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Fwd: Necropoli della Via Triumphalis   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #967 di 1809 |
Messaggio inoltrato da Caius Ianus Flaminius <caius_ianus@...>
sulla lista NR_Italia <http://it.groups.yahoo.com/group/NR_Italia/>

-------- Messaggio Originale --------
Date: Mon, 9 Oct 2006 18:50:53 +0200 (CEST)
Subject: Re: [NR_Italia] Apre necropoli romana in Vaticano

I sepolcri della Via Triumphalis: preziose pagine per approfondire la lettura
della storia di Roma
FRANCESCO BURANELLI
08-OTT-2006 L'OSSERVATORE ROMANO

Anche se molte pagine sono state scritte sul fascino e la magia della Roma
sotterranea, e anche se a livello specialistico era da secoli nota agli studiosi
l'esistenza di vaste necropoli nell'area a nord-est
del colle vaticano lambita dalla antica Via Triumphalis, tuttavia entrando dalle
due porte dell'autoparco e del parcheggio nel cuore della Città del Vaticano
l'emozione è fortissima e si ha la netta percezione di attraversare d'un colpo
duemila anni dì storia: in due grandi ambienti ai lati la via moderna, lungo il
pendio della collina si assiepano, l'una sull'altra, occupando anche i minimi
spazi residui, oltre quattrocento tombe databili ad un periodo compreso tra il I
ed il IV secolo dopo Cristo, ricche di corredi funerali, decorate con mosaici e
stucchi.
Sembra impossibile definire ì limiti delle sepolture, tanto sono vicine e spesso
addirittura sovrapposte una
all'altra; agli archeologi che per primi si sono apprestati ad eseguire lo scavo
scientifico di questa area il lavoro è apparso subito di estrema complessità. La
scoperta del primo nucleo, al di sotto dell'edificio dell'autoparco, risale alla
fine degli anni Cinquanta: si riconobbe nel ricco gruppo di sepolture un settore
della necropoli pagana che si stendeva lungo il percorso della via che, fin da
età molto antica conduceva da Roma a Velo. A perpetuo ricordo della conquista
della città etrusca e della sconfitta di un nemico acerrimo ì Romani vollero
denominare Via Triumphalis il tratto della via più prossimo a Roma. Per secoli
nel suo tratto urbano, tra il Ponte neroniano ed il Campidoglio si svolsero
effettivamente i fastosi cortei dei generali trionfatori. Sul versante che
dominava il percorso stradale si sviluppò nei secoli uno sterminato cimitero, i
cui resti sono spesso stati rinvenuti nel corso di scavi occasionali o di
campagne
ar-cheologiche scientificamente condotte.
Fin dal primo scavo del 1956, le autorità vaticane stabilirono, con una
decisione lungimirante per l'epoca la conservazione totale sul posto degli
edifìci, delle tombe singole e dei corredi che via via venivano riportati alla
luce.
Nel 2003, in occasione della costruzìone del parcheggio nel piazzale di S. Rosa,
fu rinvenuto un nuovo settore della necropoli antica che, come gli studi della
topografia antica facevano presagire. si rivelò ben presto una delle scoperte
archeologiche più entusiasmanti degli ultimi anni.
Un nucleo di circa duecentocinquanta sepolture in eccellente stato di
conservazione permetteva di aggiungere un tassello importante alla conoscenza
non solo del territorio, ma anche della storia, della
società, della religione e dei riti funerari dell'antica Roma.
L'area cimiteriale è popolata da ricchi edifici sepolcrali a camera con più
deposizioni che si alternano a piccoli sacelli ed a sepolture singole più
modeste.
Sono stati finora identificali una quarantina di sepolcri monumentali dislocati
su più livelli lungo il pendio originale della collina vaticana e visibili in
diversi casi fin quasi al soffitto. Due di essi conservano ancora sulle pareti i
resti dei colori degli affreschi, cinque sono pavimentati con raffinati mosaici
in tessere bianche e nere.
Il sepolcreto si articola in due fasi principali, la più antica fino ad oggi
individuata è riferibile al I secolo, e più precisamente all'età giulio-claudia,
la seconda è collocabile tra il II ed III secolo dopo Cristo.
Tra i sepolcri di maggiore impatto monumentale spicca la tomba a camera dei
Passieni dalla quale provengono, tra l'altro, due are --- risalenti all'età di
Nerone o della successiva dinastia dei Flavi --- con ricchissima decorazione
figurata le cui iscrizioni ricordano vari liberti dei Passieni, famiglia che
dobbiamo
probabilmente collegare con il famoso Gaio Sallustio Passìeno Crispo, secondo,
ricchissimo marito della
celebre Agrippina Minore, madre di Nerone, che in terze nozze sposò l'imperatore
Claudio.
Le proprietà dì Passieno Crispo furono ereditate da Agrippina e da lei passarono
nella proprietà imperiale. Questi legami familiari spiegano bene la presenza ---
