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-------- Messaggio Originale --------
Oggetto: [NR_Italia] Il mistero del 'Codex Rescriptus'
Data: Mon, 12 Jun 2006 11:25:33 +0200 (CEST)
Affascinante.
Il mistero del 'Codex Rescriptus'
Martedì la presentazione di una ricerca che spiega
come il prezioso Codice, considerato perduto, sia
stato recuperato attraverso tecnologie della Nasa
Bologna, 11 giugno 2006 - Sembra una spy-story piena
di intrighi tra cattedratici dell'Ottocento, la
vicenda del Codex rescriptus (V sec. d.C) della
Biblioteca Capitolare di Verona.
Un prezioso Codice considerato perduto e recuperato
attraverso tecnologie mutuate dalla Nasa.
Il 'mistero' verrà illustrato martedì alla facolta' di
giurisprudenza, dove sara' presentata la ricerca che
ha portato alla riscoperta paleografica del testo.
Si parlera' della tecnica con cui e' stato ritrovato
il contenuto , ma verra' spiegato anche come nell'800
il manoscritto sia stato al centro di una spietata
lotta fra accademici.
Il Codex riveste per il diritto romano un'importanza
capitale. Contiene le Istituzioni di Gaio, l'unica
opera del diritto classico romano giunta ad oggi senza
il filtro operato dall'intervento dei Compilatori
giustinianei.
La maggior parte delle opere giurisprudenziali
classiche romane e' nota per lo piu' attraverso il
'Digesto di Giustiniano': il che implica, per gli
studiosi, il problema di depurarle dalle frequenti
alterazioni, deformazioni, interpolazioni subite nel
VI secolo d.C..
Quello della Capitolare di Verona e' un palinsesto o
codex rescriptus. Nell'antichita', dato l'elevato
costo delle pergamene, si era soliti riciclare antichi
manoscritti (previa cancellatura della scrittura
originaria) per inserirvi un nuovo contenuto.
Nel caso del Codex veronese il testo delle Istituzioni
di Gaio e' stato cancellato nell'VIII secolo d.C. per
far posto alle Epistulae di San Girolamo.
Solitamente pero' la scrittura originaria (detta
'scriptura prior') non veniva del tutto abrasa,
restando evidenti, assai spesso, alcune sue tracce.
Al fine di decifrare la scriptura prior (contenente
appunto le Istituzioni di Gaio) i paleografi
dell'ottocento utilizzarono reagenti chimici molto
aggressivi. Il risultato fu che per quasi due secoli
oltre un decimo del testo di Gaio e' risultato
illeggibile a causa dei guasti derivanti dall'uso
improprio di tali reagenti.
Oggi pero', grazie a modernissime tecnologie, si sta
recuperando, dopo secoli, quella parte (mai decifrata)
del manoscritto.
Grazie all'utilizzazione di una avanzata metodica
(mutuata da quella utilizzata dalla Nasa per le
ricerche interplanetarie) gli studiosi sono in grado
di leggere parti di manoscritto che finora non erano
state assolutamente decifrabili con gli strumenti
tradizionali.
Non solo. Anche la vicenda della 'scoperta' del
manoscritto e' al centro di nuove ricerche: secondo la
manualistica tradizionale, infatti, la scoperta viene
attribuita allo storico e diplomatico B.G Niebuhr, che
nel 1816, frugando in un palinsesto in cui, nell'VIII
secolo d.C, erano state riprodotte (previa
cancellazione imperfetta della scriptura prior) le
Epistulae di S.Girolamo, si accorse che tra le righe
della seconda scrittura apparivano i resti dell'opera
precedentemente riprodotta sul materiale pergamenaceo
e che questi resti appartenevano ad un'opera
giuridica.
Da nuove indagini sembra pero' risultare che il
ritrovamento non sia stato affatto fortunoso. Alcuni
brani del manoscritto erano gia' stati pubblicati
oltre cinquant'anni prima del 1816.
Tale ritrovamento, come risulta da carteggi fra
importanti professori prussiani dell'epoca, fu al
centro di una vera 'spy-story', in cui intrighi,
rivalita' e giochi di potere rivestirono un ruolo
determinante.
(fonte: http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net)
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Domenico Carro
www.romaeterna.org
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