FILOSOFIA UN SAGGIO SU NIGIDIO FIGULO
Il pitagorico «reazionario» esiliato ai tempi di
Cesare
Publio Nigidio Figulo, partigiano di Pompeo,
autorevole membro del Collegio degli Aruspici, sodale
di Cicerone, fu anche il fondatore del neopitagorismo
romano e il più colto dei membri conservatori del
Senato del suo tempo. Che cosa può dire all' uomo d'
oggi questo erudito che morì in esilio intorno al 45
prima della nostra era? Quest' uomo che dopo il
rivolgimento spirituale, culturale e politico di
Cesare non era più gradito al nuovo potere? In un
saggio appena uscito e a lui dedicato, lo storico
delle religioni Nuccio D' Anna mette in luce il fatto
che accanto al sistema pitagorico egli pose tradizioni
rituali riconducibili all' arcaico mondo
etrusco-latino, nonché quelle dottrine iraniane e
caldee espressione dei cosiddetti «Magi ellenizzati».
La sintesi che egli operò si diffuse grazie ai suoi
libri (dei quali ci restano circa 150 frammenti: si
leggono nella raccolta di Swoboda, la più completa,
edita nel 1889); testi raffinati che nella Roma del I
secolo a. C. circolarono in una piccola élite
spirituale. Ma è altresì vero che l' ambito di cultura
al quale apparteneva Nigidio Figulo era il medesimo
che aveva aiutato Roma a realizzare la pax deorum,
vale a dire l' assenza di guerre tra un credo e l'
altro. Certo, quel «restauratore» che l' amico
Cicerone gli dedica in un passo (oggi si tradurrebbe
«reazionario»), fa scattare l' allarme. Il termine non
giovò al povero erudito pitagorico allora, meno che
mai gli torna comodo oggi.
Torno Armando
Pagina 34
(3 agosto 2008) - Corriere della Sera
http://archiviostorico.corriere.it/2008/agosto/03/pitagorico_reazionario_esiliat\
o_tempi_Cesare_co_9_080803082.shtml
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