attestata da una delle are --- dì un personaggio di rilevanza storica: Tiberio
Claudio Optato, liberto dello stesso Nerone e suo tabularius a
patrimoniis, cioè archivista del patrimonio privato dell'imperatore.
L'edificio funerario più ricco, tra quelli finora individuati, di circa due
secoli più tardo, risale alla metà del III sec. d.C. Era costituito da una
camera a pianta quadrata, decorata da uno splendido pavimento in mosaico bianco
e nero al centro del quale un bellissimo Dioniso ebbro è sostenuto da un giovane
satiro ed attorniato da puttìni vendemmianti. Una scena, dunque di
inconfondibile iconografìa pagana che, tuttavìa, alcuni decenni dopo le prime
sepolture, venne in gran parte, e forse volutamente, nascosta dal
sarcofago di Publius Cesilius Victorinus, un cavaliere romano morto a
diciassette anni. Le decorazioni della bella cassa del suo sarcofago, una figura
di filosofo e una dì orante, suggerisco l'ipotesi di una
deposizione cristiana avvenuta in un'epoca anteriore all'Editto di Milano del
313 d.C, con il quale l'imperatore Costantino il Grande, concesse la libertà di
culto ai cristiani. Il sarcofago di Victorinus
costituisce, dunque, una delle prime testimonianze cristiane in Vaticano al di
fuori della necropoli lungo la via Comelia sotto la Basilica Vaticana.
Accanto all'area monumentale, che occupa per lo più il pendio rivolto verso la
via Trionfale, si trova una
zona più povera, ma non meno interessante per i dati dì carattere
storico-sociale che se ne possono ricavare e per la conservazione di elementi
del rituale funerario che raramente si riscontrano in maniera così completa e
dettagliata in altre necropoli coeve. Le deposizioni sono delle semplici fosse
per l'inumazione scavate nel terreno o incinerazioni in anfore, in alcuni casi
segnalate da are e stele iscritte; sono spesso conservati i «tubuli» in
terracotta che venivano infìssi nel terreno per il «refrigerium», cioè la
rituale offerta dì bevande (latte o vino) ai defunti.
Come accennato anche il patrimonio epigrafico che è emerso dagli scavi è
ricchissimo ed il suo eccezionale valore è accresciuto dalla loro conservazione
nella collocazione originaria.
I nostri Musei sono, infatti, gremiti da iscrizioni funerarie quasi sempre
decontestualizzate, solo molto
raramente, infatti, è possibile vedere l'iscrizione ancora legata alla
deposizione, al monumento o all'anfora con le ceneri del defunto. Sullo stipite
sinistro dì una camera quadrata di dimensioni assai ridotte è scolpita, ad
esempio, una stele che raffigura un personaggio in tunica, circondato dagli
strumenti del capomastro. L'iscrizione sottostante informa che si tratta di
Alcimo, un servo dell'imperatore Nerone che era custos de theatro pompeiano de
scaena; SI trattava dunque dell'incaricato della manutenzione della scena
monumentale del più importante dei teatri di Roma, costruito da Pompeo e famoso
--- tra l'altro --- perché nel suo complesso monumentale fu assassinato Giulio
Cesare. Per la sua importanza il documento è destinato a. entrare, come molti
altri di questa necropoli, nella storia dei monumenti di Roma antica.
Tuttavia, al di là dell'interesse per ì singoli personaggi, lapidi ed iscrizioni
ci parlano di un mondo antico, lontano nel tempo, ma vicino al nostro nei
sentimenti e nella dolorosa percezione del distacco.
Il puntiglioso annotare degli anni, mesi e giorni di vita dei proprì cari, il
documentare sulla pietra i loro nomi, le gentes, i nuclei familiari, i mestieri
e le professioni, tutto ci indica come fosse fortissimo, allora come oggi, il
bisogno di sottrarre all'oblio quelle presenze, come si volesse ricordare a
passanti
e visitatori --- in quel momento e per i secoli futuri --- che lì, proprio in
quel punto «hic situs est», giaceva
«Tib(erius) Natronius Venustus vixit ann(os) IIII / menses IIII / dies X», il
cui viso dai tratti finissimi scolpito nel marmo ci parla dell'insensatezza
della morte di un bimbo, che di Cocceia Marciano., honesta foemina, si doveva
lodare la «sanctitas»; che Tiberius Claudius Optatus, un uomo importante
tabularius a patrimoniis dell'imperatore Nerone, piangeva la perdita della
figlia Flora. E che uno schiavetto con il mantellino ed il cappuccio sugli occhi
avrebbe atteso per sempre, appoggiato alla lampada accesa ed addormentato nel
marmo, il padroncino che non avrebbe più fatto ritorno a casa.

(fonte: www.patrimoniosos.it)


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Domenico Carro
www.romaeterna.org
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Ven 13 Ott 2006 3:42 pm

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