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-------- Messaggio Originale --------
Oggetto: [NR_Italia] Prima esposizione dei reperti della domus imperiale di Roma
Data: Sun, 15 Jan 2006 16:41:35 -0000
Da: FAC <fraelov@...>
fino al 18 aprile 2006
fonte: Archaeogate
La Soprintendenza Archeologica di Roma espone per la prima volta i
reperti della "domus" imperiale trovata durante i lavori del
giubileo del 2000 per la costruzione della rampa d'accesso al
parcheggio sotterraneo del Gianicolo, adiacente al traforo Principe
Amedeo. La notizia del ritrovamento fece molto scalpore quando la
Soprintendenza Archeologica di Roma ordinò la sospensione dei lavori
per avviare uno scavo d'emergenza, e salvaguardare il tesoro
custodito da secoli nelle pendici del Gianicolo.
Oggi è la sede del Museo Nazionale Romano in Palazzo Altemps ad
accogliere i materiali archeologici, testimonianza del fasto della
dimora che sorgeva nei giardini affacciati sul Tevere. Secondo le
antiche fonti, fra cui i testi di Seneca e Filone, in questa zona si
trovavano le residenze private della famiglia imperiale e, in
particolare, proprio qui si ergeva il complesso degli horti di
Agrippina Maggiore (14 a.C. - 33 d.C.). Anche se lo stato attuale
dei lavori non consente di affermare che i reperti corrispondano
alla domus della nipote di Augusto e madre di Caligola, la
preziosità delle decorazioni architettoniche marmoree ritrovate
porta a ritenere che, comunque, esse appartenessero ad una ricca
residenza imperiale.
Gli scavi hanno messo in luce una serie di ambienti con pitture a
fondo bianco su cui compaiono finte architetture e motivi
decorativi, come maschere gorgoniche e uccellini appartenenti al II
sec. d.C. In due di questi ambienti, di cui uno ricostruito in
mostra, si rinvenne lo straordinario deposito di materiali marmorei,
ordinatamente riposti probabilmente per essere riutilizzati. Si
tratta di un insieme omogeneo di circa 500 pezzi che, sulla base
delle analisi stilistico-tipologiche, potevano appartenere ad un
unico originario complesso edilizio, probabilmente un ambiente di
grandi dimensioni databile nell'ambito del I sec. d.C. L'esposizione
si propone di suggerire l'idea della sontuosità espressa nella
realizzazione di un apparato decorativo fastoso attraverso l'impiego
di preziosi marmi colorati, non solo accostando capitelli, lesene,
cornici e lastre di rivestimento così da rendere anche l'idea
cromatica dell'insieme, ma anche utilizzando la straordinaria
opportunità di una mise en scène scenografica sul palcoscenico del
Teatro di Palazzo Altemps, dove è allestita la mostra.
Sono esposti anche una selezione di un centinaio di pezzi tra i
quali spiccano, sotto l'egida di una piccola ma delicata statuetta
di Afrodite Charis ? unica scultura del deposito -, la coppia dei
grandi e stupendi capitelli di lesena in rosso antico con
applicazioni in altri materiali che costituiscono un unicum nel
panorama finora noto dell'architettura antica. E poi una serie di
elegantissimi capitelli corinzieggianti in marmo bianco e di altri
piccoli capitelli figurati con delfini. Ma, forse, l'impatto più
emozionante viene da un consistente gruppo di rarissime e
meravigliose lastre di alabastro, il prezioso marmo di provenienza
orientale, presenti nel deposito in molti tipi differenti. In mostra
anche alcuni prestiti di collezioni esterne, opere che confermano la
ricchezza con cui erano decorate le domus romane e l'influenza
decorativa sui secoli successivi.
Quasi in un circuito virtuoso, il complesso di marmi preziosi che le
viscere del Gianicolo hanno nascosto per più di 2000 anni
preservandoli da spoliazioni e reimpieghi "ritornano alla luce" a
Palazzo Altemps, aprendo un dialogo di grande attrazione con un
luogo aulico che meglio non potrebbe rappresentare la continuità
culturale dell'arte classica romana. Lo provano sia la sua
architettura rinascimentale ricca di marmi pregiati - come il
monumentale camino del cardinale Marco Sittico Altemps e la vasca di
giallo antico della chiesa di Sant'Aniceto, dono di papa Clemente
VIII nel 1617 -, sia le fastose collezioni di scultura antica che
custodisce - come la statua colossale di Dace della collezione
Mattei in marmo giallo e nero o, ancora, il busto in porfido di
Marco Aurelio della raccolta Boncompagni Ludovisi.
La mostra è curata da Matilde De Angelis d'Ossat, Fedora Filippi,
Claudio Mocchegiani Carpano.
Per informazioni:
Ufficio stampa Electa
Ilaria Maggi, Enrica Steffenini
Tel.: 02/21563250-433
imaggi@...
elestamp@...
Località della manifestazione
Museo Nazionale Romano in Palazzo Altemps
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Domenico Carro
www.romaeterna.org
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