E' stata allestita a Napoli, presso il Museo Archeologico Nazionale, la
mostra "Ercolano - Tre secoli di scoperte", che sarà visitabile dal
prossimo 16 ottobre fino al 13 aprile 2009.
L'evento è presentato con grande rilievo nella seguente pagina del sito
del Ministero per i Beni e le Attività Culturali:
http://www.beniculturali.it/eventi/dettaglio.asp?nd=ec,ri&idevento=55445
Ne trascrivo di seguito la parte in cui viene descritto il percorso
della mostra.
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Il percorso della mostra, che comprende oltre 150 opere, è articolato in
sezioni opportunamente definite da uno scenografico gioco di luci, che
simboleggia la distanza tra la vita immortale degli dei e la caducità
della vita umana.
L'esposizione ha infatti inizio con la viva luce, che illumina le figure
di dei, eroi e delle dinastie imperiali, così come ci appaiono nelle
sculture di Ercolano (in particolare quelle provenienti dall^Augusteum),
come non è certo frequente trovare con tanta abbondanza e varietà in
altri contesti archeologici.
Prosegue con una luce in graduale attenuazione nelle successive sezioni,
dedicate rispettivamente alle illustri famiglie ercolanesi che con atti
di munificenza privata contribuirono al rinnovamento edilizio della
città nella prima metà del I secolo d.C. (Marco Nonio Balbo e la sua
famiglia, Lucio Mammio Massimo) e alle numerose sculture della Villa dei
Papiri, che hanno fatto di questa villa un caso eccezionale nel
panorama dell'archeologia italiana, osservatorio privilegiato per la
comprensione del ruolo svolto dalla cultura greca presso le classi
dominanti della tarda repubblica romana.
Una luce più soffusa si diffonde sui ritratti della gente comune,
significativamente accostati alle liste dei cittadini incise su marmo
(cd. Albi degli Augustali), mentre le tenebre avvolgono gli scheletri
dei fuggiaschi, una delle più straordinarie scoperte archeologiche degli
ultimi decenni. Uomini, donne e bambini avevano cercato rifugio
sull'antica spiaggia e negli ambienti voltati prospicienti il mare
quando con improvvisa, immediata brutalità, il primo surge si abbatté su
di essi, catturando per sempre, come in una macabra istantanea, il loro
ultimo istante di vita. Anche nell'archeologia della morte Ercolano ha
rivelato la sua eccezionalità, offrendo allo studio di antropologi,
vulcanologi e archeologi un campione di popolazione ben diverso e ben
più ricco e promettente di quello che di norma proviene dalle necropoli.
L'ultima sezione, un'appendice della mostra dedicata ai tessuti da
Ercolano, prende spunto da un recente ritrovamento effettuato dalla
Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei.
Nell'ambito dello scavo della Villa dei Papiri e dell'Insula
Occidentalis, e precisamente sulla terrazza del porticato adiacente al
grande complesso termale dotato di piscina calida, è stata rinvenuta,
nel luglio 2007, una massa informe di materiale organico, nei pressi di
una borsa di cuoio, di legni carbonizzati pertinenti ad imbarcazioni e
di una rete con pesi di piombo. Il microscavo certosino della massa
informe ha consentito di recuperare un esteso frammento di tessuto,
forse canapa, che nel suo aspetto consolidato verrà presentato per la
prima volta al pubblico. Per l'occasione si esporrà anche una ridotta,
ma significativa, selezione di tessuti provenienti da Ercolano e da
Pompei, che fanno parte di una raccolta del Museo Archeologico Nazionale
di Napoli, rimasta ad oggi sconosciuta al grande pubblico: la più grande
collezione del mondo romano, costituita da 180 reperti tessili. Accanto
a sacchi, sacchetti e piccoli borsellini, sono conservati pezzi in tela
di cui sembra lecita l'attribuzione ad indumenti personali, quali
tuniche e mantelli.
L'esposizione di reperti tessili sarà integrata da un repertorio
iconografico costituito da sculture e affreschi vesuviani, che
consentiranno di inquadrare meglio i tessuti nel loro originario
contesto d'uso: l'abbigliamento.
Domenico Carro
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