In relazione alla ricerca sulle dinamiche della decadenza e
che individuano nel reclutamento militare un punto di crisi
assai rilevante mi sento motivato ad esporvi alcune linee che mi
paiono emergere: appare un incrocio di dissolvenza e assolvenza
incrociate tra la motivazione a servire in armi e le progressive
misure di incentivazione e cura verso i soldati, il loro
arruolamento e la qualità della loro vita.In sintesi
assistiamo sempre più al sorgere di difficoltà nel formare un
esercito efficiente via via che si adottano misure idonee a
incentivare il servizio militare: remunerazione
regolare, "liquidazione" di un compenso al congedo (augustee ) fino
al mantenimento nelle zone di origene (limes adrianeo) e al
permesso di sposarsi e coltivare terre (severiano) e al
pagamento in natura (annona militaris dioclezianea) e
all'accettazione di truppe barbare(dello stesso
diocleziano).Insieme, arruolare soldati per l'esercito romano è
sempre più difficile (e Roztozeff ci indica nel latifondo
senatorio la resistenza più forte). All'alta motivazione del
cittadino soldato fino alle guerre puniche, segue un epoca
di bande personali dei duci più gloriosi, poi un epoca di
indisciplina cronica e inaffidabilità (da Augusto passando per
la riforma di Vespasiano -provincializzazione delle legioni) .Poi
-già con i Severi- una crescente strisciante anarchìa e (ancor più
con Diocleziano)una crescente perdita di spirito nazionale romano .
Sulla sfondo - ma fortemente determinante- la struttura sempre
più latifondistica e provinciale dell'economia (con gravi
ricadute per gli aspetti fiscali vitali per l'effcienza della
pubblica amministrazione). Vi ringrazio per la vostra attenzione e
per i contributi di commenti che vorrete dare. Salve