Ciao a tutti
Ho trovato in rete questa intervista al regista del film
di cui ho gia detto nel precente post.
poi dite che ne pensate?
saluti
Lotho
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VIA DALL'IMPERO CHE CROLLA
Un film in costume per l'autore de "Il richiamo", dal diario di
Rutilio del V secolo dC.
Niente da spartire né con il successo planetario de Il gladiatore, né
con la moltiplicazione di peplum che si sta verificando sul grande e
sul piccolo schermo: Claudio Bondì assicura che l'idea di De
reditu/Il ritorno, film ambientato nel V secolo dopo Cristo mentre
l'impero romano sta crollando, risale ad oltre vent'anni fa.
"Il mio film - spiega il regista, che ha esordito nel cinema nel 1992
con Il richiamo, dopo una lunga esperienza televisiva - nasce dal
diario di viaggio di Claudio Rutilio Namanziano, patrizio pagano e
già praefectus Urbi, ovvero sindaco di Roma. L'opera, scritta in
versi, e denominata appunto De reditu, fu rinvenuta incompleta da
studiosi umanisti nel 1400. Io mi sono imbattuto in De reditu molti
anni fa durante la preparazione per l'esame di letteratura latina
all'università e me ne sono innamorato. Così, praticamente da quando
sono diventato regista, ho sempre pensato di trasformarlo in un film
prima o poi".
Perché non c'è riuscito prima?
La risposta è semplice: De reditu è un film complicato, perché in
costume, elemento che spaventa moltissimo i produttori italiani, e
soprattutto perché ambientato prevalentemente in mare. La trama,
infatti, racconta la storia di un viaggio dalle foci del Tevere,
attraverso otto tappe, fino all'attuale La Spezia. Rutilio decide di
abbandonare improvvisamente Roma una mattina d'ottobre, ufficialmente
per raggiungere la Gallia allo scopo di verificare i danni subiti nei
suoi possedimenti a causa dalle invasioni barbariche. Ma sembra
strano che Rutilio decida di partire in una stagione non adatta ad
affrontare il mare; più probabilmente il viaggio è solo un pretesto
per allontanarsi da Roma, allo scopo di organizzare un tentativo di
restaurazione. L'imperatore era fuggito da Roma ed era riparato a
Ravanna, l'impero si stava disgregando, ma Rutilio non vuole
arrendersi alla storia, sogna la resurrezione di Roma e il viaggio
avviene proprio a questo scopo, per cercare di trovare alleati,
pronti a combattere per Roma. Quale sia stato l'esito della sua
missione resta ignoto, poiché, come già ricordato, la sua opera ci è
pervenuta incompleta.
Il film segue fedelmente il diario o si prende qualche licenza?
Dapprima scrivendo la sceneggiatura insieme a Alessandro Ricci,
successivamente durante le riprese, ho cercato di attenermi il più
possibile al testo originario e alla verosimiglianza storica. Proprio
per questo l'imbarcazione utilizzata nel film è la fedele
riproduzione di una cymba d'epoca, ovvero una barca di otto-dieci
metri a remi e a vela che consentiva una navigazione di piccolo
cabotaggio a poche centinaia di metri dalla costa. La produzione ha
ordinato ad alcuni artigiani di riprodurre una cymba, il risultato è
stato talmente fedele che, successivamente alla fine delle riprese,
l'imbarcazione che abbiamo utilizzato è stata acquistata dal museo
navale di Santa Severa per essere esposta.
Che cosa l'ha più intrigata della storia?
La sua straordinaria modernità; può sembrare paradossale, ma la
vicenda mi pare attualissima. Rutilio vive in un momento di
passaggio, di grande trasformazione epocale, esattamente come accade
oggi. Il suo viaggio si svolge dopo anni dopo il sacco di Roma ad
opera dei Goti di Alarico. Si trattò di un evento traumatico ed
impensabile, qualcosa come il dramma delle Twin Towers, ovvero un
attacco diretto al cuore del potere planetario.
Tuttavia, nello stile scelto per la narrazione, immagino che non ci
sia alcuna volontà di attualizzazione?
Assolutamente no, sarebbe stato ridicolo; come ho già accennato, ho
cercato invece il massimo di verosimiglianza: anche per questo,
contrariamente al solito, non abbiamo ricostruito in studio ville,
porti e templi, ma, seguendo l'esempio di Rossellini, siamo andati
alla ricerca di reperti archeologici dove ambientare le scene. Il
film è stato girato fra Lazio, Toscana e Calabria scegliendo località
poco conosciute. Del resto ciò che appare agli occhi del mio
protagonista sono città ormai malridotte ed inospitali, villaggi
sempre più abbandonati, ville patrizie che tendono già a trasformarsi
in fortini, che preannunciano l'economia chiusa del medioevo e
anticipano la struttura signorile.
Questo realismo è stato cercato anche dal punto di vista linguistico?
Personalmente mi sarebbe piaciuto girare il film in latino, ma quando
l'ho detto al mio produttore Alessandro Verdecchi mi ha preso per
matto. Col senno di poi penso che non si trattasse di una scelta
folle: mi risulta che Mel Gibson stia girando in questo stesso
periodo The passion, film che racconta gli ultimi giorni di vita di
Gesù, in due lingue morte: latino e aramaico. Alla fine il mio
protagonista parla l'italiano, ma con sonorità arcaiche, si sente che
si tratta di una lingua antica, ridondante. Altri personaggi si
esprimono invece con sonorità misteriose: i rematori, che si
immaginano slavi, parlano una lingua inventata ed incomprensibile.
Come ha scelto il cast?
Proprio perché l'uso del linguaggio è assai particolare, la mimica
era molto importante per comunicare emozioni e così ho scelto un cast
di derivazione prettamente teatrale. Nel ruolo del protagonista c'è
Elia Schilton, un volto dai tratti antichi, ma capace di diventare
fanciullesco quando sorride. Accanto a lui ci sono Rodolfo Corsato,
Romuald Klos e in un piccolo ma intensissimo ruolo Roberto Herlitzka.