In data 03/05/2005 20.29, baccolo@... ha scritto:
> Premetto, non sono amico dell'autrice ;-) ma cerchiamo di essere tolleranti
con
> i "romanzieri". Ricordo che Manfredi scrive castronerie in quasi tutti i suoi
> romanzi...eppure e' uno storico
Salve,
a proposito di Valerio Massimo Manfredi, non credo che il termine "storico" sia
appropriato. Mi sembra che egli venga normalmente definito archeologo e
romanziere, e ciò coincide con i seguenti dati biografici che ho trovato sulla
Rete:
" Biografia: Laureato in Lettere Classiche, topografo del mondo antico, ha
insegnato in prestigiose università italiane e straniere, e ha condotto numerose
spedizioni scientifiche e scavi in località d'Italia e all'estero.
Vive e lavora nella sua casa di campagna a Piumazzo di Castelfranco Emilia, in
provincia di Modena, e collabora come antichista a Panorama e a Il Messaggero.
" Carriera: Ha tradotto e commentato l'Anabasi di Senofonte, ed ha pubblicato
molti articoli e saggi, fra cui: La strada dei Diecimila (1986), Le isole
fortunate (1993), Akropolis (2000); con Luigi Malnati Gli Etruschi in Val Padana
(1990); con Lorenzo Braccesi, Mare greco (1992) e I greci d'Occidente (1996);
con Venceslas Kruta, I celti d'Italia (1999).
" Fra i romanzi pubblicati: Palladion (1984), Lo scudo di Talos (1986),
L'Oracolo (1990), Le paludi di Hesperia (1994), La torre della solitudine
(1996), ll faraone delle sabbie (1998); e con Giorgio Celli e Francesco Guccini
Storie d'inverno (1994). E' del 1998 la trilogia Alexandros, opera di narrativa
tradotta in tutto il mondo.
Sono del 2002 Il Tiranno e L'ultima legione; nel 2004 ha invece pubblicato
L'isola dei morti e L'oracolo sempre per Mondadori. "
In ogni caso, tornando al primo punto, cioè quello dell'opportunità di una
maggiore tolleranza, la cosa mi risulta piuttosto difficile perché sono convinto
che lo scrittore di romanzi storici abbia l'implicita responsabilità di
rappresentare la prescelta epoca storica con la massima aderenza a quanto noto,
o comunque con ogni possibile verosimiglianza. Questo perché, di fatto, il suo
libro avrà una sensibile efficacia anche in termini di divulgazione storica,
visto che una buona parte dei suoi lettori trarrà dal romanzo un'immagine
destinata a permanere molto più vivida e convincente di quella delle proprie
sbiadite riminiscenze scolastiche. D'altra parte, qualora l'autore preferisse
liberarsi dai vincoli storici e dar libero corso alla propria immaginazione,
allora sarebbe più corretto evitare di coinvolgere dei personaggi che sono
realmente esistiti. Meglio quindi un racconto che risulti chiaramente di
fantasia.
Non vorrei nemmeno dare l'impressione di essere animato da un'inflessibile
pedanteria. Qualche errore può sfuggire a tutti, nella redazione di un romanzo
come in qualsiasi attività umana. Ma un'eccessiva concentrazione di evidenti
inesattezze, condite di anacronismi piuttosto grossolani, mi è apparsa perlomeno
spiacevole.
Cordialmente,
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Domenico Carro
www.romaeterna.org
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