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Agricola, il protoTraiano?   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #544 di 1804 |
TACITO E IL SUO TEMPO

La battaglia di monte Graupio, (84 dopo cristo) probabilmente
avvenuta, forse, sui Grampians Montains, nel pieno centro
dell'attuale Scozia (si veda in proposito i campi di marcia romani
rinvenuti in quella zona: http://www.roman-
britain.org/places/_military_layermap.htm#tic) è l'ultima grande
battaglia combattuta in Inghilterra dalle legioni romane, per
mantenere ed estendere il dominio dell'isola.
Da un punto di vista militare lo scontro, fu un grande scontro
tradizionale, dove due eserciti si contrapposero, per ottenere una
vittoria al tempo stesso tattica e strategica.
Leggendo in contro luce il testo di Tacito, che descrive la vita di
Giulio Agricola, si notano, una serie di spunti interpretativi, a mio
modo molto interessanti e sintomatici, sull'evoluzione di quello che
in questo momento è il pensiero forte degli uomini che guidavano od
aspiravano a guidare l'impero, e a dargli quindi una precisa
direzione.
Trattandosi di un mio personalissimo studio sugli eventi non entrerò
nella querelle dello scontro ideologico che sarà tentato da altri, ma
mi limiterò soltanto ad evidenziare alcuni punti, che ritengo
interessanti, e che forse possono aprire una luce interpretativa un
po' diversa su quegli anni di scoperte, ed affermazioni politiche.
Ciò che sappiamo di quello scontro lo dobbiamo soprattutto a quanto
scritto da Tacito, contemporaneo di Agricola e uomo di potere, ben
dentro il potere dell'impero.
La sua opera, `Vita di agricola', De Vitae Iulii Agricolaee Liber
come `La Germania', è ormai notoriamente acquisita, come una critica
al sistema dell'epoca, ormai uscito dalle orbite tradizionali della
società repubblicana romana..
Di conseguenza le pesanti critiche tacitiane, vengono lette come
critiche al sistema imperiale, uscito dalla tradizione repubblicana.
Personalmente io ho molti dubbi di una lettura del genere, per un
insieme di ragioni che non citero' in questo momento, ma fermo
restando il giudizio di Tacito, sull'impero e sulle sue espansioni,
vorrei far notare alcune incongruenze, lasciate spesso in subordine
in merito da quanto scritto dallo storico latino, che era, oltre a
storico, anche uomo di governo dell'impero.
Nella Vita di Agricola, viene evidenziato il carattere del vero
romano, Agricola appunto, la cui virtù risplende se paragonata a
quella dell'imperatore Domiziano, il quale è presentato come
rappresentante degenerato dell'autoritas imperiale.
In realtà le cose non stavano propriamente così. Al di là della
penetrazione romana, promossa da questo imperatore, e stabile al di
là del Reno e del Danubio, una penetrazione, questa, che aveva
provocato un vero e proprio esodo `gallico' nei nuovi territori in
Germania, fatti colonizzare da elementi celtici più disagiati,
provenienti dalla Gallia; questo periodo di fine secolo, il primo
dell'era volgare, vedeva per la prima volta le armi romane,
raggiungere una perfezione militare, quasi più raggiunta, nei secoli
successivi dell'impero.
La qualità legionaria, e degli ausiliari, era altissima. Il loro
armamento, difensivo ed offensivo ineguagliabile dalle altre
popolazioni, la loro tattica, quasi perfetta, il valore singolo e di
corpo, difficilmente comparabile, e determinato dalla certezza di
appartenere ad un elite combattente migliore in campo aperto di
qualunque altro reparto.
Sotto il monte Graupio, in Scozia, quindi, si assistette ad uno
scontro, che malgrado la netta superiorità dei Calcedoni e dei loro
alleati era già scritta in partenza.

Tacito, presenta Agricola, come un soldato, cresciuto in una colonia
romana ed educato sin da piccolo, con filosofia greca e buon senso
romano.
Indubbiamente Agricola fu un personaggio carismatico, ma io ritengo
che facesse parte di quella schiera di Romani che proprio in questi
decenni portarono consapevolmente l'impero al proprio apogeo. Non era
una mosca bianca, ma il parto cosciente del potere romano all'apice
in Europa.
Politici, soldati, persino intellettuali, ne facevano parte
integrante, e non erano come scrive Tacito eccezioni del sistema, ma
bensì fulcro orbitante del sistema stesso e tipico del latino
classico dei tempi antichi.
Ovvero un romano, cresciuto nelle elitè che detenevano il potere e
soprattutto educato a gestirlo, basandosi sugli esempi della
tradizione, anche, o soprattutto, militare passata.
L'esempio perfetto di questo romano che gestisce lo stato, o che
dovrebbe gestirlo, è proprio Agricola.
Il quale non è proprio un provincialotto, come vorrebbe farci credere
il nostro autore, ma un militare che sa il fatto suo e che dimostra
di aver ben compreso la tattica dei grandi del passato, come
Scipione, l'Africano.
Si perché la battaglia di monte Graupio, è tatticamente parlando la
riedizione riveduta e corretta di Zama.
Se vediamo infatti gli schieramenti, ci accorgiamo come i due
eserciti presentino caratteristiche simili allo schieramento che vide
quattro secoli prima confrontarsi punici e romani.

