Ringrazio Domenico per la precisa interlocuzione e certamente
debbo
correggere la mia esposizione che -per ricerca di sintesi- è
divenuta ambigua e imprecisa: è senz'altro vero che non si devono
scambiare le cause per le conseguenze e certamente non sono
gli incentivi e le altre misure di controllo dell'arruolamento
che hanno causato una qualche caduta di motivazione: ma la mia
curiosità nasceva proprio dalla natura di quelle "crescenti
difficoltà di reclutamento" e dalla domanda di quali ne
fossero le cause (certo diverse per ogni periodo) ; mi sembrava
di aver colto
(certo non univocamente) la spiegazione nella infrastrutture
economiche e sociali ( rovina della piccola borghesia e natura
del latifondo ) un filone convincente. E' certamente vero che "lo
stile di vita" (maggiori agi ecc) è stato un fenomeno
indiscutibile ma
che ,accanto e -meglio- sottostante a questo , tutta una
trasformazione di natura produttiva aveva logorato il "corpo
grosso "
del tardizionale bacino di reclutamento. E se avevo
erroneamente dato l'impressione di additare nelle guerre
puniche l'avvìo di una decadenza ,mi devo assolutamente
correggere, intendendo invece focalizzare tutta la criticità
del caso nella vicenda dei Gracchi e della reazione sillana.
Devo ugualmente precisare il senso del mio intervento riguardo
al situare a partire di Augusto tutta la fase dell'anarchìa
militare: intendevo- con poca chiarezza vedo- individuare un
problema rilevante che - partire dei Severi- assumerà via via
dimensioni pericolose ;Augusto comunque si sembra che affronti
anche lui un problema analogo (e con abilità): egli per
garantire il proprio potere dopo Azio doveva impedire il
ricrearsi di posizioni dominanti date dal potere militare così
che diminuendo il numero delle legioni (ora solo dal
volontariato) aumentava la possibilità di controllo da parte del
principe sulle truppe (maggiore possibilità selettiva) e sulla
selezione dei comandanti. Ringrazio ancora Domenico e tutti i
partecipanti per le acute osservazioni ricevute.