragioni
della guerra. Spesso vengono amplificate le ragioni sovrastrutturali,
religiose, etniche ed ideologiche, e sottovalutate quelle strutturali (lo so è
un'impostazione vagamente marxiana la mia, ma non mi dispiace usare gli schemi
dei grandi del pensiero dove mi sembra che non abbiano sbagliato). Io credo, ad
esempio, che la causa strutturale del conflitto in Medio Oriente e del conflitto
fra oriente islamico e occidente, siano gli approvvigionamenti di petrolio. Nel
2001 Bin Laden ,un ex petroliere, rimproverava ai Saud di non aver creato un
califfato wahabita che riunisse tutti i mussulmani sotto la bandiera di un
petrolio a 200 dollari al barile. Non aveva tutti i torti. In vista
dell'imminente manifestarsi del declino della produzione saudita, di cui lui
è evidentemente molto bene informato, almeno quanto la famiglia Bush, la Halliburton
inc. e altri compagni di merende petrolifere, non si vede la ragione per cui i
sauditi si dovessero impegnare a calmierare il prezzo del petrolio
ipersfruttando i loro grandi giacimenti, vecchi di mezzo secolo, gia ampiamente
sfruttati, e alcuni dei quali gia in declino.
Ma le tensioni sono destinate a scatenarsi su tutte le
materie prime, non rinnovabili e rinnovabili, inclusa l'acqua e i suoli
coltivabili. La demenza cronica o la scientifica disinformazione degli
scienziati economici di grido non permette di vedere la tempesta perfetta che
si avvicina. Le increspature costituite dalla crisi finanziaria, dallo scoppio
della bolla immobiliare, dalla caduta del dollaro, non vengono mai descritte in
termini di precursori di un grande botto finale.
Posso essere tacciato di catastrofismo, ma questo è solo
perchè ormai le classi dirigenti sono, come dice il mio amico Massimo Ippolito,
catastrofile e catastrodromiche.
La condizione delle materie prime, in primis l'energia, e
dell'ecosistema terrestre: atmosfera, idrosfera, biosfera è tale per cui
l'andamento attuale degli affari umani (il metabolismo socio- economico) non è
più sostenibile oltre. Il cosiddetto Business as Usual (BaU) non è più
un’opzione praticabile anzi appare oggi come un progetto velleitario. Eppure
tutte le analisi politiche, economiche, sociologiche si muovono nel solco del
BaU. I rapporti delle varie agenzie dell’ONU, con la sola parziale eccezione
dell’IPCC, sono invariabilmente BaU. BaU è il modo di vedere le questioni
demografiche, BaU gli scenari energetici, BaU i rimedi ecologici alla distruttività
del processo economico umano anche quando cercano di propagandare, o forse
proprio quando propagandano, la sostenibilità.
La questione demografica in quanto problema di
sovrappopolazione, cioè di superamento della capacità di carico del pianeta da
parte della popolazione umana, quantomeno della capacità di carico a meno di un
apporto costantemente crescente di energia facile e conveniente, è tutt’ora un
tabù. E resta tale anche ogni proposta di soluzione di questo problema con
metodi non cruenti, basati sull’informazione e l’educazione alla salute
sessuale e riproduttiva. La cosa è ancor più disperante in quanto il processo
di rientro della popolazione con modalità che non si basino su un controllo di
tipo nazi- comunista della nascite come sperimentato nel passato recente in
Cina, è necessariamente lento. Fatte le debite differenze ed esplicitati i
necessati dubbi, siamo tutti convinti che sia possibile fare qualcosa con le
famose bombe mediatiche di Luigi De Marchi. Personalmente sono molto favorevole
a mettere in campo tutti gli strumenti affinchè, il più presto possibile,
questa umanità cessi di crescere o almeno rallenti la crescita più di quanto
sta gia facendo. Ma sono anche profondamente convinto che questo non sia
rilevante nel breve periodo. Perchè nel breve periodo ci troveremo a
fronteggiare una tale situazione di fibrillazione economica e politica, che
l'idea di affidare la cura della crisi energetica e delle risorse e la crisi
ecologica ad una semplice (per modo di dire) iniziativa demografica, mi sembra
non utopistico (che potrebbe anche piacere) ma irrealistico. Quello in cui ci
si deve adoperare è cercare di salvare le persone che ci sono, prima che il
tasso di conflittualità e la mortalità comincino a crescere fuori controllo,
per riportare “in modo naturale†la popolazione di questa intelligente scimmia antropomorfa
al di sotto della capacità portante del pianeta. Malthus aveva ragione nella
sua analisi, per quanto rozza essa fosse, il suo unico torto fu di formulare
una legge proprio nel momento in cui essa veniva smentita dal comparire dei
combustibili fossili che, per loro natura, sono solo un episodio della nostra
storia. Episodio che volge al termine e ripresenta, dopo un paio di secoli di
sbronza carbonica e idrocarbonica, i quesiti che Malthus si era posto. L’ironia
con cui le affermazioni di Rientrodolce vengono accolte non ha mai convinto il
sottoscritto che le analisi retrostanti a tale ironia fossero qualcosa di più
che un cumulo disordinato di auspici e speranze.
Per questo si devono identificare alcune azioni urgenti di
politica esterna ed interna all’area:
- Per quanto riguarda la politca esterna del partito vedo
urgente l'identificazione delle fonti energetiche primarie NON MARGINALI
alternative al petrolio. La questione dell'energia è centrale,
non esclusiva, ma centrale, perchè il mondo non gira sui soldi ma
sull'energia.
