Per quanto mi riguarda non vedo di buon occhio l'aumento delle pubblicazioni di
romanzi di questo tipo, e preferisco sempre di gran lunga i saggi storici.
Sembra quasi che alcune nuove interpretazioni storiche possano essere meglio
veicolate da una "storia romanzata" anziché da un rigoroso testo storico
corredato da bibliografie. In generale i romanzi storici che ho letto non mi
hanno entusiasmato molto, e vi ho trovato molte banalità. Tra le mie limitate
letture di questo tipo però devo riconoscere che i volumi della McCoullough sono
assolutamente degni di riguardo. L'autrice australiana propone infatti fatti
storici in modo molto fedele e quando inevitabilmente deve riempire alcune
lacune con la fantasia lo fa comunque in modo attendibile. Le potenzialità
didattiche di questi libri sono sicuramente alte. Concordo sul fatto che gli
studiosi del mondo romano, siano essi storici archeologi, se proprio si vogliono
cimentare nello scrivere romanzi storici non debbano compiere
inesattezze, o semmai scrivere volumi come quelli di Harry Turtledove dove ci
sono sì delle legioni romane ma non personaggi storici realmente esistiti (e
quindi può scrivere ciò che vuole)
Valete
Caius Ianus Flaminius
"baccolo@..." <baccolo@...> ha scritto:
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Egreg. Sig. Carro,
In tutta onestà sono molto scettico sul ruolo "didattico" di un romanzo storico
o di un romanzo di contesto. I medievisti e gli storici della Chiesa sarebbero
pronti a linciare Eco in ogni momento per il suo " Il Nome della Rosa", questo
perche' da moltissimi viene considerato una fonte attendibile per ricostruire
quel periodo. Il problema, a parer mio, non sta nello sgridare i romanzieri ma
nell'accettare (magari tristemente) il fatto che un romanzo è un'opera di
fantasia e che la storia e' sostanzialemte altro. Che si possa raggiungere un
buon compromesso non lo nego...e personalmente anch'io apprezzo l'accuratezza
filologica di certi romanzi, ma tale accuratezza credo sia difficile da
trovarsi.
Giusti i suoi appunti su Manfredi, ma mi permetta di farle presente che un
Archeologo che si occupa del mondo antico e che insegna in una università
prestigiosa certe cadute non le dovrebbe fare. Il suo più mirabolante romanzo
"L'ultima legione" è da molti considerato un "romanzo storico"...e qui il
pedante sono io: perche' non parlare di fantasy?
PS
Il suo tono mi sembrava un po' piccato, mi auguro di non averla offesa.
Saluti
Stefano Baccolini
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