Alle 20.46 11/04/03 +0200, Piero Mastrobuoni ha scritto:
>Danila Comastri Montanari, pregevole scrittrice di romanzi gialli ambientati
>nell'antica Roma, parla di urinatores nel suo romanzo "Scelera" edito da
>Hobby & Work.
>Forse si potrebbe chiedere ad uno dei suoi indirizzi: ...
Grazie, è un'eccellente idea.
In effetti ho letto anch'io questo "Scelera", proprio su segnalazione della
stessa autrice, che vi ha incluso alcune parti relative alla base navale
della Flotta romana di Miseno.
Nel frattempo vi passo alcuni altri elementi sugli "urinatores", pervenuti
da altra fonte:
1) Scendevano in apnea e, si dice ma non sembra sia provato, talvolta
portavano una mini riserva d'aria in piccole sacche animali. Tale
accorgimento poteva essere utile solo a basse profondità in quanto la
pressione dell'acqua sul corpo non avrebbe consentito di dilatare la cassa
toracica se la fonte d'aria dalla quale attingere fosse stata ad una
pressione inferiore. E' invece ormai accertato che per velocizzare la
discesa usassero delle zavorre da abbandonare sul posto all'atto della
risalita (in genere pietre).
2) Gli oggetti venivano "imbragati" dal sub per poi essere recupertati con
funi o paranchi dalla superficie.
3) Olio: rendeva più limpida l'acqua nel momento del lavoro operativo
essenzialmente nella fase di ricerca ed imbrago degli oggetti.
Ogni ulteriore commento sarà ovviamente benvenuto.
Buon fine settimana,
Domenico
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Domenico Carro
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