Ricostruzioni come il film Spartacus di Stanley Kubrick del 1960 fanno di Spartaco un combattente per la libertà nell'antica Roma, che lotta per cambiare la corrotta società romana e porre fine alla schiavitù e morì martire sulla croce per la giustizia.
la storia dice:
Spartaco, esasperato dalle inumane condizioni che Lentulo riservava a lui ed agli altri gladiatori in suo possesso, decise di ribellarsi a questo stato di cose e nel 73 a.C. scappò dall'anfiteatro in cui era confinato. Lo seguirono 200 compagni, di cui però solo una settantina arrivarono fino al Vesuvio. Sulla strada che portava alla montagna i ribelli si scontrarono con un drappello di soldati della locale guarnigione, che gli erano stati mandati incontro per contrastarli e catturarli.
Ma la vittoria arrise a Spartaco ed ai suoi, benché armati di soli attrezzi agricoli di cui si erano impossessati nella caserma della scuola gladiatoria. Così ebbero modo di armarsi con le armi da guerra dei soldati romani caduti. Spartaco fu eletto a capo dei ribelli, insieme ai galli Enomao e Crixus (detto anche Crisso o Crixio) e si rifugiarono ai piedi del vulcano per riorganizzarsi, aumentare le proprie forze accogliendo altri schiavi fuggiaschi ed addestrandoli, e decidere sul da farsi.
Nel 72 a.C. sembrò che il Senato iniziasse a prendere sul serio la rivolta spartachista, sulla scia dell’indignazione popolare che aveva sollevato la scia di sangue, saccheggi e stupri commessi dagli schiavi fuggitivi e deliberò che i consoli di quell’anno, Lucio Gellio Publicola e Gneo Cornelio Lentulo Clodiano schiacciassero la rivolta.
Era quindi praticamente riuscito nel suo intento, cioè quello di attraversare le Alpi in modo da lasciare ognuno libero di tornare alla propria casa o trovare una nuovi sistemazione fuori dall'Italia liberi. Tuttavia una grande parte degli schiavi vittoriosi (soprattutto i contadini meridionali) volle restare in Italia o al limite marciare contro Roma, approfittando del momento di debolezza dell'esercito romano. Decise comunque di accettare la volontà della maggioranza, a patto che essi fossero tornati al sud in modo da avere più alleati (gli eserciti romani erano sempre in netta superiorità numerica), non senza aver prima sconfitto di nuovo un esercito consolare nel Piceno. A quel punto le fonti riportano che balenò tra i ribelli l’idea di attaccare la stessa Roma, dove già serpeggiava la paura di un nuovo incendio gallico, ma Spartaco fece desistere i suoi, poiché valutava di non avere un esercito abbastanza armato ed equipaggiato da poter sostenenere l'assedio impegnativo della città di Roma.
A causa della stanchezza dei suoi uomini, Spartaco non poté sfruttare al meglio il suo successo, avvenuto nel gennaio del 71 a.C., anche perché l'esercito romano, ora numeroso e ben armato, costrinse Spartaco prima alla fuga verso Brindisi (dove due suoi ex alleati, Castro e Giaunico, vollero muovere battaglia da soli ai romani, perdendo nettamente) e poi alla ritirata, ancora verso la Lucania, difatti la piana del metapontino, oggi nella provincia di Matera, è teatro del passaggio dell’esercito di schiavi e disperati di Spartaco che gli permisero di raccogliere nuovi consensi.
Tuttavia, iniziò a serpeggiare il seme della discordia anche nel campo di Spartaco, poiché i ribelli Galli e Germani, capeggiati da Crisso ed Enomao volevano riprendere l’iniziativa attaccando le legioni romane, mentre Spartaco, ben consapevole della resistenza e capacità di ripresa sulla lunga distanza degli eserciti romani, era contrario. Infatti si decise di estendere la rivolta anche a Sud della Campania, occupando quindi la Calabria e la Lucania (corrispondente a quasi tutta l'attuale Basilicata, esclusa la zona di Melfi, e gran parte dell'attuale provincia di Salerno). In queste zone, contro gli ordini stessi di Spartaco i ribelli Galli e Germani si abbandonarono ad ogni sorta di violenza, saccheggio, devastazione: villaggi bruciati, donne stuprate e assassinate, bestiame depredato, sembrava che un’apocalisse si fosse abbattuta sulla Campania. Tutti i tentativi di Spartaco d’impedire questi eccidi furono vani, tanto che iniziò ad attirarsi l’odio dei suoi stessi seguaci. Nei pressi del fiume Sele si svolse la battaglia finale, preceduta da numerosi e molto cruenti scontri, prima di questa battaglia Spartaco uccise il suo cavallo dicendo che se avesse vinto avrebbe avuto tutti i cavalli che voleva ma se avesse perso non voleva essere tentato di scappare: 60.000 schiavi morirono. I romani persero solo 1.000 uomini e fecero 6.000 prigionieri. Crasso fece crocifiggere – nudi – lungo la via Appia da Capua a Roma tutti i prigionieri.