LA BATTAGLIA

Tatticamente lo scenario si presentava così:
Sulle cime dei monti era appostato l'esercito britannico, enorme, una
massa, presumibilmente falangitica, era diviso in linee, che
ricoprivano tutto l'orizzonte romano dalle cime alle pianure. La
cavalleria, i famosi `carri da guerra', invece erano schierati in
basso a valle.
Li comandava Calgacus, che commise il primo errore della mattinata,
ovvero invece di limitarsi a dominare le alture e fortificare le
posizioni, condannando i romani ad una lunga lotta di posizione, che
per le sue caratteristiche avrebbe sicuramente danneggiato le armate
imperiali, ripetè l'errore di Vergingetorige.
Ovvero quello di accettare battaglia, concedendo il terreno più
consono al nemico.
Agricola invece, schierò il suo esercito, tenendo ben in mente la
lezione di Scipione ad Annibale e di Cesare ad Alesia
Inferiore per numero, allungo' la sua linea orizzontale, disponendo
tradizionalmente la cavalleria ai lati, presumibilmente per
contrastare i carri da guerra.
Di riserva lasciò le legioni, Tacito scrive per salvare sangue
romano, meno prosaicamente, penso che la scelta fosse dovuta al
fatto, che come ad Alesia, Agricola si lasciò volutamente una riserva
tattica pronta a tamponare eventuali falle nello schieramento amico.
Di più lasciando i legionari di riserva ripeteva la manovra di
Scipione, riproponendo non solo i triari di riserva tattica, ma
intere legioni da utilizzare nel secondo tempo della partita. Secondo
tempo previsto, sempre a mio modo di vedere proprio in relazione al
terreno della battaglia.
Come Cesare e Scipione, Agricola non comandò la battaglia dal campo
trincerato o in posizione decentrata, ma si portò subito a terra,
scendendo da cavallo e partecipando ai primi combattimenti. `Puntando
i pieni davanti ai vessilli'.
Calgacus, invece, commise quasi subito il secondo errore della
giornata, quello appunto di non prevedere né una riserva tattica, né
uno scenario diverso da quello dello scontro di massa basato sul
numero, e incentrato sul valore individuale dei suoi guerrieri, oltre
a non predisporre un adeguato collegamento tra i reparti, proprio in
relazione ad un andamento diverso dello scontro.

LA PRIMA FASE

La prima parte della battaglia fu costituita da una scambio
d'artiglieria, ovvero, frecce e pilum. L'onere della prima carica
passò ai romani, i quali attaccarono al corpo a corpo, straziando le
prime file poco coperte da scudi e da un atteggiamento tattico,
probabilmente falangitico, che non permetteva rientri o contrassalti,
ma di contro rimaneva statico a subire la pressione.
Nonostante le vittoria di questo primo scontro, anche Agricola
commise il suo errore, errore che avrebbe potuto pagare caro.
Spazzati via i nemici dalla pianura, infatti, le coorti attaccarono i
britanni sulle alture, scompaginando le proprie file e lasciandosi
molti nemici vivi, feriti o sbandati alle spalle. Slacciando in
questo modo il suo esercito e esponendolo ed un possibile ritorno
avversario.
Inoltre la cavalleria romana, dispersi i carri britannici era
impossibilitata a portare aiuto sia ai reparti all'assalto, vuoi per
la formazione difensiva dei britanni, vuoi per la confusione
provocata dalla rotta dei reparti montati.

