Messaggio inoltrato da "Fr. Apulus Caesar" <fraelov@...>
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>UN SAGGIO SUGLI ALUNNI E LE SCUOLE DELLA POMPEI ROMANA
> Scritto da Laurentino Garcia y Garcia e pubblicato da Bardi
>Editore, il volume propone un'interessante spaccato della
>preparazione oferta da scuole pubbliche e private ai futuri
>cittadini di Roma
>
>di Carlo Avvisati
>
> Per scrivere, gli alunni pompeiani usavano fogli di papiro o
>tavolette cerate. Ne primo caso, oltre che dell'inchiostro, avevano
>bisogno di stili con punte di bronzo, praticamente indistruttibili,
>o di cannucce appuntite; nel caso della tavoletta, invece non
>c'erano problemi: i segni lasciati dalla punta sulla morbida cera si
>conservavano quasi in eterno. Per cancellare, poi, bastava passare
>una spatola larga sulla cera e il gioco era fatto. Per approntare
>l'inchiostro nero, servivano fuliggine e "nero" di seppia diluiti
>con acqua; l'inchiostro rosso, invece veniva prodotto utilizzando
>minio o cinabro. A Pompei insegnavano Giulio Helenio, Sema, Potito,
>Procolo, Cornelio Amando. Le lezioni ai loro discepoli le
>impartivano in case private o all'aperto, sotto un pergolato o
>tra "muri" approntati con coperte stese su funi, in prossimità della
>Palestra Grande. Sulle pareti delle pergulae vi erano dipinti, a mo'
>di sussidi, sia carte geografiche (formae) che tavole (tabulae)
>riproducenti episodi dei miti o delle opere letterarie più celebri
>(tabulae iliacae). In mancanza di libri di testo, i maestri usavano
>portare i fanciulli a leggere le iscrizioni sui muri della città.
>Nelle scuole primarie si imparava a far di conto (le operazioni più
>difficili erano imparate a memoria) e la grammatica. Chi continuava
>gli studi si rivolgeva a scuole superiori in cui i precetti erano
>impartiti dai rhetores (maestri di retorica, oratori). Ed erano
>queste le scuole frequentate da chi era destinato a ricoprire
>cariche pubbliche o da chi si preparava alla carriera di avvocato.
>In questi casi, i discentes: praticanti, si esercitavano in vere e
>proprie gare di oratoria nelle quali ciascuno doveva illustrare e
>difendere una tesi. Così nelle suasoriae (parte del discorso volta
>alla persuasione degli ascoltatori), gli allievi tenevano discorsi
>immaginari a personaggi celebri che dovevano essere persuasi; mentre
>le controversiae (contese) erano vere e proprie arringhe di difesa
>in processi fittizi costruiti su dati forniti dal maestro. A curare
>questo tipo di educazione, a Pompei, erano Valentinus, Saturninus
>(ritenuto uno dei maggiori esponenti della classe forense pompeiana:
>causidicus, avvocato o iuri doctores, dottore del diritto) e Verna.
>In genere, gli alunni stavano in piedi o sedevano su uno sgabello
>portato da casa. Spesso, alla fine del corso, gli allievi sparivano
>senza pagare le lezioni. Un'usanza abbastanza diffusa, se un
>maestro, per incoraggiare i pagamenti graffiò sul muro della
>palestra la frase - benedizione: chi paga per le mie lezioni sia
>doppiamente ripagato dagli dei.
>
>(08/06/2004 13.36)
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Domenico Carro
www.romaeterna.org
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