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Le navi di Nemi - Dettaglio della prua di una delle due navi romane   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #368 di 1804 |


Le navi di Nemi

http://www.archivioluce.com/galleria/campanili%20dItalia.asp?
documentID=561
--------------------------

**VIDEO**
Navi romane nel lago di Nemi - Giornale Luce A0304 , 00/04/1929

Le navi imperiali romane di Nemi - Giornale Luce A0403 , 00/08/1929

A Nemi il recupero di un'ancora di nave romana - Giornale Luce
A0715 , 00/01/1931

Italia. Nemi. Sul lago di Nemi si assiste all'alaggio delle due navi
di Caligola per il ricovero nel nuovo museo. - Giornale Luce B0861 ,
01/04/1936

Ricostruita la seconda nave di Nemi - La Settimana Incom 00767 ,
01/05/1952

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Dettaglio della prua di una delle due navi romane scoperte a Nemi (da
fotogramma video)
La storia delle navi romane di Nemi, rare testimonianze della tecnica
navale antica, è una storia senza lieto fine. Recuperate dal fondo
del lago dopo una complessa operazione di ingegneria civile, e
collocate nel museo costruito per loro nel 1935, esse furono
distrutte il 31 maggio del 1944, probabilmente ad opera delle truppe
tedesche in ritirata dall'Italia.
Nessun autore dell'antichità ha mai parlato delle navi di
Nemi, ma
sappiamo che furono fatte costruire dall'imperatore Caligola e
poste
sul lago in tutta la loro magnificenza (erano arricchite di bronzi e
marmi sontuosi) forse per celebrare il culto di Diana. È possibile
che fossero già state affondate nel 41 d.c. quando giunse al
potere
Claudio, il successore dell'imperatore assassinato in una
congiura.
Durante il medioevo si moltiplicarono le leggende sul sito poiché
ogni tanto le acque del lago portavano a galla dei reperti preziosi.
Fu il cardinale Prospero Colonna, padrone di quelle terre, umanista
ed erudito affascinato dal mondo romano, a tentare nel 1446 il primo
recupero delle navi, di cui aveva intuito l'esistenza dalle voci
che
circolavano tra i pescatori locali. Ma i mezzi a disposizione
all'epoca erano insufficienti, nonostante l'impresa fosse
affidata al
genio di Leon Battista Alberti.
Nei secoli successivi diversi furono i tentativi, tutti fallimentari,
di recuperare le navi: furono estratti molti ornamenti preziosi
(finiti nei palazzi dei nobili italiani o nei musei di varie città
d'Europa) e le navi subirono seri danneggiamenti, ma soprattutto
continuò la loro spoliazione da parte dei pescatori del lago.

Solo nel 1895 intervenne lo Stato italiano con lo scopo di
salvaguardare il sito archeologico, e ne affidò lo studio ad
esperti
in vista di un nuovo tentativo di recupero: si scoprì quindi che
la
prima nave era sommersa a 50 metri dalla riva a una profondità che
variava dai 5 ai 12 metri per via del dislivello creato dal fondo
vulcanico del lago; la seconda nave si trovava a 200 metri dalla riva
e a una profondità dai 15 ai 20 metri.

Ma bisognerà aspettare ancora trent'anni per riparlare di
nuovo del
recupero, che fu finalmente avviato solo grazie all'ossessione
mussoliniana per le glorie imperiali e a un culto delle romanità
che
faceva della ricerca archeologica uno strumento funzionale al
raggiungimento degli obiettivi politici del regime. Dal canto loro
gli archeologi non si lasciarono sfuggire l'occasione di poter
studiare reperti così importanti.
Così il 9 aprile 1927 lo stesso Mussolini, in un discorso alla
Società Romana di Storia Patria annunciò il progetto di
recupero
delle navi: il Luce produsse un documento che mostra la consegna
della tessera della società al duce senza però sottolineare
l'annuncio della storica operazione.

Si procedette dunque allo svuotamento parziale del lago sfruttando
una galleria sotterranea romana lunga oltre 1600 metri e facendo poi
defluire le acque per trenta chilometri fino al mare attraverso la
campagna. L'operazione fu veramente grandiosa e attirò
l'attenzione
della stampa di tutto il mondo. Il duce veniva informato ogni
quindici giorni dello stato dei lavori e il 20 ottobre 1928 avviò
egli stesso le grandi idrovore per il deflusso dell'acqua.
Finalmente, nella primavera del 1929, affiorò la prima nave,
evento
che fu ampiamente documentato da studiosi e fotografi. Da quel
momento iniziò la processione dei visitatori: sovrani, politici e
scienziati di tutto il mondo si recarono a sulle sponde del lago per
vedere gli straordinari reperti.
Dell'operazione si occupò personalmente il ministro per la
Pubblica
Istruzione, Giuseppe Belluzzo e fu persino approvata una legge
apposita per la tutela del patrimonio paesaggistico del lago.

Gli oggetti rinvenuti sulle navi fecero subito mostra del loro
splendore: tra questi una testa di leone di, un rubinetto ancora
funzionante, alcune ancore. Oggi, dopo la scomparsa delle navi, il
Museo delle navi romane conserva ancora molti elementi salvati
dall'incendio del 1944: diverse teste di animali, terrecotte
ornamentali, alcune mani apotropaiche che avevano la funzione di
tener lontani gli spiriti maligni.

-----


Martin G Conde
Washington D.C.,USA
mgconde@...

Specialist - The study of the documentation and dissemination of the
recent archaeological studies and related research in the Imperial
Fora of Rome: 1997 -2003.













Ven 25 Lu 2003 5:57 pm

mgconde
Online Online
Invia email Invia email

Inoltra Messaggio #368 di 1804 |
Espandi messaggi Autore Disponi per data

Le navi di Nemi http://www.archivioluce.com/galleria/campanili%20dItalia.asp? documentID=561 ... **VIDEO** Navi romane nel lago di Nemi - Giornale Luce A0304 ,...
Martin G Conde
mgconde
Online Invia email
25 Lu 2003
5:57 pm

... Grazie della segnalazione. Si tratta di una pagina molto interessante, soprattutto perché è curata dall'Istituto Luce, che possiede diversi filmati...
domenico@...
romaeternaorg
Offline Invia email
27 Lu 2003
1:58 pm
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