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Rispondi | Inoltra Messaggio #2433 di 2798 |
Qui produco e qui consumo
di Helena Norberg-Hodge [02/05/2006]

I benefici di scegliere il "locale"
Che cos'è esattamente il "cibo locale"? Se l'essenza del "cibo globale" è
quella degli involucri di plastica, di processi produttivi complessi ed
artificiosi, di prodotti spazzatura trasportati per migliaia di chilometri,
il sistema del "cibo locale" significa freschezza dei prodotti provenienti
da aziende agricole prossime ai mercati di vendita ? gestiti dai medesimi
agricoltori ? o in negozi indipendenti della zona. Per questa ragione, la
distanza percorsa dal cibo (dal luogo di produzione fino al piatto di
portata finale) è relativamente breve, con una grande riduzione del consumo
di carburanti fossili e dell'inquinamento. Esistono, tuttavia, altri aspetti
positivi. Il mercato globale richiede una produzione intensiva ed uniforme,
deleteria per l'ambiente. Quello locale, invece, offre agli agricoltori
degli incentivi alla diversificazione della produzione, creando nicchie da
destinare alla coltivazione di nuove piante o all'allev amento di nuove
specie animali. Avere produzioni diversificate, significa anche non poter
impiegare i pesanti macchinari usati nelle monocolture e, conseguentemente,
eliminare una delle cause principali del degrado dei suoli. La
diversificazione conduce all'impiego di metodi biologici, rendendo i
raccolti meno suscettibili agli attacchi di insetti nocivi e meno bisognosi
di pesticidi artificiali. Le economie rurali, in particolar modo, traggono
beneficio dai sistemi di produzione locali, dal momento che la maggior parte
degli introiti derivanti dalla vendita del cibo, finisce nelle loro tasche e
non in quelle di lontane multinazionali. Juan Moreno, un agricoltore
dell'Andalusia, ci ha detto: «Quando vendiamo le nostre verdure al
supermercato, non ci sono pagate quasi niente. Ora, attraverso la
cooperazione locale, stiamo guadagnando molto di più, fino a tre volte per
alcuni tipi di vegetali». Le piccole aziende agricole, nelle quali la
produzione è diversificata, contribuisc ono al mantenimento dell'economia
locale anche attraverso la! creazione di posti di lavoro, necessari perché
in sostituzione di costosi macchinari. In Inghilterra, ad esempio, le
proprietà al di sotto dei 100 acri (40 ettari) forniscono lavoro, per ogni
acro, cinque volte più di quelle superiori ai 500 acri (200 ettari). Dai
salari di questi lavoratori, traggono beneficio le comunità locali, molto
più di quanto non avverrebbe se quel denaro fosse speso per far funzionare i
macchinari.

La qualità del cibo
Il cibo locale è quasi sempre più fresco ? e più nutriente ? di quello
globale. Esso necessita di pochi conservanti o di altri additivi e, con il
metodo biologico, si possono eliminare i residui di pesticidi. Gli
agricoltori possono coltivare piante che meglio si adattano al clima ed al
suolo, preferendo la freschezza ed il gusto, ai prodotti da scaffale ed ai
capricci del mercato globale. L'allevamento può essere integrato al
raccolto, garantendo agli animali condizioni di vita adeguate e potendo
contare su una fonte di fertilizzanti non chimici costantemente a
disposizione sul proprio terreno. Se le nazioni del Sud del mondo fossero
incoraggiate ad impiegare i lavoratori locali e le terre migliori per
soddisfare i propri bisogni, piuttosto che destinarle alla coltivazione di
prodotti di lusso destinati ai mercati del Nord, la fame diminuirebbe.
Tuttavia, anche coloro che comprendono questi effetti negativi, credono che
il sistema del cibo globale sia necessario perché ne produce una quantità
maggiore e lo consegna nel mondo a prezzi più bassi. Questo è semplicemente
falso. Alcuni studi portati avanti in tutto il mondo, hanno dimostrato come
produrre in modo diversificato, su piccola scala, porta a raccolti maggiori
che nel caso delle monocolture su larga scala. Infatti, se la priorità è
quella di risolvere il problema della fame nel mondo, occorre passare al
sistema del "cibo locale" immediatamente, vista la sua capacità di nutrire
le popolazioni in un modo assolutamente migliore. Nonostante il costo
effettivo del cibo "globale" non compaia nel listino dei prezzi al
supermercato, è pagato con le nostre stesse tasse - per finanziare la
ricerca di nuovi pesticidi e quella biotecnologica, per sovvenzionare le
infrastrutture dei trasporti, delle comunicazioni e dell'energia richieste
dal sistema, e per pagare gli aiuti esteri per spingere le economie del
Terzo Mondo verso il distruttivo mercato globale. Paghiamo, ma in altro
modo, anche un costo ambientale legato! a questo modo di produrre ed ai
nostri figli lasceremo un mondo in grave degrado.

