alcune note sulla devotio
Tito Livio ci propone la descrizione di una "devotio" praticata dal console
Decio durante una dura battaglia contro i Sanniti in cui l'esercito romano è
ormai in rotta. Decio, su consiglio di uno dei Pontefici, decide di sacrificare
la propria vita agli dei in cambio della salvezza del suo esercito. Si veste con
la toga, si benda il capo, pone il piede su un giavellotto posato a terra e
pronuncia una formula rituale nella quale invoca tutti gli dei offrendo loro la
vita e, contemporaneamente, gli eserciti nemici ai Mani e alla terra. Il
racconto di Tito Livio continua con la descrizione di Decio che, trasfigurato
dalla invocata comunione con il mondo divino, si scaglia a cavallo contro
l'esercito nemico con una tale foga da spaventare mortalmente i nemici e
metterli in fuga.
Iane, Iuppiter, Mars pater, Quirine, Bellona, Lares, divi Novensiles,
diIndigetes, divi quorum est potestas nosrorum hostiumque, dique manes,vos
precor, veneror, veniam peto feroque, uti populo Romano Quiritium vimvictoriam
prosperetis hostesque populi Romani Quiritium terrore formidinemorteque
adficiatis. Sicut verbis nuncupavi, ita pro re publica populi RomaniQuiritium,
exercitu, legionibus, auxiliis populi Romani Quiritium, legionesauxiliaque
hostium mecum deis Manibus Tellurique devoveo.
Livio, Ab urbe condita, VIII,9, 6-8
Giano, Giove, padre Marte, Quirino, Bellona, Lari, dei Novensili, dei Indigeti,
dei tutti che avete potere su di noi e sui nemici, e voi, dei Mani, vi prego, vi
adoro, chiedo la grazia e la ottengo, che concediate al popolo romano dei
Quiriti la forza e la vittoria, e che gettiate paura, terrore e mortesui nemici
del popolo romano dei Quiriti. Come ho solennemente proclamato, così offro in
voto agli dei Mani e alla Terra, insieme a me stesso, le truppe regolari e
ausiliarie dei nemici, in favore della comunità del popolo romano dei Quiriti,
del suo esercito, delle truppe regolari e ausiliarie del popolo romano dei
Quiriti.