Ecco il testo dell'articolo:
NUOVA SCUOLA ECCO COSA DI STUDIERA'
Meno date, piu' testi d' autore E tornano le poesie a memoria. Ex
medie, si parte dal Medioevo Accorpati Ottocento e Novecento. Tre
anni per conoscere l' Europa L' Unione diventera' protagonista.
Saranno due nella Secondaria Lezioni anche di conversazione
Creativita' nell' uso del personal Internet impiegato per le
ricerche Non soltano numeri e operazioni La statistica accanto ai
teoremi
ISTRUZIONE Con l' inizio delle lezioni quest' anno entra a regime
la riforma del ministro Moratti non solo per la ex elementare Dalla
doppia lingua straniera alla storia Nelle varie discipline si punta
a privilegiare il coinvolgimento sul nozionismo
Jacomella Gabriela
Dopo un anno di sperimentazione nelle primarie, con il nuovo anno
scolastico la riforma Moratti diventa realtà anche nella secondaria
di primo grado (la «vecchia» scuola media). L' elenco delle materie
non sembra molto diverso rispetto al vecchio ordinamento, ma in
realtà i cambiamenti (soprattutto nelle prime, unico anno in cui
viene introdotto da subito lo studio della seconda lingua
comunitaria) sono molti. Ecco le principali novità nei programmi e
nella didattica nel primo ciclo della formazione Le indicazioni per
i piani di studio della scuola media (ora secondaria di primo grado)
ribadiscono, ovviamente, la centralità della lingua italiana. «Ma la
novità - commenta Maria Cristina Bertarelli, docente di italiano,
storia e geografia in una media in provincia di Sondrio - è la
presenza di Internet e degli ipertesti, cioè i testi che usano più
modalità comunicative, dove la parola è abbinata a immagine e
sonoro, con una struttura "reticolare" e flessibile. Prima l' uso di
questi strumenti era lasciato alla capacità e all' interesse del
singolo docente, ora è una indicazione precisa. E credo sia un'
innovazione positiva, i ragazzi saranno abituati a ragionare in modo
flessibile». Più tecnologie, dunque, anche per la più tradizionale
delle materie umanistiche. Dove «scompare la storia della
letteratura, a favore di un invito esplicito a leggere testi d'
autore, da Leopardi a Manzoni o, ancora, Sciascia, Calvino.
Stimolando i ragazzi a leggerli come testi importanti in se stessi e
a rielaborarli autonomamente». Creatività, dunque. Ma anche un
ritorno al passato, con la reintroduzione della memorizzazione di
poesie e prose, che «aiuta a livello logico e cognitivo». E, per
quanto riguarda la grammatica, c' è l' anticipazione dello studio
della morfologia alle primarie. Cambiamenti non da poco, «ma le case
editrici per ora si sono attivate solo su storia e geografia. Temo
che in questo settore dovremo ancora gestirci in maniera autonoma».
I programmi di storia, insieme a geografia, sono quelli che hanno
subìto i maggiori cambiamenti nel panorama della scuola media post
riforma. Se fino ad oggi il sistema di insegnamento si basava su una
sorta di «iterazione» (lo studio delle età del mondo e dell' uomo,
dalla preistoria al Novecento, veniva affrontato alle elementari e
ripreso in modo più approfondito alle medie), da quest' anno
la «linea del tempo» sarà scissa in due: l' epoca antica spetterà
alla primaria, mentre nella secondaria di primo grado i programmi
partiranno dal Medioevo. Alle date si affiancheranno focus specifici
sui fattori geografici e ambientali che hanno determinato i momenti
storici. Inizialmente le difficoltà ci saranno, soprattutto per i
bambini in arrivo da una primaria non del tutto «riformata»: «Nei
nuovi manuali per la prima media - spiega Daniele Vaccari,
insegnante in un istituto toscano - le conoscenze dalla preistoria
all' età romana sono state compresse in un' unità di raccordo molto
sintetica». Un «ripasso» che rischia dunque di essere un po'
sterile: «Puntavo sulla Grecia - riprende per esempio il professore -
per spiegare la nascita di concetti come quello di democrazia, che
richiederebbero più tempo». I dubbi riguardano anche
il «compattamento» di 800 e 900 al terzo anno: «Finora potevamo
dedicare al "secolo breve" uno spazio privilegiato; temo che così ci
sia poco tempo per sviluppare le tematiche dell' attualità» Se per
la storia i nuovi programmi prevedono una continuità cronologica e
temporale tra primaria e secondaria di primo grado, la geografia
vede applicare il medesimo principio: alla fine delle (ex)
elementari, i bambini non dovranno più padroneggiare una summa dello
scibile umano in materia di capitali, Stati, continenti,
ma «focalizzare» sull' Italia, sui suoi aspetti fisici, ambientali,
sociali e amministrativi. «L' obiettivo - spiega Chiara Conti,
dirigente scolastico di una media ischitana, tra gli istituti che
già l' anno scorso hanno sperimentato le novità della riforma - è
arrivare in quinta ad affrontare l' inserimento del nostro Paese sul
piano europeo». Per dedicare il triennio successivo proprio allo
studio dell' Europa, delle sue origini e forme istituzionali, degli
Stati che la compongono. «Ma soprattutto - puntualizza la Conti - se
finora la geografia era affrontata come scienza descrittiva, adesso
