Vorrei sottoporre un quesito (anzi almeno tre)sperando di non essere troppo
confuso. Sono un principiante anche se provo a praticare da un certo periodo di
tempo. Ho appena partecipato ad un miniritiro guidato da Flavio Pelliconi che
credo mi abbia fatto capire molte cose che prima non erano affatto chiare.
Ritornando a casa e cercando di praticare da solo, sto incontrando difficoltà
crescenti. Ritengo sia del tutto normale, quindi non mi preoccupo più di tanto e
vado avanti, ma avrei piacere di capirci qualcosa di più.
Prima domanda: devo tenere l'attenzione all'ingresso delle narici, senza
seguiire il respiro (mentre prima ero abituato a concentrare l'attenzione
proprio sul respiro...), anche se "sento" poco? E' l'atto in sè dell'attenzione
alla SENSAZIONE nell'area (che si pecepisca o non si pecepisca, è indifferente)
che importa, anche se spesso (sempre?) vengo "deviato" a percepire il respiro?
Seconda domanda: ho letto (in realtà qua e là e in modo molto confuso e
disordinato) che questo tipo di pratica è un momento di concentrazione,
necessario per ottenere la stabilità mentale (mettere un freno agli
"impedimenti") per poterla usare in seguito come base per allargare
l'attenzione, la capacità di visione, (e questo sarebbe il momento/stato mentale
di Vipassana vero e proprio.
Ho anche letto (e questo è l'ultimo quesito)in una risposta data da Flavio tempo
addietro, che si usa la concentrazione fino ad un attimo prima di entrare nel
primo jhana, per poi passare all'analisi delle sensazioni in tutto il corpo.
Sarebbe questa la "soglia dell'accesso" di cui parla Buddhaghosa (solo per
sentito dire, naturalmente)? E come si fa a sapere quando è un attimo prima?
Come riconosco la "soglia", quando sarà il momento che immagino comunque molto
lontano visto le difficoltà che incontro già da ora?
Scusate per la lunghezza del messaggio.
Tito saluto a tutti