Come facciamo ad avvicinarci al cibo locale? Malauguratamente, e nonostante
le evidenze, la maggior parte dei legislatori sostiene la globalizzazione
del cibo ? pensando che più si commerci, meglio sia. Quale risultato,
vediamo prodotti identici incrociarsi più volte nel mondo, con il solo scopo
di arricchire le multinazionali che controllano la distribuzione del cibo a
livello mondiale. Un passo importante da attuare immediatamente è quello di
evitare che gli stessi prodotti possano essere sia importati che esportati.
Se eliminassimo l'eccesso di commercio di tutti i generi, dalla farina al
latte, dalle patate al succo di mele, agli animali vivi, la riduzione dei
trasporti sarebbe già un beneficio. Un simile passo richiederebbe la stipula
di nuovi trattati, che ristabiliscano il diritto dei cittadini di proteggere
le loro economie e le loro risorse. I sussidi che ora sostengono il sistema
del cibo globale, potrebbero essere trasferiti a finanziare sistemi più
ristretti, locali. I Governi hanno speso un'enorme quantità di denaro dei
contribuenti per sostenere un sistema di produzione del cibo costoso, che
pretende invece di produrre cibo "povero". Se almeno una piccola parte di
queste somme fosse stata spesa per finanziare le economie su piccola scala,
il costo del cibo in ambito locale sarebbe sceso e la sua disponibilità
sarebbe aumentata.
I cambiamenti nella politica energetica sono fondamentali. Nelle aree del
Sud del mondo, dove si costruiscono ancora nuove strutture per la produzione
di energia, uno spostamento verso forme di produzione decentralizzata di
energia rinnovabile sarebbe facile da avviare con una relativa riduzione dei
costi e dei disagi per le comunità, che la costruzione di dighe, l'impiego
di energia nucleare e di combustibili fossili, inevitabilmente comportano.
Oggi nel mondo, è stato imposto un modello educativo "adatto a tutti", che
elimina le conoscenze e le capacità, di cui i singoli individui hanno
bisogno, per vivere delle proprie risorse e nei propri luoghi d'origine. I
cambiamenti nelle politiche di tassazione, se adottati, contribuirebbero
alla promozione del cibo locale. Attualmente, i crediti d'imposta
favoriscono i produttori globali i cui metodi richiedono un massiccio
investimento di energia. Nello stesso tempo, i metodi di produzione
diversific ata su piccola scala, sono penalizzati dalle tasse sui redditi,
da quelle sui libri paga e da altre tasse sul lavoro.

Ridisegnare il commercio globale. Regolamentare il commercio locale
Lo sviluppo del mercato globale e della finanza ha creato l'emergenza legata
all'operato, altamente inquinante e distruttivo del tessuto sociale, proprio
delle multinazionali. Tutto questo, ha creato la necessità di nuovi
regolamenti in campo ambientale e sociale ed ha alimentato la nascita di una
burocrazia utile solo alla loro amministrazione. Questa burocrazia sta
soffocando il piccolo commercio con documenti, ispezioni, multe ed i
relativi costi sono tanto inutili quanto obbligatori. Il peso di questa
situazione è troppo grave per le piccole imprese, mentre quelle più grandi,
con tranquillità, pagano e crescono sempre di più, spingendo i piccoli
concorrenti fuori dal mercato, per sempre. Quanti caseifici hanno già pagato
questo prezzo perché non in possesso di lavelli in acciaio inossidabile,
quando quelli in porcellana sono andati bene per generazioni? Oggi, c'è il
disperato bisogno che i governi nazionali o regionali controllino l'operato
delle multinazionali. Allo stesso tempo e con la stessa urgenza, occorre che
siano ridotti i controlli sul mercato locale che, per le sue caratteristiche
intrinseche, non è portato a danneggiare né l'uomo, né l'ambiente in cui
questo vive.

Mutare il corso degli eventi
Questi cambiamenti getterebbero le basi per lo sviluppo di centinaia di
iniziative basate sul coinvolgimento delle comunità locali ? molte delle
quali già attive. A partire dall'agricoltura sostenuta dalla comunità, da
programmi di vendita presso i mercati gestiti dai medesimi contadini, dalla
nascita di cooperative di produzione e dall'avvio di campagne che spingano
al consumo di prodotti locali, la gente ha già avviato il processo
necessario alla ricostruzione di un sistema di produzione e consumo locali.
Tuttavia, questi sforzi si riveleranno vani se le politiche dei governi
continueranno a favorire il globale e la produzione in grandi quantità.
Quando i ministri competenti promuovono ciecamente il commercio per amore
del commercio e, allo stesso tempo, discutono su come ridurre le emissioni
di CO 2 nell'atmosfera, c'è ben poco da sperare.
Tuttavia, occorre che la pressione verso il cambiamento provenga dal basso,
dall'unione delle forze attive già esistenti e dei cittadini. Alleanze
simili sono già state avviate. Ambientalisti e lavoratori, contadini e
convinti ecologisti, gente del Nord e del Sud del mondo ? stanno dicendo NO
ad un sistema che distrugge il lavoro alla stessa velocità con cui devasta
l'ambiente, intere specie animali e minaccia la capacità di sostentamento
dei contadini, aumentando i prezzi del cibo. Occorre ancora molto lavoro,
per comprendere come tutte queste situazioni critiche siano strettamente
connesse fra loro. Dobbiamo denunciare la verità relativa a questo tipo di
commercio e sul modo in cui misuriamo il progresso, dobbiamo elencare in
dettaglio i benefici ecologici, sociali, psicofisici ed economici derivanti
dalla localizzazione e dal decentramento delle nostre economie. Riducendo il
divario fra contadini e consumatori si avvieranno dei cambiam enti radicali
in meglio. Tutto questo sarà per noi fonte di soddisfazione e ci permetterà
di comprendere come, muovendo un passo verso questa direzione, potremo
incoraggiare la diversità, tutelare il lavoro e preservare l'ambiente in
tutto il mondo.

Helena Norberg-Hodge - www.theecologist.org
Traduzione di Ivan Miori


Mar 9 Mag 2006 8:52 pm

carbonass
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Alberto
carbonass
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9 Mag 2006
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