Alle 10.30 11/04/03 +0000, Roberto ha scritto:
>Un primo punto di partenza potrebbe essere questa ricerca da me fatta
>semplicemente inserendo la parola "urinatores" su google, questo è il
>link dei risultati:
>http://www.google.it/search?q=urinatores&ie=UTF-8&oe=UTF-8&hl=it&lr=
Grazie. Nei siti indicati da Google vi sono in effetti svariati elementi di
interesse.
Per quanto concerne la questione dell'olio portato nella bocca degli
antichi subacquei romani, ho trovato tre diverse interpretazioni che
riporto di seguito, dopo la trascrizione del passo originale di Plinio il
Vecchio.
Questo autore, infatti, si limita a dare una notizia brevissima, inserita
in una più generale trattazione delle caratteristiche delle acque dolci e
delle acque marine. Parlando del mare, dice (NH II, 234):
"... d'inverno il mare è più caldo, ma quello autunnale è più salato; in
generale viene placato dall'olio, e per questo i subacquei ne spargono con
la bocca, infatti mitiga l'aspra natura del mare e ridà luce".
Come si vede, non è un gran che, per capire quale fosse il reale beneficio
di quell'olio. E' verissimo che l'olio attenua le onde marine, tanto che
esso è stato preso in considerazione anche in epoca moderna come possibile
ausilio alle operazioni di soccorso in mare, in particolari circostanze. Ma
le quantità necessarie per ottenere un effetto significativo sono
ovviamente molto superiori a quanto ne possa contenere una bocca umana.
Parrebbe quindi logico ricercare un'altra causa dell'apparente beneficio
che ne traevano i subacquei romani in termini di miglioramento della
visibilità.
Trascrivo allora di seguito le tre spiegazioni sommarie trovate sulla Rete:
1) dalla pagina http://www.sublandia.it/sublandia/mare/storia.htm
I secolo avanti Cristo. A Roma esistevano apneisti scelti, detti
"urinatores" che recuperavano parti del carico di anfore e altri oggetti
dai relitti affondati. Pare che si immergessero con la bocca piena di olio
e lo sputassero poi sott'acqua. Per quale motivo? Il Dott. Chioffi,
archeologo subacqueo, ci ha spiegato che sputavano l'olio sott'acqua perché
l'olio in acqua fungeva da "lente" e permetteva loro di ritrovare e
riconoscere gli oggetti di maggior valore
2) dalla pagina http://webcindario.com/chelauquen/historia.html
Plinio el viejo, en su "Historia Natural" dice textualmente en el Tomo II,
pág.,103: "el aceite sea de la clase que sea, sirve para calmar las aguas,
y por eso que los urinatores se llenen la boca con aceite antes de efectuar
una inmersión para ir soltándolo poco a poco, porque su naturaleza amenaza
las cosas ásperas y atrae la luz."
Con estas palabras el viejo autor latino, quería decir sin dudas que al
soltar el buzo el aceite por la boca, modificaba el índice de refracción,
mejorando así levemente su visibilidad.
3) dalla pagina http://www.folcoquilici.com/en/marmo.html
We will travel back in time to watch a team of expert divers known as
"Urinatores", working behind liquid masks created by releasing oil from the
mouth.
Come si vede, nel primo caso si parla di effetto "lente"; nel secondo caso,
di una modifica dell'indice di rifrazione; nel terzo, di un effetto di
"maschera liquida".
A prima vista, penso che non bisognerebbe prendere alla lettera la
questione della "lente", perché non è verosimile che si riesca a creare
sott'acqua una bolla d'olio di grosse dimensioni e talmente ferma da
lasciarsi utilizzare come lente. Per contro, una serie di bollicine d'olio
dovrebbero rappresentare, per la vista, più un ostacolo che un'agevolazione.
Lo stesso vale per l'indice di rifrazione: un'emulsione di olio nell'acqua
salata comporterà forse una più favorevole rifrazione, ma degraderà molto
più la trasparenza dell'acqua.
E quindi più probabile che l'effetto "lente" fosse dovuto al lento
passaggio di quell'olio sulla superficie della cornea o comunque a distanza
estremamente breve dalla pupilla, creando quella che il sito di Folco
Qulici chiama una "maschera liquida".
Detto così, sembra abbastanza suggestivo. Mi piacerebbe comunque sapere se
vi sono altri pareri su questo particolare aspetto.
Cordialmente,
Domenico
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Domenico Carro
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