LA SECONDA FASE

Qui Calgacus, giocò il tutto per tutto, ma a mio modo di vedere, lo
giocò male, ingannato dalla gran massa di uomini che ancora aveva
illesi e dai pochi romani che salivano, ordinò l'attacco frontale e
aggirante. Per Tacito basto' la riserva tattica di cavalleria a
impedire la manovra.
Per il sottoscritto, invece, la scena non andò propriamente, così.
Poche righe prima, lo storico latino aveva descritto, la difficoltà
di operare della cavalleria rispetto alle formazioni serrate, di
conseguenza risulterebbe abbastanza improbabile una manovra di
cavalleria, considerato anche il naturale utilizzo di proiettili da
parte dei Britanni, per contrastare la manovra.
A mio modo di vedere, la manovra di Calgacus fu scongiurata, perchè
Agricola, fece intervenire i triarii delle legioni, o intere coorti
legionarie, lasciate di riserva e non citate da Tacito. Reparti
legionari o legioni, che si posero come scudo e come nuova linea di
incontro, intatta, tra le due formazioni. Entrambe, comunque, immuni
da sconquassi. I romani si trovarono così a rafforzare un fronte le
cui coorti d'attacco, erano state disseminate, proprio a causa della
prima schermaglia vittoriosa, e forse proprio a questo mirava il duce
britannico, trasformare la battaglia in una battaglia disorganizzata,
sempre e soltanto confidando sul numero dei suoi.
Se questo fosse stato il suo piano, si può scrivere che mancò di non
molto l'obiettivo di mettere in crisi lo scacchiere avversario. Senza
riserva tattica, i romani sarebbero stati inevitabilmente sopraffatti
dal numero avversario. Una volta bloccata la manovra aggirante
britannica, però, -utilizzando proprio quella riserva tenuta in
disparte-, Agricola, scatenò la sua cavalleria, fatta intervenire ai
lati, la quale, come a Zama, intervenne al momento giusto mandando in
corto circuito lo schieramento britannico, che si sfaldò in due
momenti, prima ripiegando abbastanza ordinatamente, poi dandosi alla
fuga, ma soltanto dopo che lo schieramento romano era ritornato in
linea, e la manovra aggirante della cavalleria era riuscita.

CONCLUSIONI


Fin qui la battaglia che spero d'aver rappresentato nei suoi difetti
su entrambi gli schieramenti.
Un'altra battaglia politica, più generale, invece continuò, vedendo
ancora la Britannia protagonista. Tacito, infatti descrivendo questo
successo, imputa i contrasti subito nati con Roma, come un segno
dell'invidia, ma sarebbe più corretto dire dei sospetti,
dell'imperatore.
Anche in questo caso dubito molto che, l'invidia invocata da Tacito,
sia stata la vera causa.
In realtà ho la netta sensazione che Tacito non ci dica tutto. Fa di
Agricola, prima un esempio di virtù, poi lo elogia come un
sostenitore di Traiano, inoltre Agricola, alla luce della sua
amministrazione militare e politica della Britannia, da più l'idea di
ricercare un vero e proprio consenso `ad personam', sull'isola,
creando di proposito una base personale per i suoi potenziali futuri
successi, ben piu' importanti, per lui, come per l'ambiente che
rappresentava, di un comando militare provinciale, mirando, forse,
proprio a quel titolo di imperator, così mal descritto da Tacito. Un
titolo che si poteva conquistare proprio, grazie alle glorie militari
acquisite, come sul rapporto di consenso e clientela ricercato
scientificamente nella ricostruzione della provincia, che viene
descritta come immediata e ben accettata dai britannici.
Da ricordare che proprio sotto Agricola, l'Europa
continentale `scoprì definitivamente' le isole e le loro estensioni,
di Britannia e di Irlanda, dato che furono circunnavigate entrambe.
segno di come questo scacchiere non fosse uno scacchiere di seconda
scelta. Infatti, proprio Agricola, aspirava a fare dell'Irlanda una
base logistica di mezzo, -da e per- i possedimenti spagnoli, (Un'idea
questa ripescata poi dall'invincibile armada di Filippo II) , e
sempre non a caso questa strategia ricollegava la provincia
Britannica di agricola, con quella di provenienza del futuro
imperatore Traiano.
Concludo quindi con due note, una militare, ovvero l'utilizzo
perfetto della tattica militare romana da parte di Agricola e
risultante da tutta la precedente tradizione militare soprattutto
repubblicana o tardo repubblicana, e la sua non citata, ma desunta
dal sottoscritto, sia chiara, ambizione politica, ambizione che se
non fosse sopraggiunta la precoce morte avrebbe potuto portarlo
direttamente fin sullo scranno imperiale.
Comunque sia, se fosse sopravvisuto, probabilmente sarebbe stato o a
fianco o al comando di Traiano, l'imperatore che portò i confini
dell'impero sino al mare indiano.(Tacito ci dice che auspicava con
voti e preghiere la sua ascesa al soglio imperiale)
Per questo il 'De vita Iulii agricolae', è più di un libro sulla
conquista romana della Britannia. Forse è il mancato `De bello
britannico', l'opera di presentazione di un imperatore, o di un alto
magistrato imperiale, che non fece in tempo a diventare tale.

Bibliografia:
Tacito, Tutte le opere.







Mer 18 Ago 2004 9:23 pm

juliusagrico...
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18 Ago 2004
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... Nel ringraziare per l'ampia esposizione di un'interpretazione di grande interesse, vorrei aggiungere solo una brevissima mia considerazione. Non mi...
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... repubblicana. ... grande interesse, vorrei aggiungere solo una brevissima mia considerazione. ... Graupio, per mancanza di competenza specifica sulle...
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20 Ago 2004
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4:06 pm
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