I dati mostrano che attualmente la quantità
estratta di petrolio, la fonte che costituisce la base del nostro metabolismo
socio-economico, non cresce più da due anni. Siamo su quel plateau che messo in
prospettiva
fra qualche anno apparirà come un picco. Siamo sul picco
del petrolio. La notizia è un tabù posta nel modo in cui la pongo io. Ma
c'è ed è solo affogata sui media dall'economicismo militante nella miriade di
informazioni e analisi superficiali e contrastanti e dal rumore di fondo della
politichetta, della cronachetta, quella palude di nulla che ogni mattina la
rassegna stampa di Radio Radicale ci riporta in modo impeccabile.
Alternative ai fossili significa alternative non
marginali. Oggi praticamente tutte le fonti primarie rinnovabili sono
marginali e guadagnano terreno troppo lentamente. Prima che i tetti siano
fotovoltaici, prima che l'acqua sanitaria sia scaldata dal sole, prima che
le case siano eco-compatibili (progetti pluridecennali) ci vuole qualcosa
che produca i milioni di GigaWattora che verranno a mancare ogni
anno a causa dello scollinamento sul picco del petrolio, e che sia costruibile
in fretta e con un minimo di incognite per il futuro. Dei progetti in campo
vengono considerati solo a) il carbone e il gas e b) il nucleare. Nessuno di
queste opzioni sembra risolutiva. In effetti tutte le analisi scientificamente
rigorose ed economicamente e/o politicamente indipendenti mostrano che il picco
di tutte le fonti primarie non rinnovabili segue di pochi anni quello del
petrolio. Continuo a credere che il progetto più realisticamente promettente da
mettere subito in campo per un piano di emergenza sull'energia sia quello del
KiteGen del nostro compagno Massimo Ippolito. La preparazione di un secondo
incontro convegno sull'energia potrebbe essere l'occasione per tirare le somme
sulle molte cose uscite dal primo e dalla commissione ambiente del congresso di
Padova.
- Per quanto riguarda il partito, cioè la nostra politica,
rischiando di peccare di presunzione suggerirei di affrontare alcune questioni
di fondo.
A.
Si
dovrebbe spiegare ai compagni che essere filoamericani non significa aderire
acriticamente ad ogni iniziativa e applaudire entusiasticamente ogni scorreggia
dell'amministrazione americana. La missione occidentale non dovrebbe essere
quella di esportare democrazia e libertà ma di prospettare come sia possibile
far sopravvivere ed espandere democrazia e libertà in un mondo sovraffollato
e in debito materiale di risorse vitali come energia, acqua e suoli arabili.
Altrimenti libertà e democrazia saranno sempre il solito privilegio da
schiavisti come era nell'antica grecia e come è in parte oggi.
B.
Si
dovrebbe rivedere l'intero apparato teorico economico del partito per cercare
di adattarlo alla fase attuale e dare una mano al resto della politica a fare
altrettanto. L'idea che l'azione di politica economica di RI si concentri su
pensione e welfare è poco incoraggiante. Espressi questa mia convinzione in
commissione ambiente al congresso di Padova, iniziando il mio intervento
sostenni che la vera commissione economia era quella ambiente mentre la commissione economia somigliava quel
signore che si occupa del colore delle piastrelle in bagno mentre la casa
crolla. La sinistra cosiddetta riformista è arrivata al liberismo quando questo
è diventato invece che il metodo più efficace per il rispetto delle regole
di mercato, la religione generalizzata del mercato autoregolato e
della crescita. Karl Polany scrisse:
"La nostra tesi è che l'idea di un mercato autoregolato implicasse
una grossa utopia. Un'istituzione del genere non poteva esistere per un
qualunque periodo di tempo senza annullare la sostanza umana e naturale della
società; essa avrebbe distrutto l'uomo fisicamente e avrebbe trasformato il suo
ambiente in un deserto" (Karl Polany, La Grande Trasformazione, 1943). Il
pensiero liberale dovrà fare i conti con i limiti del mercato o diventare
rapidamente inutile come mezzo per governare la realtà.
C.
Si
dovrebbe affrontare anche il tema di Scienza, Ricerca e Tecnologia in modo meno
fideistico e tecnocratico di quello che è stato fatto in anni recenti sulla
spinta della splendida battaglia per la libertà di cura di Luca Coscioni.
Questo riguarda prevalentemente uno dei soggetti dell'area, l'Associazione
Coscioni appunto, ma il dibattito investe tutta l'area perchè l'deologia, la
religione della crescita continua si nutre dei miti dello scientismo
positivista e menzognero secondo il quale ad ogni problema c'è sempre una risposta tecnica, ad
ogni fine un nuovo inizio. La realtà della Scienza è molto diversa e meno
consolatoria di questo e solo il fatto che per ora gli scienziati sono topi nel
formaggio di questa società lo nasconde. Praticamente dei signori ben
pagati per sostenere l'ideologia dominante.
Sono convinto che se tutti o alcuni degli spunti proposti
entreranno nel dibattito radicale il successo del Satyagraha mondiale per la
pace avrà maggiori probabilità di successo.
Luca Pardi (segretario di Rientrodolce)
Nota. Questo contributo è una rielaborazione di una lettera
inviata a Marco Pannella in risposta al suo appello per il Satyagraha mondiale
per la pace.
Pardi
tel2: +39 050 315 2639
fax +39 050 315 2230
cell +39 338 2115125
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