Alle 09.07 26/11/03 +0000, Bartolo Ciccardini ha scritto:
>... In conclusione quello che si narra di Nerone incide solo per il dieci
>per cento sulla verita storica. Il novanta per cento va cercato nel fluire
>ordinato e robusto della grande amministrazione dei Romani.
Salve.
La lunga ed attenta analisi che precede questa conclusione tocca tutti i
principali aspetti pertinenti all'argomento. Mi limito pertanto a segnalare
il seguente libro, abbastanza recente, su Nerone:
Massimo Fini, "Nerone - Duemila anni di calunnie", Mondadori, Milano, 1993
E' un libro scritto con un linguaggio chiaro ed accattivante, di tipo
giornalistico, ma che approfondisce l'argomento in modo pacato e rigoroso,
citando accuratamente tutte le fonti in una serie di note sempre puntuali.
Per darvene un'idea sommaria, trascrivo di seguito qualche breve stralcio
della parte finale del suo capitolo introduttivo. Si tratta di una
presentazione generale del personaggio, prima ancora di guidare il lettore
attraverso l'analisi delle varie vicissitudini della vita di Nerone. In
tale giudizio, a parte qualche semplificazione e qualche frase ad effetto,
intesa a stimolare l'interesse del lettore, viene tratteggiata un'immagine
dell'imperatore assai prossima a quella che scaturisce dall'esame critico
di quanto ci è pervenuto dalle fonti antiche.
[inizio citazione]
La realtà è che Nerone fu un grandissimo uomo di Stato. Durante i
quattordici anni del suo regno l’Impero conobbe un periodo di pace, di
prosperità, di dinamismo economico e culturale quale non ebbe mai né prima
né dopo di lui. Certamente fu un megalomane, un visionario, uno che,
direbbe Nietzsche, pensava in grande stile e che cercò di modellare il
mondo sulle proprie intuizioni e immaginazioni …
Fu un uomo in grande anticipo sui suoi tempi, un bizzarro incrocio fra un
principe rinascimentale, dalla cultura e dai gusti sceltissimi, a volte
persino barocchi, e un teppista, un ragazzaccio avido di vita e di piaceri.
Fu anche un esibizionista, un inguaribile narciso e, con tutta probabilità,
uno psicolabile … Fu un sognatore che, mentre il mondo già gli crollava
addosso, fantasticava di potersi pur sempre guadagnare da vivere con la
propria arte.
Quel che comunque è certo è che questo imperatore chitarrista, cantante,
poeta, attore, scrittore, auriga, curioso di scienza e di tecnica, fautore
delle più ardite esplorazioni, autore e vagheggiatore di progetti
grandiosi, fu un unicum non solo nella storia dell'Impero romano.
Come statista ci sono poi alcune caratteristiche che possono solleticare la
sensibilità moderna. Fu un monarca assoluto che usò del proprio potere in
senso democratico: non governò solo in nome del popolo … ma per il popolo
contro le oligarchie che lo opprimevano e lo sfruttavano. E per avere il
consenso del popolo - oltre che, beninteso, progettare e attuare misure
molto concrete - inaugurò quella che oggi chiameremmo la
politica-spettacolo. Nerone fu un grande showman.
Le élite economiche e intellettuali del tempo non lo capirono, oppure lo
capirono fin troppo bene e per questo lo osteggiarono ferocemente. I
senatori perché vedevano messi in pericolo il loro potere, le loro
ricchezze, il loro dolce far niente. Gli intellettuali perché, da bravi
piccolo-borghesi, ambivano come sempre a una sola cosa: entrare nel giro
dell'aristocrazia e condividerne i privilegi.
Chi lo capì fu la plebe romana che lo amò sempre moltissimo. Tanto che se
esiste una leggenda negativa su Nerone ce ne fu anche una positiva coeva
alla sua fine. Anche la plebe romana, per motivi diametralmente opposti a
quelli degli autori cristiani, si rifiutò di credere che l'imperatore fosse
morto davvero e coltivò a lungo l’illusione che, prima poi, sarebbe tornato
per renderle giustizia. Un primo «falso-Nerone» fece apparizione due anni
dopo la morte dell'imperatore creando una grande agitazione popolare sia a
Roma sia in quella Grecia che egli aveva amato e reso libera. Poi ne venne
un secondo. Il terzo e ultimo «falso Nerone» comparve vent'anni dopo la sua
morte. E per molto tempo ancora il popolino di Roma, in primavera e in
estate, continuò a portare fiori sulla tomba dell'uomo il cui nome sarebbe
stato poi esecrato, maledetto e dannato in saecula saeculorum.
[fine citazione]
Cordialmente,
Domenico
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Domenico Carro
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