diventerà piuttosto lo studio dell' ambiente e delle modificazioni
prodotte dall' uomo. Ad esempio: studiare le Alpi significherà non
impararne a memoria i nomi, ma capire come si sono formate e come le
ha cambiate la presenza umana». Una connessione salda, quindi, tra
geografia e storia: «Con una grande attenzione alla cartografia: ai
bimbi si deve insegnare a leggere le cartine mute, a costruire carte
mentali del territorio in cui vivono. La chiave di tutto sta nella
creatività, nel coinvolgimento». La novità più lampante, per quanto
riguarda le medie, è l' introduzione della seconda lingua
comunitaria, logica conseguenza dell' inglese obbligatorio già nelle
primarie. «Un' innovazione notevole - commenta Michele Oberholtzer,
insegnante di inglese e formatore alle Siss dei futuri docenti di
lingue - ma all' estero è una necessità riconosciuta già da molti
anni». Quali saranno i cambiamenti didattici e metodologici? «L'
apprendimento non avverrà più solo tramite lezioni frontali. La
lingua diventa una lingua-cultura: non solamente grammatica,
sintassi, vocabolario, ma un insegnamento che faccia acquisire le
differenze, poniamo, tra la nostra società e quella francese o
britannica». Anche in questo caso le nuove tecnologie rivestono un
ruolo di primo piano: «L' idea di base è quella del laboratorio, con
grande spazio al materiale visivo e uditivo per riprodurre alcune
situazioni-tipo, in un' ottica di problem solving». Proviamo a fare
un esempio: «Ordinare un pranzo. Se la situazione memorizzata
è "statica", capita che lo studente, magari all' estero in gita,
faccia la domanda giusta ma riceva una risposta "sbagliata",
perdendosi. Ora invece si insisterà molto sull' interazione». Quindi
lavori di coppia e di gruppo, un uso esteso della lingua in classe,
senza «ripiegare» sull' italiano per spiegare regole e termini
nuovi. Obiettivo: «Far diventare strutturali metodologie prima
demandate all' iniziativa dei docenti». L' altro
elemento «progressivo» rispetto al passato è il riconoscimento dell'
informatica e delle tecnologie come discipline fondanti la scuola
della riforma. Un insegnamento che parte dalla prima media (del
resto l' «alfabetizzazione informatica» è già nei programmi della
primaria), «ma solo al terzo anno - spiega Germano Cipolletta,
autore di libri di testo per elementari e medie e formatore di
docenti - si evince la sua vocazione interdisciplinare»: una
disciplina trasversale «per capire il funzionamento del mondo, dall'
economia alla produzione tecnologica». I ragazzi impareranno come
funziona un frigo o uno stereo; l' aspetto «concreto» della vecchia
educazione tecnica si unirà all' informatica, che non sarà più uno
studio puramente teorico, ma «uno strumento per risolvere problemi
tecnici e anche per creare». Fondamentale l' uso del laboratorio,
per realizzare ad esempio «un racconto storico con foto e
informazioni reperite in Internet. Così i ragazzi si abituano a
essere parti attive di un processo sociale». Non solo pc, dunque,
anche se il terzo anno prevede l' insegnamento dei primi moduli per
conseguire la patente europea per il computer. Chi insegnerà questa
materia? «Di base, i docenti di applicazioni tecniche. Che spesso
hanno ottime competenze nel disegno, nella tecnologia applicata, ma
anche lacune in ambito strettamente informatico. Per questo ci vorrà
un impegno sul settore dell' aggiornamento». Non sarà, forse,
una «rivoluzione» pari a quella che ha scombussolato i programmi di
storia e geografia. Quel che è certo, però, è che anche i libri di
matematica (e di conseguenza i docenti) dovranno vedersela con un
buon numero di cambiamenti, soprattutto nella distribuzione dei
contenuti. «La novità maggiore - spiega Gennaro Avitabile, autore di
manuali e per 16 anni docente di matematica e scienze alle medie -
riguarda la teoria degli insiemi, per noi "vecchi" il caposaldo su
cui costruire tutto. Ora invece gli insegnanti sono invitati a non
introdurre da subito numeri e operazioni che facciano riferimento a
questa teoria, che è "posticipata" alla terza classe». Lo scopo è
quello di far confluire nell' ultimo anno l' introduzione al
pensiero razionale, con argomenti come i procedimenti logici di
induzione, la generalizzazione. Altra novità, questa volta per tutte
le classi, è «l' esplicitazione dei riferimenti storici. Una storia
della matematica vista non come semplice curiosità, ma come aspetto
costitutivo della materia». E poi, in ordine sparso: «La scomparsa
delle disequazioni di primo grado, che saranno affrontate alle
superiori; l' introduzione al biennio dell' addizione e sottrazione
dei numeri relativi; l' ampliamento del tema del calcolo
approssimato e delle indagini statistiche; un maggiore uso degli
strumenti informatici, come Excel». In geometria l' accento andrà
posto in modo più ampio sullo studio delle trasformazioni. 500MILA
Gli studenti iscritti al primo anno della secondaria di primo grado,
l' ex scuola media 8 GLI ANNI del nuovo ciclo unico di studi, che
accorpa l' ex scuola elementare