Alle 14.46 07/10/2004, Romauro ha scritto:
>Sono davvero molto perplesso, ho acquistato i due volumi della Storia
>Universale (il 4° e il 5°) in edicola con il Corriere della Sera, si
>tratta dei due volumi che trattano la storia di Roma.
>Leggendo la presentazione del quinto volume, sono rimasto molto perplesso
>ed anche notevolmente contrariato. [...]
>A mio avviso e' ancora piu' grave che questo tipo di presentazione senza
>alcuna par condicio sia nelle prime pagine di questi libri di diffusione
>piuttosto amplia, [...]
Salve,
nel concordare pienamente con quanto ha già scritto C. Flaminius, vorrei
aggiungere che non è il caso di prendersela troppo.
Infatti, è opportuno tener presente, innanzi tutto, la seguente
osservazione del divino Marco Aurelio, imperatore filosofo: "Non di rado mi
è stata motivo di meraviglia l'osservazione che gli uomini tengono sé
stessi in pregio maggiore degli altri, ma poi tengono il giudizio che
personalmente fanno di sé in minor conto di quello degli altri". In
effetti, a chi non è mai capitato di sentirsi amareggiato a causa del
cattivo giudizio espresso su di noi da qualche altra persona, anche se
questa stessa persona non godeva affatto della nostra stima? Eppure,
mantenendo un atteggiamento mentale più freddo e razionale, ci saremmo
dovuti attenere al seguente principio: non ha alcun senso dar peso al
giudizio degli altri, se non abbiamo alcuna stima della loro capacità di
giudicare.
Questo stesso principio (che mi sembra un corollario di quello di Marco
Aurelio) ha ovviamente una validità generale molto più ampia, tanto che si
può benissimo adattare al nostro caso.
Chi sono, infatti, le due persone che ci hanno tanto scandalizzato?
Per quanto ne so, il prof. Emanuele Severino è stato un rinomato professore
di filosofia ma non ha mai evidenziato alcuna specifica competenza nel
campo della storia romana:
http://www.emsf.rai.it/biografie/anagrafico.asp?d=209
Lo stesso vale per la Simone Weil, di cui sono stati apprezzati il
sentimento sociale, l'impegno politico, oltre ai suoi scritti pervasi di un
profondo misticismo, ma che non risulta essersi mai dedicata ad alcun serio
approfondimento sulla storia di Roma:
http://www.geagea.com/12indi/12_04.htm
http://agora.qc.ca/mot.nsf/Dossiers/Simone_Weil
http://www.hermenaut.com/a47.shtml
E allora, il parere espresso da questa scrittrice francese non può essere
preso come una valutazione autorevole, e nemmeno come un'opinione
qualificata, ma solo come un'opinione che sta alla pari con quelle di ogni
altra persona disinformata. In definitiva, con quello scritto la Weil non
può dimostrare nient'altro che la sua scarsissima conoscenza degli antichi
Romani e la sua estrema superficialità nell'avventurarsi in un paragone
così grottesco.
Chiunque abbia letto con qualche attenzione le testimonianze che ci sono
state direttamente lasciate dagli stessi Romani dell'antichità sa benissimo
che essi non avrebbero mai potuto concepire le idee aberranti che sono
state loro disinvoltamente attribuite dalla candida Weil.
Quale idea di "razza" avrebbero mai potuto avere i Romani fin dalle loro
più remote origini, quando garantìvano asilo e cittadinanza a chiunque
volesse rifugiarsi nella loro città? E quale idea di "razza" essi ebbero in
tutti i secoli successivi, visto che essi accolsero progressivamente fra di
loro tutte le popolazioni del loro sterminato impero, non precludendo a
nessuno l'accesso alle varie magistrature dello Stato, tanto che gli stessi
imperatori provennero da tutte le sponde del Mediterraneo?
Parlare poi di crudeltà, perfidia, ipocrisia, insensibilità alla pietà,
ecc. ecc., significa davvero non conoscere né la mentalità, né i principi
etici e religiosi dei Romani, che venerarono addirittura come divinità le
più sublimi virtù che essi stessi ritenevano sommamente importante
mantenere ed onorare: Aequitas, Clementia, Disciplina, Fides, Gravitas,
Honos, Iustitia, Pietas, Prudentia e Virtus, oltre a Concordia, Pace,
Salute, Sicurezza, etc.
Comunque sia, sono lieto anch'io di non aver acquisito quei libri.
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Domenico Carro
www.romaeterna.org
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