cfr. g_iulio 01/03/2006 20.11:
> In relazione alla ricerca sulle dinamiche della decadenza e
> che individuano nel reclutamento militare un punto di crisi
> assai rilevante ...
> ... In sintesi
> assistiamo sempre più al sorgere di difficoltà nel formare
> un esercito efficiente via via che si adottano misure idonee
> a incentivare il servizio militare: remunerazione regolare,
> "liquidazione" di un compenso al congedo (augustee ) fino
> al mantenimento nelle zone di origine (limes adrianeo) e
> al permesso di sposarsi e coltivare terre (severiano) e
> al pagamento in natura (annona militaris dioclezianea)
> e all'accettazione di truppe barbare (dello stesso
> diocleziano).
Salve,
se si osservano i fenomeni storici partendo dal loro epilogo, si rischia sempre
di confondere le cause con gli effetti. D'altronde, non credo che gli eventi che
hanno caratterizzato l'ultramillenaria storia di Roma debbano tutti essere
valutati alla luce del declino finale che portò alla cosiddetta "caduta"
dell'impero romano d'occidente, così come non credo che l'intera vita d'un uomo
possa essere meglio capita sulla base del tipo di morte che gli capiterà.
In ogni caso, si può agevolmente intravvedere nell'evoluzione del servizio
militare nell'antica Roma una tendenza che presenta molte analogie con quanto si
è verificato nel mondo occidentale negli ultimi decenni: man mano che cresce il
livello di benessere della società, i cittadini sono sempre più restii ad
accettare degli impegni che li sottopongano a situazioni di rischio o anche di
semplice disagio.
Pertanto, anziché pensare che la progressiva introduzione di incentivi possa
aver reso sempre più difficile il reclutamento, mi sembra più logico adottare
una chiave di lettura del tutto opposta: viste le crescenti difficoltà di
reclutamento, si sono resi opportuni degli incentivi sempre maggiori.
Questo è successo da noi più o meno negli stessi termini: progressiva riduzione
del periodo del servizio di leva (dai classici "tre annidi militare a Cuneo" di
Totò, a meno di un anno), "regionalizzazione" del servizio di leva, per finire
con l'abolizione della leva. Nel contempo, costante incremento dei livelli di
sicurezza, aumento delle retribuzioni, adozione di standard sempre più elevati
per gli alloggi e attribuzione di particolari incentivi economici per i
volontari che partecipano alle missioni operative più rischiose o più disagiate.
Trattandosi di una direzione che, a grandi linee, è stata recentemente seguita
da tutte le nazioni occidentali, mi sembra che essa dovrebbe essere interpretata
come un sintomo di crescita, più che come un sintomo di declino.
Quello che ovviamente diminuiva al crescere del benessere e degli standard di
vita dei Romani, era la capacità di affrontare i barbari. Lo stesso accade
oggigiorno, ma il divario viene parzialmente compensato dalla tecnologia.
All'epoca degli antichi Romani, la crescita tecnologica, pur essendo abbastanza
sensibile, non era abbastanza veloce. Pertanto non avrebbe potuto compensare la
diminuita capacità combattiva delle legioni e delle flotte.
Questo è ovviamente solo una delle molteplici e complesse cause del declino
finale della potenza militare degli antichi Romani.
Tuttavia, vedere l'inizio del declino nelle guerre puniche, mi sembra una
forzatura poco condivisibile, anche perché se i Romani non avessero affrontato e
vinto i Cartaginesi, essi non sarebbero mai pervenuti a costituire il loro
impero, e la civiltà romana non avrebbe mai potuto sbocciare, acquisendo il suo
carattere universale.
Parimenti, appare eccessivo considerare l'intero periodo dell'impero, proprio da
Augusto in poi, come "un'epoca di indisciplina cronica e inaffidabilità", perché
una situazione così disastrosa non avrebbe certamente consentito all'impero di
durare cinque secoli.
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Domenico Carro
www.romaeterna.org
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