Dear Prof. Carro,
Thank you for posting the new article relating to the new Museo di Fori Imperiali ai Mercato di Trainao.
I have been keeping up with the Italian news media relating to the open and the artifacts now on display at the Museo dei Fori. With the official opening of the Museo it is now possible for me to upload a new series of news articles, images and other relavent documentation pertaining to the transformation of the Mercati di Traiano into the new Museum during the course of the last 15 years.
I will be making this new infomation available online shortly!
Thank you
Martin G Conde
Wahington DC, USA
domenico.carro@... wrote:
domenico.carro@... wrote:
Messaggio inoltrato da Lucius Fabricius Maro
sulla lista POMERIVM <http://it.groups.yahoo.com/ >group/NR_ Italia/
-------- Messaggio Originale --------
Oggetto: [NR_Italia] Rinascita nei Fori
Data: Tue, 23 Oct 2007 16:11:04 -0000
Musei aperti - La Galleria dei Fori imperiali
Sistemati nei Mercati di Traiano i reperti tratti dagli scavi sottostanti: statue, decorazioni e capitelli colossali
di Cinzia Dal Maso
«Un museo unico al mondo» dice lo slogan del nuovo Museo dei Fori Imperiali.
Unico per location, ovviamente, gli inimitabili Mercati di Traiano. Ma anche perché ospita una riflessione rara sul valore pubblico e politico della grande architettura. Che trascina le folle ma proprio per questo non viene mai spiegata alle folle.
È il potere delle Sette meraviglie, quelle antiche come anche quelle emerse da un recente sondaggio di un abile imbonitore. Popolarissimo in tutto l'orbe terracqueo. Perché nulla al mondo, neppure nel XXI secolo, eguaglia quel potente senso del sublime che si prova difronte alla visione di maestose opere fisiche dell'ingegno umano.
Lo sapeva bene anche l'architetto Apollodoro di Damasco, o chi in quel nome ha costruito per Traiano una piazza e una scenografia di astronomica arditezza. E anche chi prima di lui ha colmato nove ettari di terreno con cinque fori riverberanti di templi, basiliche, colonnati, decori, statue dei summi viri dell'urbe. Ostentazione di gloria e potere. Ma inesauribile cava di marmo dal Medioevo in poi.
La riportò alla luce il Ventennio, e anche il recente Giubileo fece la sua parte.
Svelarono tanta urbanistica e circa 40mila frammenti di decori, enigmaticamente conservati in magazzini che ora la direttrice del museo Letizia Ungaro e i suoi collaboratori hanno usato a mo' di cava dove prelevare ogni sorta di raffinatezza marmorea. Frammenti di statue e ricami su pietre di ogni preziosità e colore. Capolavori per limpidezza del disegno e sorprendente uso del chiaroscuro.
Ungaro & Co. hanno ricomposto pezzi sparsi, li hanno restaurati e integrati con attenzione, e ricostruito rivestimenti e decori spesso addirittura nelle dimensioni originali. Sforzi titanici. E dove neppure il Titano ce l'avrebbe fatta, si sono lanciati in azzardati ma studiati esperimenti con film e ricostruzioni virtuali. Lavori certosini durati anni. Disegni di grande perfezione filologica.
Per ogni "caso" si è studiata l'opzione comunicativa più appropriata. Senza inutile sfoggio di high tech o al contrario di manualità artigianale. Perchè le tecniche antiche e moderne si sono mirabilmente integrate in un piano di comunicazione armonico e realmente efficace. Ed elegantemente discreto.
Così i Fori imperiali, oggi enorme e vuota voragine che si apre dall'alta imperiale via, nelle sale dei Mercati riacquistano vita, personalità, colore. Recuperano quei volumi decorativi che i piatti muri oggi a vista non possono rivelare. Manifestano tutto il loro valore simbolico.
Qui un capitello (colossale) rimontato con parte della sua colonna e dell'architrave. Lì un fregio-architrave con amorini dal Foro di Cesare. Poco oltre le decorazioni emerse dai nuovi scavi al Tempio della Pace come il ritratto in bronzo forse del filosofo Crisippo. Un piede femminile di bronzo dorato dal Foro di Augusto. Un ritratto di Traiano dal suo Foro.
E ad accogliere i visitatori, un'enorme testa di Costantino che, come si usava all'epoca del primo imperatore cristiano, è in realtà un ritratto di un paio di secoli prima e per lui rilavorato. Purtroppo però la cristianità, che salvò altri ritratti costantiniani dall'oblio, non servì a questo che col tempo finì addirittura in una fogna.
Ma quel che colpisce di più all'ingresso dei Mercati è forse la volta immensa della Grande Aula. Un tempo era nero fumo. Oggi, al termine di oltre due anni di arditi restauri, brilla di candore. Ed è solidissima, mentre prima rischiava di crollare.
Anche i muri dei Mercati ora sono resistentissimi e sostenuti da potenti tiranti. E sale e terrazze sono state ripavimentate di cotto in armonia coi muri. Muri di mattoni per un edificio modesto anche se elegante, che poco si adattava agli splendori e le ricchezze marmoree dell'adiacente foro traianeo.
Lo dicono tutti ma è bene ripeterlo: li chiamiamo «mercati» ma non lo erano. Le scale che li percorrono erano inadatte a trasportare le merci. Probabilmente erano uffici di alti funzionari imperiali. Ora sono una meraviglia del paesaggio romano, ma in antico nessuno scrittore si peritò di menzionarli. Erano solo una necessaria e funzionale estensione del foro.
da Il Sole 24ore Domenica del 14.10.07
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Domenico Carro
www.romaeterna.org
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Martin G Conde
"...Le lucciole brilliano nuovemente tra le antiche rovine di Roma."
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