--- In paganesimo@yahoogroups.com, "claudio simeoni"
<claudiosimeoni@l...> ha scritto:
> Vi invio questo pezzo di Cicerone dal secondo libro "Della
Divinazione".
> Sapete dirmi dove sta l'errore nella confutazione della divinazione
(intesa come arte per comprendere cose o avvenimenti che non ricadono
sotto i sensi, ma che vi sono separati o dallo spazio o dal tempo)
fatta da Cicerone in questo pezzo?
> Si tratta di capire quanto dice e di comprendere le idee apriori
che stanno a monte del suo ragionamento. Non si tratta di difendere
la divinazione dagli attacchi di Cicerone, si tratta di comprendere
DOVE il ragionmento di Cicerone fa acqua ed è assolutamente
irrazionale ed illogico.
> --
>
> "Se, infatti, la divinità lo sa, il fatto avverrà certamente; ma se
avverrà certamente, il caso non esiste. Il caso, invece, esiste; non
è dunque possibile alcuna previsione di eventi fortuiti.
> Se poi neghi l'esistenza del caso, e dici che tutto ciò che avviene
e che avverrà è fatalmente determinato ab aeterno, devi mutare la tua
definizione della divinazione, che, a quanto dicevi, è il
presentimento delle cose fortuite. Se nulla può avvenire, nulla può
capitare, nulla attuarsi tranne ciò che da tutta l'eternità è stato
decretato che avverrà in un dato tempo, a che cosa si riduce il caso?
E, tolto di mezzo il caso, quale spazio rimane alla divinazione, che,
tu l'hai detto, è il presentimento delle cose fortuite? E' vero che
dicevi anche che tutte le cose che avvengono o avverranno sono
predeterminate dal destino. Ceto, la parola stessa "destino" è una
parola da vecchierelle, piena di spirito superstizioso; tuttavia fra
gli stoici si parla spesso di questo destino.
> Se tutto avviene per decreto del fato, a che mi serve la
divinazione? Ciò che l'indovino predice, avverrà senza dubbio; sicché
non so nemmeno che valore abbia il fatto che un'aquila distolse il
nostro amico Deiòtaro dal proseguire un viaggio; se non fosse tornato
indietro, tu dici, avrebbe dovuto dormire in quella stanza che nella
notte seguente crollò, ed egli sarebbe morto sottole macerie. Ma se
era destinato che ciò accadesse, non sarebbe fuggito a quella
sciagura; se non era destino, non vi sarebbe incorso. Quale aiuto,
dunque, dà la divinazione, quale avviso utile possono darmi le sorti,
le viscere, qualsiasi presagio? Se era destinato che nella prima
guerra punica le due flotte romane andassero perdute, l'una per un
naufragio, l'altra affondata dai cartaginesi, anche se i polli
avessero dato ai consoli Lucio Giunio e Publio Claudio l'auspicio più
favorevole di tutti, le flotte sarebbero ugualmente andate perdute.
Se invece, qualora si fosse obbedito agli auspicii, le flotte non
sarebbero andate perdute, non è a causa del fato che andarono
perdute. Ma voi volete che tutto avvenga per decreto del fato; e
allora la divinazione non vale nulla."
> ---
>
> Quando si discute con qualcuno è sempre bene stabilire i termini
della discussione.
> In filosofia una verità non è tale perché è dimostrata con lo
stesso sistema con cui si dimostra una verità scientifica. In
filosofia una verità (intesa come affermazioni che dicono il vero,
non la verità monoteisticamente intesa) è tale se viene giustificata
e solo se le giustificazioni sono in grado di affrontare il fuoco
della critica.
> In filosofia si riesce a giustificare il vero delle proprie
asserzioni solo in ambiti ristretti di persone o in ambiti culturali
specifici, oppure in un dato tempo. Solo pochi filosofi riescono a
superare gli ambiti ristretti. Però, è dovere di chiunque tratti la
materia di provare a farlo.
> Ciao
> Claudio Simeoni
> Meccanico
> Apprendista Stregone
> Guardiano dell'Anticristo
>
> Sito di approfondimento: http://www.federazionepagana.it
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